Aspirare alla terra del Budda

Il Buddismo del sole per illuminare il mondo / Lezione di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin

Kosen-rufu è il desiderio del Budda ed è il grande cammino di speranza per l’umanità. Niente dà più valore e significato all’esistenza che dedicarsi ai nobili ideali della pace mondiale e della felicità di tutte le persone. Quest’anno [2015] cadrà il settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale.

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La vita è limitata, non dobbiamo lesinarla. Ciò a cui dobbiamo principalmente aspirare è la terra del Budda.

Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di luglio 2015
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)

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NOTE
  1. 1. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1983, vol. 3, p. 434. Sottolineò così che i giovani sono sempre i veri motori, i creatori di una nuova epoca.
    Alla riunione inaugurale della divisione giovani donne, il 19 luglio dello stesso anno, disse: «Vorrei che ognuna di voi, senza eccezioni, diventasse felice. La storia delle donne, fino ad adesso, è stata una cronaca di dolori e di sofferenze. Poiché avete avuto la fortuna di abbracciare la fede nel Buddismo in giovane età, non dovete più accettare questo destino».
    Oggi sta emergendo in tutto il mondo una folta schiera di giovani uomini e giovani donne che hanno fatto proprio il grande voto di kosen-rufu. Come sarebbe felice il presidente Toda nell'assistere al vivace impegno di così tanti giovani Bodhisattva della Terra che lavorano per far conoscere il nostro movimento in tutto il globo! Anch'io, che ho dedicato la vita a realizzare il grande sogno del mio maestro, ne sono entusiasta.
    In questa lezione, con lo spirito di studiare insieme alla gioventù, desidero discutere di alcuni passi tratti da uno scritto di Nichiren Daishonin che ho impresso profondamente nel mio cuore sin da quando ero membro della divisione giovani.

