Questo episodio è stato qui parafrasato in modo creativo. Cfr. Bhikkhu Bodhi, The Connected Discourses of the Buddha: A Translation of the Samyutta Nikaya:, Wisdom Publishing, Boston, 2000, "Maggasamyutta" [2 (2) Half the Holy Life], p. 1524. Avanzare e lottare al fianco di buoni amici racchiude tutta la pratica buddista. Noi della Soka Gakkai abbiamo da sempre incarnato questo messaggio di Shakyamuni, lo spirito del Buddismo.
Ci sono momenti in cui andare avanti insieme agli altri ci sembra frustrante e difficile. Agire da soli, a nostro piacimento, è indubbiamente molto più semplice. Questo atteggiamento, però, può renderci egocentrici e impedirci di praticare il Buddismo correttamente. Prima di rendercene conto ci farebbe allontanare dal sentiero corretto e alla fine ci ritroveremmo tristi, depressi e soli.
Lo sviluppo reciproco e la vera pratica buddista si realizzano unendosi con persone di vario tipo e condividendo sfide e impegno, incoraggiandosi reciprocamente a proseguire e a crescere insieme.
È così che ci sviluppiamo come esseri umani, è questa la vera libertà.
Da un discorso alla riunione generale per la pace dei giovani della regione di Chugoku, Tokyo, 7 maggio 1995La Soka Gakkai è un'assemblea di buoni amici
Nel Buddismo le funzioni che spingono le persone verso il bene e la pratica buddista si definiscono "buoni amici". Il presidente Ikeda dichiara che l'organizzazione della Soka Gakkai è un'assemblea di influenze positive, o buoni amici.
Lo scopo della Soka Gakkai non è altro che il progresso di kosen-rufu. L'organizzazione esiste per sostenere e proteggere il cammino che ogni persona percorre per crescere nella fede e conseguire la Buddità. In questo senso, l'organizzazione per kosen-rufu è un'assemblea di innumerevoli buoni amici.
Nella prima parte della lettera I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia, Nichiren Daishonin sottolinea l'importanza dei buoni amici: «Un albero che è stato trapiantato non crollerà, anche in presenza di forti venti, se vi è un solido palo che lo sostiene. Ma anche un albero cresciuto nella sua sede naturale può crollare se le sue radici sono deboli. Anche una persona debole non cadrà se coloro che la sostengono sono forti, ma una persona di notevole forza, se si trova sola, potrebbe cadere lungo un sentiero accidentato» (RSND, 1, 531).
Tutto questo ha perfettamente senso, nessuno lo negherebbe. È importante ricordare che gli insegnamenti buddisti esprimono sempre ragionamenti che chiunque può comprendere e condividere.
Anche chi è nuovo alla pratica buddista e manca di una forte fede può rimanere sulla strada per il conseguimento della Buddità se ha un saldo sostegno. D'altro canto, anche chi dà per certa la forza della propria fede troverà difficoltà a rimanere saldo e orientato nella giusta direzione trovandosi solo di fronte alle difficoltà, sballottato dai venti dei "tre ostacoli e dei quattro demoni". Per questo motivo abbiamo bisogno dei compagni di fede, di buoni amici e di un'organizzazione che ci sostengano nella fede e nella pratica.
Naturalmente il conseguimento della Buddità dipende dalla nostra pratica buddista e dai nostri sforzi. Ciascuno di noi deve essere pronto ad alzarsi da solo e ad andare avanti senza dipendere da nessuno. L'organizzazione e gli altri membri, però, sono importanti per incoraggiarci e ispirarci nella nostra pratica individuale. Ci fanno da "spalla" rivestendo un ruolo di sostegno per il nostro conseguimento della Buddità, un ruolo assolutamente essenziale.
Nella stessa lettera il Daishonin scrive: «Quindi il miglior modo per conseguire la Buddità è quello di incontrare un buon amico. Dove può condurci la nostra saggezza? Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo, dovremmo cercare un buon amico» (Ibidem).
Il sentiero del Budda è infinitamente profondo e la saggezza del Budda sconfinata. Al confronto gli esseri umani, per quanto intelligenti possano sembrare, hanno una saggezza molto limitata. Per questo motivo, se desideriamo conseguire la Buddità, dovremmo circondarci di buoni e veri amici nella fede: il loro supporto ci permette di avanzare correttamente lungo il sentiero per l'Illuminazione.
«Dove può condurci la nostra saggezza?» chiede il Daishonin. Anche i più grandi scienziati o medici non hanno la saggezza per comprendere la vera natura della loro vita o per rispondere alle domande fondamentali sull'esistenza umana. Essere potenti capi politici o miliardari non significa aver trovato la strada della felicità assoluta.
