La devozione ai Tre tesori

 

Il Buddha, il Dharma, il Sangha: qual è la relazione che dovrebbe legare noi credenti ai Tre tesori, uno dei princìpi universalmente riconosciuti in tutte le scuole e le tradizioni buddiste? Per noi della Soka Gakkai, il Budda è Nichiren Daishonin, il Dharma è la Legge di Nam-myoho-renge-kyo concretizzata nel Gohonzon e il Sangha, simbolizzato da Nikko Shonin, è la comunità dei membri che praticano correttamente il Buddismo e lo diffondono nel mondo. Durante la cerimonia di Gongyo, mattina e sera, nelle preghiere silenziose, decidiamo di stabilire con essi una relazione profonda, esprimendo loro la nostra gratitudine e devozione, cercandoli in ultima analisi dentro di noi

di Lodovico Prola

Il Buddha, il Dharma, il Sangha: qual è la relazione che dovrebbe legare noi credenti ai Tre tesori, uno dei princìpi universalmente riconosciuti in tutte le scuole e le tradizioni buddiste? Per noi della Soka Gakkai, il Budda è Nichiren Daishonin, il Dharma è la Legge di Nam-myoho-renge-kyo concretizzata nel Gohonzon e il Sangha, simbolizzato da Nikko Shonin, è la comunità dei membri che praticano correttamente il Buddismo e lo diffondono nel mondo. Durante la cerimonia di Gongyo, mattina e sera, nelle preghiere silenziose, decidiamo di stabilire con essi una relazione profonda, esprimendo loro la nostra gratitudine e devozione, cercandoli in ultima analisi dentro di noi

Se volessimo trovare qualcosa, un principio o un concetto, universalmente riconosciuto in tutte le scuole e le tradizioni buddiste, non potremo avere dubbi: "i Tre gioielli" secondo il pali e il sanscrito, "i Tre tesori" secondo la tradizione sino-giapponese, o "i Tre rari e supremi" secondo il termine tibetano, assumono ovunque una posizione centrale. Nella tradizione theravada, in quella tibetana e in estremo oriente, la formula con cui si prende rifugio nei Tre gioielli viene recitata in gruppo in molte feste e cerimonie buddiste e la sua enunciazione individuale, generalmente davanti ai monaci, viene considerata l'entrata formale del praticante nella comunità dei credenti.
In sanscrito questi Tre tesori sono il Buddha, il Dharma e il Sangha.
Il Budda è colui che si è risvegliato, o illuminato alla verità della vita, il Dharma è la Legge che ha insegnato, la via che ha indicato per ottenere la sua stessa Illuminazione, ma anche la verità contenuta nel suo insegnamento. Il Sangha è il gruppo di persone che praticano gli insegnamenti, li proteggono, li custodiscono e li trasmettono ai nuovi praticanti prendendosi cura di loro. In senso stretto, si riferiva all'ordine monastico che si occupava a tempo pieno di questo delicato compito. In senso più ampio il termine Sangha cominciò a essere usato per indicare tutta la comunità buddista, composta da preti e laici.
Nell'ambito del Buddismo di Nichiren Daishonin i Tre tesori assumono un significato specifico. Il Budda è Nichiren Daishonin, il tesoro del Dharma è la Legge di Nam-myoho-renge-kyo concretizzata nel Gohonzon, il tesoro del Sangha, o tesoro del Prete, come era stato poi rinominato al diffondersi del Buddismo dall'India alla Cina e poi al Giappone, è simbolizzato da Nikko Shonin. Il Daishonin infatti affidò a lui il compito di proteggere e diffondere il suo insegnamento. La trasmissione formale a Nikko Shonin, suo diretto e unico discepolo, avvenne in due Atti, detti di Minobu e di Ikegami. «Io, Nichiren, trasmetto tutti gli insegnamenti che ho propagato nel corso della mia vita a Nikko, l'Acharya Byakuren. Egli dovrà essere la grande guida e maestro nella diffusione dell'insegnamento originale» (L'atto di trasferimento di Minobu, RSND, 2, 931).
Oltre sessant'anni fa, nel novembre del 1953, durante una riunione generale della Soka Gakkai il presidente Toda così spiegò il significato originale del termine buddista di prete: «Un prete è una persona qualificata a guidare la società e a condurre le persone verso la felicità». Funzione che, nella nostra epoca, viene svolta dai membri della Soka Gakkai che praticano correttamente il Buddismo di Nichiren Daishonin e lo diffondono in tutto il mondo.
Sono stati i tre maestri Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda a proteggere l'insegnamento di Nichiren anche a costo della vita, senza scendere a compromessi. Ed è stata la Soka Gakkai, sotto la guida di Ikeda, a diffondere il Buddismo di Nichiren in centonovantadue aree e nazioni del mondo. è per questo che, per noi, il tesoro del Sangha, o del Prete, è la comunità dei credenti della Soka Gakkai.
A questo punto resta da chiarire una questione molto delicata: qual è la relazione corretta che dovrebbe legare noi credenti ai Tre tesori?

