"Fede per diventare felici": creiamo vite felici per noi e per gli altri
Pubblicato sul Daibyakurenge di febbraio 2016
Qual è lo scopo del Buddismo di Nichiren Daishonin? Siamo nati in questo mondo per essere felici. Di certo nessuno desidera essere infelice, perciò sin dai tempi antichi la felicità è stata uno dei temi centrali della filosofia e anche lo scopo originale della religione.
Dopo la seconda guerra mondiale, in un Giappone devastato, il mio maestro Josei Toda si alzò per ricostruire la Soka Gakkai, distrutta dalle persecuzioni del governo durante la guerra.
Negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto, tutto quello che le persone riuscivano a fare era sopravvivere giorno per giorno, immerse in una condizione di desolazione spirituale senza speranze o sogni per il futuro. Dovevano affrontare scarsità di cibo, difficoltà finanziarie, povertà, malattie, dissidi in famiglia, disoccupazione e pesanti carichi di lavoro. La società era pervasa da sfiducia e agitazione, le cicatrici lasciate dalla guerra erano profonde e le giovani generazioni avevano perso ogni speranza. Fu un periodo di grande sofferenza, miseria e sfortuna.
Realizziamo attivamente la felicità
Questi mali affliggono ancora l'umanità del XXI secolo. La povertà, le epidemie e la guerra continuano a privare le persone della loro dignità, dell'orgoglio, dell'indipendenza e della gioia di vivere, sprofondandole nella rassegnazione e nella disperazione più nera. Di fronte a questo schema ricorrente, in cui le persone sono private del diritto stesso di esistere, com'è possibile trovare un significato nella vita? Una vera religione vivente, una religione che si preoccupa del benessere della gente, deve affrontare direttamente questa domanda.
Nell'estrema confusione che caratterizzava il suo tempo, Josei Toda si batté incessantemente per comunicare la filosofia della felicità del Buddismo di Nichiren Daishonin. Per quanto profonde possano essere sofferenza e disperazione in questo momento, il potere della fede nella Legge mistica ci permette di tracciare la strada per realizzare una vita di autentica felicità. Questa convinzione incrollabile ha dato ai membri della Soka Gakkai una grande speranza per il futuro, ed è stata il fondamento della loro determinazione ad affrontare e sfidare tutte le difficoltà della vita.
Toda poneva l'accento sulla fede per "realizzare la felicità". La sua scelta della parola "realizzare" incarna una profonda filosofia della vita. La felicità non ci viene data dagli altri, non possiamo aspettare che appaia improvvisamente, senza alcuna volontà o sforzo da parte nostra. In ultima analisi ognuno deve realizzare la propria felicità, e la fede nel Buddismo di Nichiren Daishonin garantisce che possiamo riuscirci.
Lo scopo della nostra pratica buddista è costruire uno stato di felicità che duri eternamente e aiutare gli altri a fare lo stesso. In questa lezione studiamo la seconda delle cinque guide eterne della Soka Gakkai, "fede per diventare felici".
«Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto [Nam-myoho-renge-kyo]. Questo si intende con "pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive" [SDLPE, 155]. Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle.
Recita Nam-myoho-renge-kyo e bevi sakè solo a casa con tua moglie. Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge? Rafforza il potere della tua fede più che mai» (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607).1
Uno stato di felicità assoluta
Che tipo di felicità ricerchiamo attraverso la fede? Il maestro Toda riassumeva la visione buddista della felicità in due punti fondamentali.
Il primo è che c'è differenza fra felicità relativa e felicità assoluta.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin non rifiuta la felicità relativa di una vita confortevole o della buona salute. Avere un lavoro, essere sani e migliorare il nostro tenore di vita sono tutte cose importanti. Ma, sosteneva Toda, mentre ci sforziamo di realizzare queste cose, dovremmo anche sfidarci nella pratica buddista per conseguire uno stato di felicità assoluta che niente può distruggere, uno stato in cui vivere è di per sé una gioia e la nostra vita è pervasa dalle quattro virtù di eternità, felicità, vero io e purezza.2
Il secondo aspetto che Toda sottolineava è che siamo nati in questo mondo per godere della vita.
