BS 128 / 1 maggio 2008

La chiave per la vittoria eterna si trova nel presente

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Pregare con lo spirito che adesso è l'ultimo istante di vita assicura una mente salda e corretta al momento della morte

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda
sesta puntata

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

«Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l'ultimo momento della sua vita il sutra proclama: "Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell'esistenza" (SDL, 433). Come trattenere le lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte?
Chi non ha fede nel Sutra del Loto sarà accolto dai guardiani dell'inferno1 che gli afferreranno le mani poiché il sutra afferma: «Allorché la sua vita giungerà al termine egli cadrà nell'inferno Avichi. Che pena! I dieci re2 del mondo dei morti lo giudicheranno e i messaggeri del cielo3 che sono con lui dalla nascita lo rimprovereranno. Immagina quei mille Budda, che tendono le braccia verso tutti i discepoli di Nichiren che recitano Nam-myoho-renge-kyo, come meloni o convolvoli che tendono i loro tralci sottili» (Buddismo e società, n. 113, pp. 5-6; WND, 1, 216).

In questo scritto, Nichiren Daishonin chiarisce, come punto essenziale, che abbracciare Myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale di vita e morte, consiste nel praticare con uno spirito basato sulla fede che "adesso è l'ultimo momento della propria vita". Abbracciare la Legge mistica con questo spirito permette di manifestare liberamente nella propria vita il vero aspetto di vita e morte, che il Daishonin definisce "vita e morte come funzioni di Myoho-renge-kyo"4. In sintesi, possiamo trasformare il ciclo di nascita e morte dominato dall'illusione nel ciclo di nascita e morte pervaso dalla condizione vitale della Buddità5. Ciò accade perché la fede per considerare che ora è il nostro ultimo istante sorge dal credere e dal comprendere profondamente il principio di nascita e morte nella condizione vitale della Buddità.

Sperimentare il ciclo di nascita e morte nella condizione vitale di Buddità

Citando il Sutra del Loto il Daishonin afferma che «chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l'ultimo momento della sua vita» assaporerà una grande pace interiore e tranquillità, e dopo la morte sarà protetto da mille Budda. Questo è il significato di avere una mente corretta e salda al momento della morte. In altri termini, chi si impegna nella fede con lo spirito che adesso è il suo ultimo istante sta seguendo il sentiero dell'ottenimento della Buddità in questa esistenza.
Nel brano che abbiamo studiato nella scorsa puntata il Daishonin spiega che l'essenza di accettare e sostenere Myoho-renge-kyo consiste nel credere e nel comprendere che non c'è alcuna differenza o separazione fra il «Budda Shakyamuni che ha ottenuto l'Illuminazione nel lontano passato di innumerevoli kalpa», «il Sutra del Loto che è la strada dell'Illuminazione di tutti gli esseri» e «noi comuni mortali». Nel brano che stiamo studiando ora il Daishonin spiega che il fulcro di questa "fede e comprensione" consiste nel praticare con lo spirito che "adesso è l'ultimo istante della propria vita".
Credere e comprendere che non esiste alcuna differenza fra il "Budda, la Legge e noi comuni mortali" significa avere la convinzione che la nostra vita, come entità di Myoho-renge-kyo, è una sola cosa con il Budda e attraversa lo stesso ciclo di nascita e morte del Budda, cioè sperimenta la nascita e la morte nel mondo di Buddità. Significa anche vivere con speranza e ottimismo avendo come obbiettivo ultimo il conseguimento della Buddità in questa esistenza. Di conseguenza coloro che si dedicano alla pratica esattamente come insegna il Daishonin incarneranno naturalmente lo spirito che adesso è l'ultimo istante di vita.
L'attimo della morte rappresenta un momento di bilancio finale di questa esistenza, il cui esito dipende rigorosamente da come abbiamo vissuto. Saremo in grado di andare incontro a questo ultimo momento pieni di immensa soddisfazione, di apprezzamento e liberi da rimpianti? O chiuderemo il sipario su questa esistenza carichi di rammarico e rimorsi? L'intera esistenza di un individuo è condensata in questo ultimo istante, senza alcuna possibilità di inganno e sotterfugio.
Per questo motivo è cruciale vivere ogni momento in maniera piena, specialmente se vogliamo poter dire: «Se dovessi morire proprio adesso, non avrei rimpianti e insoddisfazione alcuna. Il mio cuore è sereno e tranquillo come il cielo azzurro senza nuvole». Impegnarsi nella fede con lo spirito che adesso è l'ultimo istante significa dare tutti noi stessi nel presente, determinati a non avere alcun rimpianto anche se questo momento dovesse essere veramente l'ultimo.

