Parliamo spesso della data storica del 2030 e della Soka Gakkai che verrà, ma riusciamo davvero a visualizzarle? Siamo in grado di immaginare come sarà il mondo tra 10 anni?
Maria Cristina, Piemonte, 14 anni; Andrej, Lombardia, 17 anni; Sara, Calabria, 16 anni; Federico, Campania, 18 anni; Martina, Umbria, 18 anni; Alessio, Emilia Romagna, 18 anni
Coordinamento di:
Rossella Maci, Andrea Plati, Alessja Trama
Il 5 maggio la Soka Gakkai italiana festeggia l’anniversario della fondazione del Gruppo futuro. I ragazzi e le ragazze che oggi ne fanno parte saranno domani alla guida del nostro movimento e della società: quale miglior occasione per visualizzare il futuro se non conoscendone i protagonisti e le protagoniste?
«Mai le aspettative nei vostri confronti sono state più alte – ha scritto loro recentemente il presidente Ikeda –. Trasformando le difficoltà del presente in un palcoscenico sul quale crescere, la vostra generazione sarà in prima linea quando celebreremo il centesimo anniversario della fondazione della Soka Gakkai e determinerà il corso del XXI secolo. […] Proprio in questo periodo in cui l’umanità sta affrontando la sfida di una pandemia globale, la vostra presenza e la vostra vigorosa crescita infondono ovunque una rinnovata speranza alle persone. Siete una fonte di immensa speranza per il mondo, tesori preziosi che hanno la missione di creare un futuro luminoso per l’umanità» (di prossima pubblicazione su Buddismo e società n. 209 e 211).
In linea con questo spirito abbiamo organizzato una tavola rotonda con sei loro rappresentanti, per riflettere insieme sul 2030: chi vorranno diventare, quale mondo sognano, cosa desiderano per il futuro? Dunque da dove partire? La parola ai ragazzi e alle ragazze…
Chi vorresti essere nel 2030?
Maria Cristina: precisamente non lo so ancora, ma credo di voler diventare la versione migliore di me stessa. Sicuramente continuerò a essere buddista e a praticare. Sogno di avere una famiglia e di non smettere di lottare affinché ci sia parità e uguaglianza. Spero di non arrendermi mai.
Andrej: nel 2030 spero di essere una persona che ha realizzato molti dei suoi obiettivi, ma spero anche di avere molti altri sogni da realizzare grazie alla pratica.
Sara: voglio essere una persona realizzata e aver raggiunto tutti i miei obiettivi dal più piccolo al più grande, a partire dallo studio. Vorrei essere felice insieme ai miei amici, alla mia famiglia e a tutte le persone che mi circondano, sia oggi sia nel futuro. Vorrei continuare a praticare.
Federico: nel 2030 non so dove vorrò essere, ma so come vorrò essere: sentirmi un adulto realizzato, avere la voglia di accettare sempre nuove sfide, di imparare e di mettermi in gioco. Spero di riuscire a mantenere la mia coerenza per essere fedele a me stesso.
Martina: vorrei aver finito l’università essendo soddisfatta della mia scelta, perché ora sono in grande difficoltà nel capire dove andare a studiare. Spero inoltre che dalla strada che avrò percorso sarà derivata una buona preparazione perché oggi, secondo me, è sempre più frequente che vengano espresse opinioni (anche rispetto all’attuale pandemia) fondate sull’ignoranza e sulla superficialità, mentre io vorrei diventare una persona in grado di sviluppare un giudizio autonomo e critico sulla base di dati concreti.
Alessio: vorrei rimanere la persona che sono adesso, ma spero di aver realizzato la maggior parte dei miei obiettivi. Spero anche di essere in grado di aiutare più persone possibili, sostenendole nell'affrontare i loro problemi. Desidero stare bene con la mia famiglia e le persone a cui voglio bene.
Te stesso/a del futuro cosa consiglierebbe al/alla te del presente per diventare ciò che desideri?
Maria Cristina: la me stessa del futuro, se potesse parlare, mi direbbe di avere tanto coraggio, di continuare a recitare, di non mollare mai e di credere sempre in me stessa e nel mio valore, anche se a volte è difficile. Mi direbbe che, se dovessi cadere, potrò sempre rialzarmi e realizzare tutti i miei obiettivi sia piccoli sia grandi, senza spaventarmi e continuando a lottare.
Andrej: mi direbbe di non arrendermi ai primi ostacoli, di continuare a recitare ponendomi sempre nuovi obiettivi.
Sara: la me del futuro mi direbbe di essere più forte, di non smarrire mai la strada che desidero percorrere e di non perdere me stessa. Mi incoraggerebbe a splendere, cercando di essere felice anche di fronte agli ostacoli che dovrò affrontare.
Federico: credo mi consiglierebbe di non aver paura, di buttarmi, di rischiare e anche di sbagliare, perché soprattutto dagli errori si impara tantissimo, quindi mi direbbe: «Federico tu continua a impegnarti, quando capiteranno le occasioni buttati, recita, studia e vai avanti perché ce la puoi fare».
Martina: credo mi inviterebbe a non farmi spaventare dal fatto di non sapere ciò che mi aspetta e a non crearmi dei problemi prima ancora di aver cominciato qualcosa (il famoso “non fasciarsi la testa prima di rompersela”); mi consiglierebbe di recitare Daimoku avendo fiducia nel fatto che, se pratico per la mia felicità e per quella di chi mi sta intorno, di sicuro accadrà la cosa migliore per me e per gli altri.