Gratitudine
Innanzitutto dovremmo sviluppare e mantenere una profonda gratitudine nei confronti dei Tre tesori. Nichiren lo spiega nel Gosho I quattro debiti di gratitudine: «Coloro che studiano il Buddismo e ricevono il precetto della perfetta e immediata Illuminazione devono assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine» (RSND, 1, 40). Dopo aver chiarito i primi tre, il debito di gratitudine verso tutti gli esseri viventi, verso il padre e la madre e quello dovuto al sovrano, Nichiren spiega il quarto, "il debito di gratitudine dovuto ai Tre tesori": «Anche versando tutta l'acqua dei quattro grandi mari sulle pietre da inchiostro, bruciando tutti gli alberi e le piante per fare i bastoncini d'inchiostro, raccogliendo le setole di tutti gli animali per fare i pennelli e usando tutte le superfici dei mondi delle dieci direzioni come carta per descrivere la nostra riconoscenza, come potremmo mai ripagare il debito di gratitudine verso il Budda?
Quanto al debito di gratitudine verso la Legge, la Legge è la maestra di tutti i Budda. È a causa della Legge che i Budda sono degni di rispetto. Perciò, chi vuole ripagare il debito di gratitudine dovuto al Budda deve prima ripagare il debito nei confronti della Legge. Infine, per quanto riguarda il debito di gratitudine nei confronti dell'ordine buddista, il tesoro del Budda e il tesoro della Legge sono invariabilmente perpetuati dall'ordine. Per fare un esempio, se non c'è legna da ardere, non c'è fuoco e, se non c'è terra, gli alberi e le piante non possono crescere.
Allo stesso modo, anche se il Buddismo esisteva, senza i membri dell'ordine che lo hanno studiato e tramandato, non avrebbe potuto trasmettersi per i duemila anni del Primo e Medio giorno fino all'Ultimo giorno della Legge» (Ibidem, 39).

Prendere rifugio
La formula classica parla di "prendere rifugio" o "cercare rifugio" nei Tre tesori. Rifugio in sanscrito si dice sarana che letteralmente significa "punto di appoggio", "protezione". Si prende rifugio per proteggersi dalla sofferenza. Ma bisogna fare attenzione: nel Buddismo non ci si affida mai a qualcosa di esterno, non ci si appoggia mai a qualcosa o a qualcuno fuori di noi.
Il risultato di questo prendere rifugio dipende essenzialmente dall'atteggiamento interiore della persona che prende rifugio. Sta solo nella sua forza e nella sua decisione, nella sua autonomia e nel suo coraggio la chiave per ottenere l'Illuminazione. Anche questo punto è chiaro per tutte le scuole e tradizioni. Del resto lo ricorda proprio Shakyamuni nel famosissimo brano del Mahaparinibbanasutta (Sutra del Mahaparinirvana) che afferma: «Vivete facendo di voi stessi la vostra isola (il vostro sostegno), facendo di voi stessi e di nessun altro il vostro rifugio; vivete facendo del Dharma il vostro sostegno, del Dharma il vostro rifugio e nient'altro».

Devozione
Nel Buddismo di Nichiren Daishonin il rapporto con i Tre tesori viene espresso con namu o nam, che è un concetto a noi molto più familiare. Per brevità l'espressione viene tradotta in italiano - anche nella prima delle tre preghiere silenziose di Gongyo che fa riferimento proprio ai Tre tesori - con il termine "devozione". Sappiamo però che nam racchiude un sentimento, un'intenzione, un atteggiamento molto più complesso o semplicemente più profondo. Significa legarsi, rispettare, prendere fede, fondere o dedicare la propria vita. Ne L'offerta del riso Nichiren spiega che nam vuol dire «dedicare la propria vita al Budda» (RSND, 1, 997).
Da questa prospettiva l'espressione "prendere rifugio", e in una certa misura anche il concetto di "devozione" almeno nell'accezione che ha nella nostra cultura, possono risultare fuorvianti. Queste espressioni, infatti, rimandano a un rapporto di inferiorità, di subalternità, di sudditanza, che è del tutto estraneo al significato profondo di namu e alla corretta relazione da stabilire con i Tre tesori dal punto di vista del Buddismo di Nichiren Daishonin.

