Senza alcun dubbio

Settima lezione

Daisaku Ikeda

Recitare Nam-myoho-renge-kyo è la strada più naturale per raggiungere l'Illuminazione, ma la chiave è la profondità della nostra fede e una pratica per sé e per gli altri, vita dopo vita

«Se hai una profonda fede in questa verità1 e reciti Myoho-renge-kyo, sicuramente raggiungerai la Buddità in questa esistenza. Questo è il motivo per cui il sutra afferma: "Dopo la mia estinzione, dovrebbe abbracciare e sostenere questo sutra. Tale persona sicuramente, senza alcun dubbio, conseguirà la Via del Budda". Non dubitarne mai minimamente.
Con profondo rispetto.
Questa è la fede [la pratica] per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza. Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo.
Nichiren»

Gli uccelli seguono la via degli uccelli e i pesci quella dei pesci. Allo stesso modo anche per gli esseri umani c'è un sentiero che conduce a realizzare la felicità. Per le persone comuni non è facile vederlo, ma per il Budda è chiaro come il sole: Nichiren Daishonin aprì per tutta l'umanità questo sentiero indistruttibile - il grande sentiero del raggiungimento della Buddità in questa esistenza - che altro non è che la pratica di recitare Daimoku.
Come nel caso dei pesci e degli uccelli, in un certo senso il sentiero di recitare Nam-myoho-renge-kyo è il modo più naturale di ottenere l'Illuminazione per gli esseri umani perché equivale per noi a rivelare «la mistica verità originariamente presente negli esseri viventi». E il Daishonin sottolinea l'estrema naturalezza con cui la recitazione del Daimoku ci permette di rivelare questa mistica verità innata. Scrive per esempio (il corsivo è mio):
«Le pratiche di Shakyamuni e le virtù che ne derivarono sono tutte contenute nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Se noi crediamo in questi cinque caratteri, ci saranno concessi naturalmente gli stessi benefici delle sue pratiche».2
«I cinque caratteri di Myoho-renge-kyo non rappresentano il testo del sutra e nemmeno il suo significato. Non sono altro che l'intento dell'intero sutra. Così anche se i principianti nella pratica buddista possono non comprenderne il significato, praticando questi cinque caratteri si conformeranno naturalmente all'intento del sutra».3
«Se non nutriamo dubbi nei nostri cuori, raggiungeremo naturalmente la Buddità».4
Poiché Myoho-renge-kyo è la Legge intrinseca della vita alla quale il Budda si è illuminato, recitare Daimoku rappresenta la pratica infallibile che ci permette di ottenere l'Illuminazione, e per questo il Daishonin dice: «Sicuramente raggiungerai la Buddità in questa esistenza».
Tuttavia, anche se è la strada più naturale, non significa che non ci richieda alcuno sforzo a livello individuale. Come per qualsiasi altro sentiero, per poterlo usare bisogna aprirlo, rimuovere gli ostacoli e tracciarlo in maniera chiara. Anche il sentiero della recitazione del Daimoku richiede una lotta per mantenere la fede nel fatto che Myoho-renge-kyo esiste dentro di noi e per sconfiggere l'oscurità fondamentale connaturata alla nostra vita.
Quando abbracciamo i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo possiamo trasformare in senso positivo il ciclo di negatività, illusione e sofferenza che le nostre vite ripetono come effetto dell'oscurità innata o ignoranza, e imprimere profondamente e in modo naturale dentro di noi la legge causale per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza.
Qui la fede è la causa e la manifestazione dello stato vitale di Buddità è l'effetto. Perciò imprimere profondamente nella nostra vita la legge causale per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza significa sconfiggere con la fede l'oscurità interiore, che è la fonte del male e dell'infelicità, e far pulsare con energia nella nostra vita il ritmo di Myoho-renge-kyo, la verità mistica originariamente presente.
Lo stato vitale di Buddità è una condizione di perfetta sintonia con il ritmo di Myoho-renge-kyo.
Attraverso la recitazione del Daimoku la legge causale della Buddità si sostituisce alla legge causale negativa che esisteva nella nostra vita. E quando forgiamo una fede veramente forte e inattaccabile a qualsiasi assalto dell'oscurità fondamentale e delle funzioni demoniache, la causalità per il conseguimento della Buddità mette radici nel nucleo più profondo del nostro essere.
La fede quindi è assolutamente cruciale, e perciò il Daishonin sottolinea l'importanza di avere una "fede profonda" nella verità che le nostre vite sono entità della Legge mistica. In realtà in tutto questo Gosho il Daishonin pone l'accento sull'importanza della fede, infatti scrive: «Devi sforzarti di credere profondamente» e «Risveglia in te una profonda fede», insegnandoci che approfondire la fede è la via maestra per ottenere l'Illuminazione.
La chiave per la nostra Illuminazione come persone comuni dipende in ultima analisi da quanto profondamente riusciamo a credere in questa verità, la verità che, manifestando la Legge mistica inerente alla nostra vita, possiamo senza alcun dubbio conseguire la Buddità.

