Seconda parte: La rivoluzione umana - sesta puntata
brani scelti da testi di Daisaku Ikeda, selezione e adattamenti a cura della SGI
Nichiren Daishonin incoraggiò una discepola con queste parole: «Diventerai più giovane e accumulerai fortuna» (L'unità di marito e moglie, RSND, 1, 410).
Nessuno può evitare la decadenza fisica dovuta all'invecchiamento, ma noi membri della famiglia Soka, che pratichiamo la Legge mistica sostenendoci e incoraggiandoci a vicenda, possiamo risplendere di uno spirito sempre più giovane, accumulando fortuna ogni anno che passa e realizzando insieme la nostra vittoriosa rivoluzione umana.
Un membro della divisione uomini, che aveva praticato assiduamente il Buddismo di Nichiren per molti anni, venne colpito nell'ultima fase della vita dal morbo di Alzheimer. Per la moglie e i figli era veramente arduo gestire la sua malattia. Il presidente Ikeda, lodandoli per l'impegno affettuoso con il quale si prendevano cura di lui, li incoraggiò con calore: «Non dovete preoccuparvi; anche se i ricordi contenuti nella sua mente dovessero gradualmente svanire o scomparire del tutto, la fortuna e i benefici che ha accumulato nel corso della vita dureranno per sempre. Gli sforzi che ha compiuto per kosen-rufu sono eterni e indelebili. Tuo marito, vostro padre, sta combattendo una grande battaglia per dare il tocco finale alla sua vita; si è sobbarcato la missione di trasformare il karma dell'intera famiglia. Mi auguro che riusciate a vedere la situazione in questo modo continuando a recitare Daimoku per lui vegliandolo con amore. È inutile che vi tormentiate chiedendovi perché gli sia accaduto questo o preoccupandovi di ciò che gli altri possono pensare.
Da una certa prospettiva, forse, potreste dire che in questo momento vostro padre sta facendo un bel sogno. Ha sostenuto tante persone, si è preso cura di loro, e adesso tutte lo stanno sostenendo e si prendono cura di lui. È una condizione vitale meravigliosa. So quanto deve essere difficile per voi, ma sono certo che riuscirete a trasformare in positivo questa situazione cambiando il veleno in medicina, incoraggiando tutti.
Qualsiasi cosa accada continuate a vivere con serenità e fiducia, insieme alla vostra famiglia e agli amici praticanti. Questa è la strada della fede».
Godiamo di una "terza età" piena di ricompense e soddisfazioni
La vita si può dividere in tre fasi: la prima è quella della scuola, la seconda è l'età dell'indipendenza, in cui ci impegniamo nel lavoro o nell'adempimento di altre responsabilità, e la terza, dal pensionamento in poi, è la fase in cui portiamo a compimento la nostra esistenza. Il presidente Ikeda ci offre una guida preziosa su come rendere feconda e pienamente appagante quest'ultima fase della vita.
In generale, il Buddismo si concentra sulla soluzione delle sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte. Ma il Buddismo di Nichiren Daishonin non si limita a insegnarci il loro semplice superamento. Infatti nella Raccolta degli insegnamenti orali si afferma: «Le parole "quattro lati" [della Torre preziosa] indicano la nascita, la vecchiaia, la malattia e la morte. Noi usiamo gli aspetti di nascita, vecchiaia, malattia e morte per adornare la torre che è il nostro corpo» (BS, 114, 45). Il Buddismo di Nichiren ci porta ad approfondire la comprensione di queste quattro sofferenze facendoci osservare che si possono trasformare in tesori, aggiungendo così dignità e splendore alla "torre che è il nostro corpo", alla Torre preziosa della nostra stessa vita.
C'è un detto che afferma: «Lo stupido crede che la vecchiaia sia come l'inverno; il saggio la considera un'epoca d'oro». Tutto dipende dal nostro atteggiamento, da come consideriamo la vita. Guardiamo alla vecchiaia come a un periodo di declino che finisce con la morte o come a una fase nella quale abbiamo l'opportunità di raggiungere i nostri obiettivi e portare a compimento un'esistenza piena di risultati e soddisfazioni? La vecchiaia è un cammino discendente verso l'oblio o un sentiero ascendente verso nuove vette? La vecchiaia, in particolare per ciò che riguarda il senso di ricchezza e soddisfazione che potremo provare in quegli anni, sarà assai diversa a seconda della visione che ne abbiamo.
[...] Cerchiamo di rendere questa terza fase della vita una nuova fase di giovinezza. La gioventù non è qualcosa che svanisce con l'età, è il nostro atteggiamento verso la vita che ci rende giovani. Finché manterremo un atteggiamento positivo e uno spirito di sfida, continueremo ad acquisire profondità e ricchezza e la nostra vita risplenderà come oro o argento lucidati.
Potremmo dire che la sfida più importante, in questa terza fase, sia vivere rimanendo fedeli a noi stessi fino all'ultimo, mostrando il nostro comportamento alle persone che ci circondano.
I ricordi e l'esempio della vita di chi non c'è più possono essere una grande fonte di incoraggiamento e di forza.
Che contributo possiamo dare, cosa possiamo lasciare in eredità agli altri nella terza fase della nostra vita? Quando saremo stati privati di tutto, della ricchezza materiale, della fama e della posizione sociale, la sola cosa che rimarrà dopo la nostra morte sarà l'esempio di come abbiamo vissuto in quanto esseri umani.
[...] Nichiren Daishonin scrive: «Se si accende un fuoco [una lanterna] per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (Sulle tre virtù del cibo, RSND, 2, 996). In una società che sta invecchiando, l'intenzione di contribuire al benessere degli altri è molto importante e, in ultima analisi, ciò significa illuminare anche la nostra stessa strada.
Il Buddismo di Nichiren insegna che, poiché abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di tutti gli esseri viventi, dovremmo pregare affinché tutti loro conseguano la Buddità (cfr. Le quattro virtù e i quattro debiti di gratitudine, RSND, 2, 601).
Dare valore alle persone e considerare preziose le relazioni umane sono requisiti vitali per creare una società nella quale tutti possano veramente godere di vite lunghe e realizzate.
Ciò che importa è quanto siamo in grado di migliorare la qualità della vita durante il nostro tempo qui sulla terra, indipendentemente dalla sua durata. È diverso vivere a lungo dal condurre un'esistenza ricca e soddisfacente: una vita infatti può essere feconda e realizzata anche se è breve.
Ciò che importa è vivere ogni giorno senza rimpianti, facendo progressi nel nostro impegno per kosen-rufu, continuando a nutrire nel cuore uno scopo luminoso e una ragione di vita indipendentemente dall'età. Vivere così ogni giorno è la chiave per condurre un'esistenza di profonda soddisfazione e realizzazione.
[...] Il ricordo dell'arduo impegno profuso nella pratica buddista per la nostra felicità e per quella degli altri e dell'aver recitato costantemente Nam-myoho-renge-kyo durerà in eterno attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Rimarrà impresso indelebilmente nella nostra vita anche se dovessimo essere colpiti dal morbo di Alzheimer, perché è scritto nitidamente nel "diario del cuore".
Le attività della SGI sono la maggior fonte di orgoglio nella vita. Quando recitiamo Daimoku e agiamo per la felicità degli altri anche noi diventiamo felici. Non esiste esistenza più degna.
Nichiren Daishonin scrive: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con un'unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano» (Domande e risposte riguardo all'abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 58).
Non c'è niente di cui preoccuparci. La fortuna e i benefici che accumuliamo nel corso della pratica buddista non invecchieranno mai e, anche se dovessimo ammalarci di Alzheimer, rimarranno latenti nelle profondità del nostro essere.
Fondamentalmente la società deve imparare a tributare valore e rispetto agli anziani, anche a chi soffre di Alzheimer o di altre forme di decadenza cognitiva, considerandoli persone venerabili, predecessori che hanno dato un importante contributo alla società. Con il rapido incremento della popolazione matura siamo tutti chiamati a prenderci cura delle persone anziane in una forma o nell'altra.
Una società che invecchia dovrà rivedere i propri valori privilegiando la cooperazione rispetto alla competizione, la qualità rispetto all'efficienza, la ricchezza spirituale rispetto a quella materiale. Sarà un tempo in cui non ci si chiede più cosa gli altri possono fare per noi bensì cosa noi possiamo fare per gli altri, un tempo in cui trovare modi per dare il nostro contributo cercando nel contempo di rimanere sani e in forma. Questa è una vita di creazione di valore.
[...] Platone consigliava di «rievocare nel vigore dei giovani intorno a noi il nostro antico vigore giovanile e permettere alla loro energia di rivivere in noi».
Alle riunioni di discussione della SGI, a cui partecipano persone di tutte le età, gli anziani hanno l'occasione di assorbire energia dai giovani e i giovani hanno l'opportunità di imparare dall'esperienza e dalla saggezza degli anziani. Nel Buddismo nulla va sprecato: in questo senso è un modello per una società che sta invecchiando.
La chiave è mantenere viva la speranza, rimanendo fedeli ai nostri ideali e continuando a progredire nella realizzazione della nostra missione finché siamo in vita.
Il poeta americano Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882) scrisse:
Non meno della giovinezza
è un'occasione la vecchiaia,
solo con un'altra veste.
E mentre il crepuscolo svanisce
il cielo si riempie di stelle, invisibili di giorno.1
Uniamoci per rendere gli ultimi anni della nostra vita brillanti come un cielo notturno pieno di stelle scintillanti.
[...] Una vita vissuta pienamente fino all'ultimo istante è bellissima. Perciò è cruciale mantenere lo spirito e la vivacità della gioventù per tutta l'esistenza. Non dobbiamo fare dell'età una scusa per essere inattivi o per ritirarci dalla vita.
