BS 127 / 1 marzo 2008

Risvegliarsi alla natura intrinseca della vita e della morte

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Conquistare autentica speranza e libertà

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda
terza puntata

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

Nella puntata precedente ho discusso l'affermazione di Nichiren Daishonin secondo cui Myoho-renge-kyo - l'eredità trasmessa dai due Budda Shakyamuni e Molti Tesori1 al bodhisattva Pratiche Superiori2 durante la Cerimonia nell'Aria del Sutra del Loto - è la Legge fondamentale di vita e morte (WND, 1, 216; Buddismo e società, n. 113, p. 5).3
Nel brano che studieremo adesso il Daishonin prosegue spiegando la profonda relazione tra la vita, la morte e Myoho-renge-kyo, e chiarisce le basi teoriche di Myoho-renge-kyo come Legge fondamentale di vita e morte. I profondi insegnamenti contenuti in questo brano sono un'espressione della vasta comprensione conseguita dal Daishonin, la stessa del bodhisattva Pratiche Superiori, la cui vita - come già accennato in precedenza - è sempre stata tutt'uno con Myoho-renge-kyo sin dall'infinito passato.

Vita e morte fanno parte del ritmo intrinseco della Legge mistica

«Myo significa morte, ho vita. Gli esseri viventi che attraversano le due fasi di vita e morte sono le entità dei dieci mondi o le entità di Myoho-renge-kyo [lett. "loto dell'entità"].
T'ien-t'ai disse: "Sappiate che tutte le cause e gli effetti degli esseri viventi e dei loro ambienti manifestano la Legge del loto (renge)".4 In questa spiegazione "esseri viventi e i loro ambienti" designano i fenomeni di vita e morte. Dunque dove c'è vita e morte è chiaro che sussiste anche causa ed effetto, cioè la Legge del loto.
Il Gran Maestro Dengyo disse: "Le due fasi di vita e morte sono le funzioni mistiche di un'unica mente. Le due modalità di esistenza e non esistenza sono le vere funzioni dell'Illuminazione intrinseca".5 Nessun fenomeno - cielo o terra, yin o yang,6 il sole o la luna, i cinque pianeti7 o i vari mondi da Inferno a Buddità - è esente dalle due fasi di vita e morte. Vita e morte sono semplicemente le due funzioni di Myoho-renge-kyo. T'ien-t'ai scrisse in Grande concentrazione e visione profonda: "L'apparizione è l'apparizione della natura essenziale della Legge e l'estinzione è l'estinzione di tale natura". Anche Shakyamuni e Molti Tesori, i due Budda, sono le due fasi di vita e morte» (WND, 1, 216; Buddismo e società, n. 113, p. 5).
Innanzitutto il Daishonin spiega che myo (mistico) significa morte e ho (Legge) vita. Ciò significa che la Legge mistica comprende in sé le due fasi di vita e morte, cioè la vita nella sua interezza. Vita e morte fanno intrinsecamente parte della Legge mistica, la Legge fondamentale dell'universo, e ne costituiscono il ritmo innato.
In base al principio di "origine dipendente"8 il Buddismo insegna che tutte le cose coesistono in una relazione di mutua interdipendenza, e che nulla esiste separatamente. Infatti gli esseri viventi e i fenomeni, così come le loro varie cause e condizioni, nascono, si trasformano e muoiono in una rete infinita di interrelazioni. Il fatto che nell'universo esistano tante infinite interconnessioni e che la vita e la morte di tutti i singoli esseri ne siano parte, è qualcosa di straordinario e insondabile, e per questa ragione la Legge dell'universo è detta Legge mistica.
Ne L'Eredità della Legge fondamentale della vita il Daishonin traccia la distinzione fra myo (mistico) e ho (Legge). Ho indica i fenomeni manifesti e corrisponde alla vita che si esprime sotto forma di singoli esseri viventi; myo, che significa misterioso o imperscrutabile, corrisponde alla morte e implica che il vasto universo, in cui la vita si fonde con la morte, è difficile da concepire. Il punto cruciale di questa affermazione consiste, a mio avviso, nel dimostrare che la vita e la morte di tutti gli esseri viventi nell'infinito intreccio dell'universo sono funzioni della Legge mistica.

