La religione della rivoluzione umana. Parte seconda: il dialogo

Lo studio del mese di marzo

Pubblicato sul mensile Daibyakurenge di febbraio 2017


Lezione di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin


La creazione di legami umani basati su una grande compassione


Perché dialoghiamo con le persone che ci circondano? Per aiutarle a diventare felici. Questo è lo spirito fondamentale del Buddismo sin dai tempi del Budda Shakyamuni. Tale desiderio fondamentale del Budda era lo stesso che nutriva Nichiren Daishonin, il Budda dell'Ultimo giorno della Legge, poi ereditato e portato avanti ai nostri giorni dalla Soka Gakkai.

La storica Campagna di febbraio di sessantacinque anni fa (1952) diede inizio a quella che è diventata una tradizione per la Soka Gakkai. I dialoghi sul Buddismo iniziati da persone risvegliate alla loro missione di Bodhisattva della Terra e decise fermamente a entrare in azione per realizzare kosen-rufu si ampliavano sempre di più, come in un'entusiasmante rappresentazione.

A quel tempo ogni capitolo si sforzava di diffondere il Buddismo del Daishonin mirando allo scopo del nostro maestro, il presidente Toda, di convertire settecentocinquantamila famiglie. I progressi però erano lenti e Toda diceva: «Se andiamo avanti di questo passo, per realizzare kosen-rufu ci vorranno cinquantamila anni!».

Un giorno mi disse: «Daisaku, vuoi assumere tu la guida?».

Accettai immediatamente e aggiunsi: «Ribalterò la situazione, lancerò una campagna di propagazione così vasta che rimarrà stupito. Stia tranquillo e lasci fare a me!».

Così nel febbraio del 1952 assunsi la guida del capitolo Kamata di Tokyo come consigliere, e insieme agli altri membri diedi il via a una vera e propria ondata di dialoghi.


Il desiderio sincero e costante di aiutare gli altri a diventare felici


All'epoca la maggior parte dei capitoli aveva difficoltà a convertire più di cento nuovi membri al mese, ma in quel febbraio il capitolo Kamata introdusse alla pratica del Buddismo del Daishonin duecentouno nuove famiglie, superando clamorosamente qualsiasi record precedente.

L'arrivo di ognuna di queste nuove famiglie costituiva la materializzazione della nostra preghiera sincera e tenace per la felicità di ogni singola persona.

L'ultimo giorno di febbraio avevamo già realizzato lo scopo di duecento famiglie quando una donna ci diede la notizia che un'ulteriore famiglia aveva aderito alla Soka Gakkai, e così raggiugemmo la cifra di duecentouno.

Questo risultato impressionante del capitolo Kamata incoraggiò anche gli altri capitoli a superare il limite precedente e così il ritmo di kosen-rufu accelerò verso la realizzazione dello scopo del nostro maestro: settecentocinquantamila famiglie.


Una persona che si sforza di comunicare con gli altri


Toda diceva spesso che kosen-rufu inizia da un dialogo a due, faccia a faccia.

Il Buddismo è una religione basata sul dialogo.

Come espressione della sua nobile compassione, che gli impediva di ignorare chiunque stesse soffrendo o fosse infelice, Shakyamuni prese l'iniziativa, come singolo essere umano, di andare tra le persone e parlare con loro.

Nel rapporto con gli altri Shakyamuni veniva descritto come «accogliente e ospitale, amichevole nel parlare, felice di vedere gli altri, sempre piacevole e luminoso, sempre pronto a salutare per primo»1.

Anche noi membri della Soka Gakkai ci avviciniamo agli altri per dialogare con loro e incoraggiarli. Il nostro impegno è il massimo esempio di dialogo umanistico, caratterizzato dall'avviare per primi una piacevole conversazione con gli altri, avvolgendoli di calore, compassione ed empatia.

In questa lezione studieremo lo spirito del dialogo che pulsa intensamente nel Buddismo di Nichiren Daishonin.