Una brillante partenza verso la prossima esistenza

Secondo la prospettiva buddista di vita e morte, l'ultimo istante, oltre a essere il momento del bilancio finale della propria vita, è anche il punto di partenza verso la prossima esistenza.
Tempo fa ho assistito al calare del sole nella Baia di Manila (nelle Filippine), che si dice goda dei più bei tramonti al mondo. Il sole, calando dietro l'orizzonte, tinteggiava il cielo di un color cremisi acceso e l'oceano di un color oro scintillante. Era uno spettacolo sublime e maestoso, come un bellissimo quadro. Un tramonto colorato di gloria promette un'alba sfavillante nel giorno a venire. Per noi che sperimentiamo nascita e morte nella condizione vitale della Buddità per tutta l'eternità, il momento di passaggio dalla vita alla morte rappresenta davvero una brillante partenza per la prossima esistenza.
Il nostro ultimo istante di vita - il momento in cui è concentrata tutta l'esperienza di questa vita - potrebbe essere paragonato alla cima di una montagna. È un evento cruciale e senza compromessi, che determina il corso della nostra prossima esistenza. Con quale stato mentale andremo incontro al nostro ultimo momento? Una vita costellata di vittorie e priva di rimpianti assicura una morte pacifica e tranquilla, e una morte pervasa da profonda soddisfazione e appagamento assicura una nuova partenza colma di speranze verso la prossima vita. Lo stato della nostra mente al momento della morte, che è il risultato di come abbiamo vissuto in questa esistenza, diverrà la causa che determinerà gli effetti futuri. Questo è il significato di avere una mente corretta e salda nel momento della morte.
Avere una mente corretta e salda di fronte all'ultimo istante significa mantenere un retto pensiero, cioè una fede ferma e incrollabile nella Legge mistica e una grande serenità o compostezza perfino di fronte alla morte. Più specificamente, indica una mente che nell'avvicinarsi alla morte prova una soddisfazione profonda per aver vissuto una vita senza rimpianti e una grande gioia per aver potuto abbracciare la Legge mistica.
Ora vorrei chiarire il significato e la relazione che intercorre fra lo spirito che adesso è l'ultimo istante e una mente corretta e salda nel momento della morte.
Innanzitutto, vivere con lo spirito che adesso è l'ultimo istante significa vivere ogni momento e ogni giorno con pienezza e senza rimpianto, profondamente consapevoli del significato del nostro ultimo istante come bilancio finale di questa vita. Coloro che si impegnano nella fede con questo spirito sviluppano caratteristiche come la saggezza e la capacità di comprendere profondamente la vita, qualità che infondono loro fiducia e determinazione e sono alimento di vibrante speranza e instancabile azione.
Avere una mente corretta e salda nel momento della morte è la naturale conseguenza del nostro serio impegno profuso nella fede giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, animati dallo spirito che adesso è l'ultimo istante di vita. Così facendo possiamo forgiare e lucidare la nostra vita ed elevare il nostro stato mentale, siamo capaci di sentire completa fiducia e soddisfazione per come abbiamo vissuto di modo che, al sopraggiungere della morte, possiamo dirigerci verso il Picco dell'Aquila, come afferma il Daishonin, in pace e senza rimpianti, avendo recitato Nam-myoho-renge-kyo con serenità lungo tutto l'arco della nostra vita. Questa magnifica condizione vitale equivale ad avere una mente corretta e salda nel momento della morte.
È molto semplice: grazie ai nostri continui sforzi nella fede basata sulla profonda visione che adesso è il nostro ultimo istante, avremo una mente corretta e salda al momento della morte, e proprio questa condizione ci permetterà di iniziare il viaggio verso la prossima vita sperimentando un completo appagamento e una piena soddisfazione.
Una vita di valore condotta basandosi sulla profonda consapevolezza che adesso è l'ultimo istante rende certo che moriremo bene grazie a una mente salda e corretta nel momento finale della morte. Il bilancio conclusivo di una vita di valore, che si contraddistingue grazie a una fede salda e corretta, diventa il punto di partenza di una nuova vita di valore nella prossima esistenza.