E tuttavia tendiamo ad affidarci alla nostra scarsa saggezza e a perdere l'umile spirito di ricerca della via. Questa è la causa dell'infelicità.
Né la conoscenza né la ricchezza garantiscono la felicità, e nemmeno lo status sociale o la celebrità. Per quanto ciò possa sembrare ovvio, pochi prendono seriamente tale severa realtà. Questo semplice fatto, però, è la ragione principale per cui dobbiamo abbracciare il Buddismo; esso ci mostra il cammino per la vera felicità umana.
Cercare il Buddismo significa, in concreto, cercare buoni amici. Come dichiara il Daishonin: «Il miglior modo per conseguire la Buddità è quello di incontrare un buon amico».
Un buon amico, nel Buddismo, è una buona influenza incarnata in una persona che guida qualcuno verso la via del Budda. I virtuosi, gli onesti e i giusti, che indirizzano gli altri in una direzione positiva permettendo loro di praticare il Buddismo, svolgono il ruolo di buoni amici, che siano Budda, bodhisattva, praticanti dei due veicoli, esseri celesti o esseri umani. Anche noi, naturalmente, possiamo essere per gli altri meravigliosi buoni amici.
I buoni amici operano in vari modi: sostengono i praticanti del Buddismo e permettono loro di praticare con sicurezza e mente serena; lottano insieme come compagni di fede aiutandosi reciprocamente a migliorare; insegnano agli altri le dottrine e i principi corretti del Buddismo e li indirizzano sul sentiero corretto.
Tutti voi, come leader del nostro movimento, siete buoni amici, persone virtuose che guidano e conducono le altre verso kosen-rufu, il Gohonzon, la Legge mistica e il conseguimento della Buddità, incoraggiandole a fare Gongyo, partecipare alle riunioni e leggere gli scritti del Daishonin.
La Soka Gakkai è un'assemblea di buoni amici, un'organizzazione per la promozione della fede e della pratica buddista, per l'espansione e lo sviluppo di kosen-rufu. Ha la missione di condurre le persone di tutto il mondo verso il corretto insegnamento del Buddismo e di guidarle sul sentiero per conseguire la Buddità.
Da un discorso alla riunione generale dei quartieri di Toshima, Taito, Sumida, Meguro, Tokyo,12 dicembre 1987
L'organizzazione esiste per i membri
Nei Dialoghi con i giovani il presidente Ikeda spiega ai membri del Gruppo futuro e del Gruppo giovani l'importanza del sostegno fornito dall'organizzazione alla propria pratica buddista.
La Soka Gakkai è un'organizzazione che opera per realizzare kosen-rufu, il grandioso e nobile obiettivo del conseguimento della felicità e della pace di tutta l'umanità attraverso i principi del Buddismo di Nichiren Daishonin. Questo scopo non può essere raggiunto tramite gli sforzi di una sola persona. La sua realizzazione diventa possibile solo quando individui attivi in varie sfere della società si uniscono e si organizzano in una forza coesa che punta a questa meta.
Nichiren Daishonin designò sei preti anziani e Shakyamuni aveva i suoi dieci maggiori discepoli. Anche queste comunità possono essere considerate organizzazioni. Sia il Daishonin che Shakyamuni formarono una rete, un'organizzazione, attraverso la quale si impegnarono a diffondere il Buddismo promuovendo la crescita dei loro seguaci e sostenendoli nella loro pratica.
La Soka Gakkai non è apparsa come un'entità astratta per poi "riempirsi" di persone. Le persone hanno iniziato a formare legami, le loro reti sono cresciute e hanno dato vita in modo più organico alla Soka Gakkai. Perciò è l'organizzazione che esiste, solo e sempre, per il bene delle persone, non il contrario. Per favore non dimenticate mai questo punto.
Spero anche che per tutta la vita rimarrete gli amici più fidati e gli alleati di coloro che soffrono o sono in difficoltà. Spero che proteggiate sempre la Soka Gakkai, un'organizzazione di persone e per le persone, che la rispettiate e sosteniate, e che lavoriate per il suo sviluppo. Questa è la mia più sentita richiesta a tutti voi.
La nostra organizzazione esiste per risvegliare il bene negli esseri umani - il desiderio di aiutare gli altri - e usarlo per creare immenso valore. Si potrebbe affermare che la Soka Gakkai sia un corpo, un organismo, che ha preso forma ed è nato con lo scopo specifico di aggregare la bontà di fondo che esiste nel cuore delle persone, svilupparla e rafforzarla ulteriormente. Senza l'organizzazione non ci sarebbe coesione né ordine nei nostri sforzi.
Un'organizzazione che si dedica al bene incrementa la capacità delle persone di lavorare per il bene e promuove ulteriore crescita e auto-miglioramento; non ostacola il progresso individuale e non ne devia il cammino. Sostenendo la crescita personale, indirizza le persone su un percorso sicuro verso la felicità e la crescita. Questo è lo scopo dell'esistenza della nostra organizzazione.