«Fino a oggi mi sono preoccupato da solo, angustiato nel profondo del cuore, ma ora che voi siete qui possiamo lamentarci insieme e discutere a fondo questi problemi» (Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese, RSND, 1, 7)2.


Una preoccupazione condivisa è il primo passo per aprire un dialogo


Il trattato del Daishonin Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese, scritto in forma di dialogo fra un ospite e il padrone di casa, inizia con il sincero ascolto delle accorate preoccupazioni dell'ospite da parte del padrone di casa.

Questi si lamenta delle tragiche condizioni in cui versa la società, dovute a carestie, epidemie e ad altre calamità, ed esprime il desiderio di porre fine a tanta sofferenza. Con le parole: «Fino a oggi mi sono preoccupato da solo, angustiato nel profondo del cuore», il padrone di casa gli fa capire di condividere le sue ansie.

Tale preoccupazione condivisa dà avvio a un dialogo su come liberare tutte le persone dalla sofferenza, trasformare la società e creare un futuro migliore per l'umanità.

Sebbene a un livello diverso, anche il mio dialogo con lo storico britannico Arnold J. Toynbee (1889-1975) partì dalla preoccupazione di entrambi riguardo a come l'umanità avrebbe potuto lavorare insieme per costruire un mondo pacifico.

Toynbee era molto interessato al Buddismo mahayana e vedeva favorevolmente anche il nostro movimento buddista di persone comuni. Ciò lo indusse a scrivermi suggerendo di intraprendere un dialogo.

Aveva quasi quarant'anni più di me e mi accolse con calore paterno; riuscimmo a dialogare con franchezza sui vari problemi della società contemporanea.

Quest'anno cade il quarantacinquesimo anniversario dell'inizio del nostro dialogo (maggio 1972), che in seguito fu pubblicato in inglese con il titolo Choose Life (Scegliere la vita). Finora è stato tradotto in ventotto lingue (trad. it. Dialoghi. L'uomo deve scegliere, Bompiani, Milano, 1988) e viene letto in tutto il mondo, cosa di cui sicuramente Toynbee sarebbe felice.


«Un amico nella stanza delle orchidee»: qualcuno che dimostra compassione ed empatia


Dopo aver espresso la loro comune preoccupazione, in Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese il padrone di casa e l'ospite iniziano una discussione animata in cui espongono i rispettivi punti di vista.

Il padrone di casa risponde e chiarisce, uno a uno, i dubbi e le obiezioni dell'ospite, instaurando alla fine una relazione di comprensione, empatia e fiducia che si può riassumere nella frase: «Vi siete intrattenuto con un amico nella stanza delle orchidee» (RSND, 1, 24). Così come il profumo delle orchidee permea la stanza in cui sono collocate, la fragranza della compassione del padrone di casa avvolge il cuore dell'ospite.

Sono gli eccellenti tratti della personalità e del carattere individuale che aprono il cuore degli altri e trasformano il loro modo di pensare, qualità che non derivano dalla posizione sociale ma esprimono un modo di condurre la vita.

Vedere persone che indipendentemente dalle circostanze conducono una vita forte, positiva e fiduciosa, dedicata alla felicità degli altri e al benessere della società, non può non colpire e ispirare chi entra in contatto con loro.

Abbracciando la Legge mistica e dedicando l'esistenza al grande voto di kosen-rufu, alla realizzazione dell'ideale del Daishonin di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese", la nostra vita acquista, quasi senza che ce ne accorgiamo, una fragranza sublime e raffinata come quella delle orchidee.

I nostri dialoghi scaturiscono da una preghiera sincera per la felicità altrui. Quando ci basiamo sulla Legge mistica, ogni sforzo che profondiamo per arrivare agli altri e metterli in grado di creare un legame con il Buddismo li aiuterà a rivelare il loro potenziale interiore.


