BS 250 / NOVEMBRE 2024

Corso europeo di studio giovani 2024

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Corso europeo di studio giovani 2024

Milano 25-28 luglio: quattro giorni dedicati all'approfondimento del legame tra maestro e discepolo in occasione del Corso europeo di studio, che ha visto riuniti 380 giovani provenienti da 30 paesi. Nelle pagine seguenti presentiamo un ampio estratto della lezione sul Gosho L'eredità della Legge fondamentale della vita.

L'eredità della Legge fondamentale della vita

Mai come in questo momento è essenziale, per noi discepoli e discepole, costruire una comunità di credenti armoniosa e unita in base allo spirito di "diversi corpi, stessa mente". Manifestando liberamente le nostre preziose peculiarità e coltivando il grande desiderio del Budda della realizzazione di kosen-rufu possiamo trasmettere a ogni persona la grande Legge che permette a tutti gli esseri di conseguire la Buddità

Il prossimo gennaio celebreremo il cinquantesimo anniversario della fondazione della SGI, una pietra miliare per il nostro movimento. Mentre ci avviciniamo a questa occasione significativa e propizia come possiamo far crescere persone di valore e far avanzare kosen-rufu? È fondamentale mettere in pratica il principio dell'unità di "diversi corpi, stessa mente" (itai doshin) basata sullo spirito di non dualità di maestro e discepolo approfondendo la nostra fede.
Per questo motivo studiamo L’eredità della Legge fondamentale della vita.
Il presidente Ikeda, in una lezione su questo Gosho di qualche anno fa, cita una poesia che scrisse per lui il suo maestro Josei Toda:

«Ora
e anche nel futuro,
insieme,
condividendo gioie e sofferenze.
Che legame meraviglioso!» (BS, 166, 66).

E commenta: «Il Sutra del Loto si riferisce agli eterni legami karmici fra maestri e discepoli nel mondo del Buddismo affermando: "Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri" (SDLPE, 203). I maestri e i discepoli che si dedicano all’ampia propagazione della Legge sono sempre uniti attraverso il ciclo di nascita e morte nel corso delle tre esistenze di passato, presente e futuro, immersi nella luce della Legge mistica dal tempo senza inizio. Lottando fianco a fianco per kosen-rufu condividono gioie e dolori, superano le avversità e ottengono la vittoria insieme» (Gli insegnamenti della vittoria, Esperia, vol. II, pp. 846-847; BS, 166, 66).
Uno dei temi principali che approfondiremo in questa lezione è il seguente: “I maestri e i discepoli che si dedicano alla realizzazione di kosen-rufu sono sempre uniti attraverso le tre esistenze della vita, per tutta l’eternità”.
Di che tipo di unità parliamo? Sensei scrive, ne La nuova rivoluzione umana: «La nostra unità si basa da un lato sulla solidarietà indivisibile del maestro e del discepolo che si dedicano a kosen-rufu, dall’altro sull’unità di tutti i membri che lavorano insieme per l’obiettivo comune. Kosen-rufu può essere paragonato a un arazzo, tessuto con i fili dell’ordito (il maestro) e della trama (i compagni di fede): l’arazzo dell’unità di “diversi corpi, stessa mente”. Mantenendo questa fede godremo di benefici incommensurabili e avanzeremo lungo il cammino della rivoluzione umana e della realizzazione della Buddità in questa vita. Avanzare insieme in armoniosa unità è di per sé il trionfo personale di ogni individuo che trascende l’egoismo, perché non si può creare unità tra persone egocentriche e poco collaborative. La Soka Gakkai è l’organizzazione dedicata a kosen-rufu, in accordo con l’intento e il decreto del Budda» (NRU, 21, 75).
Perché riceviamo grandi benefici praticando il Buddismo del Daishonin nella Soka Gakkai? Perché la Soka Gakkai è l’organizzazione, direttamente collegata al cuore del Daishonin, che fa avanzare kosen-rufu nella realtà attraverso l’unità di itai doshin. E il fondamento di questa “unità” non è altro che “l’unità di maestro e discepolo”.
È proprio lo spirito di maestro e discepolo condiviso dai tre presidenti fondatori della Soka Gakkai, così come il legame di maestro e discepolo condiviso tra noi e il nostro maestro Daisaku Ikeda, che costituisce il pilastro principale dell’unità di itai doshin. Inoltre la forte solidarietà tra i compagni e le compagne di fede rende tale unità ancora più forte e duratura. Questa è la via per il conseguimento della Buddità e della felicità autentica.