In questo senso l'organizzazione è un mezzo, mentre il fine è che le persone diventino felici.
La Soka Gakkai è un'organizzazione straordinaria. Non ci sono dubbi che essa sia il regno della purezza, dell'autenticità, del calore e della bellezza. Essendo giovani forse non siete consci del lato duro e brutto della società e perciò forse non potete rendervi conto di quanto sia davvero incredibile l'organizzazione. Ma vi posso assicurare che non è paragonabile a nessun'altra.
È una grande cittadella della gente comune, costruita in molti decenni di sforzi tenaci dai nostri membri sinceri, fra cui molti dei vostri padri e delle vostre madri, che hanno sopportato lo scherno e le offese di individui arroganti.
Ci sono quelli che criticano e attaccano la nostra organizzazione, ma possono forse indicarci un altro modo per raggiungere la felicità assoluta? No, non possono. La Soka Gakkai è un gruppo nato da persone che hanno riconosciuto questa verità, che si sono incoraggiate reciprocamente a diventare felici e si sono unite per aiutare coloro che ancora soffrono. È una realtà nobile e solenne.
La Soka Gakkai in quanto organizzazione è l'espressione dell'autentica democrazia, fatta dalle persone per le persone. È l'organismo che porta avanti l'ampia propagazione del Buddismo di Nichiren Daishonin, che attribuisce il massimo valore alla dignità dell'essere umano. È il sole della speranza per tutta l'umanità, e per questo motivo il presidente Toda dichiarò che per lui la Soka Gakkai era più preziosa della sua stessa vita. Io la penso esattamente allo stesso modo.
Le organizzazioni possono anche non piacervi, ma pensate che la vera libertà sia restare da soli? Potete essere certi di non perdere di vista voi stessi se rimanete da soli? Difficile dirlo. La vera libertà non è vivere egoisticamente e agire come più ci piace, ma viaggiare sul cammino corretto della vita.
La Terra, per esempio, gira intorno al sole. Se deviasse dalla propria orbita, anche solo di pochissimo, sarebbe un disastro. Un'astronave che segue la traiettoria giusta può attraversare il cosmo e arrivare a destinazione. Questo è il significato di vera libertà.
Anche gli sport hanno le loro regole. Ci sono modi opportuni per fare le cose. Libertà significa infrangere queste regole arbitrariamente? Non credo. La vera libertà è utilizzare la propria forza e le proprie capacità rispettando le regole del gioco.
Vivere senza uno scopo o un obiettivo, facendo quello che ci va e quando ci va, porta a una vita sregolata e autodistruttiva. Le organizzazioni sono composte da persone di vario tipo e questa diversità stimola la crescita personale. Anche in molti sport è difficile stabilire le proprie abilità se ci si allena sempre da soli. Crescete ed evolvete grazie all'interazione con tante altre persone.
Per esempio i tari (verdure simili alle patate, comuni in Giappone e altri paesi) quando si raccolgono sono sporchi e ruvidi, ma messi insieme in un contenitore con acqua corrente e sfregati l'uno contro l'altro perdono la buccia e rimangono lisci e puliti pronti da cucinare. Forse è sbagliato paragonare le persone ai tari, ma il punto è che l'unico modo per levigare e lucidare il proprio carattere è interagire con gli altri.
Stare soli senza dover vedere gli altri o pensare a loro potrà sembrarvi una vita comoda e senza preoccupazioni, ma vi troverete prigionieri di un mondo tremendamente piccolo e limitato. Evitando l'appartenenza a gruppi o organizzazioni vi priverete del contatto con gli altri e in ultima istanza finirete per chiedervi che senso abbia la vostra vita.
Una società senza alcuna organizzazione sarebbe caotica e disordinata; sarebbe una forma degenerata di democrazia in cui tutti si comportano come vogliono a prescindere dalle conseguenze. Sarebbe come una barca che salpa sul mare senza bussola: finirà per perdersi o per affondare.
L'organizzazione è un mezzo, non un fine, e non è perfetta.
Nei primi anni della mia pratica faticavo ad abituarmi all'atmosfera della Soka Gakkai dell'epoca. A quel tempo l'aspetto culturale era carente e io non riuscivo a farmi piacere l'organizzazione. Accortosi di questo, il presidente Toda mi disse: «Se è così che ti senti, allora perché non crei un'organizzazione che ti piaccia realmente? Lavora sodo e dedicati fino in fondo a costruire l'organizzazione ideale con il tuo stesso impegno!».