Se non fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il Daimoku

Potremmo descrivere il tipo di fede che occorre per raggiungere la Buddità in questa esistenza come una fede che diventa sempre più profonda; una fede simile contraddistingue i Bodhisattva della Terra5. Il Daishonin scrive: «Perché questi [i Bodhisattva della Terra] avevano forgiato perfettamente la propria fede»;6 in altre parole la loro era una "fede perfettamente forgiata".
Alla fine de Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza il Daishonin cita, come prova documentaria dell'ottenimento dell'Illuminazione attraverso la recitazione del Daimoku del Sutra del Loto, Myoho-renge-kyo, il seguente brano del ventunesimo capitolo del Sutra del Loto, Poteri sovrannaturali del Tathagata: «Dopo la mia estinzione, dovrebbe abbracciare e sostenere questo sutra. Tale persona sicuramente, senza alcun dubbio, conseguirà la Via del Budda»7. Possiamo interpretare questo brano come la dichiarazione che la fede perfettamente forgiata dei Bodhisattva della Terra è esattamente la fede che occorre per raggiungere la Buddità in questa esistenza.
Nel capitolo Poteri sovrannaturali il Budda Shakyamuni trasferisce l'essenza del Sutra del Loto8 al Bodhisattva Pratiche Superiori (Jogyo) e agli altri Bodhisattva della Terra e illustra come questi dovrebbero impegnarsi a propagare il sutra dopo la sua morte.
Il brano citato dal Daishonin alla fine del Gosho è la parte conclusiva della descrizione da parte di Shakyamuni dei benefici che si ottengono come risultato di questo sforzi. Qui «dovrebbe abbracciare e sostenere questo sutra» significa abbracciare e sostenere Myoho-renge-kyo, il Daimoku del Sutra del Loto, l'essenza dell'insegnamento trasmesso dal Budda al Bodhisattva Pratiche Superiori.
Ne Il vero aspetto di tutti i fenomeni il Daishonin scrive: «Se non fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il Daimoku».9 Cosa rende così difficile allora la recitazione del Daimoku?
Da un certo punto di vista, il fatto che per spezzare l'oscurità fondamentale e trionfare sulle funzioni demoniache occorre recitare Nam-myoho-renge-kyo con una fede forte e "perfettamente forgiata".