    Per i praticanti del Sutra del Loto le avversità sono un onore

    Questi passi sono tratti da Aspirare alla terra del Budda, una lettera che il Daishonin inviò a Toki Jonin.Toki Jonin (1216-1299): seguace laico del Daishonin che visse a Wakamiya, nel distretto di Katsushika della provincia di Shimosa, e fu un importante samurai al servizio del Signore di Chiba, il conestabile di quella provincia. Si convertì all’insegnamento del Daishonin attorno al 1254, l’anno successivo a quello in cui il Daishonin lo proclamò per la prima volta al tempio Seicho. Noto anche come il prete laico Toki, fu il destinatario di molti scritti del Daishonin, la maggioranza dei quali conservò accuratamente, fra cui L’oggetto di culto per l’osservazione della mente.
    Fedele alle parole: «La vita è limitata, non dobbiamo lesinarla», mi sono sforzato instancabilmente per kosen-rufu, lottando per farmi strada in mezzo a ogni possibile forma di ostacolo o difficoltà per realizzare i nobili ideali del mio maestro.
    Queste parole esprimono la fiera dichiarazione del Daishonin che nemmeno i venti più avversi avrebbero estinto la fiamma del grande voto del Budda, o piuttosto manifestano la sua incrollabile determinazione a far sì che fosse proprio così.
    In questa lettera, che compose subito dopo l'arrivo a Tsukahara sull'isola di Sado, dove era stato esiliato in seguito alla persecuzione di Tatsunokuchi,Persecuzione di Tatsunokuchi: il 12 settembre 1271 il Daishonin fu ingiustamente arrestato e condotto nel cuore della notte sulla spiaggia di Tatsunokuchi, alla periferia di Kamakura, per essere sommariamente giustiziato approfittando del favore dell’oscurità. Il tentativo di decapitarlo però fallì e circa un mese dopo fu esiliato sull’isola di Sado. il Daishonin cerca di trasmettere ai suoi discepoli che più le circostanze erano dure più ardeva il suo spirito combattivo e che era giunto un momento cruciale per kosen-rufu.
    Riassumiamo gli eventi precedenti alla stesura di questa lettera. Dopo essere stato condannato all'esilio sull'isola di Sado, il Daishonin partì da Echi, nella provincia di Sagami (attuale città di Atsuta, prefettura di Kanagawa), il 10 ottobre 1271, per arrivare al porto di Teradomari nella provincia di Echigo (attuale città di Nagaoka, prefettura di Niigata) dopo dodici giorni di viaggio. Obbligato a rimanere in quella località in attesa di venti favorevoli per la traversata che lo avrebbe condotto nella provincia insulare di Sado, riuscì infine a partire il 28 ottobre e tre giorni dopo giunse al Sammai-do,Nello scritto Le azioni del devoto del Sutra del Loto il Daishonin descrive così il Sammai-do: «Sostenuta soltanto da quattro colonne di legno sorgeva su un terreno in cui venivano abbandonati i cadaveri, un posto simile a Rendaino, a Kyoto. Non vi si trovava una sola statua del Budda, le assi del tetto erano sconnesse e le pareti piene di buchi. La neve vi cadeva e si accumulava senza mai sciogliersi. Trascorrevo i miei giorni in quel luogo, seduto su uno strato di paglia o sdraiato su una pelliccia. Di notte grandinava, nevicava e c’erano lampi continui. Persino durante il giorno, il sole splendeva raramente. Era un luogo squallido in cui vivere» (RSND, 1, 683). una piccola cappella in rovina che sarebbe stata la sua dimora a Tsukahara, sull'isola di Sado.
    Scrisse questa lettera il ventitreesimo giorno dell'undicesimo mese, che nel calendario moderno corrisponderebbe al 26 dicembre, nel cuore dell'inverno. Così descrive le aspre condizioni climatiche del Giappone settentrionale: «Nei due mesi trascorsi da quando sono arrivato in questa provincia settentrionale di Sado, venti gelidi hanno soffiato senza posa e, anche se in certi momenti la neve e la brina cessano, non ho mai visto la luce del sole. Sento gli otto inferni freddiOtto inferni freddi: otto inferni che secondo la tradizione si trovano sotto il continente di Jambudvipa, vicino agli otto inferni caldi. Chi cade in questi inferni è tormentato da un freddo insopportabile. in questo mio corpo» (RSND, 1, 186).
    Il freddo pungente gli causava un'atroce sofferenza e in più, essendo trattato come un criminale, non riceveva cibo a sufficienza. Agli occhi degli abitanti del luogo, incapaci di «distinguere fra giusto e sbagliato nel Buddismo» (cfr. RSND, 1, 186), il Daishonin non era altro che un prete malvagio che criticava le scuole buddiste ufficiali. Così, viveva nel pericolo costante di perdere la vita per mano di potenziali assassini.
    Nel poscritto, riferendosi alle sue condizioni di vita, il Daishonin afferma: «È impossibile descriverle in una lettera» (RSND, 1, 187) e dice ai discepoli di chiedere maggiori dettagli ai giovani preti che lo avevano accompagnato a Sado e che ora stava rimandando indietro.Scrive il Daishonin: «Sto rimandando indietro alcuni dei giovani preti. Chiedi a loro com’è questa provincia e in quali circostanze vivo. È impossibile descriverle in una lettera» (RSND, 1, 187). Da queste parole possiamo ipotizzare che le condizioni a Sado fossero così dure che il Daishonin si era sentito obbligato a rimandare a casa quei giovani preti.
    Ma la sua mente rimase serena, piena della gioia di dedicare la vita alla Legge mistica.
    Per far capire ai discepoli la sua condizione interiore il Daishonin dice loro di riflettere profondamente su ciò che aveva scritto in una missiva precedente, Lettera da Teradomari,Lettera da Teradomari, indirizzata a Toki Jonin, fu composta il 22 ottobre 1271 mentre il Daishonin si trovava a Teradomari nella provincia di Echigo, in transito verso il suo luogo di esilio a Sado. Citando passi del Sutra del Loto e del Sutra del Nirvana, il Daishonin descrive gli attacchi e le persecuzioni che Shakyamuni subì dai non buddisti e traccia un parallelo fra quei non buddisti e i preti buddisti della sua epoca, e fra Shakyamuni e se stesso. composta subito prima della traversata per raggiungere Sado, nella quale dichiara di essere il devoto del Sutra del Loto, sicuro di ricevere la protezione di innumerevoli bodhisattva di tutto l'universo (cfr. RSND, 1, 183-184).
    Il Daishonin considerava le avversità un onore per i praticanti del Sutra del Loto. Si impegnava a far crescere discepoli autentici, esortandoli a dedicare la vita alla missione di realizzare kosen-rufu dando l'esempio con il proprio comportamento.