COSA SIGNIFICA EREDITARE LA LEGGE
Il Daishonin scrisse L’eredità della Legge fondamentale della vita nel secondo mese del 1272, durante l'esilio sull’isola di Sado, e la indirizzò a Sairen-bo, un suo discepolo recente che per ragioni non chiare si trovava in esilio nello stesso luogo e che all'arrivo di Nichiren si era convertito al suo insegnamento. Di conseguenza sembra che anche lui abbia subito persecuzioni.
Prima di abbracciare il Buddismo di Nichiren, Sairen-bo era stato un prete Tendai e per tale motivo pose al Daishonin varie domande sulle dottrine di questa scuola. La presente lettera è la risposta a una sua domanda sul vero significato di “eredità della Legge fondamentale della vita”.
Ma cosa significa questa espressione?
Il titolo giapponese del Gosho è Shoji ichidaiji kechimyaku sho.
Shoji significa “vita e morte” e si riferisce a una vita che affronta un ciclo infinito di nascite e morti.
Ichidaiji significa l’unica questione, la più importante, la verità essenziale e fondamentale, e in italiano viene tradotta come “Legge fondamentale”.
Kechimyaku, che significa eredità, indica la trasmissione di questa Legge dal Budda alle persone comuni, proprio come una linea di sangue passa dai genitori ai figli.
Nella scuola Tendai, all’epoca del Daishonin, la trasmissione dell’eredità – attraverso cui un maestro trasferiva gli insegnamenti importanti ai discepoli – era considerata una pratica esoterica, una sorta di trasmissione segreta in cui tali insegnamenti (la “legge fondamentale”) venivano condivisi solo oralmente con un numero limitato di discepoli scelti.
Nel Buddismo di Nichiren invece tutte le persone, senza eccezione, sono in grado di manifestare la Buddità recitando Nam-myoho-renge-kyo. In questo senso l’eredità della Legge per conseguire la Buddità è accessibile a tutti. Pertanto, nel Buddismo di Nichiren, per “eredità della Legge fondamentale della vita” si intende la trasmissione, dal Budda a tutte le persone, della grande Legge che permette a ogni essere umano di conseguire la Buddità.
All’inizio di questo scritto il Daishonin afferma chiaramente che «la Legge fondamentale di vita e morte trasmessa dal Budda a tutti gli esseri viventi è Myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 189). Poi indica tre punti importanti che riguardano l’atteggiamento nella fede necessario per ereditare questa Legge:
- recitare Myoho-renge-kyo con la consapevolezza che non esiste alcuna differenza fra il Budda, la Legge e le persone, ovvero con la convinzione che lo stato vitale supremo del Budda esiste nella vita di ogni individuo;
- avere una fede salda, che permette di non abbandonare mai la pratica buddista, una fede basata sulla profonda determinazione di non lasciare mai il Gohonzon nel corso delle tre esistenze della vita;
- infine, come insegna il Daishonin, avere la convinzione che l’eredità della Legge fondamentale di vita e morte esiste solo nella vita di una persona che recita Nam-myoho-renge-kyo impegnandosi sinceramente per realizzare kosen-rufu nell’unità di itai doshin.
In questa lezione verrà approfondito il terzo punto, che riguarda la fede basata sullo spirito di itai doshin.

IL VERO SCOPO DELLA PROPAGAZIONE
Scrive il Daishonin:
«In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myoho-renge-kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren. Se è così, anche il grande desiderio di un’ampia propagazione potrà realizzarsi. Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente”, sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno» (RSND, 1, 190).
Il punto chiave di questo passo è che l’eredità della Legge fondamentale di vita e morte viene trasmessa quando facciamo avanzare kosen-rufu con lo spirito di itai doshin. L’eredità della Legge non viene trasmessa se recitiamo solo per la nostra felicità o Illuminazione, perché il desiderio compassionevole del Budda è la felicità propria e altrui: questa è l’essenza della Legge mistica.
Pertanto la vera eredità della Legge viene trasmessa quando facciamo avanzare kosen-rufu, un movimento che aspira al conseguimento dell’Illuminazione da parte di tutte le persone.
Per far avanzare kosen-rufu c'è bisogno di un’armoniosa comunità di credenti, un gruppo di persone che praticano e diffondono correttamente il Buddismo. Ed è proprio l’unità di itai doshin a costituire il requisito essenziale per una tale organizzazione dedita alla realizzazione di kosen-rufu.