Alessio: mi direbbe di continuare a vivere con la stessa mentalità di oggi, di affrontare i problemi con felicità recitando sempre Daimoku.
Cosa dovremmo fare oggi affinché nel 2030 non ci siano disparità e discriminazioni nelle società del mondo?
Maria Cristina: penso che per vincere su questi grandi problemi, che a volte passano inosservati, bisognerebbe dialogare. Senza dialogo non si potrà mai mettere fine a tutto questo. Bisognerà diventare aperti verso il pensiero degli altri e disponibili ad ascoltare, andando sempre incontro a chi abbiamo di fronte con il sorriso, nonostante si pensi di aver ragione.
Andrej: secondo me bisognerebbe stimolare una sensibilità su questi argomenti attraverso la scuola e le istituzioni che devono diffondere istruzione, affinché nel 2030 non si verifichino eventi di discriminazione e disparità, o almeno per fare in modo che siano molti meno rispetto a quelli che si verificano oggi.
Sara: credo che ogni forma di discriminazione nasca da una sofferenza interiore, dunque penso sia importante prima di tutto vincere su se stessi e imparare ad aprire la mente verso cose nuove, a cui non siamo ancora abituati. Al giorno d’oggi ad esempio i social network sono strumenti accessibili a tutti che possono diventare un mezzo potente per divulgare amore anziché odio, per arricchirci culturalmente e per sensibilizzare le persone su tematiche ancora oggi molto delicate come il razzismo e gli orientamenti sessuali.
Federico: è un tema molto complesso. Purtroppo ho conosciuto persone che avevano atteggiamenti discriminatori verso gli altri, e ho compreso che l’essere umano ha paura di quello che non conosce a causa dell’idea di “normalità”. Bisognerebbe riuscire a far capire a noi e ai nostri coetanei, ovvero agli adulti del futuro, che non esiste un’idea di normale, proprio perché quello che per noi è usuale per una persona dall’altra parte del mondo può essere una cosa stravolgente. Dunque quello che si dovrebbe fare è incentivare uno scambio culturale tra le varie nazioni per evitare che le persone abbiano paura di ciò che non è nel loro campo visivo. Per fare questo bisognerebbe anche potenziare i progetti scolastici a cominciare dalle scuole primarie, per rendere normali realtà che per molte persone possono risultare ancora “strane”.
Martina: sicuramente, come già è stato detto, sarebbe necessario puntare sulla formazione, perché solo attraverso quest’ultima possiamo imparare che ciò che a noi sembra diverso per qualcun altro è la normalità. Credo inoltre che sia importante sviluppare empatia perché, finché si continuerà a considerare il problema dell’altra persona, discriminata, come qualcosa che a noi non capiterà mai, non potremo percepire la sua sofferenza e, dunque, impegnarci davvero per migliorare la sua situazione.
Alessio: credo sia necessario vincere, tramite il dialogo con le persone, l’ignoranza ancora molto presente nella società che porta a discriminare gli altri. Faccio un esempio: esiste ancora un sentimento di odio verso gli omosessuali, ma io non riesco a capire quale possa essere il motivo che spinge a insultare una persona che è felice delle sue scelte, solo per quello che è e che decide di essere.
Federico: ascoltandovi ho pensato a un’altra cosa su questo argomento, ovvero che manca il “tempo”. Ci portiamo dietro un retaggio culturale di una società del passato che era molto diversa da come si presenta oggi, perché il fenomeno della globalizzazione sta stravolgendo tutto, quindi credo che anche il tempo possa giocare un ruolo importante nell’eliminazione delle discriminazioni.
Come incoraggereste un/a giovane “futuro” del 2030 quando dovesse avere difficoltà a scuola, nelle amicizie o in famiglia?
Maria Cristina: dopo aver dato loro ascolto, direi quello che vorrei sentirmi dire io adesso: «Ogni cosa brutta o bella che sia ci fa crescere, abbi fede, rialzati sempre, credi in te e tutto andrà per il meglio». Cercherei di star loro vicino, consigliando di recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Andrej: racconterei la mia esperienza o quella di altre persone per incoraggiarli, spiegando loro che con l’impegno affiancato alla pratica si possono raggiungere tutti gli obiettivi. Le esperienze secondo me sono fondamentali perché sono dei dati di fatto, e ti insegnano che se un’altra persona ce l’ha fatta possiamo farcela anche noi.
Sara: io direi loro che sbagliare fa crescere, che senza errori non possiamo maturare nessun lato di noi: «Immaginate che brutto sarebbe vivere una vita piatta». Direi anche di non perdere mai loro stessi, la forza che a noi giovani non manca mai, e soprattutto di sorridere qualsiasi cosa accada, bella o brutta che sia. Il sorriso sempre.
Federico: considerando il fatto che io ho avuto e sto vivendo le difficoltà della gioventù e presupponendo che nel 2030 dovrei sentirmi una persona realizzata, ai ragazzi e alle ragazze del futuro sarei molto felice di portare la mia esperienza degli anni del liceo e dell’università. Spero di poter aiutare così altre persone a superare quei problemi che ho dovuto affrontare anch'io.
Martina: penso che le esperienze fatte in questi anni saranno essenziali per incoraggiare i giovani di domani, perché alla fine le problematiche che stiamo affrontando noi oggi, seppur in un contesto diverso, sono le stesse che hanno vissuto i nostri genitori in passato e probabilmente le stesse che affronteranno le persone che avranno la nostra età in futuro. Ad esempio, durante gli anni delle superiori, il Daimoku ha inciso profondamente sul modo in cui si è sviluppato il mio carattere e sul modo in cui ho legato con i miei compagni: quando ho cominciato il liceo infatti ero sempre da sola in classe, ma proprio grazie alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo sono riuscita a creare un ambiente armonioso che mi ha permesso di vivere la scuola in una maniera totalmente diversa.