La metafora dell'oceano e delle onde

La relazione tra la vita, la morte e la Legge mistica può essere descritta come un'onda che appare sulla superficie dell'oceano e poi si inabissa nuovamente. L'oceano rappresenta la Legge mistica, l'onda sta a indicare una singola vita o fenomeno. Il movimento delle onde che emergono dall'oceano e poi vi ritornano corrisponde al ciclo di nascita e morte. Tuttavia quando muoiono, le singole vite non scompaiono nell'oceano della Legge mistica, come accade normalmente alle onde marine.
Così come in fondo all'oceano fluiscono numerose correnti invisibili dalla superficie, si può affermare che la differenza fra vita e morte è simile a quella fra le onde che appaiono in superficie e le correnti che scorrono nelle profondità dell'oceano. L'essenza vitale di un individuo non si estingue con la morte; vita e morte non sono altro che le fluttuazioni della Legge mistica.
Le correnti che scorrono nelle profondità dell'oceano emergono in superficie sotto forma di onde, poi si inabissano nuovamente, tornando a essere invisibili. Similmente, un'onda di vita che emerge nella superficie dell'oceano della Legge mistica, nel morire si fonderà nuovamente con quell'oceano e continuerà le sue fluttuazioni invisibili. Quando le condizioni saranno appropriate, quell'essenza vitale apparirà un'altra volta sotto forma di una nuova onda.

Un'esistenza originariamente pura, brillante e piena di gioia

Quando il Daishonin afferma che «gli esseri viventi che attraversano le due fasi di vita e morte sono le entità dei dieci mondi» intende dire che i due aspetti di vita e morte costituiscono la vita nella sua totalità e includono i dieci mondi, e che tutti gli esseri viventi dei dieci mondi sono entità della Legge mistica che incarna questi due fenomeni. In altre parole i fenomeni di vita e morte, che sono inerenti alla Legge mistica, sono la vera sostanza delle vite degli esseri dei dieci mondi.
Per fare un esempio, le persone nate nel mondo più basso, l'Inferno, non solo lo manifestano fisicamente (la manifestazione fisica corrisponde all'aspetto della vita), ma possiedono in latenza anche il potenziale degli altri nove mondi (il potenziale latente corrisponde all'aspetto della morte). Quindi i due fenomeni di vita e morte, che rappresentano la vita nella sua interezza e cioè la Legge mistica, costituiscono la vera sostanza di tutti gli esseri. Questa è la natura originaria e intrinseca della vita e della morte.
Angosciati e confusi su questioni tanto importanti come la vita e l'esistenza, noi esseri umani viviamo tormentati dalle sofferenze di invecchiamento e morte perché non ci rendiamo conto che le nostre esistenze sono parte del ciclo di «nascita e morte che è sempre stato una parte innata della vita» (La raccolta degli insegnamenti orali, Buddismo e società, n. 121, p. 56). Ma nel momento in cui diventiamo profondamente consapevoli di questa verità, ci liberiamo dalle illusioni e dalle sofferenze di nascita e morte.
Una volta il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, grazie al profondo risveglio conseguito mentre era in prigione, parlò della natura inerente alla nostra vita dal tempo senza inizio descrivendola come uno stato vitale totalmente libero dalle illusioni di nascita e morte: «Quando osserviamo la nostra esistenza, scopriamo che (nel remoto passato del tempo senza inizio) abbiamo vissuto totalmente liberi in un regno splendente di purezza e gioia. Eravamo nobili di spirito e con una stessa mente. Noi, che un tempo abbiamo dimorato in un luogo così brillante, siamo apparsi tutti insieme in questo mondo di saha pieno di conflitti.
Guardando indietro, mi sembra solo ieri l'epoca in cui vivevamo in quel regno puro e piacevole. Come è possibile dimenticare quel luogo così splendente e gli amici con cui abbiamo passato la nostra vita pieni di gioia e totalmente liberi? E come è possibile dimenticare il voto fatto insieme nell'assemblea dove è stato esposto il Sutra del Loto?
In origine il mondo di saha era abitato da amici gioiosi, puri e brillanti, tutti in buoni rapporti fra loro. Perciò, non è triste e deplorevole che, essendo stati costretti a bere i veleni di avidità, collera e gelosia da parte dei sostenitori del Mahayana provvisorio, dell'Hinayana e degli insegnamenti non buddisti,9 siamo diventati come dei figli fuorviati che hanno dimenticato quel remoto passato?».10
Dei buoni amici, pieni di gioia, puri e brillanti, che tutti insieme, in armonia e libertà, hanno promesso solennemente di impegnarsi per la felicità propria e degli altri: ecco qual è il nostro io originario del tempo senza inizio totalmente libero dalle illusioni. Così si può descrivere il regno del tempo senza inizio!
Per fare ritorno all'io originario, il regno del tempo senza inizio, è necessario diventare consapevoli del fatto che la nostra vita è un'entità della Legge mistica e che noi stessi possediamo il potere di liberarci dalle catene della causalità che dà origine all'illusione e conduce alla sofferenza.