Tre ingredienti essenziali
La frase: «In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici» indica il vero spirito di maestro e discepolo e di un'armoniosa comunità di credenti. Il Daishonin indica tre requisiti per realizzare tale armoniosa comunità dei credenti:
- senza alcuna distinzione fra loro;
- uniti come i pesci e l’acqua;
- con lo spirito di "diversi corpi, stessa mente".
Senza alcuna distinzione fra loro si riferisce al superamento dei sentimenti di antagonismo, discriminazione od ostilità che portano a separarsi e a distinguersi dagli altri.
Uniti come i pesci e l’acqua significa avere uno stretto legame spirituale reciproco, proprio come i pesci e l’acqua in cui nuotano.
Con lo spirito di "diversi corpi, stessa mente" – dove “diversi corpi” significa che ognuno di noi ha personalità diverse e caratteristiche uniche e “stessa mente” significa che condividiamo gli stessi valori e obiettivi – vuole indicare che l’eredità della Legge fondamentale della vita esiste solo nello sforzo di valorizzare ogni individuo e creare unità condividendo lo stesso voto di kosen-rufu.
Il Daishonin arriva addirittura ad affermare: «In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren». Finché esisterà un’armoniosa comunità di credenti basata sullo spirito di itai doshin, il grande desiderio di kosen-rufu si realizzerà sicuramente.
Sfidarsi continuamente per creare un’organizzazione basata sullo spirito di “diversi corpi, stessa mente” è indispensabile per la realizzazione di kosen-rufu.
A tale proposito il presidente Ikeda spiega: «Questo regno di armonia pervaso dall’unità di “diversi corpi, stessa mente”, nel quale viene trasmessa l’eredità della Legge fondamentale della vita, si trova negli zadankai, che sono la caratteristica distintiva della Soka Gakkai. [...]
Gli zadankai sono oasi di pace, cultura e felicità dove persone diverse si riuniscono in un luogo da pari a pari per condividere pensieri, sentimenti ed esperienze. Ogni partecipante viene accolto con calore, indipendentemente dalla situazione che sta vivendo, senza mai lasciare indietro nessuno, e tutti fanno il massimo per incoraggiare e stimolare con calore i presenti» (Dalla serie Il Buddismo del sole per illuminare il mondo – “La religione della rivoluzione umana - Parte quarta: l’armonia”, BS, 188, 33).
Il punto di partenza del Buddismo è e sarà sempre il dialogo. Dopo aver conseguito l’Illuminazione, la prima cosa che fece Shakyamuni fu dialogare a cuore aperto con cinque suoi vecchi amici. E ogni volta che vedeva un giovane che stava affrontando le sfide della vita gli diceva: «Siediti qui e parliamo insieme». Gli offriva metà del tappeto su cui era seduto e iniziavano a dialogare. Ciò esemplifica lo spirito dei nostri zadankai, in cui ci riuniamo e discutiamo. Questo spirito della Soka Gakkai di "sedersi e parlare" (la traduzione di zadankai) è lo stesso in tutto il mondo. E il legame basato su “diversi corpi, stessa mente” sviluppato in tali incontri si sta diffondendo ovunque.
Il Daishonin poi afferma: «Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente”, sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno».
Ciò accade quando una persona si basa sullo spirito di “diversi corpi, diverse menti”, agli antipodi di “diversi corpi, stessa mente”, distruggendo così il cuore del Buddismo.
L’armoniosa comunità dei credenti viene creata attraverso i legami cuore a cuore tra gli individui che vi appartengono. Una persona che ha lo spirito di “diversi corpi, diverse menti” cerca di distruggere questo “regno di cuori”.
In vari scritti il Daishonin afferma che l’insegnamento buddista non può mai essere distrutto da forze esterne: per quanto persone potenti possano abbattere i templi buddisti e perseguitare i credenti, il Buddismo in sé non potrà essere distrutto finché non lo saranno il nostro cuore e la nostra mente, ovvero la nostra fede. Ma se fosse la nostra fede a essere distrutta, allora il Buddismo stesso sarebbe in pericolo.
Nel Buddismo esiste l’espressione “estinzione della Legge”. Il Daishonin dedicò la vita alla propagazione e alla perpetuazione della Legge mistica affinché questa non perisse né si estinguesse mai.
In realtà la Legge mistica è la Legge universale ed eterna dell’universo, quindi non è qualcosa che possa estinguersi o perire. Tuttavia, se non ci fosse nessuno che la abbraccia e la pratica correttamente, essa non si manifesterebbe nel mondo reale e perderebbe così il suo potere di salvare le persone e condurle alla felicità. E di conseguenza sarebbe soggetta all’estinzione.
Persone con l’atteggiamento di “diversi corpi, diverse menti” possono distruggere il Buddismo da dentro proprio come “chi distrugge il proprio castello dall’interno”; ma attraverso un’unità basata su “diversi corpi, stessa mente” l’imperituro castello delle persone comuni diventa incrollabile. Un sangha armonioso basato sullo spirito di “diversi corpi, stessa mente” ha, di per sé, il potere di condurre le persone alla felicità. Ecco perché è fondamentale proteggere la Soka Gakkai, che è l’armoniosa comunità dei credenti.
Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda predisse che nei sutra del futuro la Soka Gakkai sarebbe stata ricordata con l'appellativo di “Budda Soka Gakkai”, poiché l’assemblea della Soka Gakkai è direttamente collegata a Nichiren Daishonin, il Budda dell’Ultimo giorno della Legge, e impegnata a realizzare kosen-rufu, la missione del Budda.
Toda disse anche, più e più volte: «La Soka Gakkai che adempie la missione di kosen-rufu è più preziosa della mia stessa vita».
Il presidente Ikeda a sua volta ha dedicato la vita a proteggere la Soka Gakkai, l’armoniosa comunità dei credenti che realizza la volontà e il decreto del Budda, e a diffondere il nostro movimento in tutto il mondo.
Proprio perché ha fatto progredire kosen-rufu con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, la Soka Gakkai è stata in grado di diventare una religione mondiale. Qualunque cosa accada continuiamo anche noi ad avanzare nell’unità di “diversi corpi, stessa mente” con la convinzione che solo in questo modo possiamo realizzare kosen-rufu e la pace nel mondo.
Secondo quanto detto finora, per il Daishonin l’eredità della Legge fondamentale della vita esiste solo quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”. In altre parole, l’eredità della fede fluisce e il potere della Legge mistica si manifesta laddove adempiamo al nostro grande voto di kosen-rufu con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”.
Spiega il presidente Ikeda: «Non è affatto una coincidenza se in questo momento stiamo praticando insieme il Buddismo di Nichiren. Uniti da profondi legami sin dal remoto passato, siamo apparsi in questa travagliata epoca dell’Ultimo giorno della Legge per adempiere al voto formulato molto tempo fa. Quando ognuno di noi si risveglierà al fatto di essere qui oggi a causa di quel legame karmico del lontano passato, stringeremo tra noi forti legami e daremo il via a una potente forza trainante che aprirà la strada a kosen-rufu» (NRU, 30, 164).
E nella lezione su questo Gosho citata precedentemente scrive anche: «Josei Toda dichiarò che per lui l’organizzazione della Soka Gakkai era più importante della sua stessa vita. In termini buddisti essa costituisce il sangha dei nostri giorni, l’armoniosa comunità dei credenti che praticano il corretto insegnamento del Budda. Allo scopo di preservare e trasmettere l’insegnamento corretto per l’eterno futuro ci vogliono persone che lo sostengano e poi lo affidino ad altri, in altre parole ci vuole un’organizzazione» (Gli insegnamenti della vittoria, Esperia, vol. II, pp. 853, 863, BS, 166, 69). E aggiunge, citando un'altra poesia del suo maestro:

«Il viaggio per propagare
la Legge mistica è lungo.
Incoraggiamoci a vicenda
e avanziamo insieme.

