Viene quasi naturale, quando ci si sente impotenti di fronte alle tragedie di questo tempo, sperare che qualcuno si prenda la responsabilità del cambiamento.
Ma per elevare lo stato vitale dell'umanità non basta “uno bravo”. Non basta che qualcuno vinca le elezioni invece di qualcun altro. Non bastano alcune persone illuminate. E non basta neanche una grande idea. A volte ci illudiamo, ma poi ci rendiamo conto che non è così. È un pensiero che non funziona, che ci porta a mettere la testa sotto la sabbia e a cercare vie per anestetizzarci.
Serviamo tutti e tutte, siamo tutti essenziali in questi giorni difficili. Per trasformare il karma dell’umanità ci vuole un lavoro di squadra.
«Descrivendo il caos e la confusione del suo tempo – scrive il presidente Ikeda – Nichiren deplorava il fatto che le persone fossero state del tutto private del loro potere di autodeterminazione. Il susseguirsi di calamità aveva pesato gravemente sul morale della gente e molti avevano perso la voglia di vivere. Inoltre l’etica prevalente della società incoraggiava le persone a evitare di affrontare la realtà [...].
Secondo Nichiren gli insegnamenti che indicavano la rassegnazione o la fuga dalla realtà come via di salvezza erano il male che annebbiava la vista delle persone, rendendole cieche al potenziale illimitato che possedevano. Per Nichiren l’unica strada percorribile per uscire dal vicolo cieco in cui si trovava la società era che le persone credessero nelle reciproche capacità e lavorassero insieme per farle emergere».1Il Daishonin parla di tutte le persone, non di qualcuna in particolare, e invita a lavorare insieme per esprimere la meraviglia di ciascuna vita. Come nella rete di Indra, dove in ogni nodo c’è un gioiello che illuminandosi dà luce agli altri e ne riflette il bagliore. Non esistono punti privilegiati in questa visione buddista del cosmo, così come non ci sono nell’universo reale.