    Rivelare e diffondere la «Legge segreta, l'unica grande ragione dell'avvento dei Budda»

    In questa lettera il Daishonin ripercorre la storia del Buddismo e scrive che i grandi maestri buddisti del Primo e del Medio giorno della Legge come Nagarjuna, Vasubandhu, T'ien-t'ai e Dengyo,Nagarjuna, filosofo buddista mahayana, visse in India fra il secondo e il terzo secolo. Le sue opere influenzarono profondamente il Buddismo cinese e giapponese. Vasubandhu fu un grande filosofo buddista indiano del quarto secolo. T’ien-t’ai (538-597), detto anche Chih-i, diffuse il Sutra del Loto in Cina ed elaborò la dottrina dei “tremila regni in un singolo istante di vita”. Le sue lezioni furono raccolte in varie opere, fra cui: Il significato profondo del Sutra del Loto, Parole e frasi del Sutra del Loto, Grande concentrazione e visione profonda. Dengyo (767-822), detto anche Saicho, si recò in Cina dove approfondì gli insegnamenti di T’ien-t’ai e fondò la scuola Tendai (T’ien-t’ai) in Giappone. pur insegnando e diffondendo l'insegnamento buddista corretto che era in accordo con i tempi in cui vivevano, non insegnarono la «Legge segreta, l'unica grande ragione dell'avvento dei Budda [cioè della loro apparizione in questo mondo]», cioè Nam-myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale con la quale tutte le persone possono ottenere l'Illuminazione.
    Il Daishonin prosegue affermando: «Ora questa Legge segreta, l'unica grande ragione dell'avvento dei Budda, si diffonderà per la prima volta in questo paese. E non è forse Nichiren la persona che la propaga?». Dichiara qui con orgoglio di essere colui che sta propagando la grande Legge in grado di liberare radicalmente dalla sofferenza tutte le persone dell'Ultimo giorno della Legge. Pur se vincolato dalle leggi del paese, rimaneva libero nello spirito: era un vero re leone, un grande campione della vita.
    Come Budda dell'Ultimo giorno della Legge, il Daishonin prese l'iniziativa e iniziò a propagare
    l'insegnamento corretto, aprendo la strada all'ampia accettazione e propagazione della Legge nel futuro. E lo sviluppo di kosen-rufu si è svolto proprio come egli scrisse in seguito in Ripagare i debiti di gratitudine: «Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà per diecimila anni e più, per tutta l'eternità» (RSND, 1, 658).
    Nell'apprendere quale maestosa condizione interiore vivesse il Daishonin, i discepoli devono aver fugato dal loro cuore ogni ansia o incertezza, illuminati dal sole splendente e pieno di speranza di kosen-rufu. Senza dubbio traboccavano del voto coraggioso di seguire la guida del Daishonin e agire in prima persona per kosen-rufu.
    Quando ci dedichiamo al grande voto di kosen-rufu, la nostra vita si apre illimitatamente. Conseguiamo uno stato vitale vasto che ci permette di osservare con calma i problemi e le lotte che dobbiamo affrontare per trionfare su di essi.
    Perciò il Daishonin scrive in questa lettera: «Non devi assolutamente dolerti [del mio esilio]». Tali parole di incoraggiamento sono dirette a tutti i discepoli che a quel tempo fronteggiavano persecuzioni così aspre che, come raccontò in seguito [in Risposta a Niiiama], «novecentonovantanove persone su mille [...] abbandonarono la fede» (RSND, 1, 415).
    In Aspirare alla terra del Budda prosegue così: «Era stato predetto nei capitoli Esortazione alla devozione e Mai Sprezzante dove si dice [che il devoto del Sutra del Loto incontrerà persecuzioni]». Ne deduce che è un onore per un autentico devoto, o praticante, del Sutra del Loto incontrare persecuzioni da parte dei tre potenti nemici (laici arroganti, preti arroganti e falsi santi arroganti) ed essere attaccato con bastoni e pietre (come il Bodhisattva Mai Sprezzante), proprio come affermano rispettivamente il tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione, e il ventesimo, Mai Sprezzante.
    Vuole lodare in tal modo i discepoli che stanno affrontando le sue stesse difficoltà e persecuzioni, sottintendendo che anche loro sono devoti del Sutra del Loto.
    Ci saranno momenti in cui affronteremo critiche ingiuste o attacchi perché pratichiamo il Buddismo di Nichiren, ma tutte le avversità che sperimentiamo per kosen-rufu sono la prova che stiamo vivendo in accordo con il Sutra del Loto, che stiamo seguendo il grande sentiero per conseguire la Buddità.
    Le sfide che incontriamo nella vita quotidiana fanno tutte parte della nostra pratica buddista, servono per il nostro sviluppo spirituale e ci permettono di compiere la rivoluzione umana e conseguire la Buddità. Se recitiamo Daimoku con questa convinzione, emergerà in noi il coraggio necessario per affrontarle. Manifestare lo stato vitale della Buddità significa proprio questo.
    Dedicare la propria vita a kosen-rufu è il modo più nobile di vivere.