Anche affrontare questa pandemia ci aiuterà molto in futuro. In tal proposito, mio papà l’anno scorso mi ha incoraggiata tanto dicendomi: «Non puoi vivere quest’anno nell’attesa che il Covid finisca, pensando che andrà tutto bene solo allora»; queste parole mi hanno portata a riflettere su quanto sia importante cercare di trasformare quelle che in un primo momento possono sembrare delle difficoltà insormontabili in situazioni da cui ottenere un miglioramento del proprio carattere e una crescita personale.
Alessio: io direi che la vita è fatta di ostacoli, ma l’importante è come li affrontiamo, aiutandoci con la pratica a superare i problemi.
Come ti immagini la Soka Gakkai del 2030, ci saranno tanti giovani? Ti pensi come protagonista in prima linea che contribuisce al miglioramento della società?
Maria Cristina: me la immagino piena di persone felici e di nuovi membri che ogni giorno vanno a ricevere il Gohonzon. Sì, me la immagino piena di giovani, così tanti da non riuscire neanche a contarli. Mi vedo in prima linea sia davanti al Gohonzon, sia nella società facendo shakubuku, e aiutando il prossimo anche al di fuori.
Andrej: anche io mi immagino sicuramente in prima linea, con una Soka Gakkai in forte sviluppo e piena di giovani, perché le persone che vogliono cambiare il mondo spesso sono appunto i giovani e questo può essere un fattore che incentiverà molto il numero dei praticanti.
Sara: me la immagino con tanti membri felici e con una grande voglia di fare attività. Una Soka Gakkai in cui ogni persona cerca, come stiamo facendo ora, di incoraggiare il prossimo tramite lo shakubuku, quindi chi ancora non conosce la pratica. Persone animate dal desiderio di voler dare forza agli altri, regalando la felicità che è il Gohonzon. Anche io mi vedo protagonista non solo nella Soka Gakkai ma nella società.
Federico: mi immagino una Soka Gakkai con sempre nuovi giovani mossi dal desiderio di incoraggiare le persone nella società, con le quali poter condividere sempre nuove esperienze. Mi immagino pronto a dare un contributo effettivo non solo all’interno della Soka Gakkai ma anche nel campo lavorativo e professionale, perché è giusto incoraggiare le persone in tutti i contesti, per dimostrare la prova concreta di quello che è il Buddismo.
Martina: anche io penso e spero che ci saranno tante persone, in particolare giovani, che inizieranno a praticare. Io stessa mi vedo in futuro come una donna che potrà contribuire a tutto questo, anche perché già ora quando un mio amico mi dice che sta vivendo un momento di difficoltà la mia prima risposta è: «Io nei brutti momenti recito Nam-myoho-renge-kyo». Reputo infatti che la pratica sia lo strumento in grado di farci trovare una soluzione a quelle difficoltà nell’ambito delle quali, altrimenti, non si potrebbe far altro che dire: «Non è colpa mia, non posso farci nulla».
Alessio: anch'io ovviamente immagino nel 2030 una Soka Gakkai piena di giovani che possano portare speranza a più persone possibili. Spero anch'io di lottare in prima persona per il miglioramento della società e l’espansione della Soka Gakkai.
Come ci immaginiamo il nostro pianeta nel 2030? Come dovrebbe essere il rapporto tra gli esseri umani e la Terra?
Maria Cristina: mi immagino un mondo consapevole dei problemi e anche pronto a risolverli. Un pianeta finalmente libero dai drammi che lo affliggono, un pianeta pulito e un popolo che lo abita animato da un sentimento di rispetto e non di odio.
Andrej: secondo me, per immaginare un pianeta migliore rispetto a quello che abbiamo oggi, la prima cosa da cambiare è il rapporto che abbiamo noi esseri umani con lui, diventando persone più civili. Rispettiamo la Terra e lei rispetterà noi.
Sara: credo che sia importante partire da noi, da quel particolare vicino che può sembrare minuscolo, ma che ha il potere di fare la differenza, sia a livello ambientale sia nei rapporti umani. Un’attenzione che riguarda ogni cosa, perché nel 2030 immagino un pianeta abitato da persone consapevoli del dono che è stato loro dato, perché la vita è in realtà un regalo grandissimo. Se non si rispetta questo non si può rispettare neanche il proprio essere.
Federico: anche io immagino una popolazione più consapevole della fortuna di vivere su un pianeta come la Terra. Soprattutto perché esiste una simpatica equazione, “l’Equazione di Drake”, la quale dimostra che il numero di pianeti abitabili nella nostra galassia è estremamente ridotto. Si evince quindi che abbiamo avuto veramente molta fortuna a trovare un pianeta così bello come la Terra. Mi immagino un popolo quindi più rispettoso nei suoi confronti, in cui la plastica è stata sostituita da composti biodegradabili e dove per gli spostamenti si utilizzano mezzi che non inquinano. Però spero una cosa: si sta guardando tantissimo a Marte e molti criticano questo affermando che avendo la Terra dobbiamo pensare solo a essa. Io invece spero che l’umanità riesca a guardare la Terra con rispetto e con cura, ma che abbia anche uno sguardo rivolto verso tutto quello che c’è fuori. La curiosità è la cosa più grande che ci distingue come esseri umani e spero non si perda mai.
