Esprimiamo la nostra natura intrinseca di Bodhisattva della Terra
Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di novembre 2017
In questo mese di novembre, anniversario della sua fondazione, vorrei ribadire che la missione fondamentale della Soka Gakkai è realizzare kosen-rufu, l'ampia propagazione della Legge mistica, ovvero il desiderio di Nichiren Daishonin. Lo affermo in base alla convinzione che la Soka Gakkai sia l'armonioso gruppo di Bodhisattva della Terra convocati dal Budda dell'Ultimo giorno della Legge, nonché l'organizzazione votata alla realizzazione dell'intento del Budda.
Quando ci dedichiamo a kosen-rufu insieme alla Soka Gakkai attiviamo ed esprimiamo la nostra innata natura di Bodhisattva della Terra. E se avanziamo orgogliosi e fiduciosi di ciò, non abbiamo niente da temere e nessun ostacolo può fermarci. I membri della Soka Gakkai che si sforzano costantemente nella fede per il bene di kosen-rufu sono certi di conseguire uno stato vitale che trabocca della "gioia illimitata della Legge".1
Una marea crescente di sviluppo globale
È giunta una nuova epoca in cui i membri della Soka Gakkai di tutto il mondo, consapevoli di questo supremo onore e risvegliati alla loro missione di Bodhisattva della Terra, si sfidano costantemente percorrendo il grande cammino di kosen-rufu. Oggi, in ogni momento, ventiquattro ore al giorno, ci sono membri in qualche luogo del pianeta che recitano Nam-myoho-renge-kyo e condividono con gli altri gli insegnamenti umanistici del Buddismo di Nichiren. I Bodhisattva della Terra si impegnano costantemente in un numero infinito di dialoghi; creando contatti con una persona dopo l'altra, stiamo realizzando una società che rispetta la dignità della vita. In questo modo stiamo concretizzando il desiderio di kosen-rufu espresso dal Budda in questo passo del Sutra del Loto: «Farò in modo che [il Sutra del Loto] sia propagato in tutto Jambudvipa e che non abbia mai fine» (SDLPE, 439).
Abbiamo raggiunto uno stadio di incredibile crescita del nostro movimento, come un corso d'acqua che da una singola goccia è diventato un fiume possente in grado di nutrire vaste pianure. Inoltre oggi il testimone di kosen-rufu è nelle mani di membri di tutte le generazioni e ciò dà luogo a una crescente ondata di sviluppo.
Il numero di odierni Bodhisattva della Terra che emergono sempre più numerosi per adempiere alla loro nobile missione è di per sé la prova della "trasmissione del Buddismo verso Occidente"2 predetta dal Budda dell'Ultimo giorno.
[Mondo di saha: questo mondo, pieno di sofferenza. Spesso tradotto con mondo di sopportazione. In sanscrito saha significa "terra" e deriva dalla radice che significa "portare" o "sopportare". In questo contesto indica un mondo in cui le persone devono sopportare la sofferenza].
Il desiderio costante del Budda è l'Illuminazione di tutte le persone
Molti membri hanno profondamente a cuore le seguenti parole: «Questo è il mio pensiero costante: come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla Via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?» (SDLPE, 319). [Nel testo di Gongyo è la parte che recita: «Mai ji sa ze nen. I ga ryo shujo. Toku nyu mu-jodo. Soku joju busshin».]
Queste parole concludono la sezione in versi del sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita del Tathagata, che recitiamo in Gongyo ogni mattina e ogni sera, e sono contenute nella parte del capitolo in cui si rivela che la vita del Budda è eterna e sempre presente dal tempo senza inizio (cfr. Ibidem). Il fatto che la sezione in versi termini con il desiderio del Budda ha un profondo significato.
Il "pensiero costante" del Budda è impegnarsi ininterrottamente in questo mondo di saha per rendere capace ogni persona di ottenere l'Illuminazione, animato dal desiderio sincero della felicità di tutti gli esseri umani. Questo è anche il suo voto. Nichiren Daishonin fa spesso riferimento al pensiero costante presente nella mente del Budda chiamandolo «il compassionevole voto del Budda» (Domande e risposte riguardo all'abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 55) ed è con questo stesso pensiero costante del Budda che la Soka Gakkai ha fatto progredire kosen-rufu nel mondo. Grazie ai forti legami che abbiamo creato nel corso di questa lotta condivisa di maestro e discepolo, la Legge mistica si è diffusa in 192 paesi e territori.
Il Buddismo di Nichiren è un insegnamento basato sulla non dualità di maestro e discepolo, sulla loro lotta condivisa. In questa lezione ci concentreremo sul significato di questa lotta.
«[Riguardo alla frase "emettere il ruggito del leone" (giapp. sa shishi ku)]: Il ruggito del leone (shishi ku) è la predicazione del Budda. La predicazione della Legge significa la predicazione del Sutra del Loto, o in particolare la predicazione di Nam-myoho-renge-kyo. Il primo shi (che significa "maestro") della parola shishi o leone, è la Legge meravigliosa che è trasmessa dal maestro. Il secondo shi (che significa "figlio") è la Legge meravigliosa ricevuta dai discepoli. Il "ruggito" è il suono del maestro e dei discepoli che recitano all'unisono. Il verbo sa, "emettere" o "ruggire", va interpretato con il significato di dare inizio o presentare. Si riferisce al dare inizio a Nam-myoho-renge-kyo nell'Ultimo giorno della Legge» (Raccolta degli insegnamenti orali, cfr. BS, 116, 55).
Kosen-rufu è una battaglia verbale per affermare la verità
In questo primo passo, tratto dalla Raccolta degli insegnamenti orali, il Daishonin afferma che il "ruggito del leone" indica il maestro e il discepolo che recitano e diffondono insieme Nam-myoho-renge-kyo.
Come insegna il Buddismo di Nichiren, il desiderio del re leone - il Budda - è trionfare su ogni tipo di funzione demoniaca e mettere in grado chiunque di realizzare la propria felicità attraverso il grande ruggito che ha il potere di muovere ogni cosa in direzione positiva.
Qui il Daishonin insegna che l'essenza di questo ruggito del leone è la lotta condivisa di maestro e discepolo.
Il mio maestro Josei Toda non solo ruggì lui stesso come un leone per difendere apertamente la verità, ma spesso esortava anche i giovani a farlo: «Kosen-rufu è una battaglia verbale, quindi anche voi dovreste parlare instancabilmente!», «Noi siamo nel giusto, perciò dichiariamo la verità così com'è!».
Kosen-rufu è una lotta spirituale per sconfiggere gli impulsi distruttivi che risiedono nella profondità della vita e ci rendono infelici. Perciò forze ostili e piene di risentimento nei confronti della Soka Gakkai, che tiene alta la bandiera della Legge mistica, ci hanno attaccato in ogni maniera concepibile cercando di distruggere il nostro movimento. Ma noi, uniti dal legame di maestro e discepolo, abbiamo sempre trionfato dichiarando apertamente insieme ciò che era giusto.
Il grande ruggito congiunto di maestro e discepolo ci permette di sconfiggere l'oscurità fondamentale o ignoranzaOscurità o ignoranza fondamentale: l’incapacità di vedere o riconoscere la verità, in particolare la vera natura della propria vita. e far emergere con forza la natura fondamentale dell'Illuminazione, o natura del Dharma.Natura fondamentale dell’Illuminazione o natura del Dharma: l’immutabile natura inerente a tutte le cose o fenomeni. Viene identificata con la Legge fondamentale, l’essenza dell’Illuminazione del Budda.
Maestro e discepolo emettono lo stesso ruggito
Molte scritture buddiste ricorrono alla metafora del ruggito del leone, il potente grido del re degli animali, per descrivere la predicazione del Budda, il modo in cui proclama la verità tranquillamente e senza paura.
Durante l'assemblea del Sutra del Loto il Budda rivela il proprio intento di affidare ai discepoli l'ampia propagazione della Legge, aprendo così la strada all'Illuminazione per tutte le persone nell'epoca malvagia dopo la sua morte. E lo fa con le cosiddette tre dichiarazioni4 nell'undicesimo capitolo L'apparizione della Torre preziosa.
