Brani scelti da testi di Daisaku Ikeda, selezione e adattamenti a cura della SGI
PARTE PRIMA: MAKIGUCHI E TODA [SEGUE DAL NUMERO PRECEDENTE]
Le lotte immortali dei presidenti Makiguchi e Toda
Il nobile spirito della Soka Gakkai ha origine dalla morte in prigione del presidente Makiguchi, che lottò fino alla fine per le proprie idee, e dalla determinazione del presidente Toda di riscattare il suo maestro, così come dai suoi sforzi instancabili per realizzare kosen-rufu dopo la scarcerazione.
Makiguchi e Toda furono due figure di immensa levatura morale: lo testimonia il loro comportamento eroico nell'affrontare il carcere mantenendo una ferma opposizione al militarismo giapponese. Quando i suoi accusatori lo interrogavano, Makiguchi rimaneva dignitoso e risoluto, come se fosse lì per insegnare loro il Buddismo di Nichiren Daishonin. Dichiarava con coraggio ciò che a quel tempo nessun altro osava dire, parlava con sicurezza e franchezza spiegando la sua posizione con ragionamenti obiettivi e in base a princìpi morali. Nelle pause fra i numerosi e aspri interrogatori faceva conoscere alle guardie carcerarie il Buddismo del Daishonin e spiegava la teoria del valore ai suoi accusatori. Trascorreva le giornate leggendo e citando il Gosho.
Fu un modello di impeccabile integrità, di fede incrollabile. Avere un tale fondatore è per la Soka Gakkai l'orgoglio e l'onore più grande. Sono fermamente convinto che lo spirito di Makiguchi di adoperarsi senza sosta per diffondere la Legge mistica, senza mai scendere a compromessi con nessun potere o autorità, continui a vivere oggi come una salda tradizione della Soka Gakkai.
Durante la carcerazione, Makiguchi restò sempre calmo e composto. In una lettera alla famiglia (datata 17 gennaio 1944) descrisse così la sua condizione interiore: «Il mio lavoro in questo momento consiste nel concentrarmi totalmente sulla fede. Finché lo faccio, non ho niente di cui preoccuparmi. A seconda del proprio stato mentale, si può essere completamente al sicuro anche nell'inferno1» [La censura cancellò la parola "inferno"].
Makiguchi fu confinato in una cella solitaria di circa cinque metri quadrati. Il pavimento era di legno, solo parzialmente coperto da un'unica rigida stuoia di paglia. Ovviamente non c'era il riscaldamento e d'inverno la cella era gelida e il freddo attanagliava il suo corpo. Eppure in queste condizioni, e nonostante la sua età, scriveva di non avere la minima preoccupazione.
In lui possiamo vedere un eroe, un campione dalla fede invincibile e indistruttibile.
Nella sua ultima lettera alla famiglia (13 ottobre 1944) scrisse: «Sto leggendo avidamente la filosofia di Kant. Quando rifletto su come sia riuscito a creare la mia teoria del valore - una teoria che i filosofi degli ultimi cent'anni avevano ricercato invano - e in più a collegarla alla fede nel Sutra del Loto per mettere in grado tante migliaia di persone di realizzare una prova concreta, sono il primo a esserne sorpreso. Quindi è semplicemente naturale che i tre ostacoli e i quattro demoni mi abbiano assalito; è esattamente come afferma il sutra»2.
Oggi kosen-rufu sta avanzando dinamicamente su una scala immensamente maggiore rispetto ai tempi di Makiguchi. Alla luce degli scritti del Daishonin e del Sutra del Loto è inevitabile incontrare ostacoli e funzioni demoniache. È stupido lamentarsi delle piccole cose che succedono e permettere che la nostra fede ne venga turbata. La nostra missione è garantire che la fede profonda e la determinazione incrollabile di Makiguchi, il suo traboccante senso di giustizia e la sua passione vengano trasmessi alle generazioni future come spirito eterno della Soka Gakkai.
Toda, che pure era stato imprigionato per le sue idee, trascorreva i giorni preoccupandosi delle condizioni del suo anziano maestro. Una volta, parlando del periodo precedente alla loro prigionia, disse: «Ho sostenuto Makiguchi con una tale devozione che quando non lo vedevo per tre giorni mi sembrava che fossimo stati separati per un anno intero».
