Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di agosto 2017
«Qual è la sua ideologia fondamentale?» chiese il premier sovietico Aleksej N. Kosygin al presidente Ikeda il 17 settembre 1974, al termine della sua prima visita in Unione Sovietica. Ikeda rispose immediatamente: «Io credo nella pace, nella cultura e nell’educazione, alla base delle quali c’è l’umanesimo». Con occhi brillanti Kosygin affermò: «Ho un grande rispetto per questi ideali. Dobbiamo realizzarli anche noi qui in Unione Sovietica».
In seguito, parlando di quell’incontro, Ikeda disse: «Il Buddismo è universale, appartiene a tutte le persone. La pace, la cultura e l’educazione non andrebbero considerate solo come un mezzo per realizzare kosen-rufu, ma l’obiettivo stesso di kosen-rufu. Risvegliare le persone, farle crescere, unirle e creare pace e felicità nel mondo: questa è la missione eterna della Sgi».
Innalzando il vessillo di un nuovo umanesimo che vede in ogni individuo il nobile stato di Buddità e fa della trasformazione interiore il suo punto di partenza, il presidente Ikeda ha guidato e promosso in tutto il mondo un movimento per la pace, la cultura e l’educazione basato sul Buddismo di Nichiren. E oggi la Sgi viene largamente apprezzata come un’organizzazione che si dedica a questi ideali.
L’ultimo capitolo di questa serie, il ventottesimo, contiene riflessioni sull’umanesimo che indicano quale deve essere la direzione del movimento di kosen-rufu. Insieme al presidente Ikeda, maestro e leader di tale movimento, i membri della Sgi si stanno impegnando con fiducia nella diffusione di questa filosofia umanistica in tutto il globo.
Provare la validità del Buddismo di Nichiren
Il presidente Ikeda ha sempre sostenuto che nel XXI secolo le persone avrebbero sperimentato e dimostrato in tutto il mondo la grandezza dell’insegnamento del Daishonin, che rappresenta l’essenza del Buddismo mahayana. Nel brano seguente ricorda il suo dialogo con Arnold J. Toynbee (1899-1975) e discute della profonda missione della Sgi di creare un nuovo corso nella storia basato sull’umanesimo del Buddismo di Nichiren.
Lo storico britannico Arnold J. Toynbee, con il quale intrattenni un dialogo all’inizio degli anni ’70, diceva che con il declino del Cristianesimo erano nate tre nuove “religioni”: la fede nel progresso della scienza, il nazionalismo e il comunismo,Cfr. A. Toynbee, D. Ikeda, Dialoghi. L’uomo deve scegliere, Bompiani, Milano, 1988, pp. 308-309. ma che nessuna di esse si era rivelata soddisfacente; tutte avevano fallito nel portare vera felicità all’umanità. Egli sperava che emergesse una nuova “religione superiore” (cfr. BS 195, 53) in grado di dare all’umanità la forza di «affrontare e vincere i mali che oggi minacciano la sua sopravvivenza». Ibidem, p. 312. Era questa la conclusione a cui era giunto uno dei grandi studiosi dei nostri tempi.
La religione alla quale Toynbee guardava e nella quale nutriva speranza era il Buddismo mahayana; questo fu il motivo del suo interesse nei miei confronti. Ci incontrammo e ci scambiammo le idee per un totale di 10 giorni [tra il 1972 e il 1973], dialogando dalla mattina alla sera. Con quanto affetto ricordo quel periodo!
Toynbee aveva una immensa fiducia in ciò che la Soka Gakkai stava cercando di realizzare. Il nostro dialogo è stato pubblicato in 21 lingue [29 nel 2017; l’edizione italiana si intitola Dialoghi. L’uomo deve scegliere] ed è stato letto da autorevoli intellettuali di tutto il mondo.
Il XXI secolo sarà il tempo in cui le persone di tutto il mondo sperimenteranno e proveranno il potere del Buddismo di Nichiren, l’essenza del Buddismo mahayana, il cui scopo è la rivoluzione umana, la trasformazione interiore di ogni individuo. Le iniziative per la pace, la cultura e l’educazione basate sulla rivoluzione umana sono il modo migliore di contribuire alla società globale. Io ho seguito questa strada, tracciata dai presidenti Makiguchi e Toda, compiendo sforzi concreti per promuoverla in tutto il mondo. E voi siete i pionieri che stanno portando avanti, in ogni parte del pianeta, questo esperimento grandioso nella storia dell’umanità.