Recitare Daimoku e insegnarlo agli altri

Inoltre il vero significato della pratica di recitare il Daimoku da parte dei Bodhisattva della Terra consiste non soltanto nello svolgerla personalmente ma anche nell'insegnarla agli altri.
Nel trattato Le tre grandi Leggi segrete il Daishonin osserva che nel Medio giorno della Legge T'ien-t'ai e il suo maestro Nan-Yüeh recitavano il Daimoku del Sutra del Loto ma solo come pratica privata, senza insegnarlo agli altri, e che invece Nichiren non soltanto recita Daimoku egli stesso ma insegna questa pratica anche alle altre persone.10
Il Daimoku del Medio giorno della Legge rimaneva semplicemente un simbolo della percezione della verità mistica, e non poteva essere concretamente impiegato per condurre la gente all'Illuminazione. Al contrario il Daimoku di Nichiren comprende sia la pratica per sé che quella per gli altri perché, quando viene recitato con una fede "perfettamente forgiata", ha il potere concreto di spezzare l'oscurità fondamentale e permettere a tutte le persone di rivelare la loro Buddità innata.
Inoltre, nel Vero oggetto di culto il Daishonin parla della recitazione del Daimoku come della «pratica concreta dei cinque caratteri di Nam-myoho-renge-kyo».11 "Pratica concreta" qui significa recitare Daimoku sia in termini di fede che di pratica12 e stabilire la legge causale della Buddità come una realtà della propria vita.
La pratica concreta del Daimoku dei Bodhisattva della Terra nell'Ultimo giorno della Legge significa recitare Daimoku per l'Illuminazione di tutte le persone, una pratica che mira sia alla felicità propria che a quella altrui. Come spiega il Daishonin ne Il vero aspetto di tutti i fenomeni quando dice: «Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-renge-kyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri»,13 l'essenza del Daimoku consiste nel recitare noi e nell'insegnarlo agli altri.
Il Daimoku recitato dai Bodhisattva della Terra è caratterizzato da una fede profonda e perfettamente forgiata per vincere l'oscurità fondamentale e le funzioni demoniache, e dalla pratica sia per sé che per gli altri. In breve si tratta di una "fede dedicata a kosen-rufu".
Il Daishonin, poco dopo aver proclamato la fondazione del proprio insegnamento, pronto e deciso a battersi contro qualsiasi ostacolo, compose questo scritto nel quale spiega il principio del raggiungimento della Buddità in questa esistenza. Non dobbiamo mai dimenticare che la vita del Daishonin fu una lotta per diffondere i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, caratterizzata dall'inizio alla fine dal susseguirsi di grandi difficoltà e persecuzioni. Senza avere ben presente come il Daishonin concretamente propagò la Legge mistica qualsiasi discussione sul raggiungimento della Buddità in questa esistenza non sarebbe che un vuoto esercizio intellettuale.
Dobbiamo meditare profondamente sulle parole del Daishonin: «Da quando sono nato a oggi io, Nichiren, non ho avuto un momento di tregua: ho solo pensato a propagare il Daimoku del Sutra del Loto».14

La fede che anima la Soka Gakkai ha un legame diretto con il Daishonin

Nell'epoca attuale solo i tre presidenti della Soka Gakkai, uniti dal legame di maestro e discepolo, hanno perseverato nel propagare il Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo con una fede direttamente legata al Daishonin. Solo i primi tre presidenti hanno combattuto senza risparmiare la propria vita contro grandi difficoltà e persecuzioni come quelle descritte nel Sutra del Loto - odio e gelosia, offese e abusi, le sei azioni difficili e le nove azioni facili15 e i tre potenti nemici16. La vera eredità del Daishonin, la sua linfa vitale, scorre nei maestri e nei discepoli uniti per kosen-rufu.
Adesso il suono del Daimoku dei veri Bodhisattva della Terra riecheggia in tutto il mondo. Senza la fede mirata a kosen-rufu e il Daimoku che sconfigge ogni ostacolo praticato e propagato dalla Soka Gakkai, la pratica del Buddismo di Nichiren per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza oggi non esisterebbe.
Una fede "combattiva" per affrontare e vincere i tre ostacoli e i quattro demoni fa emergere lo stato vitale di Buddità. Non c'è ottenimento dell'Illuminazione senza lotta contro i tre potenti nemici. Coloro che si adoperano incessantemente per kosen-rufu sono autentici Budda.
Fu il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda che insegnò in termini concreti quale fosse l'essenza del grande stato di Buddità. La vita di Toda non fu né facile né priva di accadimenti, al contrario fu caratterizzata da dolorose vicissitudini.
Ricercare nel Buddismo una vita pacifica e tranquilla, libera dai problemi, contrasta con i suoi principi fondamentali. Infatti sia la vita di Shakyamuni che quella di Nichiren Daishonin furono lotte accanite, tutt'altro che tranquille e prive di problemi.
L'autentico spirito del Buddismo risiede nella costruzione di una condizione di vita robusta e indistruttibile che nemmeno gli ostacoli più terribili possono intaccare. Il vero raggiungimento della Buddità in questa esistenza significa costruire una forte fede che non possa assolutamente venire sconfitta da alcuna funzione demoniaca. Questo è ciò che Shakyamuni e il Daishonin hanno insegnato con il loro esempio.
Da una prospettiva buddista, Toda dedicò la vita a dimostrare lo stato di Buddità ottenuto da chi segue il supremo cammino di un essere umano. Come suo autentico e diretto discepolo io sono fiero di proclamare la grande vittoria della rivoluzione umana del mio maestro.