Tornare all'origine
In giapponese la parola nam viene espressa con il termine kimyo che a sua volta è composto da due ideogrammi che chiariscono alla perfezione la relazione che stiamo indagando. Ki vuol dire "tornare" e myo vuol dire "origine". Possiamo quindi tradurre kimyo con "tornare all'origine". Nella Raccolta degli insegnamenti orali Nichiren spiega: «Namu o nam è una parola sanscrita. Qui significa dedicare la propria vita (kimyo), ovvero, [dedicare la propria vita] alla Persona e alla Legge. Nei termini della Persona, si dedica la propria vita al Budda Shakyamuni, nei termini della Legge, si dedica la propria vita al Sutra del Loto. "Dedizione" (ki) significa dedizione al principio della verità eterna e immutabile dell'insegnamento teorico, e "vita" (myo) significa che la propria vita dedicata a quel principio si basa sulla saggezza della verità dell'insegnamento essenziale che funziona in accordo con le circostanze mutevoli. In essenza, si dedica la propria vita a Nam-myoho-renge-kyo» (BS, 109, 40).
Namu o kimyo, quindi, vuol dire tornare all'essenza immutabile della realtà e, basandosi su quel principio, avere la saggezza per vivere in accordo con le circostanze mutevoli.

Il Budda
Tornando al principio dei Tre tesori, durante la cerimonia di Gongyo, mattina e sera, nelle preghiere silenziose, noi decidiamo di stabilire con essi una relazione profonda, cercandoli in ultima analisi dentro di noi. Esprimiamo la nostra devozione e la nostra gratitudine a Nichiren, come Budda originale, ma contemporaneamente ci fondiamo con la nostra Buddità, "tornando all'origine", all'essenza della nostra vita, decidendo di basarci su di essa, facendo appello a nient'altro che alla nostra natura illuminata. Noi siamo originariamente dei Budda, anche se a causa del karma e dell'oscurità abbiamo in un certo senso smarrito la strada di casa. Prendere rifugio o esprimere la nostra devozione al Budda significa ritrovare la strada di casa.
«Non pensare mai che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te. La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l'Illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 3).

La Legge
Esprimiamo inoltre la nostra gratitudine e la nostra devozione alla Legge di Nam-myoho-renge-kyo, concretizzata nel Gohonzon, con la consapevolezza che non si tratta affatto di appoggiarci a qualcosa o qualcuno di esterno a noi. «Se reciti e credi in Myoho-renge-kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica, ma un insegnamento inferiore» (Ibidem). La fede insegnata da Nichiren non è affatto una fede passiva. Spiega in Il reale aspetto del Gohonzon: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 738).
Esprimendo la nostra devozione (namu) al tesoro del Dharma decidiamo di mettere il Gohonzon davanti a tutto, di usare la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Quando prendiamo rifugio nei Tre tesori, insomma, decidiamo di tornare all'origine, decidiamo di fonderci con ciò che è più intrinseco in noi stessi, il nostro potenziale di Budda, e di compiere la nostra missione di Bodhisattva della Terra.

La comunità dei credenti
Anche per quello che riguarda il terzo dei Tre tesori vale lo stesso discorso. Da un lato infatti esprimiamo la nostra gratitudine e il nostro rispetto per il Sangha, la comunità dei credenti, che ha trasmesso e protetto il messaggio del Budda permettendo che arrivasse a noi, che ci ha sostenuto e ci sostiene nel nostro percorso. Più profondamente decidiamo noi stessi di manifestare il nostro potenziale intrinseco di Bodhisattva della Terra che hanno giurato di proteggere, conservare e diffondere la Legge buddista. Non di appoggiarci passivamente al Sangha, ma divenire protagonisti di kosen-rufu, assumendoci la responsabilità della diffusione del Buddismo di Nichiren nella nostra comunità. Decidiamo di divenire noi il Sangha attribuendoci il compito di quel ruolo: proteggere, custodire, sostenere e diffondere. Perché abbiamo a cuore la felicità di tutti.
È da questa prospettiva e con questa consapevolezza che orgogliosamente e con coraggio, ogni mattina e ogni sera, esprimiamo la nostra gratitudine e la nostra devozione ai Tre tesori.

 

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