Anche se i vostri sforzi non vengono alla ribalta o non attirano l’attenzione dei media, le vostre azioni sono mille volte più significative di ciò che fanno le varie celebrità o qualche bellicoso leader politico.
Voi state dando forma alla corrente che cambierà il corso della storia umana. Sono certo che Makiguchi e Toda non potrebbero fare a meno di lodare voi e i vostri sforzi.
Da un discorso alla riunione dei responsabili di Centro della Soka Gakkai, Tokyo, 3 luglio 1999
Torri preziose di rispetto per la dignità della vita
L’imponente Torre preziosa2 descritta nell’undicesimo capitolo del Sutra del Loto simboleggia la dimensione universale della vita e la sua dignità. Il presidente Ikeda afferma che è tempo di creare un’epoca di profondo rispetto per l’essere umano.
La vita è una Torre preziosa, vasta come l’universo. La vita ha più peso della Terra e l’individuo è più importante dello Stato. Su questa convinzione si fonda il nostro umanesimo. Siamo impegnati nella costruzione di grandi torri preziose di rispetto per la dignità della vita nelle società di tutto il mondo. E non stiamo diffondendo soltanto una filosofia, stiamo aiutando concretamente una persona dopo l’altra a rivelare la sua torre preziosa interiore, splendente di nobiltà e felicità. Non esiste impresa più sacra. Ogni membro della Soka Gakkai è un inviato del Budda che porta avanti la sua opera.
Intorno a noi si ergono alte nel cielo le torri degli impulsi più meschini: torri di autoritarismo che oscurano il sole; torri dorate di suprematismo economico; torri di predominio militare che proiettano ombre sinistre di morte. Il XX secolo è stato il periodo in cui queste torri nefaste hanno largamente proliferato raggiungendo vette mai viste, ma è stato anche il tempo in cui hanno rivelato palesemente la loro fragilità e le loro fondamenta, apparentemente così solide, hanno iniziato a sgretolarsi.
Il nostro compito, la nostra lotta, consiste nel sostituirle con torri di umanità, torri di felicità, torri di vita. Ma poiché stiamo aprendo una strada totalmente nuova per l’umanità, incontreremo inevitabilmente difficoltà.
Il XX è stato definito un secolo di rivoluzioni e di guerre. Un secolo in cui il mito della sacralità dello Stato-nazione ha raggiunto proporzioni epiche causando tanta devastazione e infelicità. Il culto dello Stato-nazione – il culto della forza collettiva, il mito del nazionalismo – ha raggiunto i suoi estremi con lo stalinismo a sinistra e il fascismo a destra. Il culto del potere è culminato nello sviluppo delle armi nucleari: il fungo atomico è la grande torre delle forze demoniache che distruggono la vita. Per questo il XX secolo, più di qualsiasi altro, è diventato il secolo della “megamorte”. La razza umana ha sperimentato in pieno l’impatto dell’idiozia e della miseria causate dalla fede nella sacralità dello Stato.
Nonostante ciò, nella seconda metà del secolo ha iniziato a mettere radici la speranza contenuta nel rispetto della dignità umana. Nel 1951 il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda pronunciò la sua dichiarazione per kosen-rufu. [In occasione della sua nomina dichiarò: «Faccio voto di realizzare 750.000 famiglie di membri nel corso della mia vita!»]. Fu anche l’anno della fondazione del Gruppo giovani, la cui missione dunque è chiara. È giunto il tempo di costruire torri preziose di rispetto per la dignità umana.
Credo che quella che verrà sarà un’epoca di rispetto per la dignità della vita, un’epoca della vita. Da molti anni sostengo questa idea, sottolineando che è l’unica speranza di sopravvivenza per l’umanità. Per tutta la gente pensante in ogni parte del mondo è sempre più chiaro che non si può rispettare la dignità degli esseri umani senza rispettare la dignità della vita stessa. È evidente che un antropocentrismo egoista, un’avidità incontrollata e la pretesa che tutto ci sia dovuto condurranno l’umanità alla catastrofe.
La dimensione universale della Torre preziosa del Sutra del Loto ci insegna che l’essere umano è più importante dello Stato. Il nostro movimento che promuove la pace, la cultura e l’educazione basate sul Buddismo, il nostro movimento per kosen-rufu, sta dimostrando la nobiltà dell’essere umano sia dal punto di vista filosofico sia nel concreto.
Da un discorso alla riunione generale per il 40° anniversario della fondazione del Gruppo giovani, Tokyo, 14 luglio 1991
Un nuovo umanesimo cosmico
In una lezione tenuta in India, la terra natale del Buddismo, il presidente Ikeda analizza l’evoluzione e i limiti dell’umanesimo moderno ed espone l’ideale di un nuovo umanesimo basato sugli insegnamenti buddisti.
Nel lungo periodo, è il potere dell’umanesimo che esercita la più grande influenza nella società. Ma che cosa intendiamo per umanesimo? Possiamo analizzare questo concetto, di importanza così vitale, da tante angolazioni. La tradizione dell’umanesimo individualista, affermatasi in Occidente nel corso del Rinascimento e della Riforma protestante, divenne in seguito la base etica della società moderna. Nell’ultima metà del XIX secolo, man mano che le contraddizioni e le limitazioni di questo tipo di umanesimo si facevano più evidenti, crebbe l’attenzione per l’esperimento dell’umanesimo socialista.
Grazie a queste diverse forme di umanesimo, l’individuo riuscì ad affrancarsi dalla schiavitù medievale all’Assoluto. Ma restò intrappolato nell’egoismo, in ciò che il Buddismo definisce “piccolo io”, finendo per obbedire agli imperativi del desiderio e dell’autocompiacimento.
I mali che ne scaturirono sono quelli che l’umanità si trova ora di fronte: la dissoluzione dei legami sociali e comunitari, il degrado ambientale, la crescente sperequazione tra ricchi e poveri. La profondità della crisi che attanaglia questo nostro mondo post-ideologico è simboleggiata dall’insorgere di molti fenomeni di fondamentalismo.
Che cosa allora può fornire l’energia e l’ispirazione per superare tale impasse? Come possiamo dare inizio, con gioia e convinzione, alla creazione di una civiltà di pace a livello mondiale?
Per trascendere i limiti dell’umanesimo attuale e indicare una strada da seguire, oggi vorrei parlare di una nuova forma di umanesimo che affonda le radici in una cosmologia inclusiva. Perché una cosmologia che cerca di includere e abbracciare il prossimo ha insita la tolleranza, mentre le ideologie tendono a enfatizzare il dualismo e il conflitto, producendo discriminazione e rifiuto degli altri.
L’umanesimo basato sul Dharma, su cui si fondava il regno indiano di Ashoka,3 è un esempio di cosmologia omnicomprensiva, ed è espresso nei princìpi del “non uccidere” e del rispetto reciproco.
Sebbene il principio di non uccidere comprenda anche forme di vita non umane, per il momento mi fermerei al concetto minimo che gli esseri umani non dovrebbero uccidere i loro simili in nessuna circostanza. Credo che questo dovrebbe essere il preambolo di una “Carta dell’Umanità” del XXI secolo.
La storia si è macchiata fin troppo del sangue versato in nome della “giustizia”. La rivoluzione francese, per esempio, è considerata l’embrione dell’umanesimo moderno. E tuttavia quanta gente ha perso la vita per la “giustizia” della ghigliottina? Allo stesso tempo, nel grandioso esperimento dell’umanesimo socialista l’intenzione iniziale è stata tradita, e decine di milioni di vite sono state sacrificate.
Queste sofferenze non devono più ripetersi.
Quindi la prima disposizione di un nuovo umanesimo deve essere l’assoluto divieto del sacrificio della vita umana. In qualunque forma logica o razionale la si voglia dissimulare, una “giustizia” accompagnata dalla violenza è vuota e falsa.
Qual è dunque il punto debole del tipo di umanesimo prevalso finora? In parole povere è la mancanza di fiducia nelle persone.
La sfiducia nell’essere umano quando è diretta verso di sé produce un senso di impotenza; quando è diretta verso gli altri si traduce in un rifiuto del dialogo e alla fine in violenza. La sfiducia alimenta la sfiducia. L’odio alimenta l’odio. Come si può spezzare questo circolo vizioso foriero di morte? La risposta si trova in un nuovo “umanesimo cosmico”, un umanesimo basato su una cosmologia espansiva, una visione del mondo che considera l’individuo come un tutt’uno con l’universo, che si espande e cresce con esso e perciò merita profonda venerazione.
In India questa visione del mondo fu espressa già dai saggi delle Upanishad4 e poi da Shakyamuni. Potremmo dire che costituisce il nucleo del Sutra del Loto, l’apice degli insegnamenti del Budda. Insegna infatti alle persone ad abbandonare i loro attaccamenti alle differenze e le spinge a risvegliarsi alla “grande terra della vita” che ci sostiene tutti. Quando poggiamo su questo terreno comune, le differenze cessano di essere causa di conflitto e, al contrario, vanno ad arricchire la nostra esperienza di vita.
Dalla lezione “Un nuovo umanesimo per il prossimo secolo” tenuta presso la Fondazione Rajiv Gandhi, Nuova Delhi, India, 21 ottobre 1997
Il secolo della vita
Nei suoi numerosi dialoghi il presidente Ikeda ha sempre parlato di umanesimo buddista. Qui, in una conversazione con il teologo americano Lawrence E. Sullivan, prende in esame la missione della religione nel XXI secolo e illustra il basilare principio buddista delle otto sofferenze.
Ogni iniziativa umana andrebbe intrapresa pensando alle persone e al contributo che può offrire alla loro felicità. Se quindi tutto inizia e finisce con l’essere umano, sono il pensiero, la filosofia e in ultima analisi la religione a influenzare maggiormente l’individuo a livello profondo, a renderlo ciò che è.
La politica, l’economia, la cultura e l’educazione possono essere paragonate a ciliegi, aceri, gigli o rose, le cui forme si sviluppano da una terra fertile per arricchire il cuore delle persone. Ci dobbiamo chiedere dunque se questa terra sia stata coltivata in modo appropriato, se sia una terra sana e ricca di forza vitale. In caso contrario, alberi e fiori non metteranno radici e non cresceranno.
Questa terra è la gente, la vita della gente. E una religione che dà una direzione alla vita della gente può essere paragonata alla terra. Quando la terra è sana i fiori sbocciano a profusione. Lo scopo del nostro movimento della Sgi è far fiorire il potenziale umano, far prosperare la pace, la cultura e l’educazione ispirate al Buddismo.
Solo quando ci baseremo su una religione capace di rispondere alle questioni fondamentali dell’esistenza umana – cos’è la vita? cosa significa essere umani? come dovrei vivere? – realizzeremo una brillante fioritura nella nostra vita quotidiana così come nella cultura, nella politica e nell’economia.[…] La motivazione del progresso scientifico e tecnologico deve sempre essere il benessere dell’umanità, il miglioramento della vita.
Conoscere se stessi e capire gli altri porta alla comprensione della condizione umana, della vita e della dignità delle persone.
E per comprendere la condizione umana non possiamo trascurare quelle che il Buddismo definisce le “quattro sofferenze”: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Senza affrontare queste sofferenze fondamentali, qualsiasi sforzo per cercare la felicità sarà effimero come un castello di sabbia o una pianta galleggiante priva di radici. Il Buddismo descrive anche altre quattro sofferenze: separarsi da chi si ama, incontrare chi si odia, non ottenere ciò che si desidera e la sofferenza che sorge dalle cinque componenti5 che costituiscono il corpo e la mente di un individuo. Tutte insieme vengono chiamate le “otto sofferenze”.
Da tempo immemorabile l’umanità ha cercato una soluzione a queste sofferenze. Solo una religione che insegna la Legge fondamentale della vita è in grado di offrire risposte. Adesso è tempo di condividere con tutta l’umanità il mezzo che può risolverle.
Per far sì che il prossimo secolo sia un’epoca di speranza per l’umanità dobbiamo tornare alle basi, a ciò che significa essere umani, e da qui gettare solide fondamenta per la felicità. Ecco come affrontare la questione della vita e della morte e rendere il XXI un secolo della vita, cosa che sostengo da molti anni.
Da un dialogo con Lawrence E. Sullivan, direttore del Centro per lo studio delle religioni mondiali dell’Università di Harvard, Tokyo, 27 marzo 1993
Le persone al centro di tutto
In un’intervista rilasciata in occasione della pubblicazione del suo dialogo con la storica dell’arte bulgara Axinia Djourova, il presidente Ikeda sottolinea che lo scopo del XXI secolo deve essere la creazione di un’epoca in cui ogni individuo possa godere ugualmente di pace, felicità e realizzazione.
Quello che si sta concludendo è stato un secolo di guerra, la più barbara delle attività umane, che infligge sofferenza alle persone precipitandole in un inferno vivente. La guerra non è altro che massacro e distruzione, eppure in questo periodo l’umanità l’ha ripetuta più volte in proporzioni senza precedenti.
Poi, nella seconda metà del secolo, il focus si è spostato sullo sviluppo economico. Se la guerra deriva da una logica di potere, l’economia è guidata dalla logica del profitto. La crescita economica può portare prosperità ad alcune persone e contemporaneamente relegarne altre in condizioni di povertà. I fallimenti negli affari possono persino spingere al suicidio. La crescita economica può aumentare il divario fra ricchi e poveri, minare l’uguaglianza e la libertà. Tutti aspetti da considerare, anche se ciò non significa abbandonare le attività economiche, indispensabili per gli esseri umani.
Il punto importante da tenere a mente è che lo scopo originale della politica e dell’economia è contribuire alla felicità e al benessere delle persone. La filosofia, la politica e l’economia dovrebbero essere tutte indirizzate verso questo fine, ma nel corso del tempo si sono gradualmente discostate dal loro vero intento, allontanandosi sempre di più dall’essere umano.
Sono convinto che in quest’epoca l’umanità debba nuovamente gettare luce sull’essere umano, che deve essere messo al centro. Senza riflettere attentamente su questo aspetto ci ritroveremo a ripetere le tragedie del passato.
Il nuovo secolo deve essere un’epoca di umanesimo. Come dovremmo vivere in quanto esseri umani? Come possiamo diventare veramente felici? Come fare per vivere in pace? Queste devono essere le nostre principali preoccupazioni, dunque occorre mettere insieme tutta la nostra saggezza in questa ricerca, coinvolgendo studiosi, educatori e leader in ogni campo. Dobbiamo adottare una filosofia che metta al primo posto le persone. Questa è la grande sfida del XXI secolo.
I diritti umani devono essere connessi alla felicità concreta. Dobbiamo creare un’epoca in cui ogni individuo possa godere ugualmente di pace, felicità e realizzazione. Al tal fine, dobbiamo impegnarci a ristabilire l’umanità, a far sì che le persone tornino nuovamente al centro.[…] Il Buddismo è un insegnamento umanistico. A molte persone la religione richiama alla mente chiese, templi e donazioni. Ma Shakyamuni, il fondatore del Buddismo, rifuggiva le formalità e le trappole del potere; fu un esempio di persona comune fino alla fine dei suoi giorni. Nichiren, del quale la Sgi abbraccia gli insegnamenti, fece lo stesso, considerando il comportamento da essere umano la cosa più importante. In tal senso il Buddismo si colloca in una categoria diversa dalle altre religioni.
Shakyamuni era un normale essere umano e così Nichiren; non erano diversi dai loro seguaci. Non discriminavano le donne. Ai loro occhi tutti erano pari. Il Buddismo è un insegnamento per le persone; la sua eccellenza consiste nel mostrarci come provare compassione per tutti gli esseri viventi e vivere in armonia con la natura e l’universo.
Da un’intervista sul Seikyo Shimbun in occasione della pubblicazione dell’edizione bulgara di Utsu-kushiki shishi no tamashii (La bellezza di un cuore da leone), 10 agosto 2000
La grande missione del movimento Soka
In questo estratto da La rivoluzione umana Shin’ichi Yamamoto riporta una conversazione con il suo maestro sulla missione della Soka Gakkai, che arricchisce la società grazie al suo impegno per la pace, la cultura e l’educazione.
«Con il progredire del nostro movimento – disse Toda – faremo crescere persone capaci in ogni campo. Ci saranno membri della Soka Gakkai che si impegneranno per la prosperità della società e per la pace dell’umanità, in politica e in economia, nel mondo accademico, nell’arte e nell’educazione. Ovunque vi saranno membri della Soka Gakkai. Penso che questa visione possa descrivere l’epoca della realizzazione di kosen-rufu.
Credo che la Soka Gakkai svolgerà un ruolo centrale nella promozione della pace e della cultura per tutta l’umanità. Shin, la Soka Gakkai diventerà un magnifico movimento educativo che formerà le persone per questo scopo. Dobbiamo concentrarci sulla crescita delle persone. Shin, il nostro movimento per la rivoluzione umana si diffonderà in tutto il mondo».
Toda stava condividendo con Shin’ichi la sua visione del futuro di kosen-rufu.
Guardando in lontananza come se stesse osservando un’immagine che si materializzava davanti ai suoi occhi, Shin’ichi disse: «La Soka Gakkai si diffonderà in tutti i campi della società e sarà una splendida fonte di ispirazione per gli esseri umani. È una visione grandiosa, la promessa che l’umanità possa avere davanti un nuovo luminoso futuro, anche se penso che ci vorrà molto tempo».