Noi maestri e discepoli Soka viviamo insieme, lottiamo insieme e ci impegniamo insieme per adempiere al grande voto di kosen-rufu. Eternamente insieme attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro, uniti con un solo cuore. Siamo tutti compagni che condividono lo stesso scopo, che affrontano le sofferenze fondamentali di nascita, invecchiamento, malattia e morte, e lottano per ottenere la felicità propria e degli altri. Per tale ragione la SGI è un gruppo i cui membri si incoraggiano e si sostengono a vicenda, studiano insieme e si ispirano l’un l’altro, lottano per superare gli ostacoli insieme e si aiutano a crescere» (BS, 166, 73).
In Giappone si sta sviluppando un fenomeno chiamato muen shakai, che letteralmente significa “società senza relazioni”, in cui i legami umani si vanno indebolendo. In simili circostanze la Soka Gakkai, nella quale percorriamo il grande sentiero della felicità sostenendoci e ispirandoci a vicenda, è davvero preziosa. Proteggiamo insieme la nostra organizzazione basata sul calore umano e impegniamoci a espandere ulteriormente questa rete di esseri umani nel mondo.

LO SPIRITO DEL BUDDA DELL'ULTIMO GIORNO DELLA LEGGE
Scrive il Daishonin:
«Io, Nichiren, ho cercato di risvegliare tutto il popolo giapponese alla fede nel Sutra del Loto in modo che anch’esso potesse condividerne l’eredità e conseguire la Buddità, ma invece mi hanno perseguitato in ogni modo e infine mi hanno esiliato in questa isola. Tu hai seguito Nichiren nonostante tutto, e per questo hai incontrato persecuzioni. Pensare a ciò che avrai provato mi addolora profondamente. L’oro non può essere bruciato dal fuoco né corroso o spazzato via dall’acqua, mentre il ferro è vulnerabile a entrambi. Una persona saggia è paragonabile all’oro, uno sciocco al ferro. Tu sei come l’oro puro perché abbracci “l’oro” del Sutra del Loto. Un passo del sutra dice: “Il monte Sumeru è il supremo [fra le montagne], così è per questo Sutra del Loto. [È il supremo fra tutti i sutra]” (SDLPE, 391). E dice anche: “La fortuna che hai accumulato [...] non potrà essere bruciata dal fuoco, né spazzata via dall’acqua” (Ibidem, 393-394)» (RSND, 1, 190).
La frase: «Ho cercato di risvegliare tutto il popolo giapponese alla fede nel Sutra del Loto in modo che anch’esso potesse condividerne l’eredità e conseguire la Buddità» racchiude lo spirito del Budda dell’Ultimo giorno della Legge, Nichiren Daishonin. Il conseguimento della Buddità da parte di tutte le persone è il cuore del Sutra del Loto e il grande voto del Budda.
Il punto importante qui è che l’eredità del Buddismo è accessibile a tutti. Ma coloro che detenevano il potere all’interno del governo e dell’establishment religioso [in Giappone all’epoca di Nichiren, n.d.r.] perseguitarono il Daishonin arrivando addirittura a esiliarlo a Sado.
Perseguitare una persona dedita ad affermare la verità e la giustizia riflette la condizione vitale tipica dell’Ultimo giorno della Legge, dove le persone sono dominate da una visione rovesciata della realtà: si considera corretto ciò che è erroneo, ed erroneo ciò che è corretto. Il Daishonin perseverò nella lotta per kosen-rufu senza cedere a tutte queste gravi persecuzioni.