Martina: io spero in un rapporto di minor superficialità da parte di noi esseri umani nei confronti dellaTerra; infatti il problema che dovrebbe preoccuparci non è, come si tende normalmente a pensare, che se non ci impegneremo non potremo salvare il nostro pianeta: esso è sempre stato in grado di modificarsi nel corso del tempo, in base alle situazioni che gli si sono presentate davanti, in modo da salvaguardare la propria vita, dunque saprà farlo anche rispetto alla condizione attuale. Piuttosto dovremmo tenere in considerazione che la soluzione che adotterà questa volta potrebbe non essere adatta alla nostra sopravvivenza. Dobbiamo imparare a considerare che ogni singola azione che stiamo compiendo ora, anche la più piccola, come buttare una bottiglietta di plastica dal finestrino, sarà decisiva rispetto al modo in cui si presenterà la Terra in futuro e se non ci rimboccheremo subito le maniche saranno i nostri figli e le generazioni di domani a dover soffrire ingiustamente per un ambiente che siamo stati noi a rovinare.
Alessio: anche io immagino un pianeta abitato da società più consapevoli del fatto che anche una sola persona può avere un impatto positivo, partendo da azioni semplici come riciclare. Spero che ognuno e ognuna abbia la volontà di fare questo per il bene del nostro pianeta.
Come ti immagini i social media tra dieci anni? Che uso ne dovremmo fare?
Maria Cristina: me li immagino come un posto dove non si viene attaccati, ma in cui si può dare libero sfogo alle proprie opinioni sempre rispettando gli altri e ricevendo rispetto in cambio. Un posto libero per tutti, senza più pericoli. Ma affinché questo avvenga bisogna continuare a sensibilizzare sia nelle scuole sia nella vita quotidiana da parte dei genitori, cosa che purtroppo non capita spesso. È importante far capire che alcuni comportamenti o alcune opinioni, e in generale le parole, possono ferire. Prima di tutto bisogna formare le persone, far capire quando stanno sbagliando e chiarire cosa si può fare e cosa no. Altrimenti chi insulta nei social media continuerà a farlo anche nella vita reale, perché alla fine i social sono solo un mezzo per continuare a essere quello che si è, nel bene e nel male.
Andrej: anche secondo me i social media si svilupperanno molto di più rispetto a oggi. Già interessano ogni ambito della nostra vita, pensiamo alla politica, allo sport… tutto quello che ci interessa passa per i social media, quindi avranno un ruolo più che fondamentale anche in futuro. Ovviamente è importante l’utilizzo che ne viene fatto: se vengono usati per sensibilizzare le persone su temi importanti, come per esempio l’evoluzione green del pianeta o il rispetto reciproco e per le diversità, possono avere un grande potere positivo, ma possono avere anche un risvolto negativo, perché tutti hanno diritto di parola e purtroppo ci sono persone che dicono cose che vanno contro questi obiettivi comuni.
Sara: spero che nei social media ci siano meno influencer perché possono davvero danneggiare la mentalità di un individuo. Personalmente ho sofferto di un lieve disturbo alimentare a dicembre, anche a causa di quello che vedevo su Instagram: modelle con un corpo perfetto. E io, per raggiungere quel modello, non mangiavo, mi si era chiuso lo stomaco e stavo male. Però poi ho imparato che i social non sono la realtà, sono una dimensione diversa, e spero che le persone riescano ad avere più consapevolezza di ciò che si dice, perché un commento può fare davvero molto male.
Federico: i social sono uno strumento molto potente che riesce dare visibilità ad alcune persone, gli influencer, che hanno la possibilità di influenzare il pensiero delle masse. Per cui la prima cosa che secondo me bisognerebbe fare, e so che può sembrare una stupidaggine, è insegnare nelle scuole come usare i social, perché ormai, è inutile nasconderlo, sono una parte fondamentale della nostra società, le amicizie si sono spostate anche sui social, grazie ai quali possiamo mantenere i contatti con tutti. Non è più come un tempo, in cui ci si incontrava per giocare a pallone. Sì, oggi succede, ma io mi sento principalmente con i miei amici su whatsapp, metto like alle loro foto su Instagram, è un dato di fatto. Quindi bisogna semplicemente imparare a usarli, fare un’educazione civica riguardo ai social media. I social danno voce a persone che potrebbero oggettivamente fare grandi danni, alimentando l’odio o diffondendo notizie false. Se diamo a un chirurgo un bisturi salverà una vita, ma se lo diamo a un folle farà gravi danni. Proprio come quel bisturi, bisognerebbe imparare a usare i social network e tutto ciò che li concerne.
Martina: immagino che si svilupperanno ulteriormente, perché già quello che stiamo vivendo oggi ne dimostra l’importanza: in una situazione in cui la distanza è uno degli strumenti principali per salvaguardare noi stessi e gli altri, senza i social media non avremmo alcun modo di tenerci in contatto.
D’altra parte, la mia speranza è che non si sostituiscano alla realtà. Penso ad esempio ai tanti giovani che non si sfidano a vincere sulla propria timidezza perché hanno la certezza di potersi nascondere dietro uno schermo, quando è un aspetto del carattere sul quale è importante lavorare, perché andrà a incidere tanto sui rapporti quanto sulle esperienze lavorative future.