Coloro che vivono sulla base della profonda visione che adesso è l'ultimo istante provano gioia sia mentre sono in vita sia nel momento della morte

Il Daishonin parla anche di cosa accade dopo la morte alle persone che hanno portato avanti la fede basata sulla profonda visione che adesso è l'ultimo istante e sono riuscite a mantenere una fede corretta e salda nel momento della morte. Infatti scrive:

«Il sutra proclama: "Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell'esistenza" (SDL, 433). Come trattenere le lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte?».

Il Daishonin dice che nel momento della morte mille Budda andranno incontro a coloro che si sono dedicati alla fede e tenderanno loro le braccia per sostenerli e assisterli. Ai tempi del Daishonin era molto diffusa in Giappone la credenza della scuola buddista della Pura terra (Nembutsu) secondo cui, recitando il nome del Budda Amida, nel momento della morte i bodhisattva Percettore dei suoni del mondo e Grande potere sarebbero giunti dal Paradiso occidentale della Pura terra della perfetta beatitudine per accogliere le persone morenti. Ecco perché il Daishonin sottolinea che i praticanti del Sutra del Loto non saranno accolti soltanto da uno o due Budda, da cento o duecento, ma addirittura da mille Budda. Paragona la scena dei mille Budda che porgono le braccia all'immagine di meloni o convolvoli che tendono i loro tralci sottili, e contemplando una visione così meravigliosa esclama: «Come trattenere le lacrime di gioia?».
Sia la vita che la morte sono pervase di gioia, una condizione che prosegue senza interruzione sia nel passaggio dalla vita alla morte sia nella transizione dalla morte alla nuova vita.
All'estremo opposto della gioia si colloca lo stato vitale "infernale" di coloro che rifiutano o calunniano la Legge mistica. Il Daishonin scrive: «Chi non ha fede nel Sutra del Loto sarà accolto dai guardiani dell'inferno che gli afferreranno le mani, poiché il sutra afferma: "Allorché la sua vita giungerà al termine egli cadrà nell'inferno Avichi"». Il Sutra del Loto spiega che coloro che non credono e calunniano la Legge finiranno nell'inferno Avichi, l'inferno di incessante sofferenza. Il Daishonin dice anche che i dieci re li giudicheranno e i messaggeri del cielo che sono stati con loro sin dalla nascita li rimprovereranno per le loro azioni malvagie. Naturalmente i dieci re e i messaggeri del cielo sono un'espressione dell'inflessibile e inesorabile funzionamento della legge di causa ed effetto inerente alla vita. Essenzialmente nessuno può sfuggire al severo calcolo di bene e male nei termini di questa legge fondamentale, al bilancio finale della propria vita e al risultato del karma creato durante la propria esistenza.
Secondo la teoria di vita e morte nei termini dei dieci mondi, gli esseri umani possono sperimentare nascita e morte in uno qualsiasi degli stati vitali da Inferno a Buddità. In quanto entità del mutuo possesso dei dieci mondi è naturale per noi cambiare la nostra condizione vitale nel corso dell'attuale esistenza, ma è inevitabile che lo stato vitale predominante che abbiamo stabilito in questa vita lo porteremo anche nella prossima. Per questo è fondamentale trasformare dalle basi il nostro stato vitale mentre siamo ancora vivi.
Approfondire la nostra prospettiva sulla vita e la morte ci porta ad approfondire la nostra concezione della vita. Il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, diceva spesso: «In verità pratichiamo per prepararci al momento della morte». L'essenza della religione risiede nella visione che essa ha della vita e della morte.