Il grande desiderio di Nichiren è che tutte le persone conseguano la Buddità
Poiché nel Buddismo l’eredità della Legge è accessibile a ogni persona, può essere trasmessa a tutti. In tal senso, l’“eredità” e il “grande voto di kosen-rufu” non dovrebbero essere considerati separatamente. Se si dimentica il punto focale di aiutare tutte le persone a raggiungere l’Illuminazione, l’eredità finisce per diventare qualcosa che viene trasmessa segretamente o qualcosa di misterioso, arrivando a deviare dallo spirito originale del Buddismo.
Il grande desiderio del Budda è che tutte le persone conseguano la Buddità. E conseguire la Buddità significa aprire, manifestare la condizione vitale di Buddità inerente a ogni vita. A questo si riferisce il Daishonin con la frase «in modo che anch’esso [il popolo giapponese] potesse condividerne l’eredità e conseguire la Buddità».
In nessun Gosho è scritto che l’eredità è monopolio del patriarca e può essere trasmessa solo a lui, come invece sostiene il clero corrotto della scuola Nikken, la cui attuale dottrina è incentrata sull’idea distorta secondo cui esiste una speciale e misteriosa trasmissione dell’eredità della Legge solo da patriarca a patriarca.
A definire chiaramente la differenza tra una religione mondiale basata sull’umanesimo buddista e una scuola buddista erronea basata sull’autoritarismo è il fatto di basarsi sulla dottrina dell’“eredità della fede” secondo il Daishonin e portarla avanti, oppure discostarsene.
Scrive il presidente Ikeda a tale proposito: «L’eredità della Legge è disponibile per tutte le persone ed è sostanzialmente sinonimo di fede. L’eredità della fede non esiste fra coloro che vanno contro lo spirito del Daishonin. Senza la fede e la pratica dedicate alla realizzazione concreta di kosen-rufu non c’è alcuna eredità né conseguimento della Buddità.
Nel Buddismo il maestro dimostra questo fondamentale spirito di fede con il suo esempio personale, ed è ciò che rende la sua presenza cruciale per raccogliere l’eredità della fede» (Dalla serie Il Buddismo del sole per illuminare il mondo – “Ai cari amici e alle care amiche del Gruppo giovani (parte terza): i successori”, BS, 194, 10).
In quanto maestro buddista che riceve e trasmette l’“eredità della fede”, Nichiren Daishonin si alzò per guidare tutte le persone verso la felicità. Tuttavia il Giappone dell’epoca lo perseguitò fino a esiliarlo. Ma lui era preparato a tali persecuzioni, tanto da affermare: «Udendo ciò, mi rallegrai dicendo che da tempo mi aspettavo che saremmo arrivati a questo» (Le azioni del devoto del Sutra del Loto, RSND, 1, 678), e le affrontò con coraggio.
Vedendo tale comportamento, Sairen-bo si alzò per seguire sempre e comunque il suo maestro. Non sappiamo di preciso cosa si trovò ad affrontare in quel momento. Tuttavia non c’è dubbio che diventare discepolo del Daishonin in esilio a Sado richiedesse di essere pronti ad affrontare persecuzioni.
A tale proposito il Daishonin afferma: «Tu hai seguito Nichiren nonostante tutto, e per questo hai incontrato persecuzioni. Pensare a ciò che avrai provato mi addolora profondamente». Loda con tutto il cuore Sairen-bo, che era emerso come discepolo condividendo il suo stesso spirito e lottava con risolutezza incrollabile al suo fianco, dicendogli che era «come l’oro puro».

Cosa significa essere «come l’oro puro»
Essere come l'oro puro equivale a essere un vero discepolo. Quali ne sono i requisiti?
Prima di tutto, nel Gosho leggiamo che Sairen-bo è «come l’oro puro» perché «abbraccia “l’oro” del Sutra del Loto».
“Abbracciare l’oro del Sutra del Loto” comporta superare grandi persecuzioni e alzarsi condividendo lo stesso voto del Budda di aiutare le persone a raggiungere l’Illuminazione e guidarle tutte verso la felicità. In altre parole, significa vivere fino in fondo come praticanti del Sutra del Loto.
Per essere più specifici, significa agire sulla base del voto condiviso di maestro e discepolo, secondo cui il discepolo lotta sempre con risolutezza al fianco del maestro.
Coloro che si alzano sulla base di questo voto sono persone «come l’oro puro», sono “veri discepoli”.
Nel passo di Gosho che stiamo studiando vengono messi a confronto “l’oro” e “il ferro”. «Una persona saggia», «paragonabile all’oro», è chi riesce sempre a riconoscere l’essenza dei fenomeni, senza fermarsi all’aspetto superficiale o lasciarsene influenzare.
D’altro canto uno «sciocco», che è «paragonabile al ferro», si basa su una mente costantemente mutevovole, influenzata o sviata dall’ambiente, e per questo motivo si lascia confondere dalle circostanze e finisce per farsi sconfiggere dalle difficoltà e dagli ostacoli.
Sairen-bo fu una persona «come l’oro puro» che abbracciò e sostenne con risolutezza il Sutra del Loto per tutta la vita, rimanendo sempre al fianco del Daishonin.
Per rafforzare quanto detto, alla fine di questo passo il Daishonin cita due brani del ventitreesimo capitolo del Sutra del Loto, Re della Medicina, in cui si afferma che il Sutra del Loto è l’insegnamento supremo e che lo stato vitale di coloro che praticano la Legge mistica non verrà sconfitto da nessuna difficoltà.
Scrive il presidente Ikeda: «La relazione maestro-discepolo è l’essenza del Buddismo. Il maestro che si dedica a sostenere l’insegnamento corretto combatte contro i tre potenti nemici e in mezzo a vari ostacoli si sforza di propagare ampiamente la Legge mistica senza risparmiare la propria vita, esattamente come il sutra insegna. La missione dei discepoli è proteggere accuratamente il loro maestro e affrontare e sconfiggere gli avversari in suo nome. È importante inoltre che i discepoli propaghino il Buddismo con lo stesso spirito del maestro. [...] Alla luce del Buddismo, coloro che seguono con fede il sentiero di maestro e discepolo per tutta la vita vedranno prosperare la loro esistenza e quella dei loro discendenti fino all’infinito futuro» (NR, 328, 6).