Molti discepoli anziani di Shakyamuni invecchiando tendevano a compiacersi e a considerarsi soddisfatti di se stessi. Ritenendo di aver raggiunto una certa posizione e un certo grado di Illuminazione, si accontentavano. Avevano praticato per tanto tempo, e pensavano che sebbene l'Illuminazione di Shakyamuni fosse meravigliosa non sarebbero mai riusciti a eguagliarla, per cui si accontentavano della condizione che avevano raggiunto.
Ma Shakyamuni disse che stavano sbagliando. Quando nel Sutra del Loto formulò la profezia che Shariputra [che rappresentava le persone dei due veicoli, cioè gli ascoltatori della voce e i risvegliati all'origine dipendente] sarebbe diventato un Budda nelle epoche future, affermò che i suoi discepoli si dovevano impegnare con energia nella loro pratica buddista per tutta la vita. Li esortò severamente a continuare a sforzarsi perché quello era l'unico modo di conseguire la Buddità. E i discepoli anziani si risvegliarono dal proprio autocompiacimento, rinnovarono i propri sforzi e furono pieni di gioia. In questo modo le persone dei due veicoli, delle quali si diceva che fossero incapaci di conseguire la Buddità, poterono diventare Budda anch'esse (cfr. SDLPE, 99-101).2
«Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese» (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 885): queste parole del Daishonin sono l'emblema dello spirito del Sutra del Loto e della Soka Gakkai.
[...] Il poeta americano Samuel Ullman (1840-1924) scrisse nella sua famosa poesia Giovinezza: «La giovinezza non è un'epoca della vita, è uno stato della mente...» e «Giovinezza indica un temperamento in cui è predominante il coraggio rispetto alla paura, la sete di avventura rispetto all'amore per le comodità. Spesso ciò si trova più in una persona di sessant'anni che in una di venti...».3
La giovinezza non dipende dall'età anagrafica. Fintanto che nutriamo un'ardente passione per kosen-rufu, possiamo essere giovani anche a novant'anni.
Di fronte all'inevitabile realtà dell'invecchiamento e della morte, come si può vivere l'ultimo capitolo della propria esistenza in modo attivo e brillante nella vita personale e sociale rimanendo fedeli a se stessi? Questa è la domanda più importante per la società del XXI secolo, che sta invecchiando rapidamente.
Solo il Buddismo di Nichiren e la SGI offrono una soluzione autentica a questa sfida. Con tale convinzione proseguiamo in quel grande viaggio di speranza che è kosen-rufu, creando una storia vittoriosa fatta di esistenze vissute pienamente.
Dal dialogo Una discussione sulla terza età. Invecchiare nella società contemporanea pubblicato in giapponese nell'ottobre 1998
Sfidiamoci senza sosta fino alla fine
Spiegando il significato profondo della perpetua giovinezza e della vita eterna nel Buddismo, il presidente Ikeda parla dell'aureo valore della vecchiaia che, se si crede nella Legge mistica, può essere il periodo di maggiore soddisfazione e realizzazione.
La lotta contro l'invecchiamento in realtà è una lotta contro la paura di affrontare nuove sfide. L'invecchiamento avviene più rapidamente nelle persone che cominciano a pensare di aver fatto abbastanza, che perdono lo spirito di far crescere i giovani e rimangono attaccate al passato. Le persone che hanno uno spirito giovanile sono quelle che continuano a sfidarsi fino in fondo: sono davvero degne di ammirazione, sempre giovani e vittoriose nella vita. Se ci pensiamo, lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) aveva più di ottant'anni quando ultimò il Faust, il suo capolavoro.
Il presidente fondatore della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi continuò a sfidarsi fino agli ultimi momenti della sua vita. Quando incontrò il Buddismo di Nichiren aveva cinquantasette anni e quando fondò la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore, antesignana della Soka Gakkai) ne aveva cinquantanove. A settant'anni, ancora pieno di energia, viaggiava in treno fino al Kyushu (la più meridionale delle quattro isole principali che compongono il Giappone) per dare guide personali e condividere il Buddismo con gli altri. Amava usare l'espressione "noi giovani".
Circa un mese prima di morire mandò una cartolina dalla sua cella in cui scriveva: «Sto leggendo avidamente la filosofia di Kant». Uno spirito di ricerca così pieno di passione e di sete di conoscenza è senza dubbio fonte di giovinezza.
L'insegnamento buddista della perpetua giovinezza e della vita eterna ovviamente non indica che non invecchieremo o non moriremo mai, ma riguarda la nostra condizione o forza vitale. Nel Sutra del Loto si legge: «Se una persona che soffre per una malattia può ascoltare questo sutra, la sua malattia svanirà ed egli non conoscerà né vecchiaia né morte» (SDLPE, 394). E il Daishonin scrive: «Se si pensa al potere del Sutra del Loto, si trovano perpetua giovinezza e vita eterna davanti ai propri occhi» (Risposta a Kyo'o, RSND, 1, 366).
In altri termini ci viene promesso che se crediamo nella Legge mistica e l'abbracciamo non saremo mai sconfitti dalla malattia, potremo progredire per sempre con uno spirito giovane indipendentemente dall'età, costruendo uno stato di felicità indistruttibile ed eterno. Non è niente di straordinario: i preziosi membri del gruppo Molti Tesori, sempre attivi e vivaci, ne sono l'esempio perfetto.
In un certo senso è naturale che non ci piaccia invecchiare, perché ci fa pensare all'inevitabilità della morte. Ma ogni periodo della vita ha il suo valore specifico e prezioso.
Qual è il vero significato della vecchiaia? Non è un tempo in cui guardarsi indietro con un nostalgico desiderio di giovinezza. Credo piuttosto che sia il culmine della vita, il periodo di maggiore soddisfazione e realizzazione. Non è un'epoca tetra e triste, è il tempo in cui emaniamo la luce splendente e gloriosa di un magnifico tramonto. Come diceva lo scrittore francese Victor Hugo (1802-1885): «V'è non so quale aurora in una vecchiezza fiorente».4
Purtroppo la società di oggi ha distolto lo sguardo dalla realtà fondamentale della morte perdendo così di vista l'aureo valore della vecchiaia.
Dal dialogo Discussioni su vita e morte pubblicato in giapponese nel novembre 2006
Il segreto di una vecchiaia piena di vigore
Il presidente Ikeda ci assicura che il segreto di una vita lunga e felice è continuare ad avanzare con entusiasmo, speranza, gioia e senso di missione verso un grande obiettivo.
Qual è il segreto della longevità? Naturalmente bisogna tener conto delle differenze individuali, e vi sono molte opinioni diverse sull'argomento, ma noi della SGI sicuramente concordiamo sul fatto che una chiave importante per una lunga vita è la nostra pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Oltre a ciò, in genere si afferma che l'atteggiamento mentale abbia un'influenza determinante sulla longevità. Vorrei elencarvi in particolare alcuni elementi che sembra influiscano positivamente.
- NON PREOCCUPARSI TROPPO:
In una scrittura buddista Shakyamuni afferma:
Che nessuno insegua il passato,
né coltivi speranze per il futuro,
perché il passato non c'è più
e il futuro non è ancora arrivato.
Si osservi via via attentamente
ogni condizione che sorge nel presente,
in maniera invincibile e incrollabile,
la si conosca e se ne sia certi.
È in questo preciso momento
che occorre praticare con ardore.5
È sciocco recriminare sul passato e angosciarsi all'infinito, o agitarsi e preoccuparsi inutilmente di un futuro ignoto: dovremmo piuttosto concentrarci nel prenderci cura di quello che dobbiamo fare oggi. L'importante è vivere ogni giorno onestamente e coscienziosamente. Questo è il messaggio del Budda.
Le persone che vivono a lungo sono per la maggior parte ottimiste. Spero che viviate ogni giorno con gioia e con genuino ottimismo.
- AVERE UNO SCOPO O UN OBIETTIVO
Il presidente francese Charles de Gaulle (1890-1970) una volta osservò che la fine della speranza è l'inizio della morte.6 La speranza è vita. Perdere la speranza significa perdere la voglia di vivere.
Praticare il Buddismo di Nichiren equivale a vivere sempre con speranza. Significa assumersi personalmente la responsabilità di creare speranza, concretizzarla e continuare ad andare avanti sempre di buon umore verso la creazione di una speranza ancora maggiore. La fede è la forza trainante che ci permette di farlo.
- AVERE SENSO DELL'UMORISMO E SAPER RIDERE
In Europa c'è un vecchio detto: «Un cuore allegro è una buona medicina» [Citazione dalla Bibbia, Proverbi, 17-22, n.d.t.].
Il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) faceva notare che una risata è come un medico che esercita un effetto positivo sulla nostra salute.7 Il vero umorismo non è superficiale, è espressione di un cuore aperto, rilassato e generoso. Viviamo con un "cuore allegro". Per fare questo dobbiamo vincere ogni giorno nella vita, continuando ad avanzare con una potente forza vitale.
- IMPEGNARSI IN UN LAVORO O PER UNA MISSIONE
Si narra che il premio Nobel Albert Schweitzer (1875-1965) abbia detto: «Finché ci saranno cose che posso fare non ho intenzione di morire. E se faccio cose, non c'è bisogno che muoia. Così vivrò a lungo, molto a lungo».8 E infatti visse fino a novant'anni.
Possiamo ipotizzare che la fonte della vitalità che gli permise di vivere così a lungo fosse la convinzione di avere una missione da compiere e che, finché non l'avesse realizzata, non poteva e non voleva morire.
Oltre ai quattro punti elencati possono esserci altri fattori che contribuiscono alla longevità. Comunque questi quattro punti sono tutti contenuti negli insegnamenti del Buddismo di Nichiren e possono essere coltivati attraverso le nostre attività nella SGI.
I membri della SGI vanno avanti con speranza, con cuore allegro e senso di missione verso il grande obiettivo di kosen-rufu. Tutti voi che percorrete questa strada insieme alla SGI state conducendo in maniera naturale la vita più realizzata e degna di ammirazione.