La Legge del Loto è la Legge di simultaneità di causa ed effetto


Il Daishonin afferma: «Gli esseri viventi che attraversano le due fasi di vita e morte sono le entità dei dieci mondi o le entità di Myoho-renge-kyo» (WND, 1, 216; Buddismo e società, n. 113, p. 5). In questo brano il termine "entità di Myoho-renge-kyo" si traduce letteralmente con "loto dell'entità" o anche "loto incarnato" (in giapp.: totai renge),11 e come tale esprime il potenziale di acquisire l'infinito potere della Legge mistica e fare ritorno all'io originario.
Il "loto" (loto dell'entità, n.d.r.) o renge è una metafora della simultaneità di causa ed effetto. Nella maggior parte delle piante prima nascono i fiori e poi si formano i semi. Ma il fiore di loto quando sboccia ha già in sé il seme formato. Se i fiori possono essere paragonati alla causa e i semi all'effetto, il loto che contiene già il seme alla sua fioritura simboleggia il fatto che nella Legge mistica causa ed effetto sono presenti simultaneamente.
Tutti gli esseri viventi hanno il potenziale di manifestare ciascuno dei dieci mondi. Ma se è relativamente facile manifestare i nove mondi, è invece estremamente difficile manifestare la Buddità. Per quale motivo?
Valutando e continuando a indagare su questa questione, il Budda Shakyamuni spiegò la causalità per poter rivelare il mondo di Buddità ed espose la severa Legge di causa ed effetto, o principio di causalità, che influenza e determina lo stato vitale di una persona qui e ora.
Esistono due livelli del principio di causalità. Il primo è quello della semplice retribuzione karmica, cioè il ricevere una ricompensa o una punizione in accordo con le proprie azioni. Secondo questa visione, porre buone cause porta felicità, gioia e agio, mentre porre cattive cause conduce alla sofferenza, al dolore e alla miseria. Il secondo livello va oltre questa prima concezione e rivela un principio di causalità ancora più profondo che governa la vita. Il Buddismo insegna che quando manifestiamo il supremo mondo di Buddità inerente alle nostre vite siamo capaci di realizzare il bene più grande e stabilire istantaneamente uno stato di felicità indistruttibile. In altre parole siamo in grado di produrre l'effetto - o frutto - dell'Illuminazione attraverso la manifestazione della Buddità innata o natura di Budda presente nella vita di noi esseri viventi dei nove mondi, legati alla causalità dei tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza.12
Diversamente dal meccanismo lineare temporale di causa ed effetto, o causalità generale, questo livello di causalità più profondo contiene il principio di simultaneità di causa ed effetto secondo il quale, attraverso un cambiamento nella profondità del nostro cuore o mente, possiamo arrivare a manifestare la Buddità inerente alla nostra vita immediatamente, proprio qui e ora.

Attingere alla grande forza vitale dell'universo inerente alla nostra vita

La causalità del ciclo di nascita, morte e rinascita - detto anche ciclo di trasmigrazione - è una severa legge causale a cui nessuno può sfuggire. Questo tipo di causalità implica l'assunzione della responsabilità della propria vita e in tal senso offre un maggior grado di indipendenza e libertà. Diversamente, l'idea secondo cui l'individuo è impotente e alla mercé di un destino arbitrario, o fato, concessogli da un essere assoluto trascendente, fa sentire gli esseri umani sopraffatti e schiacciati dall'enorme peso del karma accumulato in un numero infinito di esistenze. Ma proprio grazie alla causalità della Legge mistica, secondo cui gli esseri viventi possiedono tutti i dieci mondi, è possibile liberarsi dal peso del karma accumulato attraverso la sua trasformazione al livello più profondo della vita stessa. Ciascuno di noi, indipendentemente dalla condizione spirituale in cui si trova, possiede nella profondità della sua vita il vigoroso stato di Buddità traboccante di suprema saggezza. Quando manifestiamo questa Buddità interiore siamo in grado di superare qualsiasi ostacolo: tale è il funzionamento della "Legge del loto", la Legge di simultaneità di causa ed effetto.
Quando ci risvegliamo a questa realtà possiamo vincere qualsiasi sofferenza o avversità, influenzare positivamente il nostro destino e trasformarlo. Questo risveglio ci consente di conquistare una libertà assoluta e irremovibile e una completa autonomia. Quando confidiamo nell'infinito potere dentro di noi sentiamo nascere nel cuore una speranza indistruttibile. Per quanto gravi possano essere le difficoltà da attraversare, saremo in grado di considerarle come sfide attraverso cui dimostrare il potere della Legge mistica, meravigliose occasioni che abbiamo cercato e che dovremmo affrontare direttamente. Quando affrontiamo le cose con atteggiamento positivo, e con tenacia superiamo e vinciamotutti gli ostacoli, possiamo sviluppare ed elevare la nostra condizione vitale enormemente, costruendo una libertà invincibile dentro di noi. Myoho-renge-kyo è veramente l'insegnamento supremo che porta autentica speranza e felicità interiore.
Il primo presidente della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi osservò: «La forza vitale in ognuno di noi è senza eccezione la manifestazione della grande forza vitale dell'universo. La fonte della forza vitale di tutti i fenomeni universali - compresi gli esseri umani - che si manifestano come "agenti" di quella forza vitale è la Legge mistica. La Legge mistica è quindi l'essenza e la sostanza di tutti i principi che governano la vita».13
Quando attingiamo alla forza vitale fondamentale dell'universo inerente alla nostra vita raggiungiamo una grandiosa condizione vitale che ci permette di manifestare un potere immenso.