Lo stesso ragionamento vale per la famiglia o per la scuola. Come membri dell'"organizzazione scuola" ci si deve impegnare per renderla un posto migliore. Come membri dell'"organizzazione famiglia" si deve avere lo spirito di realizzare il miglior ambiente domestico possibile. Tutto questo è logico, e il Buddismo si basa sulla ragione. Assumersi in prima persona la responsabilità della nostra vita decidendo che "sarò io la forza trainante del cambiamento" è lo spirito del Buddismo di Nichiren Daishonin.
La nostra organizzazione dedicata a kosen-rufu è stata creata per permetterci di approfondire la comprensione del Buddismo del Daishonin e condividerne gli ideali e i princìpi con gli altri.
Da Dialoghi con i giovani, pubblicato in giapponese nel marzo 1999
Espandere il proprio stato vitale
In questo estratto il presidente Ikeda sottolinea l'importanza di lucidare la nostra vita attraverso il sostegno e l'ispirazione reciproci che derivano dal confronto con molte persone nel contesto della Soka Gakkai.
Come possiamo espandere il nostro stato vitale? Espandendo le nostre relazioni umane. Coloro che non amano essere coinvolti nell'organizzazione, che si chiudono progressivamente agli altri e preferiscono stare soli perché pensano che questo gli dia più libertà, solitamente finiscono per incontrare difficoltà.
Le relazioni umane e le interazioni sono importanti. Abbiamo bisogno di connetterci agli altri e di stare in loro compagnia fuori e dentro l'organizzazione, perché in questa maniera espandiamo e arricchiamo la nostra vita.
Il grande pensatore indiano Rabindranath Tagore (1861-1941) dichiarò: «Egli [l'essere umano] si perde quando è isolato; solo nell'ampio spazio della relazione umana trova il suo sé più grande e più vero».Rabindranath Tagore, "The Religion of Man", The English Writings of Rabindranath Tagore, a cura di Sisir Kumar Das, Sahitya Akademi, Nuova Delhi, 1966, vol. 3, p. 88. Isolandoci ci perdiamo; è nell'ampia gamma dei rapporti interpersonali che scopriamo il nostro grande io. Il pensiero di Tagore è coerente con la visione del Buddismo e con gli ideali della Soka Gakkai.
I veri leader non si limitano a parlare davanti ai membri alle riunioni e non considerano il proprio ruolo nei termini della carica che rivestono nell'organizzazione. Piuttosto si concentrano sulla propria crescita di esseri umani e su come, in quanto tali, possono aiutare e sostenere il maggior numero possibile di persone. Interagire con sincerità con molte persone è ciò che rende autentici leader.
Sottrarsi alle relazioni umane porta isolamento, egoismo, ristrettezza mentale ed egocentrismo. Rifiutarsi di partecipare alle attività dell'organizzazione e alle interazioni con gli altri è una forma di freddezza, una mancanza di compassione e un'occasione mancata di migliorare se stessi in un'atmosfera di mutuo sostegno e ispirazione.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) disse: «È una grande follia sperare che gli altri si armonizzino con noi. [...] Perché è solo nel conflitto con nature opposte alla sua che l'individuo raccoglie la forza di combattere fino in fondo; è solo così che tutti i nostri diversi aspetti si rivelano e si trasformano rapidamente, in modo che nessun avversario possa più sconfiggerci».Johann Wolfgang von Goethe, Conversations of Goethe with Johann Peter Eckermann (Conversazioni tra Goethe e Johann Peter Eckermann), tradotto da John Oxenford, a cura di J. K. Moorhead, Da Capo Press, New York, 1998, p. 59. Non dobbiamo evitare coloro che sembrano non ascoltarci o che la pensano diversamente da noi. Parte della nostra pratica è imparare a lavorare in armonia con queste persone e ottenere la loro comprensione e il loro supporto.
È così che il nostro movimento avanza unito e noi cresciamo come individui. Dobbiamo imparare a interagire con chiunque senza paura.
Ho parlato con importanti capi politici in tutto il mondo. L'abilità e la forza per farlo possono essere acquisite impegnandosi attivamente a stabilire relazioni con gli altri.
Chi si sfida a parlare anche solo con una persona in più vince. La nostra vittoria dipende da quanta energia impieghiamo nel prenderci cura degli altri e sostenerli. Solo lavorando insieme in armonia con tutti i tipi di persone e ispirandoli a procedere con noi verso kosen-rufu - la pace mondiale - potremo vincere a nostra volta.
Da un discorso alla riunione dei responsabili di Centro della Soka Gakkai, Tokyo, 9 luglio, 1997
La creazione di una rete di persone che si dedicano al bene
Sia il primo che il secondo presidente della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, compresero subito quanto fosse importante un'organizzazione per far avanzare kosen-rufu. A questo proposito il presidente Ikeda analizza la profonda missione della rete SGI nell'affrontare le forze che calpestano la dignità umana.