Il Daishonin rassicura Nichigen-nyo, la moglie di Shijo Kingo, dicendole: «Diventerai più giovane e accumulerai fortuna» (Unità di marito e moglie, RSND, 1, 410).
Spero che tutti voi sperimentiate a fondo l'immenso potere della Legge mistica.
Da un discorso alla 58esima riunione dei responsabili di centro della Soka Gakkai, Tokyo, 25 settembre 1992
L'eterno rifugio sicuro è la Buddità
Lo scopo fondamentale del Buddismo è il conseguimento della Buddità. Fintanto che lo teniamo a mente possiamo far sì che i nostri ultimi anni di vita siano un'aurea opportunità di sviluppo e miglioramento personale, nei quali utilizzare appieno il nostro ricco bagaglio di saggezza e di esperienza per contribuire alla felicità degli altri e consolidare lo stato vitale di Buddità dentro di noi.
Mentre risiedeva sul Monte Minobu, Nichiren Daishonin inviò alcune lettere di incoraggiamento all'anziano prete laico di Ko e a sua moglie, la monaca laica di Ko, due discepoli che vivevano sulla remota isola di Sado.
Una lettera alla coppia si conclude con questa parole: «Nessun luogo è sicuro. Mantenete la convinzione che la dimora finale è la Buddità» (Risposta al prete laico di Ko, RSND, 1, 435). Qual è la nostra dimora finale, la nostra dolce casa, il nostro rifugio sicuro? È qui, dentro di noi. Lo stato di Buddità che facciamo emergere nella nostra vita è l'eterno rifugio sicuro.
Le circostanze esterne non determinano la pace della mente. Per quanto la casa in cui viviamo possa essere meravigliosa, se siamo tristi e soli non possiamo affermare di sentirci a nostro agio o di condurre una vita felice. E anche se le nostre circostanze attuali sono buone, non c'è alcuna garanzia che dureranno per sempre: solo il "palazzo" di pace e sicurezza che costruiamo dentro la nostra vita con la pratica buddista è eterno.
Il prete laico e la monaca laica di Ko praticarono il Buddismo al fianco di Abutsu-bo e di sua moglie, la monaca laica Sennichi, che vivevano a Sado come loro. Il Daishonin osservava affettuosamente questa amicizia fra le due coppie e inviava loro incoraggiamenti dettagliati affinché lavorassero insieme in armoniosa unità.
Non c'è dubbio che più si invecchia più si apprezza la fortuna di avere amici che ci sostengono e ci incoraggiano. I membri della SGI stanno estendendo sempre di più questa rete di amici preziosi nella loro comunità e in tutta la società.
Shakyamuni disse: «Per coloro che sono sempre cortesi e rispettosi nei confronti degli anziani, quattro sono le cose che aumentano: vita, bellezza, felicità e forza».9 Questo di certo ha senso alla luce della Legge di causa ed effetto. Una società che rispetta gli anziani è una società che rispetta la vita umana e in quanto tale continuerà a fiorire e prosperare.
In uno dei suoi scritti il Daishonin cita un passo del Sutra del Loto: «È nostro desiderio avvalerci [...] delle nostre lunghe vite per salvare gli esseri viventi» [SDLPE, 328] (GZ, 657).10 "Lunga vita" in questo contesto si riferisce alla durata incommensurabilmente lunga della vita del Budda che viene spiegata nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto Durata della vita del Tathagata. Lo stato vitale eterno della Buddità sgorga nella vita di coloro che praticano il Sutra del Loto.
Inoltre, basandoci sul principio di "prolungare la vita attraverso la fede",11 possiamo aumentare la forza vitale e la durata della nostra vita.
Va aggiunto che i bodhisattva non si impegnano a vivere a lungo unicamente per se stessi. Lo fanno per poter servire al meglio gli altri, usando la loro esperienza e la loro miscela di compassione e saggezza. È una distinzione sottile ma cruciale.
In uno dei suoi scritti il Daishonin parla della guida dei Bodhisattva della Terra come di «un vecchio venerabile chiamato Bodhisattva Pratiche Superiori»12 (Risposta al prete laico Takahashi, RSND, 1, 537).
Questo passo ha un significato profondo dal punto di vista del Buddismo, ma ciò che vorrei sottolineare oggi è che l'espressione "vecchio" qui non ha alcuna accezione negativa o dispregiativa. Suggerisce l'idea di una maestà degna di venerazione, fa pensare a una persona che possiede qualità che indicano una vera padronanza della vita come una fede salda, un costante agire compassionevole, un coraggio indomito, un'eccezionale capacità comunicativa, una pazienza incrollabile, un'ineffabile nobiltà e dignità, un'inesauribile riserva di saggezza in grado di risolvere qualsiasi problema.
Potremmo definirla una descrizione perfetta dei Bodhisattva della Terra che stanno diffondendo i principi dell'umanesimo in questi tempi così travagliati.
Da un discorso durante un corso di responsabili nazionali nella prefettura di Shizuoka, 1 febbraio 1997
Fare della vita un'arte
Descrivendo gli ultimi anni di vita di Florence Nightingale (1820-1910), la fondatrice della professione infermieristica moderna, il presidente Ikeda descrive un meraviglioso modo di vivere nel quale la fiamma della missione continua ad ardere intensamente fino all'ultimo istante.
Nightingale promise alle sue diplomate: «Cercherò di imparare fino all'ultima ora della mia vita. [...] Quando non potrò più imparare prendendomi cura degli altri, imparerò da chi si prenderà cura di me, osservando le infermiere che fanno pratica su di me».13 E rimase fedele a queste parole per tutta la vita.
All'età di quarant'anni, quando fondò la Scuola Nightingale per la formazione delle infermiere,Attualmente la Facoltà di Infermieristica e Ostetricia Florence Nightingale del King’s College di Londra. aveva gravi problemi di salute. Era costantemente afflitta dal mal di testa, dalla nausea e da attacchi di asma, e il dover parlare a lungo la sfiniva. Molti temevano che morisse troppo giovane e, in effetti, in varie occasioni nel corso della vita rischiò di non sopravvivere, ma non interruppe mai il suo lavoro. Liquidava la malattia dicendo: «Ho troppo da fare per avere il tempo di morire».Zachary Cope, Florence Nightingale and The Doctors, J. B. Lippincott Company, Philadelphia, 1958, p. 37.
Anche quando non riusciva a muoversi scriveva, e così teneva sempre una scorta di penne e matite di fianco al suo letto. Produsse un numero enorme di articoli e documenti statistici, scrisse più di dodicimila lettere, e il consiglio del suo medico di smettere di scrivere non fece altro che spronarla a proseguire: «Dicono che non dovrei scrivere lettere. Allora ne scriverò ancor di più».Cecil Woodham-Smith, Florence Nightingale, Constable and Company Ltd., London, 1951, p. 387. Dichiarò anche: «Se perdessi il mio Rapporto [cioè se non fossi in grado di finirlo] che vantaggio mi porterebbe aver "risparmiato" la salute?».Ibidem, p. 300. Queste parole rispecchiano la salda convinzione che la accompagnò per tutta la vita. Nightingale era mossa dalla fiamma ardente di un potente scopo interiore al quale si dedicava senza risparmiarsi.
Alla fine anche la sua vista iniziò a declinare e tuttavia affermò: «No, no, mille volte no. Non ho intenzione di diventare indolente».16 A ottant'anni diventò cieca e tuttavia non si disperò. Continuò ad andare avanti pensando che aveva ancora due orecchie per ascoltare e una bocca per parlare. Le persone che andavano a farle visita erano stupite di quanto fosse ben informata degli ultimi eventi.
Le scritture buddiste ci insegnano che se perdiamo le mani abbiamo i piedi, e se perdiamo i piedi abbiamo gli occhi; se perdiamo gli occhi abbiamo la voce e se perdiamo la voce abbiamo la vita.17 Con questa determinazione dobbiamo continuare a diffondere il Buddismo finché viviamo. Questo è lo spirito dei veri buddisti.
Perfino sul letto di morte Shakyamuni predicò la Legge a un asceta che era venuto a trovarlo, lo convertì o lo accolse come il suo ultimo discepolo in questa vita.18
Il mio mentore, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, diceva spesso che la felicità o l'infelicità di una vita si decide solo negli ultimi anni. Gli ultimi anni della vita di Nightingale furono i più belli e i più ricchi. Lei stessa li descrive come i suoi giorni migliori. In quell'epoca nessuna donna fu tanto amata e stimata quanto lei: si diceva che bastava pronunciare il suo nome perché le persone si rallegrassero, e molte donne dichiararono di voler essere come lei. Le persone venivano da tutta l'Inghilterra e dal mondo intero per ricevere la sua guida e i suoi consigli, i reali e i politici facevano a gara per incontrarla, ma lei rifiutava di vedere chiunque non avesse un interesse nella professione infermieristica.
Dava molto valore ai giovani dicendo: «Sono sempre più impaziente di vedere dei successori».Cecil Woodham-Smith, Florence Nightingale, pp. 585-86. Riceveva centinaia di lettere da ragazze che volevano diventare infermiere e rispondeva alla maggior parte di loro. Fino all'ultimo istante cercò di capire cosa occorresse fare e lo fece, piantando i semi per il futuro. «Fare della Vita un'arte! [...] Di tutte le belle arti questa è la più bella».Edward Cook, The Life of Florence Nightingale, London, Macmillan and Co. Ltd., 1913, vol. 2, p. 430. E fu esattamente così che Nightingale visse.
Il 31 agosto 1910 quella "vita magistrale" giunse serenamente al termine. Aveva novant'anni e quell'anno era il cinquantesimo anniversario della fondazione della sua scuola. In conformità ai suoi desideri la cerimonia funebre fu semplice.
Nightingale considerava la morte come l'inizio di un nuovo ciclo di «immensa attività».20 Scrive Nichiren Daishonin: «Attraversando il ciclo di nascita e morte si percorre la propria strada sulla terra della natura del Dharma, o Illuminazione, che è intrinseca in noi» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 111, 46). Coloro che hanno fede nella Legge mistica avanzano con gioia nella vita e nella morte sulla grande terra della loro natura intrinsecamente illuminata, la terra della Buddità.