Adempiere la nostra missione pieni di forza vitale

Ma che cosa significa in pratica conseguire la Buddità? Quando parlava di questo argomento Toda diceva sempre che voleva dire assicurarsi la felicità eterna. «Conseguire la Buddità» diceva «significa raggiungere una condizione d'essere che ci permette di rinascere colmi di poderosa forza vitale, di adempiere alla nostra missione con grande soddisfazione, di realizzare tutti i nostri scopi e di possedere una buona fortuna che niente e nessuno può distruggere». Sono parole di grande profondità filosofica, che vanno direttamente al cuore del raggiungimento della Buddità, e al tempo stesso sono semplici e dirette.
Toda proseguiva dicendo: «E non è ancor più meraviglioso il fatto che potremo godere di decine, centinaia, migliaia, decine di migliaia di esistenze simili?». Mi sembra ancora di udire la sua voce, piena di indomita fiducia e convinzione come il possente ruggito di un leone.
Coloro che si sono dedicati alla Legge mistica a ogni successiva rinascita traboccano di intensa forza vitale, realizzano una missione per kosen-rufu che solo loro possono compiere e godono di un'immensa e indistruttibile fortuna. E avranno la gioia di godere di infinite esistenze simili.
Raggiungere la Buddità in questa esistenza, si potrebbe dire, ci permette di entrare stabilmente questo eterno sentiero. Innumerevoli membri della Soka Gakkai lo hanno fatto e finché la prova concreta della Legge mistica continuerà a sbocciare luminosa nella vita di ogni persona anche lo spirito che anima la Soka Gakkai risplenderà in eterno. Toda dichiarò che la vita di ciascun membro della Soka Gakkai sarà narrata nei sutra del futuro come quella di un "Budda della Soka Gakkai".
Naturalmente ogni aspetto di nascita, invecchiamento, malattia e morte è parte della realtà della nostra esistenza in questo mondo. I nostri corpi fisici non possono sfuggire ai cambiamenti del ciclo di formazione, stabilità, declino e disintegrazione al quale tutti i fenomeni dell'universo sono soggetti. Naturalmente con l'età i nostri corpi si deteriorano. Se il corpo di chi pratica il Buddismo del Daishonin rimanesse giovane per sempre, sarebbe contro le leggi di natura. Tuttavia se continuiamo accuratamente a purificare noi stessi attraverso la fede, la nostra essenza interiore non decadrà mai. Fiduciosi di questo, spero che tutti i nostri pionieri e i membri anziani del gruppo Molti Tesori che si sono dedicati per tanti anni a kosen-rufu con sincerità possano gioiosamente e fieramente coronare l'ultimo capitolo della loro esistenza con una nobile vittoria. Vi prego di continuare a impegnarvi con questo fresco spirito di sfida. Leggendo gli scritti del Daishonin non c'è alcun dubbio che coloro che forgiano un simile spirito combattivo in questa esistenza otterranno l'elevata condizione spirituale che gli consentirà di compiere, liberi e felici, il viaggio della vita eterna.
Descrivendo questo stato vitale di libertà e assenza di impedimenti, che dura per l'eternità e abbraccia l'universo intero, Toda diceva spesso scherzando: «Si muore, ma si rinasce. Per quanto mi riguarda mi piacerebbe tornare qui come una bellezza mozzafiato!». E continuava a scherzare dicendo che questa splendida donna sarebbe stata famosa in tutto il mondo e che la gente avrebbe fatto a gara per avere le sue foto e il suo autografo. Ovviamente, aggiungeva, non avrebbe mai concesso l'autografo alle persone cattive o odiose.
Toda morì a cinquantotto anni, non era certo anziano. I due anni trascorsi in carcere a causa delle proprie convinzioni, durante la Seconda guerra mondiale, avevano seriamente danneggiato la sua salute. E l'attività intensa e senza tregua che aveva svolto in tutti gli anni seguenti per ricostruire la Soka Gakkai e assolvere al suo compito come presidente avevano contribuito a peggiorarne le condizioni.
Quando un responsabile della Gakkai gli chiese perché era malato, Toda rispose: «La mia malattia rappresenta un grande alleggerimento della retribuzione karmica17. Invece della distruzione della Gakkai, mi è venuta questa malattia». E una volta disse ad un'altra persona: «[Quando morirò] penso che ritornerò al fianco del Daishonin e ci starò per una settimana o dieci giorni. E siccome nell'universo ci sono innumerevoli pianeti come la Terra, se il Daishonin mi chiederà di recarmi su uno di essi e lavorare per kosen-rufu partirò immediatamente». Questo era il suo illimitato stato vitale, pronto a recarsi ovunque per portare avanti il mandato del Daishonin.
Toda anelava a condividere questo immenso stato vitale con quante più persone possibili. E, per riuscire a comunicarci anche solo una piccola parte dell'Illuminazione che aveva ottenuto, insegnava che lo stato vitale di Buddità significa felicità assoluta. «Felicità assoluta» diceva «significa provare una sensazione di gioia irrefrenabile nella propria vita ogni giorno, in ogni momento».
Inoltre, lottando per kosen-rufu fino all'ultimo, possiamo godere di questo vasto stato vitale anche negli ultimi giorni della nostra vita. Toda insegnava che questa è la prova del raggiungimento della Buddità in questa vita, la dimostrazione che abbiamo imboccato il cammino della felicità eterna. Ispirato dalla maestà dell'indomito monte Fuji, continuò intrepido a lottare alla testa del movimento di kosen-rufu fino all'ultimo istante della sua vita. Credo fermamente che la sua nobile vita sia per tutti noi un esempio del raggiungimento della Buddità in questa esistenza.