Lo scopo del dialogo è un voto condiviso


Nella conclusione di Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese l'ospite esprime la sua determinazione: «Non basta che soltanto io creda nelle vostre parole, ma mi impegnerò ad avvisare anche gli altri dei loro errori» (RSND, 1, 26). Il dialogo fra il padrone di casa e l'ospite termina con la formulazione di un voto comune.

Ciò mostra chiaramente il vero scopo del dialogo che intraprendiamo. Aumentare, uno ad uno, il numero di persone risvegliate alla verità della Legge mistica che condividono il voto di rendere il mondo un posto migliore è la forza per creare una società pacifica. Un dialogo diretto all'"adozione dell'insegnamento corretto per la pace nel paese", che trasformi le preoccupazioni comuni in un voto condiviso, di certo sarà un pilastro essenziale per la realizzazione della pace nel mondo.

Il dialogo condotto dai membri della Soka Gakkai è alimentato dalla fede nella natura di Budda di tutte le persone. Risvegliare la natura di Budda negli altri è la chiave per realizzare una felicità autentica per noi e per gli altri, perché una comune convinzione nel potenziale proprio e altrui di conseguire la Buddità ha il potere di trascendere ogni differenza e diventare il fondamento di pace e felicità condivise. Questo è esattamente il tipo di dialogo del quale ha disperatamente bisogno il mondo di oggi.


«La pratica di inchinarsi rispettosamente svolta dal Bodhisattva Mai Sprezzante è basata sull'insegnamento secondo il quale le persone a cui egli s'inchinava avrebbero tutte conseguito certamente la Buddità, e perciò è un'espressione di pietà e compassione. Perciò, anche se le persone "afferravano dei bastoni, delle tegole o delle pietre per colpirlo o percuoterlo" (SDLPE, 365), egli tuttavia persisteva nel suo sforzo di predicare "in modo energico, benché ciò li faccia andare in collera" (Parole e frasi, volume decimo), un'azione che sorgeva dai suoi sentimenti di pietà e compassione. Dato che ci è stato insegnato che la mente del Budda è una mente di grande pietà e compassione, ci si inchina rispettosamente in riconoscimento di questa pietà e compassione» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 120, 52)3.


Indossare l'armatura della perseveranza


Questo passo della Raccolta degli insegnamenti orali spiega che la pratica di dimostrare profondo rispetto agli altri, svolta dal Bodhisattva Mai Sprezzante4, era a tutti gli effetti un'espressione di compassione.

In particolare Nichiren Daishonin afferma: «Anche se le persone "afferravano dei bastoni, delle tegole o delle pietre per colpirlo e percuoterlo" (SDLPE, 365), egli tuttavia persisteva nel suo sforzo di predicare "in modo energico, benché ciò li faccia andare in collera"».

Il comportamento rispettoso del Bodhisattva Mai Sprezzante suscitava la collera di coloro che incontrava; la loro mente era impura e quindi reagivano attaccandolo. Le persone meschine lo disprezzavano, affermando che egli non si era mai sforzato di studiare a fondo gli insegnamenti buddisti ma si limitava a inchinarsi davanti agli altri. Quando sentivano Mai Sprezzante, che consideravano inferiore, dire loro: «Tutti conseguirete sicuramente la Buddità» (Ibidem), - vale a dire che "se praticate la via del bodhisattva, di certo diventerete Budda" - lo trovavano impossibile da accettare e reagivano in modo ostile.

All'inizio del nostro movimento anche i membri della Soka Gakkai fecero la stessa esperienza. Erano pieni di problemi, lottavano contro il proprio karma di povertà o di malattia, e ciò nonostante si sforzavano di far conoscere il Buddismo di Nichiren Daishonin agli altri. Eppure incontravano solo insulti e derisione e le persone dicevano loro di tornare dopo aver risolto i problemi ed essere diventati felici.

Il Bodhisattva Mai Sprezzante sopportava con pazienza insulti, calunnie e derisioni, e infine ottenne il beneficio della purificazione dei sei sensi5(Ibidem). Allo stesso modo, i nostri nobili e indomiti pionieri perseverarono con gioia nei loro sforzi di portare il Buddismo agli altri, accogliendo ogni ostacolo o difficoltà come un'occasione per compiere la propria rivoluzione umana e trasformare il karma.

In ciò risiede la vittoria dei nostri campioni della Legge mistica dal cuore sincero, coraggiosi Bodhisattva della Terra vestiti con «l'armatura della perseveranza6» (SDLPE, 272).


Le tre regole per la predicazione dopo la morte del Budda


Il Sutra del Loto insegna le tre regole per la predicazione7 - ovvero le tre regole della veste, del seggio e della stanza - come guide per la propagazione nell'epoca malvagia dell'Ultimo giorno. Afferma che si dovrebbe entrare nella stanza del Tathagata, indossare la veste del Tathagata e sedere sul seggio del Tathagata (SDLPE, 237); le parole, "stanza", "veste" e "seggio" descrivono diversi aspetti della mente o dello spirito del Budda.

Questi tre elementi, se considerati in riferimento al nostro impegno di inviati del Budda che svolgono il lavoro del Budda, indicano anzitutto avere «una mente gentile e paziente» (SDLPE, 237-238), che corrisponde alla "veste del Tathagata", ed essere capaci di sopportare le difficoltà. Sopportare non è un'azione passiva; poiché il nostro coraggio è autentico siamo in grado di perseverare in modo attivo fino alla vittoria finale.

Il "seggio del Tathagata" è lo stato di «vacuità di tutti i fenomeni» (SDLPE, 238) o di saggezza libera e priva di impedimenti. Indica la vera saggezza che acquisiamo attraverso gli sforzi altruistici per realizzare kosen-rufu come nostro scopo fondamentale, liberandoci dagli attaccamenti illusori. In particolare significa liberarsi da pregiudizi o faziosità e quindi saper vedere chiaramente la vera realtà di tutte le cose e la natura di Budda che tutte le persone possiedono.

La "stanza del Tathagata" è uno spirito di «grande pietà e compassione» (SDLPE, 238), l'elevato stato vitale grazie al quale invitiamo gli altri nel vasto regno interiore di grande compassione che è il nostro cuore, con cui abbracciamo e accettiamo tutte le persone.

La nostra compassione genera la saggezza per aiutare gli altri a liberarsi dalla sofferenza. Ci permette di sopportare insulti e critiche che originano da fraintendimenti e preconcetti. Mai Sprezzante fu un predecessore e un esempio nell'impiego di queste tre linee guida per propagare la Legge nell'epoca malvagia dopo la morte del Budda [nel suo caso, il Budda Suono Maestoso]. Egli decise di agire in un'epoca in cui l'insegnamento corretto era andato perduto e dominavano le persone arroganti.

Toda diceva spesso che per noi persone comuni l'azione coraggiosa può sostituire la compassione [che spesso è difficile provare]. Noi della Soka Gakkai stiamo compiendo sforzi coraggiosi e perseveranti per dialogare in questo mondo travagliato e risvegliare nelle persone la consapevolezza di possedere la natura di Budda. Potremmo davvero essere chiamati i Bodhisattva Mai Sprezzante dei nostri giorni, coloro che incarnano le tre regole per la predicazione.


Il dialogo ha Il potere di aiutare gli altri a creare legami meravigliosi con il Buddismo


Gli attacchi subiti dal Bodhisattva Mai Sprezzante non fermarono la sua pratica di inchinarsi agli altri in segno di rispetto, perché egli aveva una fede assoluta nella natura di Budda di tutti coloro che incontrava.

La frase «in modo energico, benché ciò li faccia andare in collera» - contenuta in Parole e frasi del Sutra del Loto di Tien-t'ai - viene spiegata così dal Daishonin: «Dobbiamo in ogni modo insistere a insegnare il Sutra del Loto affinché [le persone dell'Ultimo giorno della Legge] possano ascoltarlo: quelli che prendono fede in esso conseguiranno sicuramente la Buddità, quelli che lo insultano stabiliscono con esso una "relazione del tamburo avvelenato8" e conseguiranno ugualmente la Buddità» (Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto, RSND, 1, 784).

Un'azione compassionevole, animata dalla preghiera e dalla convinzione, di certo aiuterà gli altri a creare un legame con il Buddismo di Nichiren Daishonin. Anche se al momento possono rifiutare ciò che state dicendo, avrete permesso loro di creare un legame con il Buddismo nella profondità della vita. I quattro tipi di credenti arroganti - monaci, monache, laici e laiche - che attaccarono Mai Sprezzante, attraverso il beneficio della relazione inversa riuscirono a incontrarlo nuovamente e a trovare la strada per la felicità. Questo è l'insegnamento del Sutra del Loto.

Per tale ragione se aiutiamo fiduciosi gli altri a creare un legame con il Buddismo del Daishonin, indipendentemente dalla loro capacità di comprendere l'insegnamento, li metteremo in grado di risvegliare un giorno la propria natura di Budda. Quando preghiamo sinceramente per la felicità degli altri noi affermiamo la nostra e l'altrui natura di Budda. Non dobbiamo farci sviare dalle reazioni immediate, positive o negative, ma continuare a parlare del Buddismo con saggezza e pazienza, come faceva Mai Sprezzante.


«La mente del Budda è una mente di grande pietà e compassione»


Un passo della Raccolta degli insegnamenti orali afferma che «la mente del Budda è una mente di grande pietà e compassione». Qui si asserisce chiaramente che la Buddità consiste nello spirito della compassione. La mente del Budda è la compassione profonda che desidera l'Illuminazione di tutti gli esseri viventi.

La Buddità non è uno stato separato dalla nostra vita reale. Il Daishonin insegna che la condizione vitale di Buddità risplende nella mente e nel corpo di chi condivide il suo voto e agisce per la felicità degli altri.

Toda soleva dire che provare compassione ed empatia per gli altri è l'essenza della condivisione del Buddismo di Nichiren Daishonin.

La vera compassione si esprime nella cura e preoccupazione per gli altri, nella pazienza di perseverare nell'aiutarli credendo che sicuramente cambieranno in meglio, nel coraggio di superare la paura che possano reagire negativamente. Il dialogo buddista è un atto di compassione che esprime il supremo rispetto per l'interlocutore. Quando ci apriamo a un dialogo buddista animati dal compassionevole voto del Budda, lucidiamo la nostra vita e cresciamo come esseri umani. Questa è la pratica buddista fondamentale per noi e per gli altri, che non può mancare di riempirci di gioia intensa. Più ci impegniamo nel dialogo con le persone, ciascuna con uno stato vitale diverso, più espandiamo il nostro stato vitale e rafforziamo il nostro spirito compassionevole.

I Bodhisattva della Terra sono esperti di dialogo. Il Sutra del Loto li descrive come «abili nel rispondere a difficili domande, le loro menti non conoscono la paura. Hanno coltivato con assiduità la perseveranza» (SDLPE, 307).

Grazie alla pratica di condividere con gli altri il Buddismo di Nichiren Daishonin possiamo trasformare il nostro stato vitale e realizzare una vita di grande rivoluzione umana basata sulla compassione.


«Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-renge-kyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri. La propagazione si svilupperà così anche in futuro. Non vuol dire ciò "emergere dalla terra"?» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341)9.


Creiamo una grande rete di Bodhisattva della Terra nel XXI secolo


Nel suo scritto Il vero aspetto di tutti i fenomeni il Daishonin espone la formula eterna per kosen-rufu.

Nel quindicesimo capitolo del Sutra del Loto Emergere dalla terra i Bodhisattva della Terra balzano energicamente fuori dalla terra in un numero pari a sessantamila volte i granelli di sabbia del fiume Gange. Questa splendida e immensa schiera di Bodhisattva della Terra, ognuno dei quali alla testa di un numero altrettanto incalcolabile di seguaci, appare dalle profondità della terra. Man mano che kosen-rufu si espande, anche le fila dei Bodhisattva della Terra aumentano e continueranno a diffondersi senza fine.

Nella prima fase del nostro movimento per kosen-rufu mondiale, quando visitavo luoghi in cui non vi erano ancora membri della Soka Gakkai recitavo Nam-myoho-renge-kyo per permeare il suolo di quel paese con il mio Daimoku, convinto che alla fine ne sarebbe emersa una numerosa schiera di Bodhisattva della Terra. Oggi, in ogni regione che ho visitato e in cui ho lavorato insieme ai compagni di fede per piantare i semi della Legge mistica, Bodhisattva della Terra sono apparsi in gran numero, ed emergeranno senza alcun dubbio in tutto il mondo per adempiere la missione di kosen-rufu. Questa era la convinzione del Daishonin quando affermava che tutto parte da una singola persona che recita Nam-myoho-renge-kyo e che «la propagazione si svilupperà così anche in futuro», predicendo che il numero di Bodhisattva della Terra sarebbe continuato ad aumentare per sempre.

Parliamo dunque agli altri dell'insegnamento corretto del Buddismo di Nichiren Daishonin con coraggio, sincerità e senza esitazione.

Avvolgere l'intero pianeta nel dialogo è la nobile missione dei campioni e delle campionesse di kosen-rufu che portano sulle spalle il mandato del Daishonin.


Vincere su se stessi è la strada per la vittoria


Intrapresi la Campagna di febbraio del 1952 con il profondo desiderio di ripagare il mio debito di gratitudine al presidente Toda e di condividere come discepolo la battaglia del mio maestro. Ero deciso a coronare il mese di febbraio, in cui erano nati sia Nichiren Daishonin sia Toda, con un notevole incremento di nuovi membri. Quel desiderio, quella determinazione, mi permisero di superare i miei limiti e svolgere azioni pratiche che portarono a una svolta nelle nostre attività per aumentare lo slancio della propagazione.

Gratitudine e fede rimangono idee astratte se ci limitiamo semplicemente a parlarne o a trattenerle nel cuore senza esprimerle. Solo quando le mettiamo in pratica prendono vita e producono vero valore. Un forte desiderio alimenta la determinazione di realizzarlo, fa sorgere il coraggio di non temere le difficoltà e la saggezza per cambiare la realtà.

La chiave è vincere su se stessi; durante la Campagna di febbraio i nostri membri si liberarono dal sentimento di essere incatenati al proprio karma e si alzarono decisi a impegnarsi nel dialogo buddista. Ciò fece emergere la loro Buddità innata e diede loro il potere di svolgere il lavoro del Budda come inviati del Budda.

La forza interiore di ciascuna di queste persone, che si alzarono come Bodhisattva della Terra senza preoccuparsi delle apparenze o dell'opinione degli altri, fu un esempio vivente di compassione e coraggio del Budda.

Un giorno, durante la Campagna di febbraio, accompagnai una compagna di fede che si era appena convertita a parlare del Buddismo a un'altra persona. Era così tesa e nervosa all'idea che la tirava per le lunghe. Le suggerii di cantare insieme una canzone della Gakkai e divertirci: ricordo con affetto che sulle prime cantava con voce tenue e stentata ma poi, quando intonammo più e più volte la "Canzone dei Compagni", acquisì nuova energia davanti ai miei occhi. Ognuno dei partecipanti alla Campagna di febbraio vinse sui propri limiti e questa trasformazione, conseguita grazie alla rivoluzione umana personale, suscitò una risposta autentica negli altri e diede i suoi frutti nel successo della propagazione.


Il dialogo è il cuore della SGI


Lo spirito del dialogo è incarnato nel grande voto di tutti i maestri e i discepoli del Buddismo di Nichiren Daishonin: kosen-rufu. Kosen significa "proclamare ampiamente". Senza la pratica del dialogo non si può realizzare kosen-rufu, l'ampia propagazione del Buddismo.

Toda era un "campione di dialogo", sempre pronto a parlare con chiunque. Egli mise in moto un'ondata di progresso verso kosen-rufu ampliando la sfera del dialogo dai comuni cittadini ai leader del paese. Come suo discepolo ho condotto sinceri dialoghi per la pace con molti leader e intellettuali di tutto il mondo, al di là delle differenze religiose e culturali. Ho incontrato uomini, donne, giovani e anziani facendo del mio meglio per aiutare sempre più persone a creare un legame con il Buddismo di Nichiren Daishonin.

La strada del dialogo che ho inaugurato è stata ampiamente sviluppata dai giovani membri di tutto il pianeta che condividono la mia missione. Tanti pensatori a livello mondiale hanno lodato questo movimento ed espresso grandi aspettative.

Sarah Wider, ex presidentessa della Società Ralph Waldo Emerson, ha sottolineato che la SGI dà valore al dialogo e nutre l'ideale supremo di costruire la migliore società umana. L'organizzazione, ha dichiarato, è piena di un'energia vigorosa che permette a ogni vita di prosperare, crescere e svilupparsi.

L'antropologo Nur Yalman sostiene che la crescita della SGI ha segnato una nuova epoca di dialogo nella quale le religioni cercano attivamente di avvicinarsi l'una all'altra, un'epoca di pace. Considera questo il contributo più importante della SGI.

In tutto il mondo i nostri membri si adoperano insieme a me per parlare con persone di ogni tipo e provenienza, ricercando anche il dialogo interreligioso e interculturale. I dialoghi che conduciamo nel luogo dove ci troviamo adesso promuoveranno la nostra e l'altrui rivoluzione umana e costituiranno la forza trainante per la trasformazione del mondo. I dialoghi che conduciamo quotidianamente in ogni luogo della terra stanno creando una corrente di cambiamento sotterranea, delicata ma costante, verso la realizzazione di un mondo pacifico.


La forza fondamentale per costruire un futuro migliore


Dialoghi pieni di calore, speranza e spirito giovane stanno illuminando il mondo. I nostri dialoghi sono la forza fondamentale per costruire un futuro migliore per l'umanità. Lasciamo dopo di noi un'ispirante storia di coraggiosi Bodhisattva della Terra esperti nell'arte della felicità.

Per concludere vorrei citarvi queste parole di Toda: «Se noi, seguaci di Nichiren Daishonin, ci raduniamo in gran numero ma non siamo capaci di realizzare kosen-rufu, con quale coraggio ci presenteremo a lui quando arriveremo sul Picco dell'Aquila? Compagni Bodhisattva della Terra, compiamo quest'impresa [di rendere kosen-rufu una realtà]!»10

(Traduzione di Marialuisa Cellerino)