La vita è eterna. Perciò è essenziale forgiare uno stato vitale assolutamente indistruttibile di eternità, felicità, vero io e purezza in questa esistenza. Per fare ciò è necessaria una fede corretta e sono ugualmente essenziali azioni sincere e rette per il bene degli altri.
Coloro che dedicano la vita a kosen-rufu possono percorrere il cammino della felicità eterna assaporando la più grande di tutte le gioie.
Dalla serie di saggi Florence Nightingale: un tributo al secolo delle donne, pubblicato in giapponese nel marzo 2002
«Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori del sistema maggiore di mondi»
Il motto del presidente Ikeda è "vivere ogni giorno al massimo". Ogni giorno di vita è incredibilmente prezioso. Qui ci esorta a far risplendere in ogni singolo giorno il valore incommensurabile della vita.
Scrive Nichiren Daishonin: «Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori del sistema maggiore di mondi» (Il prolungamento della vita, RSND, 1, 848). Sta dicendo che un singolo giorno di vita è più prezioso della più ricca collezione di gioielli del mondo.
L'oggi è importante. Ho messo in pratica questo punto dando valore a ogni mia giornata dedicando la vita a servire i membri. Questo è il mio credo.
Il Daishonin inoltre afferma: «Hai incontrato il Sutra del Loto. Se vivi anche un solo giorno di più puoi accumulare una fortuna ancora più grande. Quant'è preziosa la vita!» (Ibidem, 849).
La vostra vita è preziosa e ha una profonda missione: anche se esteriormente potete sembrare uguali ad altre persone che si impegnano nella società, i vostri giorni trascorsi a lavorare per kosen-rufu come membri della SGI sono incomparabilmente nobili e imperituri, se valutiamo il tempo sulla base dell'eternità della vita.
Spero che vi sforziate di vivere pienamente ogni vostra giornata in modo da poter dire che oggi è stato un giorno piacevole, vittorioso, pieno di soddisfazione e libero da rimpianti.
Da un discorso a una riunione dei responsabili nazionali della divisione uomini, Tokyo, 10 ottobre 1992
Nel mondo della fede non si va in pensione
Riferendosi a un dialogo con l'economista americano John Kenneth Galbraith (1908-2006), che sfruttò ogni giorno della sua vita fino all'ultimo istante, il presidente Ikeda sottolinea che la nostra pratica di Gongyo e della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, insieme alle attività della SGI, costituisce un modo per rimanere in buona salute e in forma.
John Kenneth Galbraith, economista di fama mondiale e professore emerito all'Università di Harvard, ha novant'anni e continua a lavorare a ritmo sostenuto; anche adesso sta scrivendo un libro. Siamo amici da vent'anni. Gli feci visita nella sua casa di Boston (nel 1993) e ci incontrammo qui a Tokyo (nel 1978 e nel 1990). Fu così gentile da presentare un commento in occasione della mia seconda lezione ad Harvard.21
Una cosa che Galbraith disse in quel nostro incontro a Tokyo di nove anni fa produsse in me una profonda impressione: «Fra due settimane (15 ottobre) avrò ottantadue anni, ma considero ogni compleanno come un nuovo inizio. Credo che più si diventa vecchi più ci sia da imparare». Questa è la filosofia di vita del sempre giovane professor Galbraith. Affermò anche che avere scopi e progetti giornalieri precisi quando ci si alza la mattina è importante per rimanere sempre vigili e in buona salute.
Dovremmo alzarci ogni mattina pronti ad affrontare il mondo. A questo proposito un Gongyo del mattino vigoroso e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo ci permettono di iniziare la giornata freschi e pieni di energia; è una maniera meravigliosa per rimanere in forma e in buona salute.
La pratica di Gongyo e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo sono una cerimonia sublime nella quale armonizziamo il microcosmo della nostra vita con il ritmo fondamentale del macrocosmo, dell'universo. Giungiamo le mani in preghiera davanti al Gohonzon, facciamo Gongyo e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. Le nostre voci arrivano a tutti i Budda, i bodhisattva e le divinità celesti, le funzioni protettrici dell'universo: anche se non possiamo vederle, esse si radunano intorno a noi per preservarci dai pericoli, siamo proprio in mezzo a loro. Il potere di Nam-myoho-renge-kyo è veramente fantastico; tutte le funzioni protettrici diventano nostre alleate e per questo abbiamo la capacità e la missione di guidare l'umanità alla felicità.
Galbraith osservò che il più grande errore che commettono gli anziani è andare in pensione, perché senza lavorare si smette di fare esercizio fisico e mentale, e aggiunse che il declino nell'attività mentale ha un impatto particolarmente negativo.
Questo è ancora più valido nel mondo della fede; nella fede non si va in pensione. La nostre attività per kosen-rufu rappresentano il maggiore sforzo mentale e spirituale: esse rafforzano la nostra energia vitale e quindi sono il mezzo fondamentale per rimanere in buona salute.
Da un discorso alla 35° riunione dei responsabili di Centro della Soka Gakkai, Tokyo, 3 luglio 1999
Continuiamo a imparare per tutta la vita
Parlando della pittrice americana Grandma Moses (1860-1961), il cui talento artistico fiorì in tarda età, il presidente Ikeda ci esorta a brillare di creatività ancora di più quando invecchiamo e a vivere i nostri ultimi anni con lo splendore glorioso del vivido fogliame autunnale.
La pittrice americana Grandma Moses è famosa per le sue belle e nostalgiche scene pastorali e per la sua personalità semplice e schietta. Esempio concreto del detto "non è mai troppo tardi per imparare", iniziò a dipingere quando era avanti con gli anni e continuò fino alla morte giunta a 101 anni, realizzando una mole sorprendente di opere, oltre 1500, rappresentative della cosiddetta arte naif.
La conclusione della sua autobiografia Grandma Moses: la storia della mia vita la rivela come un'autentica maestra nell'arte di vivere: «Ripenso alla mia vita come a una buona giornata di lavoro svolto che mi rende soddisfatta. Al termine sono felice e appagata [...]. La vita è ciò che ne facciamo, lo è sempre stato e lo sarà sempre».22
Come è noto, Grandma Moses era una semplice contadina. Nacque nel 1860 in una zona rurale e sin dall'infanzia aiutava nel lavoro dei campi. Dall'età di dodici anni fu impiegata come domestica fissa nelle famiglie: cucinava, svolgeva le faccende di casa e si prendeva cura dei malati. Non ricevette mai un'educazione superiore a quella elementare e a ventisette anni si sposò, continuando a lavorare incessantemente.
Ebbe dieci figli, di cui cinque morirono in tenera età. Gli altri crebbero, si sposarono e andarono a lavorare nelle proprie fattorie. Quando aveva sessantasei anni, il marito Thomas morì di infarto. E dopo i settantacinque anni cominciò a dipingere.
Ricreò sulla tela molti dei suoi bei ricordi: una slitta trainata da un cavallo sauro su un sentiero innevato, i prati verdi in primavera, deliziose vallate che si aprono in mezzo alle colline, persone che preparano lo sciroppo d'acero.
Aveva trascorso le sue giornate tra fatiche estenuanti, occupandosi di una famiglia numerosa e mandando avanti una fattoria. Come riuscì a risvegliarsi a un'attività del tutto nuova nei suoi ultimi anni?
In realtà il suo non fu un risveglio improvviso, perché la sua creatività era sempre stata desta.
Ad esempio aveva cominciato a fare il burro, che vendeva in un negozio locale. Era un buon prodotto e alla gente piaceva, così riuscì ad alzare i prezzi e aumentare le vendite, creando un giro di affari considerevole. Poi si mise a produrre patatine fritte e vendeva anche quelle.
Nella sua biografia si legge: «Ovviamente ci sono stati dei problemi ma, come dire, me li sono spazzolati via di dosso. Ho cercato di insegnare a me stessa a dimenticare, perché alla fine comunque tutto cessa».23
Visse - o meglio combatté duramente - ogni momento, rendendolo luminoso. Sbrigava le sue incombenze domestiche senza lamentarsi, godendosele al massimo: ma non si limitava a svolgere quel ruolo, riusciva anche a riempire ogni giornata della sua peculiare attività creativa.
Come pittrice era completamente autodidatta e, cosa abbastanza stupefacente, nonostante abbia cominciato a dipingere in tarda età il suo lavoro migliorò costantemente. Già aver realizzato 1500 opere in poco più di vent'anni è un risultato notevole. I suoi quadri, che segnano una nuova fase dell'arte naif, furono la fioritura degli sforzi quotidiani che aveva compiuto nella vita fino a quel momento. A più di settant'anni aveva intrapreso una nuova strada: cominciando a dipingere, facendosi trasportare ovunque dalle ali della sua creatività, assaporò un meraviglioso senso di soddisfazione e di gioia.
Tutti abbiamo le ali della creatività, che non si limitano al mondo dell'arte: è possibile librarsi con quelle stesse ali nella vita quotidiana o nella propria comunità. Questa è la lezione di vita che Grandma Moses ci impartisce.
Chi fa risplendere sempre di più la propria creatività, anno dopo anno, è senza età perché è protagonista della propria vita.
Vivere significa imparare sempre e la vita, come diceva Grandma Moses, è sempre ciò che noi ne facciamo. Il suo esempio ci mostra che non siamo mai troppo vecchi per una nuova partenza, e che per farla non ci occorre una formazione ufficiale.
Io vedo in lei un raro spirito di autodisciplina e di fiducia in se stessi. È attraverso l'autodisciplina che sviluppiamo la fiducia in noi: questa è senza dubbio la chiave per svolgere un ruolo attivo nella vita fino all'ultimo istante.