Alessio: condivido tutto, i social media spesso vengono usati per diffondere ignoranza piuttosto che per sensibilizzare su alcuni argomenti, quindi spero che in futuro vengano usati con più “testa”.
Maria Cristina, Piemonte, 14 anni; Andrej, Lombardia, 17 anni; Sara, Calabria, 16 anni; Federico, Campania, 18 anni; Martina, Umbria, 18 anni; Alessio, Emilia Romagna, 18 anni
Coordinamento di:
Rossella Maci, Andrea Plati, Alessja Trama
Il 5 maggio la Soka Gakkai italiana festeggia l’anniversario della fondazione del Gruppo futuro. I ragazzi e le ragazze che oggi ne fanno parte saranno domani alla guida del nostro movimento e della società: quale miglior occasione per visualizzare il futuro se non conoscendone i protagonisti e le protagoniste?
«Mai le aspettative nei vostri confronti sono state più alte – ha scritto loro recentemente il presidente Ikeda –. Trasformando le difficoltà del presente in un palcoscenico sul quale crescere, la vostra generazione sarà in prima linea quando celebreremo il centesimo anniversario della fondazione della Soka Gakkai e determinerà il corso del XXI secolo. […] Proprio in questo periodo in cui l’umanità sta affrontando la sfida di una pandemia globale, la vostra presenza e la vostra vigorosa crescita infondono ovunque una rinnovata speranza alle persone. Siete una fonte di immensa speranza per il mondo, tesori preziosi che hanno la missione di creare un futuro luminoso per l’umanità» (di prossima pubblicazione su Buddismo e società n. 209 e 211).
In linea con questo spirito abbiamo organizzato una tavola rotonda con sei loro rappresentanti, per riflettere insieme sul 2030: chi vorranno diventare, quale mondo sognano, cosa desiderano per il futuro? Dunque da dove partire? La parola ai ragazzi e alle ragazze…
Chi vorresti essere nel 2030?
Maria Cristina: precisamente non lo so ancora, ma credo di voler diventare la versione migliore di me stessa. Sicuramente continuerò a essere buddista e a praticare. Sogno di avere una famiglia e di non smettere di lottare affinché ci sia parità e uguaglianza. Spero di non arrendermi mai.
Andrej: nel 2030 spero di essere una persona che ha realizzato molti dei suoi obiettivi, ma spero anche di avere molti altri sogni da realizzare grazie alla pratica.
Sara: voglio essere una persona realizzata e aver raggiunto tutti i miei obiettivi dal più piccolo al più grande, a partire dallo studio. Vorrei essere felice insieme ai miei amici, alla mia famiglia e a tutte le persone che mi circondano, sia oggi sia nel futuro. Vorrei continuare a praticare.
Federico: nel 2030 non so dove vorrò essere, ma so come vorrò essere: sentirmi un adulto realizzato, avere la voglia di accettare sempre nuove sfide, di imparare e di mettermi in gioco. Spero di riuscire a mantenere la mia coerenza per essere fedele a me stesso.
Martina: vorrei aver finito l’università essendo soddisfatta della mia scelta, perché ora sono in grande difficoltà nel capire dove andare a studiare. Spero inoltre che dalla strada che avrò percorso sarà derivata una buona preparazione perché oggi, secondo me, è sempre più frequente che vengano espresse opinioni (anche rispetto all’attuale pandemia) fondate sull’ignoranza e sulla superficialità, mentre io vorrei diventare una persona in grado di sviluppare un giudizio autonomo e critico sulla base di dati concreti.
Alessio: vorrei rimanere la persona che sono adesso, ma spero di aver realizzato la maggior parte dei miei obiettivi. Spero anche di essere in grado di aiutare più persone possibili, sostenendole nell'affrontare i loro problemi. Desidero stare bene con la mia famiglia e le persone a cui voglio bene.
Te stesso/a del futuro cosa consiglierebbe al/alla te del presente per diventare ciò che desideri?
Maria Cristina: la me stessa del futuro, se potesse parlare, mi direbbe di avere tanto coraggio, di continuare a recitare, di non mollare mai e di credere sempre in me stessa e nel mio valore, anche se a volte è difficile. Mi direbbe che, se dovessi cadere, potrò sempre rialzarmi e realizzare tutti i miei obiettivi sia piccoli sia grandi, senza spaventarmi e continuando a lottare.
Andrej: mi direbbe di non arrendermi ai primi ostacoli, di continuare a recitare ponendomi sempre nuovi obiettivi.
Sara: la me del futuro mi direbbe di essere più forte, di non smarrire mai la strada che desidero percorrere e di non perdere me stessa. Mi incoraggerebbe a splendere, cercando di essere felice anche di fronte agli ostacoli che dovrò affrontare.
Federico: credo mi consiglierebbe di non aver paura, di buttarmi, di rischiare e anche di sbagliare, perché soprattutto dagli errori si impara tantissimo, quindi mi direbbe: «Federico tu continua a impegnarti, quando capiteranno le occasioni buttati, recita, studia e vai avanti perché ce la puoi fare».
Martina: credo mi inviterebbe a non farmi spaventare dal fatto di non sapere ciò che mi aspetta e a non crearmi dei problemi prima ancora di aver cominciato qualcosa (il famoso “non fasciarsi la testa prima di rompersela”); mi consiglierebbe di recitare Daimoku avendo fiducia nel fatto che, se pratico per la mia felicità e per quella di chi mi sta intorno, di sicuro accadrà la cosa migliore per me e per gli altri.
Alessio: mi direbbe di continuare a vivere con la stessa mentalità di oggi, di affrontare i problemi con felicità recitando sempre Daimoku.