Tsunesaburo Makiguchi cominciò a praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin nel 1928, all'età di 57 anni. Josei Toda, che a quel tempo ne aveva 28, lo seguì e anch'egli iniziò a praticare nello stesso anno, che, fra l'altro, è anche quello in cui nacqui io.
Nel suo Soka Kyoikugaku Taikei (Teoria per una pedagogia per la creazione di valore, parzialmente tradotto in italiano come L'educazione creativa, La Nuova Italia, Firenze, 2000) Makiguchi scrive: «Se non avessi preso fede nel Sutra del Loto per non offendere o turbare gli altri, come fecero tanti miei amici e conoscenti di allora pieni di buone intenzioni, senza dubbio avrei fatto finta di non vedere le cose sbagliate, mi sarei astenuto dal dire ciò che veramente pensavo e sarei rimasto attaccato all'idea che perdere l'affetto e la considerazione degli altri sarebbe stato svantaggioso a livello personale. Ma se tutti continuano ad aderire a questa apparente saggezza, cosa ne sarà della nostra nazione e della società?».Tsunesaburo Makiguchi, Soka Kyoikugaku Taikei, in Makiguchi Tsunesaburo Zenshu, (Opere complete di Tsunesaburo Makiguchi), Daisanbunmei-sha, Tokyo, 1983, vol. 6, pp. 68-69. Se tutti cercano di non agitare le acque, evitare il confronto e ignorare le cose sbagliate comportandosi in modo egoista e opportunista, cosa ne sarà della società? Sarà dominata dai corrotti e le persone buone saranno maltrattate e oppresse.
Come buddista questo è inaccettabile, concluse Makiguchi.
Perciò si alzò deciso a battersi per il bene e a lottare contro il male. Diede inizio a questa impresa perché il Buddismo insegna a non assistere indifferenti agli errori e alle ingiustizie.
I corrotti uniscono facilmente le loro forze, ammoniva Makiguchi. Consapevoli delle proprie mancanze e debolezze, si sentono a disagio da soli e quindi ben presto si chiamano a raccolta cercando protezione soprattutto sotto l'ala di qualche potente. Facilmente si alleano contro un nemico comune.Scrive Makiguchi: «I difetti dei corrotti impediscono loro di sentirsi sicuri da soli e così si affrettano a unirsi ad altri e in particolare a cercare protezione sotto l'ala di qualche potente» (Ibidem, pp. 67-68). E anche: «Il corrotto ha una tremenda paura di essere scoperto e così facilmente entra in una banda, contro un nemico comune, sopportando tutti gli obblighi e le pressioni che ne derivano» (Ibidem, p. 67). Makiguchi aveva compreso che i corrotti operano sempre secondo questo schema e le sue profonde intuizioni sono illuminanti ancora oggi. Era veramente una persona unica e straordinaria.
Ma come mai i corrotti uniscono le loro forze e i buoni non lo fanno?
Makiguchi spiega che ciò accade «perché i buoni non hanno questi difetti e debolezze; quindi rimangono indipendenti, non sentono subito il bisogno di allearsi per contrastare la corruzione e ciò li rende un facile bersaglio per gli oppressori».Ibidem, vol. 8, p. 349. A differenza dei corrotti, i buoni non sono deboli o pieni di difetti e quindi di solito sono persone autonome. Così, come afferma Makiguchi, accade che «più i corrotti diventano potenti, più opprimono le persone buone che, al contrario, rimangono isolate e nel complesso deboli.
Mentre il gruppo dei corrotti cresce, quello dei buoni diminuisce, e ciò diventa una disgrazia per la società».Ibidem, vol. 6, p. 69. I cattivi tendono a unirsi e la loro influenza diventa sempre più forte, mentre i buoni rimangono scollegati e il loro potere cala sempre di più. La società si fa brutale, oscura e minacciosa. Le parole di Makiguchi descrivono fin troppo bene le condizioni attuali del Giappone e del mondo.
Per sconfiggere questa alleanza malvagia occorre costituire una forza attiva per il bene, chiaramente definita. Perciò Makiguchi fondò la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore, antesignana della Soka Gakkai),Il 18 novembre 1930, data della pubblicazione del primo volume dell'opera di Makiguchi Soka Kyoikugaku Taikei, fu scelto anche come data di fondazione della Soka Kyoiku Gakkai. Da allora aderirono sempre più persone, attratte dalle idee di Makiguchi, e sette anni dopo, nel 1937, vi fu una cerimonia ufficiale d'inaugurazione dell'organizzazione. un sodalizio di persone dedicate alla causa del bene.
I principi astratti e le teorie non bastano; dobbiamo costruire un'organizzazione solida e duratura dedicata alla causa della giustizia e del bene. Fu con tale convinzione che Makiguchi e Toda fondarono la Soka Gakkai.