Da un saggio della raccolta Kokoro no Shiki (Stagioni del cuore), pubblicato in giapponese nel maggio 1993
Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di settembre 2015
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)
brani scelti da testi di Daisaku Ikeda, selezione e adattamenti a cura della SGI
Nichiren Daishonin incoraggiò una discepola con queste parole: «Diventerai più giovane e accumulerai fortuna» (L'unità di marito e moglie, RSND, 1, 410).
Nessuno può evitare la decadenza fisica dovuta all'invecchiamento, ma noi membri della famiglia Soka, che pratichiamo la Legge mistica sostenendoci e incoraggiandoci a vicenda, possiamo risplendere di uno spirito sempre più giovane, accumulando fortuna ogni anno che passa e realizzando insieme la nostra vittoriosa rivoluzione umana.
Un membro della divisione uomini, che aveva praticato assiduamente il Buddismo di Nichiren per molti anni, venne colpito nell'ultima fase della vita dal morbo di Alzheimer. Per la moglie e i figli era veramente arduo gestire la sua malattia. Il presidente Ikeda, lodandoli per l'impegno affettuoso con il quale si prendevano cura di lui, li incoraggiò con calore: «Non dovete preoccuparvi; anche se i ricordi contenuti nella sua mente dovessero gradualmente svanire o scomparire del tutto, la fortuna e i benefici che ha accumulato nel corso della vita dureranno per sempre. Gli sforzi che ha compiuto per kosen-rufu sono eterni e indelebili. Tuo marito, vostro padre, sta combattendo una grande battaglia per dare il tocco finale alla sua vita; si è sobbarcato la missione di trasformare il karma dell'intera famiglia. Mi auguro che riusciate a vedere la situazione in questo modo continuando a recitare Daimoku per lui vegliandolo con amore. È inutile che vi tormentiate chiedendovi perché gli sia accaduto questo o preoccupandovi di ciò che gli altri possono pensare.
Da una certa prospettiva, forse, potreste dire che in questo momento vostro padre sta facendo un bel sogno. Ha sostenuto tante persone, si è preso cura di loro, e adesso tutte lo stanno sostenendo e si prendono cura di lui. È una condizione vitale meravigliosa. So quanto deve essere difficile per voi, ma sono certo che riuscirete a trasformare in positivo questa situazione cambiando il veleno in medicina, incoraggiando tutti.
Qualsiasi cosa accada continuate a vivere con serenità e fiducia, insieme alla vostra famiglia e agli amici praticanti. Questa è la strada della fede».
Godiamo di una "terza età" piena di ricompense e soddisfazioni
La vita si può dividere in tre fasi: la prima è quella della scuola, la seconda è l'età dell'indipendenza, in cui ci impegniamo nel lavoro o nell'adempimento di altre responsabilità, e la terza, dal pensionamento in poi, è la fase in cui portiamo a compimento la nostra esistenza. Il presidente Ikeda ci offre una guida preziosa su come rendere feconda e pienamente appagante quest'ultima fase della vita.
In generale, il Buddismo si concentra sulla soluzione delle sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte. Ma il Buddismo di Nichiren Daishonin non si limita a insegnarci il loro semplice superamento. Infatti nella Raccolta degli insegnamenti orali si afferma: «Le parole "quattro lati" [della Torre preziosa] indicano la nascita, la vecchiaia, la malattia e la morte. Noi usiamo gli aspetti di nascita, vecchiaia, malattia e morte per adornare la torre che è il nostro corpo» (BS, 114, 45). Il Buddismo di Nichiren ci porta ad approfondire la comprensione di queste quattro sofferenze facendoci osservare che si possono trasformare in tesori, aggiungendo così dignità e splendore alla "torre che è il nostro corpo", alla Torre preziosa della nostra stessa vita.
C'è un detto che afferma: «Lo stupido crede che la vecchiaia sia come l'inverno; il saggio la considera un'epoca d'oro». Tutto dipende dal nostro atteggiamento, da come consideriamo la vita. Guardiamo alla vecchiaia come a un periodo di declino che finisce con la morte o come a una fase nella quale abbiamo l'opportunità di raggiungere i nostri obiettivi e portare a compimento un'esistenza piena di risultati e soddisfazioni? La vecchiaia è un cammino discendente verso l'oblio o un sentiero ascendente verso nuove vette? La vecchiaia, in particolare per ciò che riguarda il senso di ricchezza e soddisfazione che potremo provare in quegli anni, sarà assai diversa a seconda della visione che ne abbiamo.
[...] Cerchiamo di rendere questa terza fase della vita una nuova fase di giovinezza. La gioventù non è qualcosa che svanisce con l'età, è il nostro atteggiamento verso la vita che ci rende giovani. Finché manterremo un atteggiamento positivo e uno spirito di sfida, continueremo ad acquisire profondità e ricchezza e la nostra vita risplenderà come oro o argento lucidati.
Potremmo dire che la sfida più importante, in questa terza fase, sia vivere rimanendo fedeli a noi stessi fino all'ultimo, mostrando il nostro comportamento alle persone che ci circondano.
I ricordi e l'esempio della vita di chi non c'è più possono essere una grande fonte di incoraggiamento e di forza.
Che contributo possiamo dare, cosa possiamo lasciare in eredità agli altri nella terza fase della nostra vita? Quando saremo stati privati di tutto, della ricchezza materiale, della fama e della posizione sociale, la sola cosa che rimarrà dopo la nostra morte sarà l'esempio di come abbiamo vissuto in quanto esseri umani.
[...] Nichiren Daishonin scrive: «Se si accende un fuoco [una lanterna] per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (Sulle tre virtù del cibo, RSND, 2, 996). In una società che sta invecchiando, l'intenzione di contribuire al benessere degli altri è molto importante e, in ultima analisi, ciò significa illuminare anche la nostra stessa strada.
Il Buddismo di Nichiren insegna che, poiché abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di tutti gli esseri viventi, dovremmo pregare affinché tutti loro conseguano la Buddità (cfr. Le quattro virtù e i quattro debiti di gratitudine, RSND, 2, 601).
Dare valore alle persone e considerare preziose le relazioni umane sono requisiti vitali per creare una società nella quale tutti possano veramente godere di vite lunghe e realizzate.
Ciò che importa è quanto siamo in grado di migliorare la qualità della vita durante il nostro tempo qui sulla terra, indipendentemente dalla sua durata. È diverso vivere a lungo dal condurre un'esistenza ricca e soddisfacente: una vita infatti può essere feconda e realizzata anche se è breve.
Ciò che importa è vivere ogni giorno senza rimpianti, facendo progressi nel nostro impegno per kosen-rufu, continuando a nutrire nel cuore uno scopo luminoso e una ragione di vita indipendentemente dall'età. Vivere così ogni giorno è la chiave per condurre un'esistenza di profonda soddisfazione e realizzazione.
[...] Il ricordo dell'arduo impegno profuso nella pratica buddista per la nostra felicità e per quella degli altri e dell'aver recitato costantemente Nam-myoho-renge-kyo durerà in eterno attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Rimarrà impresso indelebilmente nella nostra vita anche se dovessimo essere colpiti dal morbo di Alzheimer, perché è scritto nitidamente nel "diario del cuore".
Le attività della SGI sono la maggior fonte di orgoglio nella vita. Quando recitiamo Daimoku e agiamo per la felicità degli altri anche noi diventiamo felici. Non esiste esistenza più degna.
Nichiren Daishonin scrive: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con un'unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano» (Domande e risposte riguardo all'abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 58).
Non c'è niente di cui preoccuparci. La fortuna e i benefici che accumuliamo nel corso della pratica buddista non invecchieranno mai e, anche se dovessimo ammalarci di Alzheimer, rimarranno latenti nelle profondità del nostro essere.
Fondamentalmente la società deve imparare a tributare valore e rispetto agli anziani, anche a chi soffre di Alzheimer o di altre forme di decadenza cognitiva, considerandoli persone venerabili, predecessori che hanno dato un importante contributo alla società. Con il rapido incremento della popolazione matura siamo tutti chiamati a prenderci cura delle persone anziane in una forma o nell'altra.
Una società che invecchia dovrà rivedere i propri valori privilegiando la cooperazione rispetto alla competizione, la qualità rispetto all'efficienza, la ricchezza spirituale rispetto a quella materiale. Sarà un tempo in cui non ci si chiede più cosa gli altri possono fare per noi bensì cosa noi possiamo fare per gli altri, un tempo in cui trovare modi per dare il nostro contributo cercando nel contempo di rimanere sani e in forma. Questa è una vita di creazione di valore.
[...] Platone consigliava di «rievocare nel vigore dei giovani intorno a noi il nostro antico vigore giovanile e permettere alla loro energia di rivivere in noi».
Alle riunioni di discussione della SGI, a cui partecipano persone di tutte le età, gli anziani hanno l'occasione di assorbire energia dai giovani e i giovani hanno l'opportunità di imparare dall'esperienza e dalla saggezza degli anziani. Nel Buddismo nulla va sprecato: in questo senso è un modello per una società che sta invecchiando.
La chiave è mantenere viva la speranza, rimanendo fedeli ai nostri ideali e continuando a progredire nella realizzazione della nostra missione finché siamo in vita.
Il poeta americano Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882) scrisse:
Non meno della giovinezza
è un'occasione la vecchiaia,
solo con un'altra veste.
E mentre il crepuscolo svanisce
il cielo si riempie di stelle, invisibili di giorno.1
Uniamoci per rendere gli ultimi anni della nostra vita brillanti come un cielo notturno pieno di stelle scintillanti.
[...] Una vita vissuta pienamente fino all'ultimo istante è bellissima. Perciò è cruciale mantenere lo spirito e la vivacità della gioventù per tutta l'esistenza. Non dobbiamo fare dell'età una scusa per essere inattivi o per ritirarci dalla vita.
