BS 177 / 1 luglio 2016
Dalla sofferenza alla gioia
Arcobaleni di speranza
Ludwig Van Beethoven, un gigante della musica. La musica esprime il cuore del suo compositore molto più delle parole. Ogni volta che ascoltavo Beethoven era come se mi incoraggiasse a non lasciarmi abbattere e a continuare a fare del mio meglio, a sfidare il mio destino. Sono certo che questa sensazione fosse dovuta al fatto che Beethoven stesso dovette affrontare problemi e avversità e farsi forza per superarli.

Durante il periodo di Capodanno è tradizione in Giappone eseguire la Nona sinfonia di Beethoven. Pur essendo stato composto quasi duecento anni fa, questo brano di musica classica è ancora oggi amato in tutto il mondo ed è anche uno dei miei preferiti. Diversamente da molte altre sinfonie, la Nona include una parte corale intitolata Inno alla gioia.
Oggi approfondiamo la figura di Beethoven, come se tutti assieme ascoltassimo la sua musica.
Il compositore tedesco Ludwig van Beethoven (1770-1827) nacque a Bonn, in Germania, il 16 dicembre 1770 da una famiglia di musicisti: suo padre cantava come tenore nel coro diretto dal nonno, a sua volta ottimo cantore e Kapellmeister (maestro di cappella) presso la corte del principe elettore di Bonn.
Molto felice della nascita del nipote, con la sua splendida voce il nonno cantava spesso per Ludwig, che era molto orgoglioso di lui e non lo dimenticò mai.
Il padre gli insegnò a suonare il violino e il pianoforte nella speranza che da grande diventasse bravo come il nonno. Era molto severo e obbligava il figlio a esercitarsi al piano ogni giorno, dalla mattina alla sera.
A volte le lezioni di piano erano talmente difficili da farlo scoppiare in lacrime, ma sapere di avere al proprio fianco la sua dolce e amata madre lo rassicurava. Pertanto non si fece mai scoraggiare, continuando a fare grandi progressi.
Tra mille difficoltà, un talento straordinario
A soli sette anni Beethoven si esibì per la prima volta in pubblico. Le sue innumerevoli ore di esercizio avevano dato i loro frutti e il concerto fu un grande successo: tutti riconobbero il suo straordinario talento.
Ma all'età di sedici anni, proprio all'inizio della carriera, perse sua madre a causa di una malattia. Ne rimase profondamente addolorato. Ma presto mise da parte la tristezza dovendo sostenere il padre e i due fratelli minori. Iniziò così a lavorare come insegnante di organo e di pianoforte e passò la giovinezza affrontando molti problemi.
Una giovinezza trascorsa lottando contro le avversità: così potrei descrivere anche la mia. La seconda guerra mondiale era appena terminata e non c'era abbastanza cibo per sfamarsi. Nonostante fossi malato mi impegnavo duramente per aiutare il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, a rimettere in piedi i suoi affari.
Il mio passatempo preferito era ascoltare dischi, amavo la musica di Beethoven. Ricordo ancora l'emozione che provai la prima volta che ascoltai le potenti note iniziali della Quinta sinfonia: "Da-da-da-daaa!". Era come se il mio piccolo appartamento si fosse trasformato in un grande palazzo!
La musica esprime il cuore del suo compositore molto più delle parole. Ogni volta che ascoltavo Beethoven era come se mi incoraggiasse a non lasciarmi abbattere e a continuare a fare del mio meglio, a sfidare il mio destino. Sono certo che questa sensazione fosse dovuta al fatto che Beethoven stesso dovette affrontare problemi e avversità e farsi forza per superarli.
Nel novembre del 1792, all'età di ventun anni, Beethoven si trasferì in Austria, a Vienna, nota per essere la capitale della musica. Qui compose ed eseguì molte delle sue opere, facendosi un buon nome tra i musicisti.
L'insorgere della sordità
La sua vita sembrava andare finalmente per il verso giusto, ma all'età di circa trent'anni iniziò ad avere un problema all'udito che, nonostante le cure mediche, andò via via peggiorando.
Che ne sarebbe stato della sua professione se non avesse più potuto sentire la musica?
Si fece inizialmente prendere dall'ansia e dallo spavento, trattandosi di un problema estremamente grave per un compositore. Tuttavia non aveva dimenticato le note del pianoforte che aveva suonato sin dall'infanzia e tutte le melodie ascoltate fino a quel momento.
Fu in grado di uscire dall'angoscia che gli provocava il pensiero di perdere l'udito e compose alcuni dei suoi più grandi capolavori come la Terza sinfonia, denominata "Eroica", la Quinta, o "del Destino", e la Sesta, o "Pastorale".
All'età di quarantasei anni la sua malattia peggiorò ulteriormente, rendendolo completamente sordo. Non riusciva a intendersi con gli altri nemmeno con l'ausilio di un apparecchio acustico, e per poter comunicare con lui si doveva ricorrere a carta e penna.
Nonostante tali difficoltà quotidiane Beethoven non abbandonò mai il desiderio di comporre musica. Anzi, più la malattia peggiorava, più lui si sfidava a esprimere i suoi stati d'animo attraverso la musica.
In una lettera a un amico scrisse: «Lungi dall'essere soddisfatto delle mie opere, d'ora in avanti volterò pagina».1
Beethoven terminò di comporre la Nona sinfonia all'età di cinquantatré anni e ne diresse la prima esecuzione. Alla fine il pubblico, entusiasta, esplose in un fragoroso applauso ma lui, rivolto verso l'orchestra, non riusciva a sentirlo e dovette essere voltato verso il pubblico perché avesse modo di percepire quanto la sua opera venisse acclamata.
La vita di Beethoven fu un susseguirsi di problemi e di preoccupazioni: dalle severe lezioni di musica di suo padre alla perdita della madre da ragazzo, dal dover sostenere da solo la sua povera famiglia alla lotta contro la sordità.
Una grande tenacia
Tuttavia, per quanto difficili si facessero le circostanze, non abbandonò mai il desiderio di perfezionarsi come musicista, di continuare a crescere e a realizzare capolavori, arrivando nel corso della vita a comporre più di trecento opere. Fu con questo spirito che descrisse la sua esistenza come un percorso «dalla sofferenza alla gioia».2
Chi aspira a crescere deve inevitabilmente affrontare tempeste di difficoltà e problemi. Si lotta proprio perché si sta crescendo. Può essere doloroso, ma avere problemi e difficoltà è prova del fatto che si sta progredendo.
Se continuiamo a perseverare, a tirare fuori coraggio e ad andare avanti, possiamo realizzare una crescita grandiosa. Possiamo addirittura cambiare il nostro destino e riempire di gioia e speranza la nostra vita e quella dei nostri cari.
In un dicembre di tanti anni fa, mentre mi trovavo ad affrontare una lotta estremamente dura, Toda mi disse: «Daisaku, nella vita la sofferenza è inevitabile. Solo quando si soffre si può capire la fede e diventare una persona di valore».
Beethoven non avrebbe mai accettato la sconfitta e trionfò come un autentico campione della musica.
Voi tutti siete cuccioli di leone, per nessuna ragione sarete sconfitti. Prego fiducioso affinché continuiate ad avanzare verso la realizzazione dei vostri sogni e riportiate la vittoria finale.
Non vedo l'ora di parlarvi ancora. Per favore, abbiate cura di voi!
(Traduzione di Lisa Michieletto da Boys and Girls Hope News, mensile della Soka Gakkai dedicato ai bambini e alle bambine delle scuole elementari, del 1 dicembre 2014)