Quando il mio maestro Toda fu rilasciato dalla prigione e si alzò in mezzo alle rovine del Giappone nel dopoguerra, per prima cosa si impegnò a ricostruire l'organizzazione della Soka Gakkai. E a tal fine si sforzò senza sosta. Quello fu il punto di partenza di tutte le sue attività.
Toda diceva spesso che la Soka Gakkai era più preziosa della sua stessa vita.
Anch'io, già da giovane, mi ero reso conto dell'importanza delle organizzazioni. Nel dopoguerra i sindacati e molti altri gruppi erano molto attivi.
Poco dopo la fine della guerra, prima che cominciassi a praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin, alcuni miei giovani amici e io tenevamo regolarmente gruppi di studio informali. Una volta invitammo un professore universitario il quale ci spiegò, tra le altre cose, che d'ora in avanti la chiave del successo sarebbe stata strutturarsi in un'organizzazione. Potete propugnare le migliori teorie, ci disse, ma coloro che costituiscono un'organizzazione vinceranno. Non ho mai dimenticato le sue parole.
Poco dopo incontrai Toda e la Soka Gakkai, l'organizzazione che stava impegnandosi a ricostruire. Avvertii istintivamente che stava mettendo in pratica ciò che quel professore aveva detto e che era una persona straordinaria. Con lo sguardo penetrante della gioventù mi resi conto della sua grandezza.
Oggi la Soka Gakkai è diventata un'organizzazione di persone comuni che non ha eguali. Abbiamo ereditato la visione del nostro fondatore, Makiguchi, e costituito una rete vasta e forte di saggezza e bene in tutto il mondo, che desideriamo ampliare ancora di più.
Indipendentemente dalle forze negative che si raduneranno insieme per attaccarci, la Soka Gakkai e la SGI continueranno impavide sulla propria strada.
Spero che vi rendiate conto che l'attuale sviluppo della Soka Gakkai è il beneficio delle lotte altruistiche che Makiguchi e Toda combatterono a costo della vita contro la natura demoniaca dell'autorità.
Da un discorso alla riunione dei responsabili di Centro, Tokyo 12 novembre 1994
Gli zadankai sono il cuore della Soka Gakkai
Il presidente Ikeda spiega che gli zadankai della Soka Gakkai, in cui i membri di una stessa comunità si ritrovano insieme per incoraggiarsi e sostenersi a vicenda, sono un microcosmo di armonia umana, sono il cuore pulsante di kosen-rufu.
Lo zadankai è come un grande fiume in cui si riversano gli affluenti di tutte le altre attività, quelle volte ad allargare la cerchia dei nostri amici e quelle che servono ad approfondire la fede e la conoscenza del Buddismo. Questo fiume ampio e profondo, creato dalla confluenza di una miriade di corsi d'acqua, avanza verso l'oceano del "secolo dell'umanesimo" e sulle sue rive si apriranno vaste e fertili pianure di cultura umana.
Gli zadankai sono il cuore della Soka Gakkai. Toda ci raccontava spesso: «Makiguchi era sempre il primo a giungere sul luogo di riunione. Quando arrivava una persona la coinvolgeva nel dialogo, quando ne giungevano una seconda e poi una terza si rivolgeva a tutte, condividendo con loro i principi del Buddismo con grande calore e accuratezza».Cfr. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), Seikyo Shinmbunsha, Tokyo, 1985, vol. 4, p. 422. Una volta disse: «Anche se dovesse partecipare una sola persona, va bene. Dedicate tutte le vostre energie nel spiegarle il Buddismo di Nichiren Daishonin, raccontate le vostre esperienze e discutete con calore della vita e di kosen-rufu. Se venissero due persone, ancora meglio. Parliamo loro del Gohonzon e facciamo in modo che si sentano ispirate da quell'incontro. E se partecipassero tre persone dovreste considerarlo un numero notevole!».Ibidem, p. 474. Il dialogo cuore a cuore è molto più efficace di qualsiasi imposizione. E poiché il dialogo avviene fra individui, occorre rispetto e apprezzamento per l'altro. Questa è la base per uno zadankai vivace in cui tutti si sentano arricchiti.
Nella Soka Gakkai si parla della "tradizione degli zadankai" non perché si tengono regolarmente da molti anni ma perché, sin dall'inizio, lo spirito delle riunioni è sempre stato teso a dare il massimo valore a ogni singolo partecipante.
La Soka Gakkai si è sempre dedicata a incoraggiare le persone comuni di tutto il mondo che si impegnano con sincerità. Questo è il cuore degli zadankai. Visti dall'esterno, sono incontri semplici e modesti, a cui partecipa un piccolo numero di persone, e che non sembrano niente di eccezionale.