    L'importanza di dedicare la vita alla Legge

    Alla fine di questa lettera il Daishonin rassicura i discepoli che lottavano coraggiosamente in mezzo a grandi difficoltà: «La vita è limitata, non dobbiamo lesinarla. Ciò a cui dobbiamo principalmente aspirare è la terra del Budda».
    Queste parole non sono un'esortazione a sprecare o a gettar via la propria vita, tutt'altro: poiché sia lui sia i discepoli stavano affrontando una situazione a rischio di vita, Nichiren li incoraggia a vivere fino in fondo per il Buddismo e ad aspirare all'eterna terra del Budda [cioè allo stato di Buddità] senza risparmiarsi.
    Poiché siamo nati, dobbiamo morire: come dovremmo impegnare allora il limitato tempo prezioso che abbiamo in questo mondo?
    In Lettera da Sado il Daishonin scrive: «Gli esseri umani [...] danno la vita per superficiali cose mondane, ma raramente per i preziosi insegnamenti del Buddismo. Fa poca meraviglia che non conseguano la Buddità» (RSND, 1, 266). Proprio perché la nostra vita è infinitamente preziosa, il modo in cui viviamo ha la massima importanza.
    Il momento della morte viene per tutti. Quando guardiamo in faccia questa solenne realtà, comprendiamo l'importanza di dare il massimo valore e il più profondo significato a ogni momento della vita.

    I tesori del cuore brillano per sempre

    Il Daishonin scrive [in I tre tipi di tesori]: «È raro nascere umani. [...] E mantenere in vita un corpo umano è difficile» (RSND, 1, 755). Per questa ragione il Daishonin ci insegna, con la metafora dei tre tipi di tesori, a vivere nella maniera più degna e significativa. Mentre i tesori del forziere (la ricchezza materiale) e i tesori del corpo (la buona salute fisica e le capacità pratiche) durano solo per questa esistenza, i tesori del cuore sono una fonte di valore autentico e indistruttibile. Per dare un significato eterno alla nostra vita è perciò importante accumulare i tesori del cuore: come spiega il Daishonin, "i tesori del cuore sono i più preziosi di tutti" (cfr. Ibidem).In I tre tipi di tesori il Daishonin scrive: «Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!» (RSND, 1, 755).
    Scoprendo il valore autentico e duraturo collegato all'"eterno" possiamo vivere pienamente la nostra vita presente, e nello sviluppare questo atteggiamento la religione ha un ruolo cruciale.
    Nel contesto dell'eternità, una singola vita umana non è che un momento passeggero, ma un'autentica filosofia religiosa ci permette di creare valore eterno in quel singolo momento.
    «Alla fine, nessuno può sfuggire alla morte» (RSND, 1, 898) dice il Daishonin [in La Porta del Drago]. Tutti viviamo con questa realtà davanti. Perciò, perché non trascorrere la vita creando un valore illimitato, dedicandoci al grande voto di kosen-rufu e diventando parte di qualcosa di più grande, come una goccia di rugiada che si unisce all'oceano o un granello di polvere che si ricongiunge alla terra?