Il ruggito del leone del Daimoku recitato insieme da maestro e discepolo

Senza uno spirito di sfida, uno spirito combattivo, non si può conseguire la Buddità. È attraverso questo spirito che la causalità per il raggiungimento della Buddità diventa sempre di più il pilastro, saldo e luminoso, della nostra vita. Il termine "spirito combattivo" si può esprimere anche in altri modi: lo spirito della "vera causa", di ricominciare sempre da ora; la decisione di non regredire mai nella fede; il cuore del re leone; il rifiuto di essere sconfitto; una fede che diventa ogni giorno più forte.
E il Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo, recitato con questo spirito, diventa una fonte di infinito pregresso. Nessuna dolorosa difficoltà o karma è un ostacolo per il Daimoku del re leone. Nam-myoho-renge-kyo ha il potere di trasformare le avversità in un trampolino per la crescita, per la trasformazione del karma in missione, per trasformare perfino il dolore in fonte di creatività. In Nam-myoho-renge-kyo pulsa la vita stessa del Daishonin.
Il Daimoku dei membri della Soka Gakkai che lottano per kosen-rufu è lo stesso che recitavano il primo e il secondo presidente, Toda e Makiguchi, per realizzare il grande desiderio di tutta l'umanità. Se dimentichiamo questo "Daimoku combattivo" da leoni coraggiosi, il nostro Daimoku non sarà più quello dei nostri maestri e non produrrà il suono del "ruggito del leone" che si crea quando maestro e discepolo recitano insieme.18 Non solo non sarà il Daimoku di Nichiren Daishonin, ma costituirà la pratica di un insegnamento inferiore che non ha alcuna relazione con lo spirito di Shakyamuni.
Possiamo supporre che il Daishonin abbia citato il brano del capitolo Poteri sovrannaturali del Sutra del Loto nell'ultima parte di questo scritto per insegnare questo spirito solenne di maestro e discepolo, e in effetti questa interpretazione si accorda con lo spirito di basarsi sempre sul Gosho, che è l'atteggiamento alla base della Soka Gakkai, un'organizzazione direttamente collegata a Nichiren Daishonin.
Il Daishonin conclude Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza con un monito: «Non dubitarne mai minimamente. [...] Questa è la fede [la pratica] per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza». La fede è assolutamente essenziale.
All'inizio di questo scritto il Daishonin parla di liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte che abbiamo sopportato sin dall'eternità e dell'ottenimento della suprema Illuminazione in questa esistenza. Lo scopo dell'esistenza presente è quello di recidere le catene della sofferenza che abbiamo sopportato dall'infinito passato e stabilire in noi l'eterna condizione della Buddità. Sfidandoci con tutto il cuore, in modo da non avere rimpianti in questa esistenza, possiamo forgiare uno stato vitale vittorioso e privo di rimpianti per tutta l'eternità.

