Ora io non sono un cittadino della capitale al centro del paese né il figlio di un generale in una regione di frontiera. Sono un figlio del popolo e vengo da una remota provincia. [...] Tuttavia per ventisette anni, dal ventottesimo giorno del quarto mese del quinto anno di Kencho (1253) fino a ora, undicesimo mese del secondo anno di Koan (1279), non mi sono mai arreso e ho continuato a parlare ancora più forte, come la luna che cresce o la marea che si alza. Dapprima, quando io solo recitavo il Daimoku, coloro che mi vedevano, mi incontravano o mi udivano si turavano gli orecchi, mi gettavano occhiate furiose, storcevano la bocca, stringevano i pugni e digrignavano i denti. Perfino i miei genitori, fratelli, maestri e amici mi furono ostili. [...] Tuttavia, forse grazie alla protezione del Sutra del Loto e delle dieci fanciulle demoni o perché il cielo riconobbe la mia innocenza, nell’isola, malgrado molti degli abitanti mi odiassero, c’era un uomo anziano chiamato il prete laico Nakaoki no Jiro [che mi aiutò]. Costui era avanti negli anni, era saggio, godeva di buona salute e della stima della popolazione locale. Forse perché questo venerabile uomo disse di me: «Questo prete non può essere una persona ordinaria», anche i suoi figli non mostrarono ostilità nei miei confronti. Poiché la maggior parte degli altri era al servizio di membri della famiglia Nakaoki, neanche essi tentarono di nuocermi di propria iniziativa e si attennero scrupolosamente alle istruzioni superiori. L’acqua può essere torbida, ma diventerà di nuovo limpida. La luna può essere nascosta dalle nuvole, ma riapparirà sicuramente. Allo stesso modo col tempo venne riconosciuta la mia innocenza e le mie predizioni si dimostrarono fondate. E, forse per questo motivo, nonostante i membri della famiglia Hojo e personaggi influenti insistessero perché non fossi perdonato, infine fui prosciolto dalla condanna all’esilio per decisione univoca del signore della provincia di Sagami e feci ritorno a Kamakura. [...] Ora voi due siete il figlio e la nuora del defunto prete laico Jiro. Forse poiché siete il figlio e la nuora di un uomo profondamente saggio, seguite le sue orme e non solo credete nel Sutra del Loto che persino il sovrano non accetta, ma vi prendete anche cura del devoto del Sutra del Loto portandomi ogni anno offerte e viaggiando per mille ri allo scopo di vedermi. Inoltre per il tredicesimo anniversario della morte della vostra figlia neonata avete eretto un sotoba alto sedici piedi, iscrivendovi i sette caratteri di Nam-myoho-renge-kyo. Si dice che quando soffia il vento del nord, i pesci del mare del sud, toccati da esso, sono liberati dalle loro sofferenze e che, quando il vento viene da est, gli uccelli e i cervi delle montagne dell’ovest, toccati da esso, sfuggono al regno degli animali e rinascono nella corte interna del cielo Tushita. Quanto maggiori saranno i benefici degli esseri umani che si rallegrano davanti a questo sotoba, toccandolo con le mani e contemplandolo con i loro occhi! Io credo che, per il merito che deriva dall’aver eretto questo sotoba, anche i vostri genitori defunti stiano illuminando la pura terra come il sole e la luna nel cielo. Inoltre il figlio devoto, la moglie e i figli vivranno fino a centoventi anni e dopo la morte raggiungeranno i genitori nella Pura Terra del Picco dell’Aquila. Ciò è sicuro come il fatto che la luna si riflette nell’acqua limpida e che un tamburo produce un suono quando viene colpito. Se erigerete dei sotoba nel futuro, assicuratevi che vi sia iscritto il Daimoku del Sutra del Loto.
BS 207 / 1 aprile 2021
Lettera al prete laico Nakaoki
Lezioni di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin