Ripensando agli annidella pandemia spesso abbiamo la sensazione di un vuoto temporale. Parlando con una mia amica riflettevamo sul fatto che in quegli anni sono accadute cose importanti, eppure sembra siano successe in un “tempo non tempo”.
Limitare le nostre interazioni, sospendere sport, cultura, viaggi, svago ha reso le nostre vite più lente. In genere in quel periodo abbiamo vissuto un impoverimento delle relazioni.
Quando affermiamo che l’essere umano è un animale sociale diciamo una grande verità. Le persone, come ogni essere vivente, si nutrono, crescono, maturano, cambiano grazie allo scambio fra individuo e individuo.
L’isolamento ci ha privato del nostro terreno di crescita e di sviluppo, del valore più profondo, del nutrimento più essenziale: i legami umani. I giovanissimi in particolare si sono visti negare la socialità negli anni in cui questa è fondamentale per costruire la propria identità. Non è un caso che molti di loro hanno riscontrato successivamente difficoltà psicologiche più o meno gravi e ancora oggi combattono con un forte disagio sociale.
Ascoltando un podcast sull’intelligenza della natura sono rimasta colpita dalla rete incredibile di filamenti che vivono sotto i nostri piedi, nel sottosuolo, e che permettono alle foreste di vivere e svilupparsi. La stupenda conclusione dell’autore è che la natura ci insegna come la sopravvivenza non dipenda dal più forte o dal più adatto, ma dalla collettività.
Quindi un albero, da solo, ha ben poche speranze di vivere, mentre gli alberi nella foresta diventano forti, antichi e possenti. Similmente noi, come gli alberi, abbiamo bisogno della nostra foresta, una rete di persone con cui vivere e crescere insieme.
La Soka Gakkai esiste per permetterci di beneficiare di una rete di buoni amici. Grazie a questi legami sviluppiamo a nostra volta l’atteggiamento del buon amico, lo spirito di sostenere e incoraggiare gli altri. Ma soprattutto sperimentiamo che non c’è separazione tra le due cose, non c’è dualità tra sostenere e farsi sostenere, tra dare speranza e riceverla. «Se si accende un fuoco per gli altri – scrive Nichiren – si illuminerà anche la propria strada» (Sulle tre virtù del cibo, RSND, 2, 372).
Quando soffriamo, a volte scegliamo di isolarci per proteggerci dal dolore, dalle difficoltà. Analogamente possiamo trovarci a vivere una condizione di isolamento non voluto, imposto, in cui ci sentiamo non visti, abbandonati. Scrive Sensei: «La società offre poco sostegno e talvolta potreste sentirvi soli come in una terra desolata o su un campo di battaglia. A volte vi sembrerà di non poter riporre fiducia in nessuno, che nessuno vi voglia bene o che non abbiate più ragioni per vivere» (I protagonisti del XXI secolo, prefazione, Esperia).
Personalmente, ogni volta che mi sento così mi ricordo della non dualità tra me e gli altri e mi sfido a incontrare o a sentire anche una sola persona. E ogni volta incredibilmente quella connessione mi ridà forza, speranza.
È in questo contesto che risplende il valore degli zadankai. Proprio perché la società ha perso di vista la potenza dei legami umani, sfidiamoci insieme a creare un mondo basato sull’umanesimo, l’amicizia e il dialogo. La Soka Gakkai e le riunioni di discussione sono il terreno da cui può svilupparsi una grandiosa foresta di individui solidi, forti e uniti. Pensiamo ai nostri zadankai come a una vera e propria terra da coltivare, curare e nutrire insieme, per generare la forza che nasce dall’interazione e dallo scambio da vita a vita, tra persona e persona. Una sana e robusta foresta di esseri umani felici. (Alessandra Bomboni)