    Rifiutiamo di farci sconfiggere dalle influenze negative

    In una lettera successiva indirizzata sempre a Toki Jonin, dal titolo Il problema da meditare notte e giorno, il Daishonin scrive queste famose parole: «Non trascorrete questa vita invano o avrete dei rimpianti per i prossimi diecimila anni» (RSND, 1, 554). Fanno parte di un passo più lungo che il presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, sottolineò nella sua copia degli scritti del Daishonin: «Miei discepoli, dovreste abbreviare il sonno durante la notte e limitare il tempo libero durante il giorno per meditare su questo. Non trascorrete questa vita invano o avrete dei rimpianti per i prossimi diecimila anni» (Ibidem).
    Ma su cosa voleva che meditassero i discepoli "abbreviando il sonno durante la notte e limitando il tempo libero durante il giorno"? Li esortava ad andare oltre la facciata esibita dai «preti eminenti che rispettano i precetti, ma hanno opinioni distorte» (Ibidem). In realtà quei preti, pur rispettati dall'opinione pubblica come modelli di comportamento esemplare, erano corrotti e preoccupati solo dei propri interessi. Erano "cattivi amici"Un cattivo amico, detto anche cattivo compagno o cattivo maestro, è chi fa cadere gli altri nei cattivi sentieri ingannandoli e sviandoli nelle questioni che riguardano l’insegnamento buddista. Un cattivo amico illude gli altri con falsi insegnamenti per ostacolare la loro pratica buddista corretta. o influenze negative, che non avendo colto la verità fondamentale del Buddismo stavano in realtà sviando le persone.
    Come esempi concreti di questi «preti eminenti che rispettano i precetti, ma hanno opinioni distorte», Nichiren cita Kobo, Jikaku, ChishoKobo (774-835): fondatore della scuola della Vera parola in Giappone. Nell’804 Kobo si recò in Cina e studiò il Buddismo esoterico a Chang-an sotto il maestro Hui-kuo che lo autorizzò a trasmettere le dottrine segrete. Al suo ritorno in Giappone, nell’806, Kobo portò con sé copie dei due mandala del Buddismo esoterico insieme a vari testi e rituali, e si dedicò alla diffusione degli insegnamenti esoterici. Jikaku (794-864): detto anche Ennin, terzo capo dei preti dell’Enryaku-ji, il tempio principale della scuola Tendai in Giappone. Discepolo del fondatore della scuola, Dengyo, Jikaku nell’838 si recò in Cina, dove studiò il sanscrito e il Buddismo esoterico. Durante il suo mandato, la scuola Tendai incorporò gli insegnamenti buddisti esoterici nelle proprie dottrine. Chisho (814-891): detto anche Enchin, quinto capo dei preti dell’Enryaku-ji. Contribuì allo sviluppo dell’esoterismo Tendai, iniziato con Jikaku. Nichiren Daishonin li refutò entrambi come maestri di dottrine errate che distruggevano gli insegnamenti di Dengyo e sviavano le persone. e i loro discepoli e successori. In particolare Jikaku e Chisho, che erano i capi della scuola giapponese Tendai (T'ien-t'ai) [in origine basata sul Sutra del Loto], avrebbero dovuto proteggere gli insegnamenti del fondatore della scuola, il Gran Maestro Dengyo, propagarli e condurre le persone alla felicità. Ma poco dopo la morte di Dengyo (nell'822) avevano accantonato l'insegnamento buddista corretto, fuorviando le persone e facendo proliferare l'offesa alla Legge in tutto il paese.
    Al contrario il Daishonin, che portava avanti il lignaggio dei devoti del Sutra del Loto, da Shakyamuni a T'ien-t'ai a Dengyo,In Il devoto del Sutra del Loto incontrerà persecuzioni il Daishonin scrive: «Durante la vita del Budda, come pure nei duemila anni del Primo e Medio giorno della Legge che seguirono alla sua morte, ci furono soltanto tre devoti del Sutra del Loto. Essi furono: il Budda Shakyamuni, T’ien-t’ai e Dengyo» (RSND, 1, 397). si impegnava senza risparmiarsi a salvaguardare dall'estinzione l'insegnamento corretto e a ripagare il suo debito di gratitudine verso quegli antichi maestri. Nell'appello ai discepoli al quale si accennava in precedenza li invita a riflettere profonda-mente su questa verità e a emulare il suo spirito.