Cosa dovremmo fare oggi affinché nel 2030 non ci siano disparità e discriminazioni nelle società del mondo?
Maria Cristina: penso che per vincere su questi grandi problemi, che a volte passano inosservati, bisognerebbe dialogare. Senza dialogo non si potrà mai mettere fine a tutto questo. Bisognerà diventare aperti verso il pensiero degli altri e disponibili ad ascoltare, andando sempre incontro a chi abbiamo di fronte con il sorriso, nonostante si pensi di aver ragione.
Andrej: secondo me bisognerebbe stimolare una sensibilità su questi argomenti attraverso la scuola e le istituzioni che devono diffondere istruzione, affinché nel 2030 non si verifichino eventi di discriminazione e disparità, o almeno per fare in modo che siano molti meno rispetto a quelli che si verificano oggi.
Sara: credo che ogni forma di discriminazione nasca da una sofferenza interiore, dunque penso sia importante prima di tutto vincere su se stessi e imparare ad aprire la mente verso cose nuove, a cui non siamo ancora abituati. Al giorno d’oggi ad esempio i social network sono strumenti accessibili a tutti che possono diventare un mezzo potente per divulgare amore anziché odio, per arricchirci culturalmente e per sensibilizzare le persone su tematiche ancora oggi molto delicate come il razzismo e gli orientamenti sessuali.
Federico: è un tema molto complesso. Purtroppo ho conosciuto persone che avevano atteggiamenti discriminatori verso gli altri, e ho compreso che l’essere umano ha paura di quello che non conosce a causa dell’idea di “normalità”. Bisognerebbe riuscire a far capire a noi e ai nostri coetanei, ovvero agli adulti del futuro, che non esiste un’idea di normale, proprio perché quello che per noi è usuale per una persona dall’altra parte del mondo può essere una cosa stravolgente. Dunque quello che si dovrebbe fare è incentivare uno scambio culturale tra le varie nazioni per evitare che le persone abbiano paura di ciò che non è nel loro campo visivo. Per fare questo bisognerebbe anche potenziare i progetti scolastici a cominciare dalle scuole primarie, per rendere normali realtà che per molte persone possono risultare ancora “strane”.
Martina: sicuramente, come già è stato detto, sarebbe necessario puntare sulla formazione, perché solo attraverso quest’ultima possiamo imparare che ciò che a noi sembra diverso per qualcun altro è la normalità. Credo inoltre che sia importante sviluppare empatia perché, finché si continuerà a considerare il problema dell’altra persona, discriminata, come qualcosa che a noi non capiterà mai, non potremo percepire la sua sofferenza e, dunque, impegnarci davvero per migliorare la sua situazione.
Alessio: credo sia necessario vincere, tramite il dialogo con le persone, l’ignoranza ancora molto presente nella società che porta a discriminare gli altri. Faccio un esempio: esiste ancora un sentimento di odio verso gli omosessuali, ma io non riesco a capire quale possa essere il motivo che spinge a insultare una persona che è felice delle sue scelte, solo per quello che è e che decide di essere.
Federico: ascoltandovi ho pensato a un’altra cosa su questo argomento, ovvero che manca il “tempo”. Ci portiamo dietro un retaggio culturale di una società del passato che era molto diversa da come si presenta oggi, perché il fenomeno della globalizzazione sta stravolgendo tutto, quindi credo che anche il tempo possa giocare un ruolo importante nell’eliminazione delle discriminazioni.
Come incoraggereste un/a giovane “futuro” del 2030 quando dovesse avere difficoltà a scuola, nelle amicizie o in famiglia?
Maria Cristina: dopo aver dato loro ascolto, direi quello che vorrei sentirmi dire io adesso: «Ogni cosa brutta o bella che sia ci fa crescere, abbi fede, rialzati sempre, credi in te e tutto andrà per il meglio». Cercherei di star loro vicino, consigliando di recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Andrej: racconterei la mia esperienza o quella di altre persone per incoraggiarli, spiegando loro che con l’impegno affiancato alla pratica si possono raggiungere tutti gli obiettivi. Le esperienze secondo me sono fondamentali perché sono dei dati di fatto, e ti insegnano che se un’altra persona ce l’ha fatta possiamo farcela anche noi.
Sara: io direi loro che sbagliare fa crescere, che senza errori non possiamo maturare nessun lato di noi: «Immaginate che brutto sarebbe vivere una vita piatta». Direi anche di non perdere mai loro stessi, la forza che a noi giovani non manca mai, e soprattutto di sorridere qualsiasi cosa accada, bella o brutta che sia. Il sorriso sempre.
Federico: considerando il fatto che io ho avuto e sto vivendo le difficoltà della gioventù e presupponendo che nel 2030 dovrei sentirmi una persona realizzata, ai ragazzi e alle ragazze del futuro sarei molto felice di portare la mia esperienza degli anni del liceo e dell’università. Spero di poter aiutare così altre persone a superare quei problemi che ho dovuto affrontare anch'io.
Martina: penso che le esperienze fatte in questi anni saranno essenziali per incoraggiare i giovani di domani, perché alla fine le problematiche che stiamo affrontando noi oggi, seppur in un contesto diverso, sono le stesse che hanno vissuto i nostri genitori in passato e probabilmente le stesse che affronteranno le persone che avranno la nostra età in futuro. Ad esempio, durante gli anni delle superiori, il Daimoku ha inciso profondamente sul modo in cui si è sviluppato il mio carattere e sul modo in cui ho legato con i miei compagni: quando ho cominciato il liceo infatti ero sempre da sola in classe, ma proprio grazie alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo sono riuscita a creare un ambiente armonioso che mi ha permesso di vivere la scuola in una maniera totalmente diversa.