Molti discepoli anziani di Shakyamuni invecchiando tendevano a compiacersi e a considerarsi soddisfatti di se stessi. Ritenendo di aver raggiunto una certa posizione e un certo grado di Illuminazione, si accontentavano. Avevano praticato per tanto tempo, e pensavano che sebbene l'Illuminazione di Shakyamuni fosse meravigliosa non sarebbero mai riusciti a eguagliarla, per cui si accontentavano della condizione che avevano raggiunto.
Ma Shakyamuni disse che stavano sbagliando. Quando nel Sutra del Loto formulò la profezia che Shariputra [che rappresentava le persone dei due veicoli, cioè gli ascoltatori della voce e i risvegliati all'origine dipendente] sarebbe diventato un Budda nelle epoche future, affermò che i suoi discepoli si dovevano impegnare con energia nella loro pratica buddista per tutta la vita. Li esortò severamente a continuare a sforzarsi perché quello era l'unico modo di conseguire la Buddità. E i discepoli anziani si risvegliarono dal proprio autocompiacimento, rinnovarono i propri sforzi e furono pieni di gioia. In questo modo le persone dei due veicoli, delle quali si diceva che fossero incapaci di conseguire la Buddità, poterono diventare Budda anch'esse (cfr. SDLPE, 99-101).2
«Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese» (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 885): queste parole del Daishonin sono l'emblema dello spirito del Sutra del Loto e della Soka Gakkai.
[...] Il poeta americano Samuel Ullman (1840-1924) scrisse nella sua famosa poesia Giovinezza: «La giovinezza non è un'epoca della vita, è uno stato della mente...» e «Giovinezza indica un temperamento in cui è predominante il coraggio rispetto alla paura, la sete di avventura rispetto all'amore per le comodità. Spesso ciò si trova più in una persona di sessant'anni che in una di venti...».3
La giovinezza non dipende dall'età anagrafica. Fintanto che nutriamo un'ardente passione per kosen-rufu, possiamo essere giovani anche a novant'anni.
Di fronte all'inevitabile realtà dell'invecchiamento e della morte, come si può vivere l'ultimo capitolo della propria esistenza in modo attivo e brillante nella vita personale e sociale rimanendo fedeli a se stessi? Questa è la domanda più importante per la società del XXI secolo, che sta invecchiando rapidamente.
Solo il Buddismo di Nichiren e la SGI offrono una soluzione autentica a questa sfida. Con tale convinzione proseguiamo in quel grande viaggio di speranza che è kosen-rufu, creando una storia vittoriosa fatta di esistenze vissute pienamente.
Dal dialogo Una discussione sulla terza età. Invecchiare nella società contemporanea pubblicato in giapponese nell'ottobre 1998
Sfidiamoci senza sosta fino alla fine
Spiegando il significato profondo della perpetua giovinezza e della vita eterna nel Buddismo, il presidente Ikeda parla dell'aureo valore della vecchiaia che, se si crede nella Legge mistica, può essere il periodo di maggiore soddisfazione e realizzazione.
La lotta contro l'invecchiamento in realtà è una lotta contro la paura di affrontare nuove sfide. L'invecchiamento avviene più rapidamente nelle persone che cominciano a pensare di aver fatto abbastanza, che perdono lo spirito di far crescere i giovani e rimangono attaccate al passato. Le persone che hanno uno spirito giovanile sono quelle che continuano a sfidarsi fino in fondo: sono davvero degne di ammirazione, sempre giovani e vittoriose nella vita. Se ci pensiamo, lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) aveva più di ottant'anni quando ultimò il Faust, il suo capolavoro.
Il presidente fondatore della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi continuò a sfidarsi fino agli ultimi momenti della sua vita. Quando incontrò il Buddismo di Nichiren aveva cinquantasette anni e quando fondò la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore, antesignana della Soka Gakkai) ne aveva cinquantanove. A settant'anni, ancora pieno di energia, viaggiava in treno fino al Kyushu (la più meridionale delle quattro isole principali che compongono il Giappone) per dare guide personali e condividere il Buddismo con gli altri. Amava usare l'espressione "noi giovani".
Circa un mese prima di morire mandò una cartolina dalla sua cella in cui scriveva: «Sto leggendo avidamente la filosofia di Kant». Uno spirito di ricerca così pieno di passione e di sete di conoscenza è senza dubbio fonte di giovinezza.
L'insegnamento buddista della perpetua giovinezza e della vita eterna ovviamente non indica che non invecchieremo o non moriremo mai, ma riguarda la nostra condizione o forza vitale. Nel Sutra del Loto si legge: «Se una persona che soffre per una malattia può ascoltare questo sutra, la sua malattia svanirà ed egli non conoscerà né vecchiaia né morte» (SDLPE, 394). E il Daishonin scrive: «Se si pensa al potere del Sutra del Loto, si trovano perpetua giovinezza e vita eterna davanti ai propri occhi» (Risposta a Kyo'o, RSND, 1, 366).
In altri termini ci viene promesso che se crediamo nella Legge mistica e l'abbracciamo non saremo mai sconfitti dalla malattia, potremo progredire per sempre con uno spirito giovane indipendentemente dall'età, costruendo uno stato di felicità indistruttibile ed eterno. Non è niente di straordinario: i preziosi membri del gruppo Molti Tesori, sempre attivi e vivaci, ne sono l'esempio perfetto.
In un certo senso è naturale che non ci piaccia invecchiare, perché ci fa pensare all'inevitabilità della morte. Ma ogni periodo della vita ha il suo valore specifico e prezioso.
Qual è il vero significato della vecchiaia? Non è un tempo in cui guardarsi indietro con un nostalgico desiderio di giovinezza. Credo piuttosto che sia il culmine della vita, il periodo di maggiore soddisfazione e realizzazione. Non è un'epoca tetra e triste, è il tempo in cui emaniamo la luce splendente e gloriosa di un magnifico tramonto. Come diceva lo scrittore francese Victor Hugo (1802-1885): «V'è non so quale aurora in una vecchiezza fiorente».4
Purtroppo la società di oggi ha distolto lo sguardo dalla realtà fondamentale della morte perdendo così di vista l'aureo valore della vecchiaia.
Dal dialogo Discussioni su vita e morte pubblicato in giapponese nel novembre 2006
Il segreto di una vecchiaia piena di vigore
Il presidente Ikeda ci assicura che il segreto di una vita lunga e felice è continuare ad avanzare con entusiasmo, speranza, gioia e senso di missione verso un grande obiettivo.
Qual è il segreto della longevità? Naturalmente bisogna tener conto delle differenze individuali, e vi sono molte opinioni diverse sull'argomento, ma noi della SGI sicuramente concordiamo sul fatto che una chiave importante per una lunga vita è la nostra pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Oltre a ciò, in genere si afferma che l'atteggiamento mentale abbia un'influenza determinante sulla longevità. Vorrei elencarvi in particolare alcuni elementi che sembra influiscano positivamente.
- NON PREOCCUPARSI TROPPO:
In una scrittura buddista Shakyamuni afferma:
Che nessuno insegua il passato,
né coltivi speranze per il futuro,
perché il passato non c'è più
e il futuro non è ancora arrivato.
Si osservi via via attentamente
ogni condizione che sorge nel presente,
in maniera invincibile e incrollabile,
la si conosca e se ne sia certi.
È in questo preciso momento
che occorre praticare con ardore.5
È sciocco recriminare sul passato e angosciarsi all'infinito, o agitarsi e preoccuparsi inutilmente di un futuro ignoto: dovremmo piuttosto concentrarci nel prenderci cura di quello che dobbiamo fare oggi. L'importante è vivere ogni giorno onestamente e coscienziosamente. Questo è il messaggio del Budda.
Le persone che vivono a lungo sono per la maggior parte ottimiste. Spero che viviate ogni giorno con gioia e con genuino ottimismo.
- AVERE UNO SCOPO O UN OBIETTIVO
Il presidente francese Charles de Gaulle (1890-1970) una volta osservò che la fine della speranza è l'inizio della morte.6 La speranza è vita. Perdere la speranza significa perdere la voglia di vivere.
Praticare il Buddismo di Nichiren equivale a vivere sempre con speranza. Significa assumersi personalmente la responsabilità di creare speranza, concretizzarla e continuare ad andare avanti sempre di buon umore verso la creazione di una speranza ancora maggiore. La fede è la forza trainante che ci permette di farlo.
- AVERE SENSO DELL'UMORISMO E SAPER RIDERE
In Europa c'è un vecchio detto: «Un cuore allegro è una buona medicina» [Citazione dalla Bibbia, Proverbi, 17-22, n.d.t.].
Il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) faceva notare che una risata è come un medico che esercita un effetto positivo sulla nostra salute.7 Il vero umorismo non è superficiale, è espressione di un cuore aperto, rilassato e generoso. Viviamo con un "cuore allegro". Per fare questo dobbiamo vincere ogni giorno nella vita, continuando ad avanzare con una potente forza vitale.
- IMPEGNARSI IN UN LAVORO O PER UNA MISSIONE
Si narra che il premio Nobel Albert Schweitzer (1875-1965) abbia detto: «Finché ci saranno cose che posso fare non ho intenzione di morire. E se faccio cose, non c'è bisogno che muoia. Così vivrò a lungo, molto a lungo».8 E infatti visse fino a novant'anni.
Possiamo ipotizzare che la fonte della vitalità che gli permise di vivere così a lungo fosse la convinzione di avere una missione da compiere e che, finché non l'avesse realizzata, non poteva e non voleva morire.
Oltre ai quattro punti elencati possono esserci altri fattori che contribuiscono alla longevità. Comunque questi quattro punti sono tutti contenuti negli insegnamenti del Buddismo di Nichiren e possono essere coltivati attraverso le nostre attività nella SGI.
I membri della SGI vanno avanti con speranza, con cuore allegro e senso di missione verso il grande obiettivo di kosen-rufu. Tutti voi che percorrete questa strada insieme alla SGI state conducendo in maniera naturale la vita più realizzata e degna di ammirazione.
Il Daishonin rassicura Nichigen-nyo, la moglie di Shijo Kingo, dicendole: «Diventerai più giovane e accumulerai fortuna» (Unità di marito e moglie, RSND, 1, 410).