UN LEGAME ETERNO
Per spiegare a Sairen-bo la profondità della relazione karmica tra maestro e discepolo il Daishonin scrive:
«Non è dovuto alla relazione karmica formata nel passato se ora sei diventato discepolo di Nichiren? Certamente i Budda Shakyamuni e Molti Tesori lo sanno. Le parole del sutra “le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri” (SDLPE, 203) non possono essere false» (RSND, 1, 190-191).
Il punto principale di questo passo è che nel Buddismo maestro e discepolo sono uniti da legami karmici che attraversano le tre esistenze di passato, presente e futuro. Il Daishonin sottolinea quanto sia profonda la relazione karmica tra lui e Sairen-bo – un discepolo che impegnandosi sull’isola di Sado era diventato «come l’oro puro» – e afferma che il Budda Shakyamuni e il Budda Molti Tesori erano certamente consapevoli di questa realtà.
Nel settimo capitolo del Sutra del Loto, La parabola della città fantasma, si legge: «Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri (SDLPE, 203)». In questo capitolo viene spiegato chiaramente che fin da un passato inconcepibilmente remoto, «un incommensurabile, illimitato, inconcepibile numero di asamkhya kalpa or sono» (SDLPE, 177), i discepoli del Budda Shakyamuni che avevano udito [la Legge], cioè gli "ascoltatori della voce", rinascono in varie terre di Budda portando avanti insieme la pratica dei bodhisattva con Shakyamuni come loro maestro. La cosa importante qui è che rinascono insieme al maestro.
Il significato essenziale del brano «dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri» è che i discepoli si risvegliano alla suprema aspirazione insita nella loro vita, il profondo desiderio di dedicare la propria esistenza a realizzare il grande voto che hanno formulato.
Il brano descrive la relazione karmica tra gli ascoltatori della voce e il Budda Shakyamuni. Ascoltando gli insegnamenti del Budda, questi discepoli si risvegliano al fatto che nella loro vita è racchiusa, da un passato inconcepibilmente remoto, la massima e profonda aspirazione di condurre tutte le persone alla felicità.
Il presidente Ikeda spiega così questo punto: «Nel Buddismo un vero maestro è colui che ci permette di ricordare questa aspirazione. Un vero discepolo è colui che segue l’insegnamento del maestro; è una persona che capisce che questa massima e profonda aspirazione appartiene a entrambi e, convinto dal profondo del cuore che così è veramente, agisce in accordo con gli insegnamenti del maestro.
La profonda relazione di maestro e discepolo consiste nella comune lotta del maestro e del discepolo per kosen-rufu. Le loro vite sono collegate al livello più profondo» (L’eredità della Legge fondamentale della vitaLezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin, Esperia, p. 111).
Vivere fino in fondo abbracciando il desiderio più profondo della vita, il grande voto di aiutare le persone a raggiungere l’Illuminazione risvegliando in sé la determinazione di continuare a lottare in eterno insieme al maestro per realizzare la felicità per sé e per gli altri: questa è la vera relazione karmica tra maestro e discepolo che attraversa le tre esistenze di passato, presente e futuro.
Scrive ancora il presidente Ikeda a proposito di questo brano del Sutra del Loto: «Oggi i membri della Soka Gakkai di tutto il mondo hanno inciso nel loro cuore le parole: “Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri” (SDLPE, 203) e non vedono l’ora di continuare il viaggio eterno di maestro e discepolo, vita dopo vita, per realizzare la grande missione di kosen-rufu in questo mondo di saha.
È iniziata un’epoca in cui in tutto il globo si è diffusa una profonda comprensione del principio di “rinascere di continuo insieme al proprio maestro”. Non c’è dubbio che il nostro movimento per aiutare le persone a conseguire il gioioso stato vitale di eternità, felicità, vero io e purezza continuerà a crescere e a espandersi. Condividendo questo spirito con i nostri compagni Bodhisattva della Terra di ogni luogo, lavoriamo insieme in salda unità e continuiamo il viaggio di speranza di maestro e discepolo incarnando la non dualità di vita e morte, verso la costruzione di un’epoca di pace a cui aspira tutta l’umanità! Impegniamoci insieme, per l’eternità!» (Dalla serie Il Buddismo del sole per illuminare il mondo – “La religione della rivoluzione umana - Parte settima: la vita e la morte, BS, 190, 54).
La pratica basata sulla non dualità di maestro e discepolo è l’essenza del Buddismo
Anche nella società vediamo esempi di relazione tra maestro e discepolo, tuttavia nel Buddismo il loro impegno condiviso costituisce l’essenza della pratica buddista.
Il motivo di ciò è che la Legge può essere trasmessa solo attraverso il legame tra maestro e discepolo, tra “essere umano ed essere umano”. Pertanto, anche se nel titolo di questo Gosho si parla di “eredità”, quello che si intende è il legame, il voto condiviso di maestro e discepolo.