Eppure si basano su una filosofia profonda che spiega la Legge che pervade l'universo intero. Hanno un calore che avvolge tutti, emanano una speranza tale da spingere anche chi sta affrontando un karma doloroso e insopportabile a rialzarsi e sfidare il proprio destino. Sono gioiose, ispiranti e a volte profondamente commoventi. Sono oasi in cui le persone si incontrano, esprimono determinazione e gratitudine, luoghi dove la sofferenza si trasforma in coraggio e lo sfinimento in un soddisfacente senso di realizzazione.
Queste piccole riunioni sono microcosmi di armonia umana, sono democrazia in azione. Sono il cuore pulsante di kosen-rufu che lega insieme la fede, le famiglie e la comunità locale. Sono animate dallo spirito del Sutra del loto, cioè il desiderio che tutti i nostri preziosi compagni di fede e amici diventino felici.
Anche il Sutra del Loto, l'insegnamento fondamentale del Budda Shakyamuni, può essere visto come uno zadankai su vasta scala tra persone che ricercano il significato e lo scopo della vita. Shakyamuni risponde con sincerità alle loro domande narrando la propria esperienza e servendosi di similitudini e parabole. Coloro che osservano e ascoltano questo dialogo provano a loro volta la grande gioia di espandere il proprio stato vitale. L'assemblea si illumina di una radiosa determinazione, si verifica una sorta di reazione a catena spirituale, una sublime comunicazione cuore a cuore.
Makiguchi definiva questi incontri "riunioni che offrono la prova sperimentale di una vita di massimo bene". Intendeva dimostrare con esempi concreti, in grado di convincere tutti, la sorprendente efficacia di mettere in pratica la fede nella Legge mistica nel mondo reale, la meraviglia di una vita di rivoluzione umana dedicata al benessere degli altri e della società. Sin dall'inizio, gli zadankai della Soka Gakkai sono stati aperti a tutti. Sono occasioni di confronto e dialogo fra le persone, che arricchiscono la società di vitalità e saggezza.
Ascoltando i benefici che gli altri hanno ottenuto praticando il Buddismo del Daishonin, possiamo rinnovare la nostra determinazione: «Quelle persone hanno lottato tenacemente e hanno vinto; allora anch'io posso cambiare il mio destino. Lo farò!». E applaudiamo gli sforzi di chi si è sforzato tanto: «Seguiamo il loro esempio e miglioriamo la nostra vita come hanno fatto loro!».
Ciò serve da incoraggiamento verso il conseguimento della Buddità in questa esistenza e fa sorgere un senso di missione per kosen-rufu.
Quando il presidente Makiguchi venne arrestato (6 luglio 1943) si trovava a Shimoda, Izu, per partecipare a uno zadankai. A quell'epoca le riunioni si tenevano sotto la sorveglianza di un Corpo speciale di Polizia, la cosiddetta "polizia ideologica". Ma Makiguchi rimaneva imperturbabile; rifiutò persino, nonostante ripetute pressioni, di accettare il talismano shintoista [imposto dalle autorità militari per unire il paese nello sforzo bellico]. In tal senso gli zadankai erano il campo di battaglia di una lotta spirituale contro l'oppressione delle autorità governative.
Anche la lotta di Nichiren Daishonin per la riforma religiosa ebbe inizio con riunioni e dialoghi paragonabili ai nostri incontri odierni.
Dietro gli zadankai c'è il nobile spirito combattivo del Daishonin, che fu portato avanti da Makiguchi e Toda. Ogni zadankai, che riflette questo spirito e viene condotto con energia e gioia, ha un enorme significato.
Attraverso gli zadankai stiamo tracciando un sentiero stabile e sicuro per la felicità dell'umanità in mezzo alle terre selvagge e inesplorate del nostro tempo.
Con il nostro movimento degli zadankai trasmettiamo ai nostri amici, e a tutti coloro che ci circondano, la forza e l'ottimismo per vincere nella vita.
Da La saggezza del Sutra del Loto, vol. 2, pubblicato in giapponese nel novembre 1996
Kosen-rufu inizia dagli zadankai
Il presidente Ikeda sottolinea che la pratica corretta del Buddismo di Nichiren Daishonin si trova negli zadankai, caratterizzati da dialogo, apertura e uguaglianza.
Jutta Unkart-Seifert, ex sottosegretaria del Ministero austriaco dell'educazione, delle arti e dello sport, ha recentemente parlato con piccoli gruppi di membri della Soka Gakkai in varie località del Giappone ed è giunta alla conclusione che il segreto della nostra crescita sono l'apertura e l'uguaglianza che caratterizzano la nostra organizzazione. Sono assolutamente d'accordo.