Tutti i fenomeni universali sono attività della compassione

La condizione vitale di cui ho appena parlato non è governata da un impulso egoistico che mira soltanto alla felicità personale, ma fa nascere uno spirito di mutuo sostegno e incoraggiamento diretto alla realizzazione del potenziale di ogni singola persona e allo sviluppo e all'armonizzazione della personalità di ciascuno. Prendersi cura degli altri e incoraggiarli è compassione, e la compassione è una funzione che pervade l'intero universo.
Per questa ragione il presidente Toda diceva spesso che l'universo manifesta intrinsecamente le funzioni della compassione, e affermava: «In primo luogo, l'universo nella sua interezza è la sostanza del Budda e tutti i fenomeni sono funzioni della compassione. La compassione è la natura intrinseca dell'universo. [...] Dato che l'universo stesso è compassione, anche le nostre attività quotidiane sono di per sé funzioni della compassione. Poiché come esseri umani viviamo esistenze privilegiate, non dobbiamo scendere allo stesso livello delle piante o degli animali. L'atteggiamento di coloro che sinceramente si dedicano a servire il Budda consiste nel portare avanti nobili attività. [...]
Come ha insegnato il Daishonin, dobbiamo recitare il Daimoku del vero Buddismo delle Tre Leggi segrete, incoraggiando gli altri a fare lo stesso e sostenendo la crescita di un maggior numero di persone colme di compassione».14
Quando recitiamo il Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo con la profonda convinzione che siamo le entità della Legge mistica - la Legge fondamentale dell'universo - possiamo sprigionare la grande forza vitale propria di questa Legge, dotata di saggezza e compassione. Possiamo utilizzarla per superare qualsiasi dolorosa difficoltà od ostacolo e stabilire uno stato di assoluta felicità che nulla può distruggere. Continuando su questo sentiero, al momento della morte assaporeremo uno stato di incredibile appagamento e pace interiore che derivano dal mantenere un atteggiamento corretto e risoluto nella fede. Questo significa avere nel cuore la ferma convinzione che la Legge mistica è la nostra stessa vita. Significa anche avere una corretta visione della vita e della morte basata sulla Via di mezzo, che rifiuta le due teorie dell'annientamento e della permanenza.15 Affrontare così la morte è lo scopo fondamentale e supremo della vita, per cui sia la vita che la morte sono vissute con gioia.
Coloro che portano a termine la loro vita in questa esistenza con una fede corretta e risoluta fino al momento della morte incarnano, nella profondità del loro essere, le funzioni compassionevoli dell'universo che ci spingono ad alzarci e fare il grande voto di intraprendere ancora una volta la nobile battaglia per kosen-rufu. Per noi praticanti del Buddismo del Daishonin la morte segna l'inizio di un viaggio pieno di speranza verso la prossima esistenza.
(Traduzione di Giuseppe Gualtieri)