L'importanza di accumulare "i tesori del cuore"


Adesso vorrei chiarire alcuni punti centrali per evitare che vi siano fraintendimenti rispetto a ciò che è stato oggetto della nostra discussione finora.
Per prima cosa, quando si parla di praticare con una fede basata sullo spirito che adesso è l'ultimo istante di vita, è chiaro che non si deve intendere una glorificazione della morte, ma al contrario il vero significato di ciò è vivere pienamente la propria vita, con tutte le proprie forze, fino alla fine. Il Buddismo non insegna o favorisce il "martirio" in alcun modo, cioè non incita a rifiutare in maniera irresponsabile la propria vita o a considerarla come qualcosa di poco valore. E non incoraggia neanche l'idea che si possa scegliere la morte come mezzo per sfuggire alle dolorose battaglie della vita quotidiana, dal momento che prospetta la ciclicità di vita e morte e la nostra sicura rinascita. Sminuire la possibilità di cambiare il proprio karma in questa esistenza significa dubitare e non credere nell'illimitato potenziale che possediamo come esseri umani.
Il secondo punto da chiarire riguarda il concetto di avere una mente corretta e salda nel momento della morte. Ci si potrebbe chiedere ad esempio con preoccupazione se coloro che sono morti per un incidente o a causa di una malattia abbiano realmente ottenuto la Buddità: la risposta è che solo la fede determina se si abbia o meno una mente corretta e salda nel momento della morte. Coloro che si sono dedicati con serietà alla fede e hanno dato tutti se stessi fino alla fine sono senz'altro sulla strada di nascita e morte nella condizione vitale della Buddità. Indipendentemente dal tipo di morte che sperimentano, queste persone avranno certamente una mente salda e corretta nel loro ultimo istante di vita. Alla luce degli insegnamenti del Daishonin non v'è il minimo dubbio che tali persone, in virtù della buona fortuna e dei benefici accumulati grazie al loro lavoro per kosen-rufu, sperimenteranno un momento finale di grande vittoria al livello più profondo della vita.
Il Sutra del Nirvana ammonisce i bodhisattva a non temere la distruzione del corpo, ma piuttosto quella della mente, poiché se si distrugge la mente essi cadranno sicuramente nei tre cattivi sentieri.6 A tale proposito, il sutra li avverte di guardarsi dai cattivi amici che possono minare la loro fede.7
È impossibile che una vita forgiata dalla lotta per kosen-rufu venga distrutta. Secondo il principio di non-dualità di vita e morte, coloro che hanno accumulato "i tesori del cuore" hanno già coltivato lo stato vitale per conseguire la Buddità. Attraverso la buona fortuna e i benefici ottenuti grazie alla perseveranza nella missione per kosen-rufu essi sperimentano una vita e una morte magnifiche e percorrono il sentiero eterno di nascita e morte nella condizione vitale di Buddità.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin offre una visione della vita e della morte piena di speranza, e dà a tutto il genere umano la possibilità di vivere una vita intrisa di eternità, felicità, vero io e purezza, consentendo di avanzare e vincere attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Dovremmo nutrire la massima fiducia in questo.

"Profonda consapevolezza" significa essere consapevoli nel profondo del cuore


Torniamo alla frase iniziale del brano che stiamo studiando: «Con la profonda consapevolezza che adesso è l'ultimo istante della propria vita». Qui "profonda consapevlezza" significa credere e comprendere, o fede risoluta. Significa arrivare a rendersi conto nel profondo del cuore che la nostra nascita e la nostra morte appartengono in maniera intrinseca alla nascita e alla morte nel mondo di Buddità. Si potrebbe dire che coloro che lavorano instancabilmente per kosen-rufu nella SGI sono già consapevoli di ciò al livello profondo della loro vita.
Proprio perché la vita è eterna dobbiamo impegnarci con tutto il cuore nel presente. Prendere l'iniziativa in base a questa profonda consapevolezza significa percepire intimamente questo istante di vita come se fosse l'ultimo.