«Tu dici che ci vorrà molto tempo, ma credo che non occorreranno nemmeno cento anni – rispose Toda. – Naturalmente non mi aspetto che ciò accada nel corso della mia vita, ma nella tua sì, Shin. Penso che diventerà una tendenza sempre più evidente verso la fine della tua vita».
Toda proseguì: «Sono certo che la Soka Gakkai diverrà la regina del mondo religioso. Il Daishonin scrive: “Questo sutra è superiore a tutti gli altri. È come il leone, il re di tutti gli animali che si muovono sulla terra, come l’aquila, la regina di tutti quelli che volano nel cielo” (RSND, 1, 826-827). Il Buddismo di Nichiren è sovrano fra tutte le filosofie e i sistemi di pensiero, e la Soka Gakkai è sorta per diffondere questo grande Buddismo in tutto il mondo.
Per questo la missione della Soka Gakkai consiste far crescere in ogni campo della società individui capaci, di vera eccellenza, che abbracciano il Gohonzon. Gli sforzi esemplari di ogni persona per realizzare la propria rivoluzione umana contribuiranno immensamente alla società nel prossimo secolo.
Guardando da una prospettiva a lungo termine, possiamo notare come i governi e i sistemi politici con il passare del tempo cambiano e si evolvono. Se ci lasciamo sviare da queste realtà momentanee e non ci concentriamo sulle persone, non riusciremo mai a realizzare kosen-rufu, un’impresa volta a trasformare il nostro mondo pieno di problemi in una Terra della Luce Tranquilla.
Oggi le persone possono interpretare male ciò che stiamo cercando di fare. Forse non c’è nessuno che lo capisce. Ma va bene, non è necessario essere al centro dell’attenzione. Giungerà sicuramente il momento in cui stupiremo tutti; le persone saranno allora in grado di comprendere la portata di questa impresa senza precedenti che è kosen-rufu e ci ricopriranno di lodi».
Da La rivoluzione umana, vol. 10, cap. “Nuove prospettive”
Per essere umani occorre saggezza
La Soka Gakkai è un’organizzazione che si dedica a formare individui di autentica umanità che vivano in accordo con i princìpi umanistici del Buddismo di Nichiren, rispettando la dignità di tutte le persone.
In un famoso passo il Daishonin scrive: «Il cuore di tutti gli insegnamenti della vita del Budda è il Sutra del Loto e il cuore della pratica del Sutra del Loto si trova nel capitolo “Mai Sprezzante”. Cosa significa il profondo rispetto del Bodhisattva Mai Sprezzante per la gente? Il vero significato dell’apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano. […] Il saggio si può definire umano, ma gli sconsiderati non sono altro che animali» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 756).
Nichiren Daishonin afferma che davvero umana è la persona saggia nel comportamento e nel modo di vivere. Nascere umani non ci rende tali di per sé, occorrono saggezza e sforzi consapevoli. Le azioni stupide e sconsiderate che denigrano o non rispettano gli altri ci fanno assomigliare ad animali.
Il Buddismo spiega l’essenza della dignità umana a partire dalla dimensione più profonda della vita. Non è un sistema di pensiero contemplativo, ma una filosofia pratica per vivere nel mondo reale.
Insegnandoci la pratica suprema per farlo, ci permette di concretizzare nella nostra vita la vera dignità umana e di riconoscere la dignità degli altri, vivendole nella realtà quotidiana.
La Soka Gakkai promuove uno stile di vita basato sul rispetto della dignità di tutte le persone, e i suoi membri si impegnano a vivere secondo questo essenziale spirito buddista rispettandosi reciprocamente. In questo modo fa crescere persone di autentica umanità.
Nella società c’è chi si dedica a creare cose, chi produce valore economico o artistico e persino chi si prepara alla guerra. La Soka Gakkai è un ambito in cui, basandosi sull’insegnamento corretto del Buddismo di Nichiren, ci si dedica alla felicità, allo sviluppo e alla crescita delle persone, che sono le fondamenta di tutte le attività sociali. Diffondere il Buddismo di Nichiren è una nobile e profonda missione e si trova su un piano completamente diverso da ogni altra sfera di attività umana.
Il nostro scopo è condurre vite ricche e soddisfacenti caratterizzate dal rispetto per la suprema sacralità della vita, e ci opponiamo risolutamente a ogni azione che denigri le persone e ne violi la dignità.
Da un discorso a una riunione di responsabili di Centro della Soka Gakkai, Tokyo, 21 giugno 1988
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)
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