Umana come la gentilezza

La prima forma di compassione

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Nel Buddismo compassione e gentilezza sono sinonimi, anzi la prima forma di compassione è proprio la gentilezza, in sanscrito maitri e metta in pali, termine tradotto con “donare gioia e felicità agli esseri viventi”. Una gentilezza declinata come benevolenza, amicizia, amore.
E cosa c’è di più umano, naturale, dell’amore di una madre?
Nelle prime scritture buddiste infatti il Budda Shakyamuni dichiara: «Così come una madre darebbe la vita per proteggere il proprio figlio, il suo unico figlio, così dovremmo sviluppare un cuore sconfinato per tutti gli esseri e una gentilezza amorevole [compassione] verso tutto il mondo» (citato in BS, 147, 42).
Non è quindi una qualità soprannaturale, la gentilezza, ma è connaturata al nostro essere umani, forse nel vero senso della parola. Ed è connaturata al nostro essere Budda, che manifestiamo proprio facendo risplendere la nostra umanità: «Se le persone comuni nate nell’Ultimo giorno della Legge possono credere nel Sutra del Loto – scrive Nichiren ne L'oggetto di culto per l'osservazione della mente – è perché il mondo di Buddità è presente nel mondo umano» (RSND, 1, 317).

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