Negli zadankai della Soka Gakkai ci sono dialogo, apertura, uguaglianza, filosofia e speranza. Ogni mese, quando arriva la settimana dello zadankai, provo una grande eccitazione. Mi sembra di vedere la luce calda che emana dalle finestre dei luoghi di riunione in tutto il Giappone. Sento le voci felici dei membri che cantano le canzoni della Gakkai e ridono allegramente. Immagino gli argomenti di discussione e le determinazioni di ognuno. Vorrei sedermi senza essere visto in fondo a ognuna di quelle stanze per applaudire con il cuore ogni persona che parla. Adoro gli zadankai!
In uno dei suoi scritti il Daishonin insegna: «Tutti coloro che aspirano alla via dovrebbero riunirsi insieme e ascoltare il contenuto di questa lettera» (Lettera da Teradomari, RSND, 1, 179). Vale a dire che gli zadankai, dove i compagni di fede si "riuniscono insieme" per studiare gli scritti del Daishonin, per sostenersi e incoraggiarsi a vicenda e approfondire la fede, rappresentano la pratica corretta del Buddismo del Daishonin.
Una volta un giovane disse al fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, che a suo avviso sarebbe stato meglio tenere riunioni più grandi piuttosto che piccoli incontri, riferendosi agli zadankai. «No, non sarebbe meglio - gli rispose Makiguchi senza esitazione - il dialogo è l'unico modo di comunicare a un'altra persona i propri problemi. Nelle conferenze è inevitabile che gli ascoltatori non si sentano coinvolti. Anche il trattato del Daishonin Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese fu scritto in forma di dialogo».
Makiguchi percorreva lunghe distanze per parlare con una singola persona. Avrebbe tenuto uno zadankai anche con un solo partecipante. E quando fu imprigionato dalle autorità militariste in tempo di guerra, la sua convinzione non vacillò. Sfidando i funzionari che lo interrogavano, disse: «C'è qualche differenza di risultato fra il non fare nulla di buono e il fare qualcosa di cattivo?». Confutò le loro credenze sbagliate con i suoi ragionamenti logici e di buon senso riguardo agli insegnamenti religiosi corretti ed erronei.
Quando Toda fu nominato secondo presidente della Soka Gakkai, nel 1951, disse che kosen-rufu inizia con un dialogo da persona a persona, faccia a faccia.Toda Josei Zenshu, op. cit., vol. 3, p. 431. In uno dei suoi scritti il Daishonin cita il proverbio: «Uno è la madre di diecimila» (Conversazione tra un santo e un uomo non illuminato, RSND, 1, 117).
Consapevole dell'importanza di ogni singola persona, i presidenti fondatori della Soka Gakkai hanno sempre cercato di condividere il Buddismo del Daishonin con chiunque incontrassero: la loro ferma determinazione ha condotto all'attuale sviluppo del movimento di kosen-rufu.
Dalla serie di saggi "La luce del secolo dell'umanità", pubblicato sul Seikyo Shimbun, 20 gennaio 2006
Il regno armonioso della famiglia Soka
La Soka Gakkai è una famiglia legata dalla Legge mistica, un meraviglioso regno di armonia e spirito di squadra, pieno di compassione, conforto e incoraggiamento.
Desidero riconfermare alcuni punti fondamentali sul mondo della pratica buddista. Noi siamo una famiglia legata dalla Legge mistica. La nostra organizzazione per kosen-rufu è una casa in cui trovare pace e appagamento. Spero che saremo sempre un gruppo, illuminato dal Gohonzon, dove ognuno possa sentirsi al sicuro, rilassato, felice e pieno di energia.
Arrivando finalmente a casa dopo una dura giornata di lavoro o di studio, chi amerebbe sentirsi accolto da un rimprovero: «Sei in ritardo! Dove sei stato!»? Anzi, ciò farebbe passare del tutto la voglia di rientrare in assoluto. A volte i membri non riescono ad arrivare puntuali alle riunioni, o non riescono proprio a parteciparvi, ma nessuno ha il diritto di rimproverarli.
Una vera casa, una vera famiglia, dà un caldo benvenuto ai suoi membri e li loda al loro rientro.
Si condivide il Buddismo del Daishonin e si partecipa alle attività della SGI per ricevere benefici e diventare felici, non certo per l'organizzazione o per i responsabili. Chi rimprovera i membri che stanno facendo del loro meglio commette l'offesa di "disprezzare" i praticanti del Sutra del Loto, una delle quattrodici offese nel Buddismo.Quattordici offese: quattordici tipi di offesa elencati in Annotazioni su "Parole e frasi del Sutra del Loto" di Miao-lo (711-782), basati sui contenuti del terzo capitolo del Sutra del Loto Similitudine e parabola. Sono quattordici offese nei confronti della Legge, cioè gli insegnamenti del Budda, e delle persone che li praticano.