BS 177 / 1 luglio 2016

Liberare il mondo dalle armi nucleari: un imperativo morale

 

L'uso di un'arma nucleare produrrebbe conseguenze inimmaginabili in termini di vite perdute e di persone che ne patirebbero le ripercussioni, vanificando ogni sforzo della politica e della società civile per risolvere i problemi globali. Ma anche il semplice fatto di mantenerle e modernizzarle basta a far sì che le disuguaglianze della nostra società vengano trasmesse come un fardello alle generazioni future

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dal Japan Times, 7 maggio 2016


di Daisaku Ikeda


L'uso di un'arma nucleare produrrebbe conseguenze inimmaginabili in termini di vite perdute e di persone che ne patirebbero le ripercussioni, vanificando ogni sforzo della politica e della società civile per risolvere i problemi globali. Ma anche il semplice fatto di mantenerle e modernizzarle basta a far sì che le disuguaglianze della nostra società vengano trasmesse come un fardello alle generazioni future


Recentemente il Segretario di Stato statunitense John Kerry ha visitato il Museo della pace di Hiroshima. È stata, ha dichiarato, un'esperienza sconvolgente e straziante che non avrebbe mai dimenticato, e ha aggiunto che tutti nel mondo dovrebbero visitare questo museo commemorativo e sentirne tutto il potere.

Sempre più voci si chiedono se anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama - che nel suo discorso del 2009 a Praga esortò a realizzare un mondo senza armamenti nucleari definendoli come «l'eredità più pericolosa della guerra fredda» - deciderà di visitare Hiroshima questo mese di maggio durante la sua permanenza in Giappone per il summit del G7 nella zona di Ise-Shima. Spero sinceramente che colga l'opportunità per farlo [mentre andiamo in stampa, i giornali di tutto il mondo danno la notizia di questa storica visita].

Quest'anno nella comunità internazionale è cresciuta la preoccupazione per la minaccia rappresentata dalla proliferazione nucleare, specialmente alla luce di una possibile ripresa del programma di esperimenti nucleari da parte della Corea del Nord. È tempo di rinnovare gli sforzi per disegnare un itinerario che conduca a un mondo libero dalle armi nucleari e intraprendere azioni concrete in tal senso. Purtroppo la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) dello scorso anno si è conclusa senza aver raggiunto un consenso, e tuttavia ci sono segnali di nuovi sviluppi.

Gli stati possessori di armi nucleari e i loro alleati continuano ad asserire che, fino a quando esisteranno tali armi, non hanno altra scelta che mantenere un deterrente nucleare. Ma la verità è che la proliferazione, unita ad altre minacce, genera di continuo condizioni che potrebbero portare a un lancio o a una detonazione accidentali. Qualsiasi uso di armi nucleari in uno scambio ostile produrrebbe conseguenze inimmaginabili, in termini sia di vite perdute sia di persone che ne patirebbero le ripercussioni successive. E ovviamente l'impiego anche di una sola arma nucleare dell'arsenale mondiale che ne comprende 15.000 potrebbe vanificare in un istante tutti gli sforzi dell'umanità per risolvere i problemi globali.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), che avevano come data conclusiva il 2015, hanno stimolato notevoli sforzi in ambiti quali la riduzione della povertà e il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie. Quest'opera sarà portata avanti da una successiva piattaforma, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), adottata lo scorso anno. L'esistenza delle armi nucleari minaccia di vanificare del tutto il senso di ognuna di queste misure "salvavita".

Anche se riuscissimo a evitare l'uso effettivo delle armi nucleari, il fatto stesso di mantenerle e modernizzarle sarà motivo sufficiente a che le disuguaglianze che affliggono la società umana vengano trasmesse come un fardello alle generazioni future.

Proprio adesso, nella sede delle Nazioni Unite di Ginevra, si sta tenendo la seconda sessione del Gruppo di lavoro aperto a tutti gli stati membri (OEWG) per promuovere l'avanzamento dei negoziati multilaterali per il disarmo.

È particolarmente significativo che la risoluzione adottata recentemente alla riunione di Hiroshima dei ministri degli esteri dei paesi del G7, un gruppo che comprende tre stati nucleari, abbia fatto riferimento all'OEWG esprimendo la speranza che attraverso un «dialogo equilibrato e costruttivo» si possa incoraggiare la cooperazione futura fra stati nucleari e stati non nucleari.

Spero vivamente che l'OEWG riesca davvero a realizzare deliberazioni costruttive mirate a identificare misure efficaci per il «raggiungimento e il mantenimento di un mondo senza armi nucleari», proprio com'è suo mandato secondo la definizione dell'Assemblea Generale dell'ONU. È essenziale che tali riunioni portino all'avvio di negoziati che si concludano con un trattato che proibisca gli armamenti nucleari.

Un passo avanti immediato sarebbe l'entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), firmato per la prima volta vent'anni fa. La sua entrata in vigore richiede che i rimanenti otto paesi ratifichino il trattato, e ciò creerebbe le condizioni per un mondo per sempre libero dagli esperimenti nucleari.

Lo scorso anno, in una dichiarazione alla Conferenza di revisione del NPT, il rappresentante del Sud Africa ha lanciato un appello: «Il disarmo nucleare non è soltanto un obbligo legale internazionale ma anche un imperativo morale ed etico». Queste parole hanno dato voce ai sentimenti condivisi da tutte le persone che ricercano la pace.

All'inizio dell'attuale sessione dell'OEWG la Soka Gakkai Internazionale, insieme a rappresentanti di altre religioni, ha rilasciato una dichiarazione congiunta dal titolo: Comunità di fede preoccupate delle conseguenze umanitarie delle armi nucleari. In essa si legge: «Le armi nucleari sono del tutto incompatibili con i valori sostenuti dalle nostre rispettive tradizioni di fede - il diritto delle persone di vivere in sicurezza e dignità; i dettami della coscienza e della giustizia; il dovere di proteggere i più vulnerabili e di amministrare una gestione del pianeta che lo tuteli per le generazioni future».

Attualmente molti paesi hanno iniziato ad avanzare verso l'obiettivo comune di un mondo libero dalle armi nucleari. Occorrono adesso energie fresche per dare vita a questo sogno e continuare a creare un nuovo vigoroso flusso di azioni concertate insieme.

La questione delle armi nucleari non può rimanere solo argomento di dibattito fra governi. I tanti individui impegnati per la pace che compongono la società civile globale devono far sentire la loro voce. Dobbiamo esprimere la nostra ferma determinazione a far avanzare i processi che finalmente condurranno alla proibizione e all'abolizione di queste armi di sterminio di massa.


(Traduzione di Marialuisa Cellerino)


 

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