Superare gli ostacoli e le funzioni demoniache

È importante mettere in evidenza che praticare basandosi sullo spirito che adesso è l'ultimo istante e avere una mente corretta e salda al momento della morte sono due aspetti cruciali della fede nella battaglia contro gli ostacoli e le funzioni demoniache. Infatti avere una mente corretta e salda nel momento finale della morte significa anche superare il "demone" della morte.
Coloro che nella vita evitano di confrontarsi con i tre ostacoli e i quattro demoni8 non saranno assolutamente in grado di sconfiggere l'impedimento della morte, il più temuto fra tutti gli ostacoli. L'essenza della pratica basata sullo spirito che adesso è l'ultimo istante consiste nel non farsi ingannare o spaventare dalle macchinazioni delle funzioni demoniache e per tale ragione occorre raccogliere la fede, la saggezza, il coraggio e la forza vitale per affrontarle. Chi ha combattuto e ha trionfato completamente sulle funzioni demoniache è un Budda. Detto in altro modo, è un Budda colui che ha sconfitto il più terribile dei quattro demoni, il Demone del sesto cielo,9 e l'impedimento della morte, e ha ottenuto uno stato di "immortalità" (basato sull'Illuminazione all'eternità della vita).
Durante la persecuzione di Tatsunokuchi Shijo Kingo era fermamente deciso a proteggere il Daishonin fino alla fine, anche a rischio della propria vita; tuttavia, proprio quando l'esecuzione sembrava imminente, esclamò in lacrime: «Questi sono i tuoi ultimi momenti!». In ansia per le sorti del suo maestro, Shijo Kingo sembrava essersi impaurito di fronte a questo attacco implacabile delle funzioni demoniache. Il Daishonin rispose immediatamente con un potente ruggito di leone: «Non capisci! Non c'è gioia più grande!» (WND, 1, 767). Queste parole sono la perfetta espressione di una mente corretta e salda di fronte alla morte imminente, e condensano l'essenza suprema della vita e della morte del Budda. Il Daishonin lottò a testa alta e a viso aperto contro le insidie delle forze demoniache che lo assalirono, trionfando sull'impedimento della morte e sul Demone del sesto cielo. La Buddità si stabilizza nelle vite di coloro che combattono con questo spirito.
Il Daishonin esortava così i suoi discepoli che stavano combattendo in mezzo alle persecuzioni: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se vi rilassate anche solo un po' i demoni prenderanno il sopravvento» (WND, 1, 997). Rafforzare la fede giorno dopo giorno, mese dopo mese, corrisponde ad avere una fede basata sullo spirito che adesso è l'ultimo istante della propria vita. Questo tipo di fede ci consente di difenderci dalle funzioni demoniache e sconfiggerle. L'atteggiamento opposto è quello di "indebolire la propria determinazione" e "temere le funzioni demoniache".
Come annunciato dalle parole «esse saranno accolte dalle mani di mille Budda», le persone che hanno una mente salda e corretta al momento della morte saranno subito accolte da innumerevoli Budda, bodhisattva e dèi celesti - le funzioni protettive dell'universo. Tuttavia dobbiamo tenere sempre a mente che questo si può realizzare soltanto come risultato dei nostri sforzi nella fede per combattere il male e realizzare il bene. La potente forza vitale della Buddità fluisce nelle vite di coloro che possiedono un tale spirito combattivo.
Per sessanta anni mi sono impegnato incessantemente per kosen-rufu decidendo di vivere ogni momento come se fosse "l'ultimo istante della mia vita". Quando ero giovane avevo una salute cagionevole, e rischiavo di morire in qualunque momento. Per questa ragione ho lottato per sostenere e proteggere il presidente Toda con la rigorosa determinazione che ogni attimo fosse il mio ultimo istante. Mi sono alzato e ho combattuto da solo contro l'attacco sferrato al mio maestro dagli ostacoli e dalle funzioni demoniache. Successivamente, basandomi sulla convinzione che diffondere la visione buddista dell'eternità della vita è indispensabile ai fini della pace mondiale, ho raccolto tutto il coraggio che avevo e ho fatto appello alle mie risorse intellettuali assumendomi il compito di creare la pace in tutto il mondo.
Poiché noi della SGI ci siamo impegnati nella fede basandoci sullo spirito che adesso è l'ultimo istante, dalle nostre vite è sgorgata copiosa la forza vitale originaria del tempo senza inizio; sono fermamente convinto che siamo stati in grado di costruire la nostra organizzazione a livello mondiale perché abbiamo proceduto insieme in armonia con lo spirito di "diversi corpi stessa mente".
Tantissimi membri della SGI hanno scalato con tenacia le montagne della vita e hanno raggiunto la brillante vetta del momento finale con una mente corretta e salda, avendo praticato per tutta la vita con lo spirito che adesso è l'ultimo istante. Il trionfo della grande rivoluzione umana è la prova concreta del fatto che l'eredità della Legge fondamentale di vita e morte scorre in maniera vibrante nella SGI.