I suoi discepoli bodhisattva rispondono a questo appello con un voto che viene espresso nella sezione conclusiva in versi del tredicesimo capitolo Esortazione alla devozione.Nella parte conclusiva in versi del tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione, un’infinita moltitudine di bodhisattva fa voto a Shakyamuni di propagare il sutra nell’epoca malvagia dopo la sua morte, pronta a subire gli attacchi dei tre potenti nemici. Questa parte è spesso chiamata anche strofa di venti versi. Essi promettono solennemente di trionfare sui tre potenti nemici del Buddismo e propagare ampiamente il Sutra del Loto dopo la morte di Shakyamuni. In questa sezione essi dichiarano che «emetteranno il ruggito del leone» (cfr. SDLPE, 270).l Sutra del Loto afferma: «A quel tempo i bodhisattva, obbedendo rispettosamente al volere del Budda, ma desiderando nello stesso tempo adempiere il loro voto originale, avanzarono al cospetto del Budda ed emettendo il ruggito del leone pronunciarono un voto» (SDLPE, 270).
Qui il ruggito del leone, che di solito si riferisce alla predicazione della Legge da parte del Budda, indica il voto formulato dai discepoli, lo stesso del maestro, il Budda, che essi condividono.
La lotta condivisa di maestro e discepolo è sinonimo di non dualità di maestro e discepolo uniti da un voto, da un impegno comune.
[Tre potenti nemici: tre tipi di persone arroganti che perseguitano coloro che propagano il Sutra del Loto nell'epoca malvagia dopo la morte del Budda Shakyamuni, definiti dal Gran maestro cinese Miao-lo laici arroganti, preti arroganti e falsi santi arroganti].
Piantiamo i semi della Legge mistica nel cuore di tutte le persone
In questo passo della Raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin non solo interpreta il ruggito del leone come la lotta condivisa di maestro e discepolo, ma rivela anche in cosa consiste quel ruggito, cioè l'essenza dell'insegnamento che viene proclamato.
Il ruggito del leone si riferisce alla predicazione del Budda che liberamente e senza paura espone l'insegnamento per l'Illuminazione di tutte le persone. Questo insegnamento è il Sutra del Loto e, nell'Ultimo giorno, è Nam-myoho-renge-kyo. (cfr. BS, 116, 55).
Il Daishonin afferma: «Il primo shi (che significa "maestro") della parola shishi, o leone, è la Legge meravigliosa che è trasmessa dal maestro. Il secondo shi (che significa "figlio") è la Legge meravigliosa ricevuta dai discepoli» (Ibidem). Naturalmente l'insegnamento che viene trasmesso è lo stesso che viene ricevuto. Perciò il "ruggito" è il suono possente di kosen-rufu, il suono di maestro e discepolo che si uniscono per recitare e diffondere insieme la Legge mistica.
Nella frase "emettere il ruggito del leone" (giapp. sa shishi ku), il Daishonin interpreta il verbo sa (che letteralmente significa "fare" o "emettere") come "dare inizio" a Nam-myoho-renge-kyo nell'Ultimo giorno della Legge. Dal punto di vista di noi discepoli, "dare inizio" significa decidere di propria iniziativa di agire con lo stesso spirito del maestro e diffondere la Legge mistica per la felicità di ogni persona. Questo è lo spirito fondamentale dei discepoli del Budda.
Come insegna questo passo, i membri della Soka Gakkai, i nostri compagni Bodhisattva della Terra, indipendentemente dalle difficoltà che hanno dovuto affrontare hanno «raccolto il coraggio di un leone» (cfr. Le persecuzioni che colpiscono il saggio, RSND, 1, 885) e hanno continuato a perseverare nei loro sforzi perkosen-rufuu.
In tutto il mondo i membri hanno sperimentato inequivocabili benefici grazie alla pratica buddista dimostrando l'incontestabile potere del ruggito del leone del Buddismo di Nichiren. Proprio perché l'epoca attuale è pervasa da così tanta confusione e incertezza, come membri della Soka Gakkai uniti dal legame di maestro e discepolo "diamo inizio" a un nuovo ruggito del leone e piantiamo ovunque i semi della Legge mistica nel cuore delle persone facendo sbocciare fiori di pace e felicità in tutto il globo.
«Si dice che se il maestro ha un buon discepolo, tutti e due otterranno il frutto della Buddità, ma se il maestro alleva un cattivo discepolo, entrambi cadranno nell'inferno.
Se maestro e discepolo non hanno la stessa mente, non realizzeranno nulla. Spiegherò questo punto più ampiamente un'altra volta. Dovreste sempre conversare insieme per liberarvi dalle sofferenze di nascita e morte e raggiungere la pura terra del Picco dell'Aquila6 dove potrete annuire l'uno all'altro e parlare con un'unica mente» (Fiori e frutti, RSND, 1, 808).
Un'Illuminazione condivisa
Il Daishonin scrisse Fiori e frutti nell'aprile 1278 [dal monte Minobu] indirizzandolo a due preti che avevano studiato insieme a lui quando era ragazzo, Joken-bo e Gijo-bo7 del tempio Seicho nella provincia di Awa, suo luogo natale.
Due anni prima era morto Dozen-bo, che era stato il suo maestro all'inizio degli studi buddisti. Avendo appreso dal Daishonin la grandezza del Sutra del Loto, Dozen-bo ne abbracciò l'insegnamento, ma non riuscì ad abbandonare del tutto il suo attaccamento al Nembutsu. Nonostante ciò, il Daishonin scrisse in sua memoria Ripagare i debiti di gratitudine (RSND, 1, 614) e fu lieto di sapere che era stato letto sulla sua tomba.8
Quando scrive: «Se il maestro ha un buon discepolo, tutti e due otterranno il frutto della Buddità» il Daishonin si sta ponendo nella posizione del buon discepolo insegnandoci che maestro e discepolo sono sempre uniti e inseparabili. Tuttavia se qualcuno diventa un «cattivo discepolo» non potrà ottenere «il frutto della Buddità». Qui il Daishonin sottolinea la severità del Buddismo e allo stesso tempo mette in primo piano il principio di non dualità di maestro e discepolo: maestro e discepolo devono avere una "stessa mente", ossia condividere il medesimo impegno per kosen-rufu.
Tutto dipende dal discepolo
Il Daishonin, descrivendo il suo costante cammino di vero discepolo, dà anche una guida a Joken-bo e Gijo-bo, che in origine erano stati come lui discepoli di Dozen-bo. Con grande compassione li esorta a emulare il suo esempio e vivere da buoni discepoli, permettendo così al maestro di conseguire la Buddità.
Da giovane impressi questo passo nel mio cuore e mi dedicai alla via del discepolo, agendo con la convinzione che la vittoria del discepolo è la vittoria del maestro e che tutto dipende dal discepolo.
Josei Toda disse: «Dedicate semplicemente la vita alla strada Soka di maestro e discepolo. Non ve ne pentirete. Riuscirete a condurre un'esistenza piena della gioia della vittoria, una vita di trionfo e felicità».
Nell'autunno del 1950, poiché nella turbolenta situazione economica del dopoguerra le aziende di Toda erano prossime al fallimento, molte persone lo abbandonarono. Ma io rimasi al fianco del mio grande maestro di kosen-rufu e feci tutto il possibile per sostenerlo e assisterlo, finché insieme riuscimmo a superare quella drammatica situazione. Viaggiammo in lungo e in largo compiendo sforzi frenetici per riuscire a mantenere a galla le sue imprese. In quel periodo di accanite lotte gli dissi: «Mi occuperò di tutto. La prego di riposare. Io tirerò fuori entrambi da queste difficoltà e assisterò alla sua nomina a presidente della Soka Gakkai!». E giurai: «Qualsiasi cosa accada io ci riuscirò. Le prometto di portarle una vittoria!».
Non dimenticherò mai il suo sorriso felice in quel momento. L'onesta battaglia che combattemmo insieme fu una solida causa per l'incredibile sviluppo attuale della Soka Gakkai.
Parlate insieme e incoraggiatevi reciprocamente
Joken-bo e Gijo-bo continuarono ad abbracciare la fede nel Sutra del Loto, come aveva insegnato loro il Daishonin, pur abitando al Seicho-ji, dove dominava la pratica nembutsu e molti si opponevano alla loro fede.
Il Daishonin li consigliò su come rimanere forti e incrollabili nella fede in quelle ardue circostanze, dicendo loro che dovevano sempre parlare insieme e incoraggiarsi l'un l'altro. In tal modo "sarebbero stati capaci di liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte e raggiungere la pura terra del Picco dell'Aquila [il mondo di Buddità] dove avrebbero potuto continuare il loro scambio amichevole".
L'importanza della non dualità di maestro e discepolo e dell'unità di "diversi corpi, stessa mente"
Questo passo esprime il profondo desiderio del Daishonin che maestro e discepolo operino insieme per kosen-rufu, uniti nel passato, presente e futuro. In accordo con il suo messaggio, la famiglia Soka è sempre progredita con lo spirito di incoraggiarsi e sostenersi reciprocamente.
L'unità di "diversi corpi, stessa mente" si realizza quando i discepoli continuano a incoraggiarsi tra loro seguendo la strada di maestro e discepolo.
La non dualità di maestro e discepolo e l'unità di "diversi corpi, stessa mente" sono i princìpi più importanti nella pratica del Buddismo di Nichiren. Finché manterremo questo grande spirito di lottare insieme per una causa comune, la Soka Gakkai si svilupperà in eterno e noi realizzeremo senza dubbio kosen-rufu.
«Sebbene io e i miei discepoli possiamo incontrare varie difficoltà, se non nutriamo dubbi nei nostri cuori conseguiremo naturalmente la Buddità. Non dubitate semplicemente perché il cielo non vi protegge. Non scoraggiatevi perché non godete di un'esistenza facile e tranquilla in questa vita. Questo è quello che ho insegnato ai miei discepoli mattina e sera, ma tuttavia hanno cominciato a nutrire dubbi e ad abbandonare la loro fede.
Gli stupidi sono soliti dimenticare le loro promesse quando viene il momento cruciale» (L'apertura degli occhi, RSND, 1, 256-257).9
Un passo importante da imprimere nel cuore
Esamineremo ora questo famoso passo de L'apertura degli occhi. Come suggerisce l'espressione «io e i miei discepoli», si tratta di un appello ai discepoli affinché intraprendano una lotta condivisa con il maestro.
Makiguchi sottolineò con forza queste righe in inchiostro rosso nella sua copia degli scritti del Daishonin, e anche Toda lo fece. Molte volte in passato ho esortato i membri a imprimere nel loro cuore questo passo importante che racchiude lo spirito fondamentale della fede e lo spirito della Soka Gakkai.
Prendendo profondamente sul serio questo passo, molti membri hanno trovato la forza di affrontare e superare ogni sorta di difficoltà e avversità. Da questa prospettiva dovremmo sempre tenere a mente queste auree parole del Budda e percorrere la strada Soka di maestro e discepolo con spirito impavido, instancabile e sempre vittorioso.
Il sentiero per la Buddità risiede in una fede incrollabile
Il Daishonin ci promette che, se continueremo sul cammino della fede senza nutrire dubbi anche davanti alle difficoltà, conseguiremo «naturalmente», cioè immancabilmente, la Buddità. Le persone dalla fede incrollabile, che combattono instancabilmente le funzioni demoniache e agiscono per aiutare gli altri a diventare felici,possono esser certe di conseguire la Buddità.
Quando ci impegniamo per kosen-rufu, i tre potenti nemici e i tre ostacoli e i quattro demoni sorgeranno inevitabilmente cercando di fermarci. Non possiamo evitare le difficoltà.
Il Daishonin afferma: «I demoni sorgeranno certamente. Se così non fosse, non ci sarebbe modo di sapere che questo è il vero insegnamento» (Lettera ai fratelli, RSND, 1, 446). Intende dire che l'apparizione delle funzioni demoniache è la prova che siamo sul sentiero corretto della pratica. E afferma anche: «Nemmeno i santi o i saggi possono evitarle [le avversità della vita]» (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607). I problemi sono una realtà inevitabile. L'importante è avere la consapevolezza che «le difficoltà e gli ostacoli sono in realtà "pace e sicurezza"» (cfr. Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 116, 58). Non ci sono ostacoli insuperabili finché rimaniamo saldi nella fede.
L'appello del Daishonin «io e i miei discepoli» esprime il profondo desiderio che i suoi discepoli "serrino le fila e lo seguano" (cfr. Le azioni del devoto del Sutra del Loto, RSND, 1, 679), sfidando qualsiasi ostacolo o difficoltà possa presentarsi.
Se ci alziamo con lo stesso spirito del Daishonin e rispondiamo al suo appello di "rimanere suoi discepoli per il resto della vita" (cfr. Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341), si aprirà davanti a noi l'ampio sentiero per conseguire la Buddità e adempiere alla nostra grande missione.
[Tre ostacoli e quattro demoni: vari ostacoli e impedimenti alla pratica del Buddismo. I tre ostacoli sono: l'ostacolo delle illusioni e dei desideri, l'ostacolo del karma, l'ostacolo della retribuzione. I quattro demoni sono: l'impedimento delle cinque componenti, l'impedimento delle illusioni e dei desideri, l'impedimento della morte, l'impedimento del re demone].