Anche affrontare questa pandemia ci aiuterà molto in futuro. In tal proposito, mio papà l’anno scorso mi ha incoraggiata tanto dicendomi: «Non puoi vivere quest’anno nell’attesa che il Covid finisca, pensando che andrà tutto bene solo allora»; queste parole mi hanno portata a riflettere su quanto sia importante cercare di trasformare quelle che in un primo momento possono sembrare delle difficoltà insormontabili in situazioni da cui ottenere un miglioramento del proprio carattere e una crescita personale.
Alessio: io direi che la vita è fatta di ostacoli, ma l’importante è come li affrontiamo, aiutandoci con la pratica a superare i problemi.
Come ti immagini la Soka Gakkai del 2030, ci saranno tanti giovani? Ti pensi come protagonista in prima linea che contribuisce al miglioramento della società?
Maria Cristina: me la immagino piena di persone felici e di nuovi membri che ogni giorno vanno a ricevere il Gohonzon. Sì, me la immagino piena di giovani, così tanti da non riuscire neanche a contarli. Mi vedo in prima linea sia davanti al Gohonzon, sia nella società facendo shakubuku, e aiutando il prossimo anche al di fuori.
Andrej: anche io mi immagino sicuramente in prima linea, con una Soka Gakkai in forte sviluppo e piena di giovani, perché le persone che vogliono cambiare il mondo spesso sono appunto i giovani e questo può essere un fattore che incentiverà molto il numero dei praticanti.
Sara: me la immagino con tanti membri felici e con una grande voglia di fare attività. Una Soka Gakkai in cui ogni persona cerca, come stiamo facendo ora, di incoraggiare il prossimo tramite lo shakubuku, quindi chi ancora non conosce la pratica. Persone animate dal desiderio di voler dare forza agli altri, regalando la felicità che è il Gohonzon. Anche io mi vedo protagonista non solo nella Soka Gakkai ma nella società.
Federico: mi immagino una Soka Gakkai con sempre nuovi giovani mossi dal desiderio di incoraggiare le persone nella società, con le quali poter condividere sempre nuove esperienze. Mi immagino pronto a dare un contributo effettivo non solo all’interno della Soka Gakkai ma anche nel campo lavorativo e professionale, perché è giusto incoraggiare le persone in tutti i contesti, per dimostrare la prova concreta di quello che è il Buddismo.
Martina: anche io penso e spero che ci saranno tante persone, in particolare giovani, che inizieranno a praticare. Io stessa mi vedo in futuro come una donna che potrà contribuire a tutto questo, anche perché già ora quando un mio amico mi dice che sta vivendo un momento di difficoltà la mia prima risposta è: «Io nei brutti momenti recito Nam-myoho-renge-kyo». Reputo infatti che la pratica sia lo strumento in grado di farci trovare una soluzione a quelle difficoltà nell’ambito delle quali, altrimenti, non si potrebbe far altro che dire: «Non è colpa mia, non posso farci nulla».
Alessio: anch'io ovviamente immagino nel 2030 una Soka Gakkai piena di giovani che possano portare speranza a più persone possibili. Spero anch'io di lottare in prima persona per il miglioramento della società e l’espansione della Soka Gakkai.
Come ci immaginiamo il nostro pianeta nel 2030? Come dovrebbe essere il rapporto tra gli esseri umani e la Terra?
Maria Cristina: mi immagino un mondo consapevole dei problemi e anche pronto a risolverli. Un pianeta finalmente libero dai drammi che lo affliggono, un pianeta pulito e un popolo che lo abita animato da un sentimento di rispetto e non di odio.
Andrej: secondo me, per immaginare un pianeta migliore rispetto a quello che abbiamo oggi, la prima cosa da cambiare è il rapporto che abbiamo noi esseri umani con lui, diventando persone più civili. Rispettiamo la Terra e lei rispetterà noi.
Sara: credo che sia importante partire da noi, da quel particolare vicino che può sembrare minuscolo, ma che ha il potere di fare la differenza, sia a livello ambientale sia nei rapporti umani. Un’attenzione che riguarda ogni cosa, perché nel 2030 immagino un pianeta abitato da persone consapevoli del dono che è stato loro dato, perché la vita è in realtà un regalo grandissimo. Se non si rispetta questo non si può rispettare neanche il proprio essere.
Federico: anche io immagino una popolazione più consapevole della fortuna di vivere su un pianeta come la Terra. Soprattutto perché esiste una simpatica equazione, “l’Equazione di Drake”, la quale dimostra che il numero di pianeti abitabili nella nostra galassia è estremamente ridotto. Si evince quindi che abbiamo avuto veramente molta fortuna a trovare un pianeta così bello come la Terra. Mi immagino un popolo quindi più rispettoso nei suoi confronti, in cui la plastica è stata sostituita da composti biodegradabili e dove per gli spostamenti si utilizzano mezzi che non inquinano. Però spero una cosa: si sta guardando tantissimo a Marte e molti criticano questo affermando che avendo la Terra dobbiamo pensare solo a essa. Io invece spero che l’umanità riesca a guardare la Terra con rispetto e con cura, ma che abbia anche uno sguardo rivolto verso tutto quello che c’è fuori. La curiosità è la cosa più grande che ci distingue come esseri umani e spero non si perda mai.