Spero che tutti voi sperimentiate a fondo l'immenso potere della Legge mistica.
Da un discorso alla 58esima riunione dei responsabili di centro della Soka Gakkai, Tokyo, 25 settembre 1992
L'eterno rifugio sicuro è la Buddità
Lo scopo fondamentale del Buddismo è il conseguimento della Buddità. Fintanto che lo teniamo a mente possiamo far sì che i nostri ultimi anni di vita siano un'aurea opportunità di sviluppo e miglioramento personale, nei quali utilizzare appieno il nostro ricco bagaglio di saggezza e di esperienza per contribuire alla felicità degli altri e consolidare lo stato vitale di Buddità dentro di noi.
Mentre risiedeva sul Monte Minobu, Nichiren Daishonin inviò alcune lettere di incoraggiamento all'anziano prete laico di Ko e a sua moglie, la monaca laica di Ko, due discepoli che vivevano sulla remota isola di Sado.
Una lettera alla coppia si conclude con questa parole: «Nessun luogo è sicuro. Mantenete la convinzione che la dimora finale è la Buddità» (Risposta al prete laico di Ko, RSND, 1, 435). Qual è la nostra dimora finale, la nostra dolce casa, il nostro rifugio sicuro? È qui, dentro di noi. Lo stato di Buddità che facciamo emergere nella nostra vita è l'eterno rifugio sicuro.
Le circostanze esterne non determinano la pace della mente. Per quanto la casa in cui viviamo possa essere meravigliosa, se siamo tristi e soli non possiamo affermare di sentirci a nostro agio o di condurre una vita felice. E anche se le nostre circostanze attuali sono buone, non c'è alcuna garanzia che dureranno per sempre: solo il "palazzo" di pace e sicurezza che costruiamo dentro la nostra vita con la pratica buddista è eterno.
Il prete laico e la monaca laica di Ko praticarono il Buddismo al fianco di Abutsu-bo e di sua moglie, la monaca laica Sennichi, che vivevano a Sado come loro. Il Daishonin osservava affettuosamente questa amicizia fra le due coppie e inviava loro incoraggiamenti dettagliati affinché lavorassero insieme in armoniosa unità.
Non c'è dubbio che più si invecchia più si apprezza la fortuna di avere amici che ci sostengono e ci incoraggiano. I membri della SGI stanno estendendo sempre di più questa rete di amici preziosi nella loro comunità e in tutta la società.
Shakyamuni disse: «Per coloro che sono sempre cortesi e rispettosi nei confronti degli anziani, quattro sono le cose che aumentano: vita, bellezza, felicità e forza».9 Questo di certo ha senso alla luce della Legge di causa ed effetto. Una società che rispetta gli anziani è una società che rispetta la vita umana e in quanto tale continuerà a fiorire e prosperare.
In uno dei suoi scritti il Daishonin cita un passo del Sutra del Loto: «È nostro desiderio avvalerci [...] delle nostre lunghe vite per salvare gli esseri viventi» [SDLPE, 328] (GZ, 657).10 "Lunga vita" in questo contesto si riferisce alla durata incommensurabilmente lunga della vita del Budda che viene spiegata nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto Durata della vita del Tathagata. Lo stato vitale eterno della Buddità sgorga nella vita di coloro che praticano il Sutra del Loto.
Inoltre, basandoci sul principio di "prolungare la vita attraverso la fede",11 possiamo aumentare la forza vitale e la durata della nostra vita.
Va aggiunto che i bodhisattva non si impegnano a vivere a lungo unicamente per se stessi. Lo fanno per poter servire al meglio gli altri, usando la loro esperienza e la loro miscela di compassione e saggezza. È una distinzione sottile ma cruciale.
In uno dei suoi scritti il Daishonin parla della guida dei Bodhisattva della Terra come di «un vecchio venerabile chiamato Bodhisattva Pratiche Superiori»12 (Risposta al prete laico Takahashi, RSND, 1, 537).
Questo passo ha un significato profondo dal punto di vista del Buddismo, ma ciò che vorrei sottolineare oggi è che l'espressione "vecchio" qui non ha alcuna accezione negativa o dispregiativa. Suggerisce l'idea di una maestà degna di venerazione, fa pensare a una persona che possiede qualità che indicano una vera padronanza della vita come una fede salda, un costante agire compassionevole, un coraggio indomito, un'eccezionale capacità comunicativa, una pazienza incrollabile, un'ineffabile nobiltà e dignità, un'inesauribile riserva di saggezza in grado di risolvere qualsiasi problema.
Potremmo definirla una descrizione perfetta dei Bodhisattva della Terra che stanno diffondendo i principi dell'umanesimo in questi tempi così travagliati.
Da un discorso durante un corso di responsabili nazionali nella prefettura di Shizuoka, 1 febbraio 1997
Fare della vita un'arte
Descrivendo gli ultimi anni di vita di Florence Nightingale (1820-1910), la fondatrice della professione infermieristica moderna, il presidente Ikeda descrive un meraviglioso modo di vivere nel quale la fiamma della missione continua ad ardere intensamente fino all'ultimo istante.
Nightingale promise alle sue diplomate: «Cercherò di imparare fino all'ultima ora della mia vita. [...] Quando non potrò più imparare prendendomi cura degli altri, imparerò da chi si prenderà cura di me, osservando le infermiere che fanno pratica su di me».13 E rimase fedele a queste parole per tutta la vita.
All'età di quarant'anni, quando fondò la Scuola Nightingale per la formazione delle infermiere,Attualmente la Facoltà di Infermieristica e Ostetricia Florence Nightingale del King’s College di Londra. aveva gravi problemi di salute. Era costantemente afflitta dal mal di testa, dalla nausea e da attacchi di asma, e il dover parlare a lungo la sfiniva. Molti temevano che morisse troppo giovane e, in effetti, in varie occasioni nel corso della vita rischiò di non sopravvivere, ma non interruppe mai il suo lavoro. Liquidava la malattia dicendo: «Ho troppo da fare per avere il tempo di morire».Zachary Cope, Florence Nightingale and The Doctors, J. B. Lippincott Company, Philadelphia, 1958, p. 37.
Anche quando non riusciva a muoversi scriveva, e così teneva sempre una scorta di penne e matite di fianco al suo letto. Produsse un numero enorme di articoli e documenti statistici, scrisse più di dodicimila lettere, e il consiglio del suo medico di smettere di scrivere non fece altro che spronarla a proseguire: «Dicono che non dovrei scrivere lettere. Allora ne scriverò ancor di più».Cecil Woodham-Smith, Florence Nightingale, Constable and Company Ltd., London, 1951, p. 387. Dichiarò anche: «Se perdessi il mio Rapporto [cioè se non fossi in grado di finirlo] che vantaggio mi porterebbe aver "risparmiato" la salute?».Ibidem, p. 300. Queste parole rispecchiano la salda convinzione che la accompagnò per tutta la vita. Nightingale era mossa dalla fiamma ardente di un potente scopo interiore al quale si dedicava senza risparmiarsi.
Alla fine anche la sua vista iniziò a declinare e tuttavia affermò: «No, no, mille volte no. Non ho intenzione di diventare indolente».16 A ottant'anni diventò cieca e tuttavia non si disperò. Continuò ad andare avanti pensando che aveva ancora due orecchie per ascoltare e una bocca per parlare. Le persone che andavano a farle visita erano stupite di quanto fosse ben informata degli ultimi eventi.
Le scritture buddiste ci insegnano che se perdiamo le mani abbiamo i piedi, e se perdiamo i piedi abbiamo gli occhi; se perdiamo gli occhi abbiamo la voce e se perdiamo la voce abbiamo la vita.17 Con questa determinazione dobbiamo continuare a diffondere il Buddismo finché viviamo. Questo è lo spirito dei veri buddisti.
Perfino sul letto di morte Shakyamuni predicò la Legge a un asceta che era venuto a trovarlo, lo convertì o lo accolse come il suo ultimo discepolo in questa vita.18
Il mio mentore, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, diceva spesso che la felicità o l'infelicità di una vita si decide solo negli ultimi anni. Gli ultimi anni della vita di Nightingale furono i più belli e i più ricchi. Lei stessa li descrive come i suoi giorni migliori. In quell'epoca nessuna donna fu tanto amata e stimata quanto lei: si diceva che bastava pronunciare il suo nome perché le persone si rallegrassero, e molte donne dichiararono di voler essere come lei. Le persone venivano da tutta l'Inghilterra e dal mondo intero per ricevere la sua guida e i suoi consigli, i reali e i politici facevano a gara per incontrarla, ma lei rifiutava di vedere chiunque non avesse un interesse nella professione infermieristica.
Dava molto valore ai giovani dicendo: «Sono sempre più impaziente di vedere dei successori».Cecil Woodham-Smith, Florence Nightingale, pp. 585-86. Riceveva centinaia di lettere da ragazze che volevano diventare infermiere e rispondeva alla maggior parte di loro. Fino all'ultimo istante cercò di capire cosa occorresse fare e lo fece, piantando i semi per il futuro. «Fare della Vita un'arte! [...] Di tutte le belle arti questa è la più bella».Edward Cook, The Life of Florence Nightingale, London, Macmillan and Co. Ltd., 1913, vol. 2, p. 430. E fu esattamente così che Nightingale visse.
Il 31 agosto 1910 quella "vita magistrale" giunse serenamente al termine. Aveva novant'anni e quell'anno era il cinquantesimo anniversario della fondazione della sua scuola. In conformità ai suoi desideri la cerimonia funebre fu semplice.
Nightingale considerava la morte come l'inizio di un nuovo ciclo di «immensa attività».20 Scrive Nichiren Daishonin: «Attraversando il ciclo di nascita e morte si percorre la propria strada sulla terra della natura del Dharma, o Illuminazione, che è intrinseca in noi» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 111, 46). Coloro che hanno fede nella Legge mistica avanzano con gioia nella vita e nella morte sulla grande terra della loro natura intrinsecamente illuminata, la terra della Buddità.
