BS 121 / 1 marzo 2007

Per l'abolizione delle armi nucleari

«Noi, il popolo di questo pianeta, abbiamo il diritto di vivere. Qualsiasi persona cerchi di privarci di questo diritto è un demone, un mostro. [...] Se una nazione conquista il mondo avvalendosi degli ordigni nucleari, questa nazione, questo popolo e prima di tutto coloro che premono i pulsanti di morte sono un'emanazione dei demoni». Nel settembre del 1957, a dodici anni dal lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, dichiarava ai giovani il suo rifiuto assoluto delle armi nucleari e li esortava a lottare per la totale abolizione di questi ordigni di distruzione.
A cinquant'anni da quella storica dichiarazione Daisaku Ikeda, diretto discepolo di Toda, nella sua annuale Proposta di pace (che pubblicheremo prossimamente su Buddismo e società) rilancia con forza il suo appello, auspicando lo sviluppo di un nuovo movimento globale che miri al disarmo totale.
Per abolire il nucleare è necessario un nuovo radicale orientamento nei valori umani, un risveglio individuale per percepire ciò che lo scrittore americano Norman Cousins definiva "coscienza della specie". Senza un simile cambiamento, sostiene Ikeda, «sarà estremamente difficile tirarci fuori dal pantano di una dissuasione basata sulla sfiducia, sul sospetto e sulla paura».
E di disarmo si parla in questo giornale nell'omaggio a un grande scienziato che ha dedicato la vita e il talento alla causa della pace. Si tratta di Joseph Rotblat, premio Nobel per la pace, scomparso nell'agosto 2005. Assoluto assertore dell'eliminazione delle armi nucleari, Rotblat ci trasmette «la convinzione che le affermazioni a favore del disarmo nucleare totale, contro l'imbroglio ideologico della cosiddetta dottrina della deterrenza e per una scienza non dedita alla sola acquisizione di conoscenza, sono solidamente fondate non solo dal punto di vista morale, ma anche dal punto di vista logico».
Rotblat è anche coautore, insieme a Ikeda, dei Dialoghi sulla pace (Sperling & Kupfer, Milano, 2006), di cui proponiamo una recensione sempre in questo giornale. Scrive lo scienziato: «Con Daisaku Ikeda voglio usare questa occasione per trasmettere alla prossima generazione le mie esperienze e le mie convinzioni sull'uso morale e responsabile della scienza», ribadendo il concetto che «la responsabilità individuale è il primo passo sulla strada della pace».

 

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