(Traduzione di Giuseppe Gualtieri)

Note

1) Guardiani dell'inferno: demoni della mitologia buddista che tormentano coloro che, a causa delle loro colpe, sono caduti nell'inferno. Agiscono alle dipendenze di Yama, il re dell'inferno, il quale giudica i morti e determina premi e punizioni.
2) I dieci re dell'inferno: re mitologici descritti nel Sutra dei dieci re, che secondo la credenza popolare avevano il compito di giudicare le colpe commesse dai morti durante la loro vita. Il concetto dei dieci re si è sviluppato in Cina, dove si presume sia stato compilato il Sutra dei dieci re. Il re dell'inferno, Yama, è uno di loro.
3) Messaggeri del cielo: due divinità che si diceva dimorassero sulle spalle di ogni persona dalla nascita alla morte prendendo nota delle sue azioni e riferendo tutto al re Yama, il giudice dei morti. Sono chiamati Stessa nascita e Stesso nome e sono una metafora che indica il funzionamento della legge di causa ed effetto.
4) Vita e morte come funzioni di Myoho-renge-kyo: vita e morte sono aspetti originariamente inerenti a Myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale che permea l'universo e tutta la vita. Poiché Myoho-renge-kyo include in sé i dieci mondi, tutte le cose, in quanto entità di Myoho-renge-kyo, sono sottoposte alle fasi di vita e morte nei dieci mondi. Di conseguenza abbracciando la Legge mistica possiamo trasformare il ciclo di nascita e morte dominato dal mondo dell'illusione dei nove mondi nel ciclo di nascita e morte pervaso dal mondo di Buddità.
5) Nascita e morte del mondo di Buddità: significa sperimentare liberamente il ciclo di nascita e morte avendo compreso profondamente che la nostra vita è un'entità di Myoho-renge-kyo, la Legge che permea tutti i fenomeni, e che vita e morte sono funzioni intrinseche di questa Legge. Significa inoltre incarnare l'immensa compassione e la forza vitale inerenti all'universo e praticare la Via del Budda esistenza dopo esistenza allo scopo di guidare tutti gli esseri viventi all'Illuminazione.
6) I tre cattivi sentieri: sono Inferno, Avidità e Animalità, i tre mondi più bassi dei sei sentieri. Coloro che commettono atti malvagi cadano in questi stati vitali caratterizzati dalla sofferenza.
7) Il Sutra del Nirvana afferma: «Non dovresti temere gli elefanti impazziti, ma guardarti piuttosto dai cattivi amici! Perché dovresti avere timore di loro? Perché un elefante impazzito può distruggere soltanto il tuo corpo, mentre un cattivo amico può distruggere sia il tuo corpo che la tua mente. [...] Se anche dovessi essere ucciso da un elefante impazzito, è certo che non cadrai nei tre cattivi sentieri, ma se dovessi perire a causa di un cattivo amico, precipiterai sicuramente in essi» (WND, 1, 159; SND, 6, 202).
8) I tre ostacoli e i quattro demoni: sono i differenti ostacoli e impedimenti alla pratica buddista elencati nel Sutra del Nirvana e nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza di Nagarjuna. I tre ostacoli sono: gli ostacoli creati dai desideri terreni, o ostacoli che sorgono dai tre veleni di Avidità, Collera e Stupidità; gli ostacoli dovuti al karma negativo creato per aver commesso uno dei cinque peccati cardinali o delle dieci azioni malvagie; gli ostacoli causati dalle retribuzioni karmiche per le azioni compiute nei tre cattivi sentieri. I quattro demoni sono: l'impedimento che deriva dalle cinque componenti fisiche e mentali; l'impedimento dei desideri terreni che sorgono dai tre veleni; l'impedimento della morte (la morte improvvisa diventa un ostacolo alla pratica buddista oppure la morte prematura di un praticante istilla il dubbio negli altri praticanti); infine l'impedimento più difficile da vincere, quello del Demone del sesto cielo che si dice assuma varie forme e si impossessi degli altri intorno a noi per ostacolare la nostra pratica buddista.
9) Demone del sesto cielo. Il re dei demoni che dimora nel più alto (il sesto) dei cieli del mondo del desiderio. È anche chiamato "colui che liberamente gode delle creazioni illusorie degli altri" e usa a suo piacimento i frutti degli sforzi compiuti dagli altri. Dispone di innumerevoli servi, impedisce la pratica buddista e gode nel risucchiare la forza vitale degli altri esseri. È uno dei quattro demoni.

 

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