Per dirla in altri termini, senza la relazione tra maestro e discepolo il Buddismo non verrebbe trasmesso correttamente.
Nella storia del Buddismo sono stati molti i casi in cui il Budda è stato divinizzato e collocato in una posizione separata e distante dagli esseri umani. Questo è accaduto nella maggior parte delle scuole buddiste. Ma se il Budda diventa un essere trascendente, separato dagli esseri umani, la relazione tra maestro e discepolo non può realizzarsi.
D’altro canto, in alcune pratiche meditative è facile perdere di vista il maestro e concentrarsi unicamente su se stessi; quindi, invece di diventare maestri della propria mente in base all’elevata Illuminazione del maestro, si finisce per essere dominati dalla propria mente illusa di persone comuni.
Inutile dire che di queste due prospettive (trattare il maestro come una sorta di essere trascendente o fare della mente illusa di comune mortale la nostra maestra) nessuna è corretta. L’essenza della pratica basata sulla non dualità di maestro e discepolo esposta nel Sutra del Loto è che entrambi, insieme, sono determinati a dedicare fino in fondo la loro vita a realizzare il voto di kosen-rufu.
Nichiren Daishonin ha stabilito una religione basata sulla non dualità di maestro e discepolo nell’epoca dell’Ultimo giorno della Legge e possiamo considerare il Gosho L’eredità della Legge fondamentale della vita come lo scritto in cui spiega che tale eredità può essere trasmessa solo dal maestro e dai discepoli i quali, indissolubilmente uniti, fanno avanzare kosen-rufu. La Soka Gakkai è l’organizzazione che nei tempi moderni pratica correttamente questo Buddismo fondato sulla relazione di maestro e discepolo.
Le vite del maestro e del discepolo sono collegate al livello più intimo. Durante la seconda guerra mondiale Makiguchi e Toda furono entrambi imprigionati e il primo morì in carcere per le sue convinzioni. In occasione del terzo memoriale per la sua morte, Toda gli dedicò queste parole: «Nella tua vasta e infinita compassione mi hai permesso di accompagnarti anche in prigione. Grazie a questo ho potuto leggere con tutto il mio essere il brano del Sutra del Loto: “Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri”. Il beneficio di tutto questo è stato venire a sapere della mia passata esistenza come Bodhisattva della Terra e assorbire con tutta la mia vita anche il più piccolo significato del sutra. Può esistere una felicità più grande di questa?» (L’eredità della Legge fondamentale della vita – Lezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin, Esperia, p. 111).
Durante la guerra molti responsabili della Soka Gakkai furono arrestati e imprigionati a causa dell’oppressione da parte del governo militarista. A parte Toda, tutti abbandonarono la fede. Alcuni di loro arrivarono a imprecare contro il loro maestro Makiguchi, verso il quale avevano un grande debito di gratitudine, e gli divennero ostili.
In simili circostanze Toda mostrò invece la sua gratitudine affermando: «Nella tua vasta e infinita compassione mi hai permesso di accompagnarti anche in prigione». Infatti durante la sua prigionia Toda risvegliò in sé la profonda consapevolezza di essere un Bodhisattva della Terra e che il Budda è la vita stessa. Inoltre, dedicando la sua esistenza alla lotta condivisa di maestro e discepolo, riuscì a leggere con la propria vita il brano: «Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre di Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri». Questo grande legame tra maestro e discepolo, il legame di non dualità, è la forza trainante dello sviluppo della Soka Gakkai e di kosen-rufu.
A tale proposito il presidente Ikeda afferma: «La relazione che lega maestro e discepolo nel Buddismo è eterna e attraversa le tre esistenze di passato, presente e futuro. È un legame che nessuno può distruggere. Perciò rinasciamo sempre insieme al nostro maestro nel luogo in cui continuiamo ad adempiere il nostro voto sin dal tempo senza inizio. Ci dedichiamo assiduamente a trasformare questo mondo di saha, pieno di sofferenza, in una terra del Budda pervasa dalle quattro nobili virtù di eternità, felicità, vero io e purezza. Come maestro e discepolo, i nostri cuori sono sempre uniti. Impegniamoci insieme e vinciamo immancabilmente per kosen-rufu» (Vivere il Gosho, Esperia, p. 3).
Oggi la rete solidale di maestro e discepoli Soka si è ampliata notevolmente in tutto il mondo. In ogni paese ci sono compagni e compagne di fede risvegliati alla propria missione di Bodhisattva della Terra che si impegnano attivamente per kosen-rufu traboccanti dell’orgoglio di essere discepoli di Sensei.
Questa unità di itai doshin che si fonda sul legame di maestro e discepolo è la forza motrice dello sviluppo globale della Soka Gakkai a cui assistiamo oggi. Determiniamo insieme di dedicare fino in fondo la nostra esistenza alla realizzazione del voto di kosen-rufu, sempre insieme al nostro maestro.