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NOTE
  1. 1. Hajime Nakamura, "Gotama Budda", libro 2, in Nakamura Hajime Senshu (Opere scelte di Hajime Nakamura), Shunjusha, Tokyo, 1992, pp. 443-444.
  2. 2. Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese è un'opera di rimostranza che il Daishonin fece recapitare il 16 luglio 1260 a Hojo Tokiyori, ex reggente ma ancora tra gli uomini più potenti del clan che governava il Giappone. In esso predice che il Giappone, se non avesse seguito l'insegnamento corretto del Sutra del Loto, sarebbe stato colpito dalle calamità delle lotte intestine e dell'invasione straniera, le uniche due fra le "tre calamità e i sette disastri" che ancora non si erano verificate.
  3. 3. La Raccolta degli insegnamenti orali racchiude le lezioni su vari passi importanti del Sutra del Loto che il Daishonin tenne sul Monte Minobu e che furono trascritte da Nikko Shonin.
  4. 4. Il Bodhisattva Mai Sprezzante è descritto nell'omonimo capitolo del Sutra del Loto (il ventesimo). Era una precedente incarnazione di Shakyamuni, vissuto nel Medio giorno della Legge nell'epoca dopo la morte del Budda Suono Maestoso. Mai Sprezzante esprimeva il proprio rispetto a tutte le persone per la loro innata natura di Budda e perseverava nonostante venisse per questo insultato e attaccato con bastoni e pietre. Come conseguenza purificò i sei sensi e alla fine conseguì la Buddità.
  5. 5. La purificazione dei sei sensi o sei organi di senso - occhi, orecchi, naso, lingua, corpo e mente - che permette di percepire correttamente le cose. Il diciannovesimo capitolo del Sutra del Loto I benefici del maestro della Legge spiega che coloro che abbracciano e praticano il sutra acquisiscono gli ottocento benefici di occhi, naso e corpo, e i milleduecento benefici di orecchi, lingua e mente, e che attraverso questi benefici i sei organi di senso si purificano e si acuiscono.
  6. 6. L'armatura della perseveranza è una metafora per rappresentare la forza di sopportare insulti e persecuzioni. È anche ciò che ci protegge dai mali e dagli ostacoli. Nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto Esortazione alla devozione si legge: «In un kalpa turbolento, in un'epoca malvagia, saranno molte le cose di cui aver paura. Demoni malvagi si impossesseranno di altre persone per farci maledire, ingiuriare, coprire di disonore. Ma noi, fidandoci rispettosamente del Budda, indosseremo l'armatura della perseveranza. Al fine di predicare questo sutra, sopporteremo tutte queste difficoltà» (SDLPE, 271-272).
  7. 7. Tre regole per la predicazione: dette anche tre regole della veste, del seggio e della stanza. Si tratta di tre regole essenziali per propagare il Sutra del Loto dopo la morte di Shakyamuni menzionate nel decimo capitolo Il maestro della Legge. Il capitolo dice che chi desidera insegnare il Sutra del Loto dopo la morte del Budda dovrebbe «entrare nella stanza del Tathagata, indossare la veste del Tathagata, sedere sul seggio del Tathagata» (SDLPE, 237-238). La stanza del Tathagata indica la grande compassione per tutti gli esseri viventi, la veste del Tathagata un cuore gentile e tollerante e il seggio del Tathagata la comprensione che tutti i fenomeni sono privi di sostanza o natura propria, ovvero vacui. Questo significa che nel propagare il Sutra del Loto si dovrebbe avere una mente compassionevole, dimorare nella verità della vacuità di tutti i fenomeni e sopportare tutte le difficoltà con pazienza.
  8. 8. Relazione inversa, detta anche relazione del tamburo avvelenato: legame formato con il Sutra del Loto opponendosi a esso o recandogli offesa. Sebbene alcuni debbano cadere nello stato d'inferno per aver offeso il Sutra del Loto, grazie al legame inverso creato con il sutra alla fine conseguiranno la Buddità.
  9. 9. Il vero aspetto di tutti i fenomeni, composto nel maggio del 1273, è indirizzato al prete Sairen-bo Nichijo, un discepolo del Daishonin, che gli aveva posto una domanda sul "vero aspetto di tutti i fenomeni". Il Daishonin risponde esponendo i principi più profondi del Buddismo e dichiara che tutti i discepoli che hanno la sua stessa mente sono Bodhisattva della Terra; inoltre afferma con convinzione che kosen-rufu sarà sicuramente realizzato.
  10. 10. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), Seikyo Shinbunsha, Tokyo, 1989, vol. 4, pp. 363-364.

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