BS 173 / 1 novembre 2015

Musica e Buddismo: esplorazioni parallele

H. Hancock, L. Dickey: Possibilities, l'autobiografia

immagine di copertina

"Possibilità": la doppia "ss" lancia fuori tutta la potenzialità del suo etimo come il sibilo di una pentola a pressione: poter fare, poter realizzare, poter trasformare... Allarga a dismisura gli orizzonti sonori di un jazzista, ma anche quelli vitali di un buddista.
Herbie Hancock - genio musicale e genio della vita - in questa autobiografia trasmette la bellezza di continuare a spostare sempre più avanti il confine. Qualunque esso sia.
È dunque un libro per esperti di musica? Per esperti di Buddismo?
Le due opzioni a pagina 171 si intrecciano come sentieri già segnati e da quel momento - era un'estate del 1972 - il suo talento senza fine si inzuppa di compassione. Seattle: la città è in festa. Herbie e il gruppo si danno alla pazza gioia: dormono solo due ore e la sera arrivano al locale completamente scarichi e stanchi. Buster Williams, il bassista, apre il concerto con un'energia fuori dal comune: «Le note volavano dappertutto, come diavolo ci riusciva con uno strumento a quattro corde? [...] La mano sembrava un ragno impazzito che correva su e giù per il manico. [...] Eravamo saliti sul palco mezzo addormentati, ma Buster ci aveva acceso il fuoco sotto i piedi. [...] Tornati in camerino agguantai Buster e gli chiesi: "Ma come hai fatto a suonare il contrabbasso in quel modo? Qualunque cosa tu abbia preso la voglio anche io". I suoi occhi brillavano di un bagliore intenso, come fosse illuminato da dentro. "Herbie, ho pregato per trovare il modo di parlartene". Mi disse che aveva iniziato a praticare la filosofia buddista: la sera prima, in quel paio d'ore che gli altri avevano passato a dormire, Buster era rimasto sveglio nella sua stanza a recitare le parole Nam-myoho-renge kyo. Non aveva chiuso occhio, ma arrivato il momento di suonare aveva più energia di tutti noi messi insieme».
Dalla famosa pagina 171 all'ultima, Possibilities è la migliore introduzione al Buddismo di Nichiren Daishonin mai letta, molto più efficace di tanti altri libri.
L'intreccio costante di vita e pratica buddista, di avversità superate recitando il Daimoku e propagandolo, la decisione di affrontare quei lati oscuri che spesso non si ha il coraggio di raccontare neanche a se stessi, il rapporto con quello che lui chiama il suo "maestro di vita", Daisaku Ikeda: tutto questo ci presenta un quadro "reale" della vita di un membro della Soka Gakkai, totalmente privo di retorica. Anche se si chiama Herbie Hancock, il bambino prodigio che inizia a lavorare con sua maestà Miles Davis, che ha vinto quattordici Grammy Awards, un Oscar e che ha lasciato un'impronta indelebile nel Jazz, nel R&B, nell'Hip-hop, nel Funky.
La vita dei geni è uguale alla vita di tutti gli altri umani: bene e male si scontrano dentro ognuno, abbiamo i desideri, le illusioni, le sofferenze, le gioie indimenticabili, ma - attraverso il Buddismo - la possibilità di trasformare ogni veleno in una medicina e tutto questo Hancock lo testimonia con una sincerità disarmante, che arriva al cuore.
«Sono tante le lezioni che ho imparato da Miles - recitano le ultime cinque righe del libro - ma tutto ciò che ho imparato da lui mi serviva per suonare meglio. Più in là non andavo, perché all'epoca suonare era lo scopo della mia vita. Il Buddismo, invece, mi ha offerto insegnamenti ancora più grandi: non soltanto sulla musica, ma sulla vita. Il Buddismo getta una luce diversa e profonda su tutto ciò che ho imparato, e ogni giorno mi insegna qualcosa di nuovo. Non vedo l'ora di scoprire cosa mi aspetta domani».
(Roberto Minganti)

Herbie Hancock, Lisa Dickey, Possibilities, l'autobiografia, Minimum fax, 2015, pp. 366, euro 16,50


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