Toda sostenne Makiguchi e lavorò al suo fianco dai 21 ai 45 anni. Quindi possiamo immaginare il cordoglio, la rabbia e il dispiacere che deve aver provato apprendendo della morte del suo maestro; ma da quella abissale disperazione si alzò con coraggio, come unico vero discepolo di Makiguchi.
E disse che, dopo aver saputo che il suo maestro era morto in carcere, aveva formulato questo voto: «Aspettate! Io proverò se Makiguchi aveva ragione o no! Se dovessi adottare uno pseudonimo userei quello di "Conte di Montecristo" per realizzare qualcosa di grande e ripagare il mio debito di gratitudine nei confronti del mio maestro»3.
Al servizio funebre per il decimo anniversario della morte di Makiguchi, che si tenne nel novembre 1954, riferendosi a quella solenne promessa dichiarò: «Non ho ancora fatto ciò che devo al mio maestro, ma sono pronto a dedicare il resto della mia vita per dimostrare la correttezza delle sue azioni»4. Era il voto appassionato di un discepolo per sempre fedele al maestro. Toda mantenne la sua promessa: lottò incessantemente per riscattare Makiguchi e ci riuscì brillantemente.
Per me questo spirito e questa pratica sincera sono la vera essenza della nobile relazione tra maestro e discepolo. Perciò ho fatto mio lo scopo della vita di Toda e mi sono dedicato con tutto il cuore a realizzarlo.
Alla stessa cerimonia Toda disse: «Considero la mia relazione con Makiguchi come quella fra un figlio e un genitore. Intendo dire che sono il suo erede spirituale. [...] Ho ereditato il suo lascito spirituale e al tempo stesso mi è stata affidata la grande missione di far conoscere in tutto il mondo la sua teoria del valore. Quindi insieme a quell'eredità ho ricevuto anche un grande compito»5. E continuò a dedicarsi per tutta la vita ad adempiere il suo voto.
Toda parlava spesso anche dell'impalcatura teorica di un movimento per la pace, la cultura e l'educazione basato sul Buddismo di Nichiren Daishonin.
Non dobbiamo mai permettere che la Soka Gakkai, cittadella spirituale di kosen-rufu e nobile eredità tramandata da Makiguchi, venga distrutta, ma dobbiamo proteggerla a costo della vita impegnandoci ancora di più per rafforzarla e salvaguardarla.
Da un discorso alla riunione generale di Tokyo, 24 agosto 1989
Per realizzare la visione del primo e del secondo presidente
In questo brano de La nuova rivoluzione umana viene descritto il diciassettesimo servizio funebre in memoria di Makiguchi, che si tenne il 18 novembre 1960.
Shin'ichi non aveva mai incontrato Makiguchi di persona, ma Toda gliene aveva parlato con tale assiduità che ne conosceva a perfezione le idee, la filosofia e le convinzioni. Pur non avendolo mai visto, ne aveva un'immagine precisa, impressa a fuoco nella propria mente.
Ogni volta che Toda parlava della morte del primo presidente, i suoi occhi mandavano lampi e la voce si caricava di collera. «Si approssimava l'inverno», gli aveva raccontato una volta, «quando, il 18 novembre del 1944, Makiguchi morì in carcere a causa della denutrizione e delle privazioni sopportate in età avanzata. Non ci eravamo più visti dopo il nostro breve incontro al quartier generale della polizia di Tokyo, nell'autunno dell'anno precedente (1943). Ci separammo e ci reclusero in isolamento. Ogni giorno pregavo: "Makiguchi è anziano. Permettetemi di assumere su di me tutte le imputazioni e lasciatelo tornare a casa al più presto". Ma Makiguchi morì e solo l'8 gennaio dell'anno seguente (1945), dopo oltre cinquanta giorni dal decesso, ne fui informato. Il giudice istruttore che mi stava interrogando mi disse brutalmente: "Makiguchi è morto". Il cuore mi si spezzò in due. Tornato in cella piansi amaramente e mi ritrovai pieno d'angoscia a graffiare le pareti di cemento mentre battevo la fronte contro di esse.
Nessuno può negare che il signor Makiguchi morì con la massima dignità e la più imperturbabile compostezza, martire per le sue convinzioni. È un dato di fatto che fu assassinato! Assassinato dal governo militarista, dallo Shintoismo di Stato e da quei codardi che a questi idoli si inchinarono in ossequio alla propria autoconservazione, per preservare i loro privilegi. E per quale crimine, mi domando? Soltanto perché sosteneva la libertà di culto.