    Eredi del Buddismo di Nichiren Daishonin

    Se non viene protetto da coloro che sono chiamati a farlo, l'insegnamento buddista corretto andrà distrutto e perduto.
    Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, primo e secondo presidente della Soka Gakkai, dichiararono apertamente ciò che era giusto e corretto secondo il Buddismo, proprio come aveva insegnato Nichiren Daishonin, e per questo furono incarcerati dalle autorità militariste giapponesi. Al contrario i preti della Nichiren Shoshu, che avevano paura di essere perseguitati dal governo, scesero a compromessi incorporando elementi dello Shintoismo di stato.
    Makiguchi abbracciò l'insegnamento e le dottrine corrette del Buddismo di Nichiren fino in fondo dichiarando: «Quello di cui mi dolgo non è la rovina di una singola scuola buddista, ma assistere, davanti ai nostri stessi occhi, alla distruzione di una intera nazione. Temo che ciò arrecherebbe un tremendo dolore al Daishonin».
    Lo spirito del Daishonin pulsa vibrante nel cuore dei maestri e dei discepoli Soka che stanno portando avanti questo spirito di proteggere la Legge e di dedicare altruisticamente la vita al Buddismo.
    Nel già citato scritto Il problema da meditare notte e giorno il Daishonin ammonisce i discepoli con queste parole: «Non trascorrete questa vita invano o avrete dei rimpianti per i prossimi diecimila anni». "Invano" qui significa dimenticare la propria missione fondamentale e lasciarsi sviare da cose passeggere e senza importanza, conducendo una vita priva di significato e di scopo. «La vita è limitata, non dobbiamo lesinarla», «Non trascorrete questa vita invano o avrete dei rimpianti per i prossimi diecimila anni»: la profondità della nostra vita sarà determinata da quanto faremo seriamente tesoro di queste parole.
    Quando ero giovane, il mio medico mi disse che probabilmente non sarei arrivato al mio trentesimo compleanno, quindi ho vissuto con l'intensa consapevolezza di quanto limitata potesse essere la mia vita. Questo è il motivo per cui mi impegno con tutte le mie forze ogni giorno per kosen-rufu, mi sforzo al massimo delle mie possibilità deciso a essere un modello per le generazioni future, come un vero discepolo perfettamente unito nello spirito al mio maestro, affinché in qualsiasi momento giunga la fine io non abbia rimpianti.
    Proprio perché mi sono impegnato nella pratica buddista con questo spirito, sono certo di aver ricevuto il beneficio di prolungare la mia vita attraverso la dedizione alla Legge mistica. Ci sono tantissimi altri membri della SGI che hanno raccontato gioiose esperienze di vittoria sulla malattia e di prolungamento della vita grazie alla pratica buddista. Hanno tutti dato prova di quanto sia meraviglioso vivere in accordo con le auree parole del Daishonin.
    Una vita dedicata alla missione di adempiere il grande voto di kosen-rufu condividendo con compassione la Legge mistica con gli altri garantisce uno stato di gioia e soddisfazione supreme.
    Marco Aurelio, filosofo dell'antica Roma, scrisse: «Non vivere come se avessi dinanzi diecimila anni. Il fato pende sulla tua testa: finché vivi, finché ne hai la potestà, diventa virtuoso».Marco Aurelio, Ricordi, La proairesi a se stessa, lib. IV,17,1 trad. a c. di Franco Scalenghe, http://www.epitteto.com/files/MARCO%20AURELIO.pdf, p. 23.


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