Il Sutra del Loto insegna che questo mondo è un luogo in cui «gli esseri viventi sono felici e a proprio agio» (SDLPE, 318).Questa frase appare nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita, e spiega che questo mondo di saha o sofferenza è in realtà la Terra della Luce eternamente Tranquilla, dove tutti gli esseri viventi vivono con immenso piacere. D'altra parte, poiché si tratta del mondo di saha pieno di sofferenza,Il mondo di saha è questo mondo pieno di sofferenza. Spesso viene tradotto con “mondo di sopportazione”. La parola sanscrita saha significa “terra” e deriva da una radice che significa “portare” o “sopportare”. Per questo nelle traduzioni cinesi delle scritture buddiste saha viene reso con “sopportazione”. In questo contesto indica un mondo in cui le persone devono sopportare la sofferenza. se la nostra forza vitale è debole non possiamo provare gioia. È necessario quindi impegnarsi nella pratica buddista per far emergere la nostra Buddità innata e potenziare la nostra forza vitale. Con una robusta forza vitale possiamo percorrere con calma e piacere il sentiero in salita della vita: le innumerevoli difficoltà e sfide che sperimentiamo si trasformeranno in qualcosa che aumenterà la nostra gioia di vivere, come un pizzico di sale esalta il sapore dei dolci.
Il desiderio più caro a Toda era che ognuno trovasse il massimo piacere nel vivere.
Una vita in cui si è felici e a proprio agio
Felicità in questo mondo è una lettera che il Daishonin scrisse a Shijo Kingo e a sua moglie Nichigennyo, in un periodo in cui i coniugi stavano attraversando una grave difficoltà.4 In essa insegna loro come ottenere una condizione di sicurezza assoluta e di pace della mente.
Lo scritto si apre con queste parole: «Non c'è vera felicità per gli esseri umani al di fuori del recitare Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 607). Questa è la strada suprema per riuscire a godere liberamente della vita. In base a ciò il Daishonin dichiara più avanti: «Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto».
Una vita dedicata alla fede nella Legge mistica è di per sé nello stato di Buddità e ci permette di godere di essa come più desideriamo. Ci viene garantita "pace e sicurezza nell'esistenza presente e circostanze favorevoli nelle successive" (cfr. SDLPE, 155).
Senza dubbio il mondo risuona di un'incessante cacofonia di negatività e cattiveria. Anche chi conduce la vita più ammirevole non può sfuggire agli attacchi e alle critiche, ma il Daishonin dice, a tale proposito: «Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino».
E prosegue: «Bevi sakè solo a casa con tua moglie» (Ibidem). Shijo Kingo aveva sua moglie Nichigennyo con cui confidarsi; noi, oltre alla famiglia, abbiamo gli altri membri, gli amici nella fede, con cui condividere i nostri problemi. Non dobbiamo sopportarne il peso da soli e in silenzio. E poi il Gohonzon è a conoscenza di tutto. Qualsiasi cosa possano dire gli altri dovremmo vivere con decisione, nel modo che abbiamo scelto. Il Daishonin ci sta insegnando l'importanza di recitare Nam-myoho-renge-kyo e di impegnarci insieme ai buoni amici che abbiamo intorno, sostenendoci e incoraggiandoci l'un l'altro.
«Considera allo stesso modo sofferenza e gioia»
«Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo».
Tantissimi membri della SGI hanno impresso questo passo nel loro cuore e hanno recitato ardentemente Nam-myoho-renge-kyo per superare i loro problemi. Per quanto dolorosa o difficile sia la situazione, se continuiamo a recitare Daimoku al Gohonzon con una preghiera concentrata possiamo essere sicuri di farcela.
Questo tipo di preghiera forgia uno spirito indomito, alimenta una speranza senza limiti, ci porta la pace interiore e ci dà la forza di avanzare risolutamente. È una fonte di insuperata felicità e una delle azioni più nobili che possiamo compiere come esseri umani.