Venni a sapere più tardi che il corpo senza vita del presidente venne prelevato da un impiegato di uno dei suoi parenti. Lo aveva trasportato sulle spalle perché si era in tempo di guerra e non era stato possibile trovare un'automobile.
La signora Makiguchi si ritrovò da sola con il cadavere del marito e la sua pena. Al funerale si presentarono pochissime persone, quante se ne possono contare sulle dita di una mano. Senza dubbio tutti gli altri si tennero alla larga perché temevano gli occhi sempre vigili dei delatori e delle pubbliche autorità.
Il signor Makiguchi fu un educatore eccezionale, uno studioso e un filosofo eminente, un grande buddista che lottò coraggiosamente per la felicità della gente comune. E il Giappone lo ripagò mandandolo a morire in carcere!».
Shin'ichi non avrebbe mai più dimenticato come Toda fremesse di indignazione mentre pronunciava quelle parole. Ogni volta che raccontava della morte di Makiguchi, Toda concludeva dicendo con grande intensità che avrebbe riscattato il suo maestro, che lui non si sarebbe lasciato vincere: «Realizzerò il sogno del signor Makiguchi, kosen-rufu diventerà realtà senza alcun dubbio, costruirò una società in cui la pace prevalga eternamente. Proverò al mondo la grandezza del mio maestro. Sei d'accordo con me Shin'ichi che sia questa la mia sfida, in quanto discepolo?».
La sua collera contro la natura diabolica dell'autorità, che aveva ucciso il suo maestro, non lo abbandonava mai, così come il suo fiero proposito di combatterla. La giustizia sparirebbe dalla faccia della terra se non ci fosse gente angustiata e incollerita dal male.
E, al tempo stesso, se la gente smettesse di lottare attivamente contro l'ingiustizia e l'iniquità, esisterebbe soltanto una giustizia ipocrita, volta a perpetuare il male.
I pensieri di Shin'ichi Yamamoto corsero a come si dovesse sentire Toda, il suo maestro, ogni volta che aveva partecipato, come ora stava facendo lui, alla commemorazione della morte di Makiguchi.
Dopo la cerimonia dell'incenso e l'intervento di un anziano credente che praticava fin dai tempi del primo presidente, Shin'ichi andò al microfono e iniziò a parlare con tono calmo e pacato: «Se consideriamo il signor Toda come un padre, allora il signor Makiguchi è il nostro nonno e quindi noi, discepoli di Toda, saremmo i suoi nipoti. Sebbene io, un discepolo di seconda generazione, non abbia mai incontrato il signor Makiguchi, Toda mi parlava continuamente del suo maestro, del suo animo nobile e di come aveva lottato per il benessere e la felicità della gente. Dopo la morte di Makiguchi, Toda ereditò pienamente lo spirito del suo maestro di diffondere altruisticamente la Legge. Costruì l'odierna Soka Gakkai, affrontando un ostacolo dietro l'altro, per la sua patria, per la Legge, per la felicità della gente.
Io sono stato nominato terzo presidente per portare avanti l'opera di questi due grandi uomini, il nostro fondatore, il signor Makiguchi, e il mio maestro, il signor Toda, sebbene sia tanto più giovane e privo di esperienza. Ciò nonostante, sono assolutamente deciso a rivelarmi all'altezza delle loro aspettative e, con la massima sincerità e dedizione, fare semplicemente del mio meglio.
Lo spirito maestoso del primo presidente pulsa con vigore all'interno della Soka Gakkai. Una volta Makiguchi disse: "La riforma religiosa non è difficile". E ora, davanti ai nostri occhi, si sta realizzando una rivoluzione religiosa e, proprio come aveva affermato il signor Makiguchi, i fiori di kosen-rufu stanno iniziando a sbocciare a profusione.
Malgrado la mia inesperienza, desidero che il servizio funebre di oggi sia l'occasione per rinnovare il mio impegno e la determinazione a realizzare gli ideali del signor Makiguchi, affrontando qualsiasi avversità e compiendo ogni sforzo si renda necessario allo scopo».
Fu un voto appassionato.
Da La nuova rivoluzione umana, vol. 2, cap. "Impresa coraggiosa"
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)
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