Martina: io spero in un rapporto di minor superficialità da parte di noi esseri umani nei confronti dellaTerra; infatti il problema che dovrebbe preoccuparci non è, come si tende normalmente a pensare, che se non ci impegneremo non potremo salvare il nostro pianeta: esso è sempre stato in grado di modificarsi nel corso del tempo, in base alle situazioni che gli si sono presentate davanti, in modo da salvaguardare la propria vita, dunque saprà farlo anche rispetto alla condizione attuale. Piuttosto dovremmo tenere in considerazione che la soluzione che adotterà questa volta potrebbe non essere adatta alla nostra sopravvivenza. Dobbiamo imparare a considerare che ogni singola azione che stiamo compiendo ora, anche la più piccola, come buttare una bottiglietta di plastica dal finestrino, sarà decisiva rispetto al modo in cui si presenterà la Terra in futuro e se non ci rimboccheremo subito le maniche saranno i nostri figli e le generazioni di domani a dover soffrire ingiustamente per un ambiente che siamo stati noi a rovinare.
Alessio: anche io immagino un pianeta abitato da società più consapevoli del fatto che anche una sola persona può avere un impatto positivo, partendo da azioni semplici come riciclare. Spero che ognuno e ognuna abbia la volontà di fare questo per il bene del nostro pianeta.
Come ti immagini i social media tra dieci anni? Che uso ne dovremmo fare?
Maria Cristina: me li immagino come un posto dove non si viene attaccati, ma in cui si può dare libero sfogo alle proprie opinioni sempre rispettando gli altri e ricevendo rispetto in cambio. Un posto libero per tutti, senza più pericoli. Ma affinché questo avvenga bisogna continuare a sensibilizzare sia nelle scuole sia nella vita quotidiana da parte dei genitori, cosa che purtroppo non capita spesso. È importante far capire che alcuni comportamenti o alcune opinioni, e in generale le parole, possono ferire. Prima di tutto bisogna formare le persone, far capire quando stanno sbagliando e chiarire cosa si può fare e cosa no. Altrimenti chi insulta nei social media continuerà a farlo anche nella vita reale, perché alla fine i social sono solo un mezzo per continuare a essere quello che si è, nel bene e nel male.
Andrej: anche secondo me i social media si svilupperanno molto di più rispetto a oggi. Già interessano ogni ambito della nostra vita, pensiamo alla politica, allo sport… tutto quello che ci interessa passa per i social media, quindi avranno un ruolo più che fondamentale anche in futuro. Ovviamente è importante l’utilizzo che ne viene fatto: se vengono usati per sensibilizzare le persone su temi importanti, come per esempio l’evoluzione green del pianeta o il rispetto reciproco e per le diversità, possono avere un grande potere positivo, ma possono avere anche un risvolto negativo, perché tutti hanno diritto di parola e purtroppo ci sono persone che dicono cose che vanno contro questi obiettivi comuni.
Sara: spero che nei social media ci siano meno influencer perché possono davvero danneggiare la mentalità di un individuo. Personalmente ho sofferto di un lieve disturbo alimentare a dicembre, anche a causa di quello che vedevo su Instagram: modelle con un corpo perfetto. E io, per raggiungere quel modello, non mangiavo, mi si era chiuso lo stomaco e stavo male. Però poi ho imparato che i social non sono la realtà, sono una dimensione diversa, e spero che le persone riescano ad avere più consapevolezza di ciò che si dice, perché un commento può fare davvero molto male.
Federico: i social sono uno strumento molto potente che riesce dare visibilità ad alcune persone, gli influencer, che hanno la possibilità di influenzare il pensiero delle masse. Per cui la prima cosa che secondo me bisognerebbe fare, e so che può sembrare una stupidaggine, è insegnare nelle scuole come usare i social, perché ormai, è inutile nasconderlo, sono una parte fondamentale della nostra società, le amicizie si sono spostate anche sui social, grazie ai quali possiamo mantenere i contatti con tutti. Non è più come un tempo, in cui ci si incontrava per giocare a pallone. Sì, oggi succede, ma io mi sento principalmente con i miei amici su whatsapp, metto like alle loro foto su Instagram, è un dato di fatto. Quindi bisogna semplicemente imparare a usarli, fare un’educazione civica riguardo ai social media. I social danno voce a persone che potrebbero oggettivamente fare grandi danni, alimentando l’odio o diffondendo notizie false. Se diamo a un chirurgo un bisturi salverà una vita, ma se lo diamo a un folle farà gravi danni. Proprio come quel bisturi, bisognerebbe imparare a usare i social network e tutto ciò che li concerne.
Martina: immagino che si svilupperanno ulteriormente, perché già quello che stiamo vivendo oggi ne dimostra l’importanza: in una situazione in cui la distanza è uno degli strumenti principali per salvaguardare noi stessi e gli altri, senza i social media non avremmo alcun modo di tenerci in contatto.
D’altra parte, la mia speranza è che non si sostituiscano alla realtà. Penso ad esempio ai tanti giovani che non si sfidano a vincere sulla propria timidezza perché hanno la certezza di potersi nascondere dietro uno schermo, quando è un aspetto del carattere sul quale è importante lavorare, perché andrà a incidere tanto sui rapporti quanto sulle esperienze lavorative future.
Alessio: condivido tutto, i social media spesso vengono usati per diffondere ignoranza piuttosto che per sensibilizzare su alcuni argomenti, quindi spero che in futuro vengano usati con più “testa”.