Poi il Daishonin cita la «gioia senza limiti della Legge»:5 saper godere liberamente della «gioia senza limiti della Legge» equivale allo stato vitale di Buddità.
Possiamo senza alcun dubbio vivere una vita felice basata su un'incrollabile convinzione nella fede e in accordo con la legge fondamentale dell'universo.
Una religione per trasformare la vita
Nel dicembre 1955, in un edificio completamente rinnovato, fu aperta la nostra sede del Kansai, la prima struttura importante della Soka Gakkai a Osaka. Durante la cerimonia di inaugurazione il maestro Toda, con un caldo sorriso, esortò i membri a superare le malattie e a realizzare la prosperità economica «perseverando nella fede e diventando modelli esemplari di felicità».6
Nel febbraio dell'anno successivo (1956), presso la Sala civica di Nakanoshima, un luogo così pieno di ricordi, disse in tono scherzoso: «Non ho mai sentito dire di un Budda povero e nemmeno di un Budda con la tubercolosi. Non ho mai visto nemmeno un Budda a cui i creditori danno la caccia».Ibidem, p. 417. Lo scopo della nostra pratica buddista è diventare felici. Toda spiegò i grandi benefici della Legge mistica dicendo che quelli che lui aveva ottenuto personalmente attraverso la fede nel Gohonzon erano così enormi che non sarebbero riusciti a entrare in quella sala.Ibidem, p. 418.
Due mesi dopo (aprile 1956) in una riunione nello stadio di Osaka, sotto la pioggia, dichiarò che era determinato a non vedere più nemmeno una singola persona malata o povera nel Kansai.8 Metteva tutto se stesso nell'incoraggiare quelle persone semplici alle prese con la fatica di tirare avanti giorno per giorno, deciso ad aiutarle a liberarsi dalla disperazione più nera.
«Se pratichiamo il Buddismo di Nichiren Daishonin otterremo sicuramente benefici, dimostreremo una prova concreta del potere della fede e diventeremo senza dubbio felici!». Pieni di questa convinzione andammo fuori a condividere con gli altri gli insegnamenti del Daishonin. E mentre lo facevamo, alcuni ci prendevano in giro dicendo che la Soka Gakkai era "un'accozzaglia di poveri e malati" e disprezzavano il nostro Buddismo perché secondo loro era una religione che si preoccupava solo dei benefici materiali.
Ma non abbiamo forse bisogno di benefici in questo mondo? Noi rispondevamo con convinzione a queste accuse dicendo che una religione efficace migliora la vita dei suoi praticanti permettendo loro di trasformare in meglio il modo in cui vivono.
I nostri membri traboccavano di voglia di vivere, si sentivano profondamente rivitalizzati e provavano la gioia di aver intrapreso un cammino che li avrebbe condotti a spezzare le catene del loro destino. I membri del Kansai, uomini e donne comuni, si misero in moto con energia, istintivamente consapevoli che coloro che li deridevano erano persone arroganti, con idee distorte, che disprezzavano gli altri e ignoravano il vero scopo della religione.
La trasformazione della vita parla da sola. Non c'è prova più grande che cambiare il proprio destino.
Come osservava il nostro presidente fondatore, Tsunesaburo Makiguchi, il Buddismo ci insegna a vivere, ci dà la forza di navigare nei mari in tempesta della vita. È il sentiero che conduce alla suprema felicità.
Con una risata convinta Toda dichiarò: «Cosa c'è di sbagliato nell'essere un gruppo di poveri e malati? Una vera religione dopotutto è quella che cerca di aiutare le persone che soffrono di più! La Soka Gakkai è la più grande alleata della gente comune».
Questo ruggito del mio maestro era una grande affermazione dei diritti umani, una solenne promessa di sradicare le cause dell'infelicità e della sfortuna della gente, come la povertà, le malattie e i conflitti.
Possano coloro che più hanno sofferto godere della massima felicità! Ognuno ha il diritto di diventare felice. Il Buddismo di Nichiren Daishonin è il più grande alleato di coloro che patiscono le sofferenze più intense.
La Soka Gakkai sarà per sempre dalla parte della gente comune. Questa è la prova del suo impegno a continuare la battaglia contro il male fondamentale che è alla radice di ogni sofferenza e miseria umana - cioè la tendenza a non rispettare e a non dare valore alla vita - per aiutare tutte le persone a diventare felici.
«Da un punto di vista sociale, io, Nichiren, sono la persona più povera del Giappone, ma alla luce del Buddismo sono la persona più ricca di tutto Jambudvipa [del mondo intero]. Quando considero che tutto ciò avviene perché il tempo è quello giusto, per la grande gioia non riesco a trattenere le lacrime. È impossibile ripagare il mio debito di gratitudine verso il Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti. Penso che persino le ricompense karmiche dei ventiquattro successori del BuddaVentiquattro successori: coloro che, dopo la morte del Budda Shakyamuni, ereditarono il lignaggio dei suoi insegnamenti e li propagarono in India.siano inferiori alla mia e che forse neanche quelle dei grandi maestri T'ien-t'ai Chih-che e DengyoT’ien-t’ai (538-597), detto anche Chih-i, diffuse il Sutra del Loto in Cina ed elaborò la dottrina dei “tremila regni in un singolo istante di vita”. Le sue lezioni furono raccolte in opere come Il significato profondo del Sutra del Loto, Parole e frasi del Sutra del Loto e Grande concentrazione e visione profonda. Dengyo (767-822), detto anche Saicho, fu il fondatore della scuola Tendai (T’ien-t’ai) in Giappone. Viaggiò fino in Cina dove approfondì gli insegnamenti di T’ien-t’ai.possano uguagliarla. Questo perché adesso è il tempo di istituire l'oggetto di culto dei quattro bodhisattva» (Istituire i quattro bodhisattva come oggetto di culto, RSND, 1, 868-9).Istituire i quattro bodhisattva come oggetto di culto fu composto il 17 maggio 1279 e indirizzato a Toki Jonin, che viveva a Wakamiya, nel distretto di Katsushika della provincia di Shimosa.
«La persona più ricca del mondo»
La vita del Daishonin fu minacciata in numerose occasioni. Fu esiliato due volte, denunciato e insultato dalle persone di tutto il paese. «Dal punto di vista sociale», come lui dice, poteva anche essere «la persona più povera del Giappone», ma alla luce del Buddismo era «la persona più ricca di tutto Jambudvipa», cioè la persona più ricca del mondo.
«Per la grande gioia non riesco a trattenere le lacrime» dice, descrivendo la sua felicità indistruttibile che le manovre demoniache delle autorità più potenti non erano in grado di minare.10 Noi membri della SGI lottiamo per realizzare kosen-rufu, la missione che ci ha affidato Nichiren Daishonin, e con le nostre attività quotidiane stiamo forgiando una condizione di felicità incrollabile. In altre parole stiamo accumulando il più prezioso dei tesori, il "tesoro del cuore".
Scrive il Daishonin: «Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 755). Coloro che accumulano i tesori del cuore nella loro vita, attraverso una fede dedita a kosen-rufu, sono davvero le persone più ricche e felici di tutte.
Toda rimase vincitore nello spirito anche quando era in carcere a causa delle sue idee durante la seconda guerra mondiale, e continuò a battersi senza tregua per difendere l'insegnamento buddista corretto. Profondamente convinto di essere veramente "ricco", rassicurava la sua famiglia dicendo che lo erano anche loro. In una lettera che scrisse dalla prigione si legge: «Per quanto dura possa essere la vita e per quanto poveri voi siate, vi prego di essere sempre convinti che siete "persone ricche", perché io, anch'io, sto vivendo [con tutte le mie forze qui in prigione]».
Come discepolo di questo grande maestro al quale mi sento completamente unito nello spirito, ho attraversato tempeste di tutti i tipi nel corso della mia battaglia per kosen-rufu. Ho dedicato la vita alla Legge mistica, al mio maestro e ai nostri membri. Ero assolutamente preparato a incontrare grandi difficoltà. Superando ogni ostacolo, considerando ogni prova un onore, ho aperto la strada a kosen-rufu mondiale insieme ai nobili pionieri del nostro movimento.
Adesso è il momento che i miei compagni di fede delle Divisioni uomini e donne e i miei successori della Divisione giovani avanzino fieri e trionfanti su questa grande strada, con la convinzione di essere le persone più felici del mondo.
«"Gioia" [nella espressione "rispondere con gioia"] significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia. [...] Allora sia se stessi che gli altri insieme troveranno gioia nel possesso della saggezza e della compassione.
Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, stanno esprimendo la gioia per il fatto che essi inevitabilmente diventeranno Budda eternamente dotati dei tre corpi» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 50).
«Se stessi e gli altri insieme provano gioia»
Nella Raccolta degli insegnamenti orali Nichiren Daishonin esamina l'espressione "rispondere con gioia" che appare nel diciottesimo capitolo del Sutra del Loto, I benefici di chi risponde con gioia: «"Gioia" significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia». Questa gioia condivisa con gli altri, afferma, è la vera gioia e la vera felicità.
La felicità è qualcosa che dobbiamo raggiungere per noi stessi e sperimentare nella nostra vita personale. Ma, allo stesso tempo, una felicità individuale che esclude quella degli altri non è vera felicità. Accontentarsi di stare bene senza preoccuparsi degli altri è egoismo. Allo stesso modo, anche mettere da parte la propria felicità e preoccuparsi solo di quella altrui non è sufficiente. La vera felicità è una condizione in cui siamo felici insieme agli altri.
Il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) identificò l'essenza della felicità in un vasto anelito a una felicità condivisa: «Fate che [i piaceri] non siano esclusivi: quanto più li lascerete comuni agli uomini, tanto più li gusterete sempre puri».11 La felicità esiste solo quando è condivisa.
Quando accade qualcosa di buono abbiamo voglia di condividerlo con gli altri, con la famiglia, gli amici, i compagni di fede, il maestro. La felicità cresce e si espande in questa rete di relazioni in cui condividiamo gioie e dolori.
Desiderare la felicità di tutti
Il Daishonin scrive: «Se vi preoccupate anche solo un po' della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l'ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese» ( Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese, RSND, 1, 25). Queste famose parole esprimono lo spirito con cui pregare per realizzare una società veramente pacifica e prospera.
Durante la seconda guerra mondiale Makiguchi rifiutò l'idea del sacrificio personale per il bene del paese che le autorità militariste giapponesi tanto propagandavano in tempo di guerra: «La negazione di sé è una menzogna. La cosa giusta è ricercare sia la propria felicità sia quella di chiunque altro»12.
Toda diceva che «diventare felici individualmente non è poi così difficile, anzi è abbastanza semplice. Ma l'essenza del Buddismo di Nichiren è aiutare anche gli altri a diventare felici».13
Non possiamo rubare la felicità a qualcuno o ottenerla sacrificando gli altri per i nostri interessi. È qualcosa che va condiviso, perciò ho sempre ribadito che non si può costruire la nostra felicità sulle sfortune degli altri.
Poi, sempre nella Raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin afferma: «Allora sia se stessi che gli altri insieme troveranno gioia nel possesso della saggezza e della compassione». "Saggezza e compassione" indicano lo stato vitale di Buddità. Qualsiasi difficoltà incontreremo, non ne verremo sconfitti e da dentro di noi sgorgheranno la saggezza per superarla e la compassione di aiutare gli altri.
Il Daishonin prosegue: «Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, stanno esprimendo la gioia per il fatto che essi inevitabilmente diventeranno Budda eternamente dotati dei tre corpi».