Tutto parte dalla consapevolezza di essere Bodhisattva della Terra
Il Daishonin ci dice: «Se hai la stessa mente di Nichiren, devi essere un Bodhisattva della Terra» (Ibidem). "Stessa mente" significa condividere lo scopo di kosen-rufu.
La realizzazione di kosen-rufu è il desiderio del Daishonin, il suo grande voto. Quando ci dedichiamo a kosen-rufu con la "stessa mente" del Daishonin e portiamo avanti il nostro voto per mostrare la vittoria conseguita grazie alla pratica buddista, la nostra vita si colma di benefici. Questa è la formula per il conseguimento della Buddità in questa esistenza, la vera vittoria nella vita.
Rivolgendosi ai membri che lottavano al suo fianco, Toda dichiarò con convinzione: «Noi membri della Soka Gakkai che lavoriamo per realizzare kosen-rufu siamo i Bodhisattva della Terra [...] perciò siamo certi di poter condurre la vita che desideriamo. [...] Miei cari compagni Bodhisattva della Terra, facciamo del nostro meglio!». Grazie alla consapevolezza di essere Bodhisattva della Terra possiamo alzarci animati dallo stesso voto del nostro maestro e costruire una rete di compagni di fede saldamente uniti nello spirito di "diversi corpi, stessa mente". La chiave per realizzare la rivoluzione umana ed espandere lo stato vitale si trova nel dedicarsi profondamente alla missione personale di Bodhisattva della Terra, con la consapevolezza di esserlo, impegnandosi nella lotta condivisa per kosen-rufu.
Il significato profondo della relazione maestro-discepolo Soka
Importanti intellettuali di tutto il mondo stanno rivolgendo l'attenzione alla profonda rilevanza della relazione maestro-discepolo nella Soka Gakkai.
Nicholas F. Gier, professore emerito di filosofia all'Università dell'Idaho, negli Stati Uniti, ha dichiarato: «Ritengo che la pratica di maestro e discepolo sia la fonte della rivoluzione umana. Gli occidentali tendono a considerare questa relazione in termini di predominio e subordinazione, ma nella SGI si basa invece sul rispetto reciproco e sulla fiducia. Naturalmente i discepoli imparano tantissimo dall'esempio del maestro tuttavia, ispirati dalle sue parole, non si limitano a ripeterle ma le impiegano per sviluppare il proprio potenziale unico» (Seikyo Shimbun del 19 novembre 2014). È un'intuizione acuta, basata su lunghi anni di osservazione della Soka Gakkai.
La fede per sviluppare il "grande io"
Dal punto di vista della Legge buddista i maestri e i discepoli Soka sono uguali, sono compagni di fede nella lotta condivisa per studiare e comprendere a fondo la Legge. Nondimeno, se impariamo il Buddismo da un maestro che pratica la Legge correttamente e può fungere da guida e da modello, possiamo superare i nostri limiti personali ed espandere enormemente la nostra condizione vitale.
Quando ci dedichiamo con tutto il cuore ad abbracciare la Legge insieme al maestro, possiamo recidere gli attaccamenti illusori al piccolo io e stabilire il nostro autentico grande io.
Il giornalista americano Clark Strand ha affermato che senza la non dualità di maestro e discepolo la Soka Gakkai non sarebbe potuta diventare quella che è oggi. A suo avviso la relazione con il maestro, nella tradizione della Soka Gakkai, è per il discepolo fonte di emancipazione e miglioramento della qualità della vita. La ritengo un'osservazione profonda.
Il maestro desidera che il discepolo conduca una vita meravigliosa dedicata a kosen-rufu. La crescita del discepolo è lo scopo del maestro ed è per lui fonte di gioia.
Mirando a un magnifico quinto anniversario
Dalla celebrazione del Giorno della fondazione della Soka Gakkai (18 novembre 2017) è iniziato un anno d'oro nel quale miriamo al prossimo 18 novembre e al quinto anniversario del completamento del Palazzo del Grande voto, una meravigliosa pietra miliare del nostro movimento per kosen-rufu mondiale. Avanziamo insieme a grandi passi lungo il brillante sentiero di maestro e discepolo!
Una volta regalai questa poesia ai giovani che avrebbero costruito il futuro; ora vorrei condividerla con i membri di tutto il mondo:
In questo mondo
niente supera
i legami fra maestro e discepolo.
Amici miei, non dimenticate mai
questi legami di vittoria!
(Traduzione di Marialuisa Cellerino)
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