L'importanza dello studio buddista

Oltre alla lezione presentata nelle pagine precedenti, il corso è stato dedicato prevalentemente a un approfondimento de "La raccolta degli insegnamenti orali" che Buddismo e società ha già pubblicato sul numero 231 (aprile 2023) all'interno dello speciale "torniamo al cuore del sutra del loto". Ne riportiamo qui la parte inedita

Lo scorso anno oltre settantamila persone hanno sostenuto gli esami di Buddismo in più di sessanta paesi e territori del mondo. Lodando tali sforzi il presidente Ikeda ha scritto, in uno dei suoi ultimi saggi, che il 2023 sarebbe potuto anche essere definito come “Anno dello studio mondiale” (cfr. NR, 839).
Nel settembre del 2002, quando visitò uno dei luoghi dove si svolgeva l’esame di livello intermedio, Sensei incoraggiò così i partecipanti: «Il Daishonin, più di chiunque altro, sta certamente lodandovi per questo impegno nelle due vie della pratica e dello studio. Solo il Daishonin si risvegliò alla Legge fondamentale di Nam-myoho-renge-kyo. Nessuno dei potenti o delle celebrità capì quale fosse l’insegnamento corretto del Buddismo. La Legge buddista è il principio eterno che pervade tutto l’universo e ogni forma di vita. È la chiave per costruire un’esistenza felice. Non potremo mai realizzare né la felicità né la pace se disprezziamo o voltiamo le spalle all’insegnamento corretto del Buddismo. Sul vasto palcoscenico della storia umana voi siete nobili pionieri e pioniere che realizzano la grande impresa di diffondere il Buddismo di Nichiren. Vi prego di sostenere questo esame con grande fiducia in voi stessi. Il fatto che siate qui oggi è già una vittoria e un grande risultato, che saranno di stimolo alla vostra fede per tutta la vita. Grazie per il vostro impegno!» (Dalla serie "La saggezza per creare la pace e la felicità – “Lo scopo dello studio buddista”, BS, 200).
La tradizione della Soka Gakkai è stata e sarà quella di impegnarci «nelle due vie della pratica e dello studio» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 342).
La rete solidale Soka si è diffusa oggi in centonovantadue paesi e territori proprio perché siamo sempre avanzati in unità di spirito con il Daishonin attraverso uno “studio attivo”, ovvero uno studio del Buddismo da mettere in pratica nella vita quotidiana.
Nel saggio sopracitato, intitolato “Lo scopo dello studio buddista”, Sensei ha indicato tre motivi per cui è importante che i giovani studino gli insegnamenti del Buddismo di Nichiren: «Primo, lo studio buddista ci aiuta ad approfondire la fede. Secondo, lo studio buddista è la forza trainante di kosen-rufu. Terzo, lo studio buddista pone le basi per l’affermazione di un nuovo umanesimo» (BS, 200).
Nello stesso saggio afferma: «La nostra epoca è piena di gravi problemi fra cui la minaccia di una guerra nucleare, i conflitti etnici, la questione ambientale, il fallimento dei sistemi educativi e altre tematiche di carattere sociale. Sebbene le persone anelino alla felicità e alla pace mondiale, la situazione diventa sempre più caotica e confusa. Questo è l’effetto della mancanza di una solida filosofia di vita. Credo che solo gli insegnamenti del Buddismo possano gettare luce su questi problemi. Solo se ci basiamo su princìpi buddisti come la compassione e il rispetto per la vita, la non dualità tra corpo e mente, e la non dualità tra gli esseri viventi e il loro ambiente, possiamo aprire la strada a un nuovo umanesimo. La dichiarazione di Toda per l’abolizione delle armi nucleari fu anche un’espressione dei princìpi buddisti di affermazione del valore della vita. Toda era convinto che l’umanità non avrebbe potuto aspirare a un futuro luminoso se i membri del Gruppo giovani, ai quali sarebbe spettata la responsabilità del XXI secolo, non avessero compreso a fondo la filosofia del Buddismo di Nichiren, il supremo insegnamento che permette a tutta l’umanità di ottenere la felicità. Era convinto che i giovani che avessero abbracciato questa grande filosofia sarebbero diventati leader mondiali in ogni campo delle attività umane» (Ibidem, BS, 200).
Oggi il movimento di kosen-rufu sta avanzando in tutto il mondo. Ci sono innumerevoli giovani che stanno ricercando una filosofia che promuova un nuovo umanesimo e fanno di kosen-rufu lo scopo della loro vita. Sensei ha dedicato la sua esistenza alla creazione di questo grandioso palcoscenico sul quale noi successori possiamo compiere la nostra missione.

IMPEGNATI NELLE DUE VIE
Scrive il Daishonin: «Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 342).
La nostra pratica buddista fondamentale consiste nell’impegnarci nelle due vie della pratica e dello studio. Non basta studiare semplicemente il Gosho, è importante anche condividere il Buddismo al meglio delle nostre capacità, rimanendo saldi nella fede. Questo è ciò che significa davvero mettere in pratica lo studio del Buddismo, ovvero uno studio attivo. Non importa quanta conoscenza del Buddismo si abbia, l’erudizione intellettuale senza l’azione non è efficace. Sensei una volta disse che dobbiamo impegnarci nello studio del Buddismo per non abbandonare la fede.
Il Daishonin esorta spesso i suoi discepoli a dedicare la vita alla realizzazione di kosen-rufu. A dare prova delle sue parole sono stati i tre presidenti fondatori e ora siamo noi, i membri della Soka Gakkai.
Scrive il presidente Ikeda: «Dovreste tener presente, però, che per quanto la fede corretta permetta di ottenere grandissimi benefici, è anche irta di ostacoli e difficoltà. A meno che non abbiate delle solide basi dottrinali, quando sorgeranno dei problemi comincerete a dubitare.
Quando l’oppressione delle autorità militari portò all’arresto di Makiguchi e Toda, durante la seconda guerra mondiale, tutti i responsabili della Soka Gakkai abbandonarono la fede. Ciò avvenne perché quei responsabili non avevano studiato il Buddismo e perciò non erano in grado di comprenderne i princìpi.
Ma se studiamo a fondo gli insegnamenti del Daishonin apprendiamo il motivo per cui la fede corretta è sempre accompagnata da ostacoli e comprendiamo come è possibile raggiungere l’Illuminazione in questa esistenza. Grazie allo studio, inoltre, quando parliamo agli altri del Buddismo possiamo far capire la grandezza degli insegnamenti del Daishonin e spiegare chiaramente i fondamenti che una religione dovrebbe avere. È per questi motivi che il Daishonin sottolineò che la pratica deve andare di pari passo con lo studio, scrivendo a un suo discepolo: “Esercitati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo”» (NRU, 7, 101).


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