I "tre corpi" sono i tre corpi del Budda: il corpo del Dharma, il corpo di ricompensa e il corpo manifesto. Noi e gli altri siamo originariamente dei Budda degni di supremo rispetto che incarnano la Legge mistica. Questo è il corpo del Dharma. La saggezza per creare felicità per noi e per gli altri, basata su questa profonda consapevolezza, corrisponde al corpo di ricompensa. E le azioni pratiche e piene di compassione per la felicità nostra e degli altri corrispondono al corpo manifesto. Questo passo ci dice che, quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, noi esseri comuni non illuminati diventiamo, così come siamo, dei Budda che possiedono questi tre mistici corpi.
La gioia di ampliare i confini dell'io
In un'altra parte della Raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin parla della «grande gioia che si sperimenta quando si comprende per la prima volta che la propria mente fin dal principio è stata il Budda. Nam-myoho-renge-kyo è la più grande di tutte le gioie» (BS, 124, 54).
Quando ci rendiamo conto che la nostra mente, la nostra vita, sin dall'inizio era il Budda, riconosciamo che la stessa cosa vale anche per gli altri. Sia noi sia gli altri siamo Budda; quando comprendiamo questo, dentro di noi sorge una sensazione di gioia assoluta. Quando conseguiamo lo stato vitale di gioire del nostro benessere e di quello degli altri, il nostro cuore brilla di una felicità suprema che durerà in eterno.
Non c'è gioia o felicità più grande di rendersi conto che noi siamo «Budda eternamente dotati dei tre corpi» così come siamo. Questo è lo stato vitale di Buddità, lo stato in cui si assapora la "gioia senza limiti della Legge" che ci permette di godere appieno dei benefici della Legge mistica, cioè una condizione di felicità assoluta.
Diffondiamo ondate di gioia in tutto il mondo
Che tipo di epoca vogliamo sia il XXI secolo? Rispondendo a questa domanda, l'economista John Kenneth Galbraith (1908-2006) replicò senza esitare che dovremmo renderla un'epoca in cui le persone possano davvero gioire della vita in questo mondo, sicure di poter migliorare se stesse e condurre esistenze felici e realizzate; e anche un'epoca che ponga fine all'uccisione. Avendo vissuto le turbolenze del XX secolo, aveva riflettuto a lungo sul futuro dell'umanità. La sua visione era in sintonia con l'ardente desiderio di Toda di liberare il mondo da ogni forma di sofferenza e infelicità.
La Soka Gakkai è un'organizzazione dedita alla creazione di valore. L'essenza della felicità per sé e per gli altri risiede nel creare i valori della bellezza, del guadagno e del bene. Dimostriamo il nostro trionfo nella fede facendo sbocciare una vasta gamma di fiori di felicità e coltivando un giardino, sempre più vasto e gioioso, di felicità, vittoria e pace nelle nostre comunità, nella società e nel mondo.
Nichiren Daishonin scrive che sentire una persona che gioisce può suscitare gioia in un'altra persona (cfr. La recitazione dei capitoli Espedienti e Durata della vita, RSND, 1, 60). Siamo ora nella nuova era di kosen-rufu mondiale in cui ondate di gioia che sorgono dalla "fede per diventare felici" stanno trascendendo i confini, le etnie e le differenze linguistiche per diffondersi in tutto il globo. Stiamo cercando di dare avvio a un'epoca di vittoria della gente in cui tutta l'umanità insieme possa realizzare la felicità.
La felicità si accumula con continui sforzi quotidiani. E la base della nostra vita diretta alla realizzazione della felicità è la suprema pratica quotidiana della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo.
Sto pregando sinceramente, e continuerò a farlo, affinché possiate condurre vite lunghe e piene di salute, realizziate tutti i vostri desideri e godiate di pace e sicurezza nell'esistenza presente, affinché possiate compiere la vostra missione in questa vita e godere di buone circostanze in quelle future, affinché tutti senza eccezioni diventiate felici e coroniate la vostra vita di splendide vittorie.
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)
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