Quando i visionari rivoluzionano il futuro

Invito alla lettura di Campanello d'allarme per il XXI secolo, dialogo tra Aurelio Peccei e Daisaku Ikeda

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3 luglio 1984. Così è datata la prefazione di Daisaku Ikeda alla prima edizione di Campanello d’allarme per il XXI secolo, rielabolazione in forma scritta dei suoi incontri con Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, scomparso qualche mese prima. Sono passati quarant’anni da allora ma questo dialogo, soprattutto per quanto riguarda le idee di fondo che lo attraversano, è quanto mai attuale. All’ordine del giorno questioni come i disastri ambientali, il consumo delle risorse energetiche, i conflitti tra i popoli, la povertà e l’incremento demografico.
Ma la cosa che colpisce di più è lo spessore della relazione umana tra i due interlocutori. Fu lo storico Arnold Toynbee, che nei primi anni Settanta lo aveva invitato a dialogare con lui sui grandi temi che l’umanità aveva di fronte, a suggerire a Ikeda di proseguire il dialogo proprio con Peccei, in una sorta di passaggio di testimone tra visionari appassionati all’essere umano, al pianeta e al futuro.
«Nei suoi ultimi anni – scrive Ikeda nella prefazione – Aurelio Peccei ha viaggiato infaticabilmente da un paese all’altro del mondo, impegnato nella sua missione tesa al bene futuro dell’umanità. […] Una volta è arrivato a Firenze guidando personalmente l’automobile, al solo scopo di incontrarmi. […] Nonostante fosse assorbito da molteplici affari e impegni, questo dialogo lo entusiasmava. Dopo aver registrato su nastro le sue risposte alle domande che gli avevo formulato, si prendeva la briga di rivedere e ritrascrivere a macchina in forma più estesa e compiuta le sue osservazioni registrate. In apparenza era un uomo sano e vigoroso, tuttavia mi domando se in realtà non presagisse l’approssimarsi della fine, e per questo lavorasse a pieno ritmo per esser certo di vedere il nostro progetto ultimato e ormai dato alle stampe».
Il libro è diviso in tre parti: “L’essere umano e la natura”, “L’essere umano e i suoi simili”, “La rivoluzione umana”. E se nelle prime due sezioni si può forse avere la percezione di alcune idee superate, vista l’evoluzione del pensiero in campo sociale e ambientale sia dal punto di vista scientifico sia da quello filosofico, l’ultimo capitolo precorre in maniera formidabile lo stato dell’arte della visione più avanzata ed efficace per l’umanità. «Il concetto di un totale rinnovamento interiore non è puramente utopistico – scrivono gli autori. – Esso risponde in realtà all’esigenza basilare di sopravvivere, di evitare l’autodistruzione».
E concludono: «Il mondo ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso e nella sua capacità di forgiare un futuro migliore. […] Il salto di qualità umana necessario per uscire dal pozzo non è un’utopia ma una prospettiva assolutamente verosimile. Lo è se vogliamo che lo sia» (pp. 155-160).

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