Note
1) I due Budda Shakyamuni e Molti Tesori seduti l'uno accanto all'altro nella Torre preziosa durante la Cerimonia nell'aria descritta nel Sutra del Loto. Molti Tesori fa la sua apparizione per confermare la veridicità della predicazione di Shakyamuni.
2) Il bodhisattva Pratiche Superiori: guida dei Bodhisattva della Terra, discepoli di Shakyamuni sin dal remoto passato. Shakyamuni affida loro la propagazione del Sutra del Loto dopo la sua scomparsa.
3) Ne L'eredità della Legge fondamentale della vita il Daishonin scrive: «La Legge fondamentale di vita e morte trasmessa dal Budda a tutti gli esseri viventi è Myoho-renge-kyo. I cinque caratteri di Myoho-renge-kyo furono trasmessi dai due Budda Shakyamuni e Molti Tesori seduti nella Torre preziosa al bodhisattva Pratiche Superiori, perpetuando un'eredità ininterrotta sin dall'infinito passato» (WND, 216; Buddismo e società, n. 113, p. 5).
4) T'ien-t'ai, Significato profondo del Sutra del Loto.
5) Dengyo, Le dottrine essenziali trasmesse all'interno della Scuola del Loto Tendai.
6) Yin e yang: i due principi universali dell'antica filosofia cinese. Yin è il principio negativo, scuro, femminile; yang è il principio positivo, chiaro, maschile. Si riteneva che dalla loro combinazione dipendesse il destino di tutte le cose.
7) Cinque pianeti: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Nel tredicesimo secolo i pianeti più esterni non erano stati ancora scoperti e la Terra non era annoverata fra i pianeti.
8) Origine dipendente (giapp. engi): anche causalità dipendente o co-produzione condizionata. È la fondamentale dottrina buddista che espone l'interdipendenza di tutte le cose e insegna che nessun essere o fenomeno esiste di per sé ma solo in virtù della sua relazione con altri esseri o fenomeni. Ogni cosa nel mondo si manifesta in virtù di cause e condizioni. Nulla può esistere indipendentemente dalle altre cose o apparire separatamente. Un modo molto noto per illustrarla è la dodecupla catena della causalità.
9) Mahayana provvisorio, Hinayana e insegnamenti non buddisti: insegnamenti diffusi nel Giappone del tempo e in contrasto con l'insegnamento del Sutra del Loto, il Mahayana definitivo, che rivela la verità ultima dell'Illuminazione del Budda.
10) Traduzione dal giapponese. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere di Josei Toda), Tokyo: Seikyo Shimbunsha, 1985, vol. 1, p. 342.
11) Loto dell'entità o anche loto incarnato. Nella dottrina di T'ien-t'ai si riferisce al loto che è l'essenza del Sutra del Loto e alle persone che sono entità di questa essenza o la incarnano. Il Daishonin ha descritto questa essenza come Myoho-renge-kyo o Nam-myoho-renge-kyo. Ne L'entità della Legge mistica scrive: «Il principio supremo [cioè la Legge mistica] in origine non aveva nome. Mentre il santo osservava i principi e assegnava i nomi alle cose, percepì l'esistenza di una Legge meravigliosa [myoho] dotata simultaneamente della causa e dell'effetto [renge] e la chiamò Myoho-renge» (SND, 9, 11-12; WND, 421). Il "loto dell'entità" o "loto incarnato" è contrapposto al "loto metaforico" o "loto come metafora della Legge". Poiché il loto come entità, o loto della Legge di simultaneità di causa e effetto, è difficile da comprendere, si ricorre alla metafora della pianta di loto che produce simultaneamente i fiori e i frutti.
12) I tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza: sono chiamati sentieri perché l'uno conduce all'altro. I desideri terreni, che includono avidità, collera, stupidità, arroganza e dubbio, danno origine ad azioni che creano cattivo karma, i cui effetti a loro volta si manifestano sotto forma di sofferenza. La sofferenza aggrava i desideri terreni, conducendo a ulteriori azioni fuorvianti che a loro volta producono ancora più karma negativo e sofferenza. Intrappolati in questo ciclo, gli esseri umani sono destinati a soffrire negli stati più bassi dell'esistenza, conosciuti come i sei sentieri.
13) Traduzione dal giapponese. Tsunesaburo Makiguchi, Makiguchi Tsunesaburo Zenshu (Opere di Tsunesaburo Makiguchi), Tokyo: Daisanbunmei-sha, 1987, vol. 10, p. 20.
14) Traduzione dal giapponese. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere di Josei Toda), Tokyo: Seikyo Shimbunsha, 1983, vol. 3, pp. 44-45.
15) Fa riferimento ai due modi errati ed estremi di vedere la morte (cfr. prima puntata). La teoria dell'annientamento consiste nel credere erroneamente che la vita inizia con la nascita e finisce con la morte. Secondo questa teoria esiste solo la vita presente mentre la morte costituisce la completa cessazione dell'esistenza fisica e spirituale. La teoria dell'eternità è anch'essa errata in quanto sostiene che ciò che esiste nel presente è permanente e immutabile, negando così ogni causalità. Sostiene, inoltre, che sia che si pratica il bene sia che si pratica il male, non è possibile cambiare la propria condizione. Il Budda Shakyamuni rifiutò entrambi questi due estremi ed espose la Via di mezzo che insegna il sentiero corretto della vita.

 

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