La vita è eterna. Perciò è essenziale forgiare uno stato vitale assolutamente indistruttibile di eternità, felicità, vero io e purezza in questa esistenza. Per fare ciò è necessaria una fede corretta e sono ugualmente essenziali azioni sincere e rette per il bene degli altri.
Coloro che dedicano la vita a kosen-rufu possono percorrere il cammino della felicità eterna assaporando la più grande di tutte le gioie.
Dalla serie di saggi Florence Nightingale: un tributo al secolo delle donne, pubblicato in giapponese nel marzo 2002
«Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori del sistema maggiore di mondi»
Il motto del presidente Ikeda è "vivere ogni giorno al massimo". Ogni giorno di vita è incredibilmente prezioso. Qui ci esorta a far risplendere in ogni singolo giorno il valore incommensurabile della vita.
Scrive Nichiren Daishonin: «Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori del sistema maggiore di mondi» (Il prolungamento della vita, RSND, 1, 848). Sta dicendo che un singolo giorno di vita è più prezioso della più ricca collezione di gioielli del mondo.
L'oggi è importante. Ho messo in pratica questo punto dando valore a ogni mia giornata dedicando la vita a servire i membri. Questo è il mio credo.
Il Daishonin inoltre afferma: «Hai incontrato il Sutra del Loto. Se vivi anche un solo giorno di più puoi accumulare una fortuna ancora più grande. Quant'è preziosa la vita!» (Ibidem, 849).
La vostra vita è preziosa e ha una profonda missione: anche se esteriormente potete sembrare uguali ad altre persone che si impegnano nella società, i vostri giorni trascorsi a lavorare per kosen-rufu come membri della SGI sono incomparabilmente nobili e imperituri, se valutiamo il tempo sulla base dell'eternità della vita.
Spero che vi sforziate di vivere pienamente ogni vostra giornata in modo da poter dire che oggi è stato un giorno piacevole, vittorioso, pieno di soddisfazione e libero da rimpianti.
Da un discorso a una riunione dei responsabili nazionali della divisione uomini, Tokyo, 10 ottobre 1992
Nel mondo della fede non si va in pensione
Riferendosi a un dialogo con l'economista americano John Kenneth Galbraith (1908-2006), che sfruttò ogni giorno della sua vita fino all'ultimo istante, il presidente Ikeda sottolinea che la nostra pratica di Gongyo e della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, insieme alle attività della SGI, costituisce un modo per rimanere in buona salute e in forma.
John Kenneth Galbraith, economista di fama mondiale e professore emerito all'Università di Harvard, ha novant'anni e continua a lavorare a ritmo sostenuto; anche adesso sta scrivendo un libro. Siamo amici da vent'anni. Gli feci visita nella sua casa di Boston (nel 1993) e ci incontrammo qui a Tokyo (nel 1978 e nel 1990). Fu così gentile da presentare un commento in occasione della mia seconda lezione ad Harvard.21
Una cosa che Galbraith disse in quel nostro incontro a Tokyo di nove anni fa produsse in me una profonda impressione: «Fra due settimane (15 ottobre) avrò ottantadue anni, ma considero ogni compleanno come un nuovo inizio. Credo che più si diventa vecchi più ci sia da imparare». Questa è la filosofia di vita del sempre giovane professor Galbraith. Affermò anche che avere scopi e progetti giornalieri precisi quando ci si alza la mattina è importante per rimanere sempre vigili e in buona salute.
Dovremmo alzarci ogni mattina pronti ad affrontare il mondo. A questo proposito un Gongyo del mattino vigoroso e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo ci permettono di iniziare la giornata freschi e pieni di energia; è una maniera meravigliosa per rimanere in forma e in buona salute.
La pratica di Gongyo e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo sono una cerimonia sublime nella quale armonizziamo il microcosmo della nostra vita con il ritmo fondamentale del macrocosmo, dell'universo. Giungiamo le mani in preghiera davanti al Gohonzon, facciamo Gongyo e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. Le nostre voci arrivano a tutti i Budda, i bodhisattva e le divinità celesti, le funzioni protettrici dell'universo: anche se non possiamo vederle, esse si radunano intorno a noi per preservarci dai pericoli, siamo proprio in mezzo a loro. Il potere di Nam-myoho-renge-kyo è veramente fantastico; tutte le funzioni protettrici diventano nostre alleate e per questo abbiamo la capacità e la missione di guidare l'umanità alla felicità.
Galbraith osservò che il più grande errore che commettono gli anziani è andare in pensione, perché senza lavorare si smette di fare esercizio fisico e mentale, e aggiunse che il declino nell'attività mentale ha un impatto particolarmente negativo.
Questo è ancora più valido nel mondo della fede; nella fede non si va in pensione. La nostre attività per kosen-rufu rappresentano il maggiore sforzo mentale e spirituale: esse rafforzano la nostra energia vitale e quindi sono il mezzo fondamentale per rimanere in buona salute.
Da un discorso alla 35° riunione dei responsabili di Centro della Soka Gakkai, Tokyo, 3 luglio 1999
Continuiamo a imparare per tutta la vita
Parlando della pittrice americana Grandma Moses (1860-1961), il cui talento artistico fiorì in tarda età, il presidente Ikeda ci esorta a brillare di creatività ancora di più quando invecchiamo e a vivere i nostri ultimi anni con lo splendore glorioso del vivido fogliame autunnale.
La pittrice americana Grandma Moses è famosa per le sue belle e nostalgiche scene pastorali e per la sua personalità semplice e schietta. Esempio concreto del detto "non è mai troppo tardi per imparare", iniziò a dipingere quando era avanti con gli anni e continuò fino alla morte giunta a 101 anni, realizzando una mole sorprendente di opere, oltre 1500, rappresentative della cosiddetta arte naif.
La conclusione della sua autobiografia Grandma Moses: la storia della mia vita la rivela come un'autentica maestra nell'arte di vivere: «Ripenso alla mia vita come a una buona giornata di lavoro svolto che mi rende soddisfatta. Al termine sono felice e appagata [...]. La vita è ciò che ne facciamo, lo è sempre stato e lo sarà sempre».22
Come è noto, Grandma Moses era una semplice contadina. Nacque nel 1860 in una zona rurale e sin dall'infanzia aiutava nel lavoro dei campi. Dall'età di dodici anni fu impiegata come domestica fissa nelle famiglie: cucinava, svolgeva le faccende di casa e si prendeva cura dei malati. Non ricevette mai un'educazione superiore a quella elementare e a ventisette anni si sposò, continuando a lavorare incessantemente.
Ebbe dieci figli, di cui cinque morirono in tenera età. Gli altri crebbero, si sposarono e andarono a lavorare nelle proprie fattorie. Quando aveva sessantasei anni, il marito Thomas morì di infarto. E dopo i settantacinque anni cominciò a dipingere.
Ricreò sulla tela molti dei suoi bei ricordi: una slitta trainata da un cavallo sauro su un sentiero innevato, i prati verdi in primavera, deliziose vallate che si aprono in mezzo alle colline, persone che preparano lo sciroppo d'acero.
Aveva trascorso le sue giornate tra fatiche estenuanti, occupandosi di una famiglia numerosa e mandando avanti una fattoria. Come riuscì a risvegliarsi a un'attività del tutto nuova nei suoi ultimi anni?
In realtà il suo non fu un risveglio improvviso, perché la sua creatività era sempre stata desta.
Ad esempio aveva cominciato a fare il burro, che vendeva in un negozio locale. Era un buon prodotto e alla gente piaceva, così riuscì ad alzare i prezzi e aumentare le vendite, creando un giro di affari considerevole. Poi si mise a produrre patatine fritte e vendeva anche quelle.
Nella sua biografia si legge: «Ovviamente ci sono stati dei problemi ma, come dire, me li sono spazzolati via di dosso. Ho cercato di insegnare a me stessa a dimenticare, perché alla fine comunque tutto cessa».23
Visse - o meglio combatté duramente - ogni momento, rendendolo luminoso. Sbrigava le sue incombenze domestiche senza lamentarsi, godendosele al massimo: ma non si limitava a svolgere quel ruolo, riusciva anche a riempire ogni giornata della sua peculiare attività creativa.
Come pittrice era completamente autodidatta e, cosa abbastanza stupefacente, nonostante abbia cominciato a dipingere in tarda età il suo lavoro migliorò costantemente. Già aver realizzato 1500 opere in poco più di vent'anni è un risultato notevole. I suoi quadri, che segnano una nuova fase dell'arte naif, furono la fioritura degli sforzi quotidiani che aveva compiuto nella vita fino a quel momento. A più di settant'anni aveva intrapreso una nuova strada: cominciando a dipingere, facendosi trasportare ovunque dalle ali della sua creatività, assaporò un meraviglioso senso di soddisfazione e di gioia.
Tutti abbiamo le ali della creatività, che non si limitano al mondo dell'arte: è possibile librarsi con quelle stesse ali nella vita quotidiana o nella propria comunità. Questa è la lezione di vita che Grandma Moses ci impartisce.
Chi fa risplendere sempre di più la propria creatività, anno dopo anno, è senza età perché è protagonista della propria vita.
Vivere significa imparare sempre e la vita, come diceva Grandma Moses, è sempre ciò che noi ne facciamo. Il suo esempio ci mostra che non siamo mai troppo vecchi per una nuova partenza, e che per farla non ci occorre una formazione ufficiale.
Io vedo in lei un raro spirito di autodisciplina e di fiducia in se stessi. È attraverso l'autodisciplina che sviluppiamo la fiducia in noi: questa è senza dubbio la chiave per svolgere un ruolo attivo nella vita fino all'ultimo istante.
Da un saggio della raccolta Kokoro no Shiki (Stagioni del cuore), pubblicato in giapponese nel maggio 1993
Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di settembre 2015
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)