Io conosco / la meraviglia / della suprema felicità, / la brillante vittoria / di una grande vita.

Ho composto questi versi all'inizio dell'anno col desiderio che tutti i membri della SGI possano condurre vite immensamente realizzate. Che ognuno di voi possa avanzare trionfante sul sentiero del raggiungimento della Buddità in questa vita, godendo di «suprema felicità» e della «brillante vittoria di una grande vita»!
Vinciamo con decisione nella lotta per il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, che condensa l'eternità nell'istante presente, e continuiamo insieme con gioia il nostro viaggio di kosen-rufu attraverso l'eternità.

Note

1) La verità che l'entità della tua vita è l'entità della Legge mistica.
2) Il vero oggetto di culto, SND, 1, 232.
3) I quattro stadi della fede e i cinque stadi della pratica, WND, 788.
4) L'apertura degli occhi, SND, 1, 200.
5) Bodhisattva della Terra: i discepoli di Shakyamuni sin dal remoto passato a cui egli fa appello nel quindicesimo capitolo del Sutra del Loto, Emergere dalla terra e ai quali affida la propagazione del Sutra dopo la sua morte. Sono così chiamati perché "emergono dalla terra" e il loro capo si chiama Pratiche Superiori (Jogyo).
6) SND, 4, 183.
7) SDL, 368.
8) Trasferimento dell'essenza del Sutra del Loto: nel capitolo ventunesimo del Sutra del Loto, Poteri sovrannaturali, Shakyamuni affida l'insegnamento del sutra al Bodhisattva Pratiche Superiori e agli altri Bodhisattva della Terra. Si chiama "trasferimento dell'essenza" perché Shakyamuni dice che il sutra contiene: 1) «tutte le dottrine possedute dal Tathagata», 2) «tutti i poteri di cui il Tathagata si avvale liberamente», 3) «tutti i segreti tesori fondamentali del Tathagata», 4) «tutte le più profonde questioni del Tathagata» e aggiunge che «tutto questo è dichiarato, rivelato e chiaramente spiegato in questo sutra» (SDL, 365).
9) SND, 4, 233.
10) Scrive Nichiren: «Adesso, nell'Ultimo giorno della Legge, il Daimoku che recita Nichiren è diverso da quello delle epoche precedenti; è Nam-myoho-renge-kyo, che comprende sia la pratica per sé che quella per gli altri» (GZ, 1022).
11) WND, 375.
12) Il Daimoku dell'insegnamento originale (cioè Nam-myoho-renge-kyo) consiste nel Daimoku della fede e il Daimoku della pratica. Il primo è credere nel Gohonzon e il secondo è recitare Nam-myoho-renge-kyo e propagarlo.
13) SND, 4, 233.
14) SND, 5, 227.
15) Il capitolo L'apparizione della Torre preziosa, spiega in sei modi la difficoltà di praticare il Sutra del Loto dopo la morte di Shakyamuni. E, per contrasto, elenca nove azioni apparentemente impossibili (SDL, 231-232).
16) Sono le persone che perseguiteranno chi diffonderà il Sutra del Loto nell'epoca malvagia dopo la morte di Shakyamuni (SDL, 253-254).
17) Alleggerimento della retribuzione karmica: il principio secondo il quale si sperimentano in minor grado gli effetti del cattivo karma passato grazie alla propria fede e pratica buddista.
18) Nella Raccolta degli insegnamenti orali si legge: «Il ruggito del leone (shishi ku) è la predicazione del Budda. La predicazione della Legge significa la predicazione del Sutra del Loto, o in particolare la predicazione di Nam-myoho-renge-kyo. Il primo shi della parola shishi, o leone, [che significa "maestro"] è la Legge meravigliosa che è trasmessa dal maestro. Il secondo shi [che significa "figlio"] è la Legge meravigliosa ricevuta dai discepoli. Il "ruggito" è il suono del maestro e dei discepoli che recitano all'unisono» (Buddismo e società, n. 116, p. 55).

 

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