Quando si va a zadankai è un po' come recarsi in una piazza, un luogo che accoglie tutte le persone, ognuna con la sua storia, con la sua personalità, ognuna originale. Un luogo dove si può esprimere il proprio modo di essere, si ripone fiducia nel potenziale dell'altro e ci si ispira a vicenda.
Anche se non ci soffermiamo a pensarlo, questi incontri avvengono da sempre. Lo stesso Sutra del Loto, scrive il presidente Ikeda, può essere visto come uno zadankai su vasta scala tra persone che ricercano il significato e lo scopo della vita.
Com'è naturale che sia, a ogni riunione partecipano persone di età più disparate, cresciute in contesti differenti e con modi di pensare talvolta agli antipodi. Ci sono persone con un'identità precisa e persone che invece la stanno costruendo giorno dopo giorno.
Essere a contatto con individui di tutti i tipi è una ricchezza immensa.
A prima vista si può rimanere disorientati e avere la tendenza ad aggrapparsi alle proprie certezze come ci si aggrappa a un ramo nella corrente di un fiume, eppure nella storia di una persona e dell'universo stesso il mutamento è quanto di più naturale ci sia.
Il “nuovo” o “diverso” non è stravaganza creativa, ma l'espressione autentica di una persona in evoluzione. Ciò che conta è svegliarsi ogni giorno con la voglia di scoprire quel che ancora non si conosce, attraverso incontri e dialoghi.
Quando si è giovani forse non si è ancora dotati di una personalità compiuta, eppure si ha una particolare capacità: quella di avere antenne in tutte le direzioni, una sorta di bussola interiore che fa catturare segnali ovunque. Attraverso queste esperienze l'individuo si forma e conia un nuovo modo di essere e di esprimersi al passo con i tempi.
In base alla mia esperienza, giovani e adulti hanno canoni differenti e a volte è come se parlassero due lingue diverse. Eppure, oltre queste mura è possibile intravedere un orizzonte inedito. Possiamo scoprire che i nostri desideri e i nostri modi di pensare sono molto più simili di quanto possa sembrare. Se le generazioni più adulte guardano ai giovani con curiosità, interesse e fiducia, questi ultimi possono sentirsi liberi di esprimersi pienamente e tracciare nuovi sentieri. Per far sì che il futuro sia un luogo dove le possibilità di felicità per una persona, chiunque sia, possano aumentare e non diminuire.
Scrive il Daishonin: «Dovreste sempre conversare insieme per liberarvi delle sofferenze di nascita e morte e raggiungere la Pura Terra del Picco dell'Aquila dove potrete annuire l'uno all'altro e conversare con un'unica mente» (Fiori e frutti, RSND, 1, 118).
Essere umani è un'azione, un processo continuo per esserlo e diventarlo sempre più pienamente attraverso un dialogo tra il proprio sé e l'altro interiorizzato in tutte le sue forme.
Come ricorda il presidente Ikeda: «Gli zadankai sono fonte di un'energia inesauribile per costruire quella nuova “civiltà del dialogo” tanto attesa dall'umanità» (“Gli zadankai vivaci teatri di felicità”, NR, 616, 5).
(Lorenzo Di Nardi)