BS 226 / 1 novembre 2022

Intoniamo un inno alla dignità umana per cambiare la storia e il futuro

Lezioni di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin


Pubblicata sul mensile Daibyakurenge di novembre 2021

Quest’anno [2021] cadrà il sessantesimo anniversario della mia prima visita in India, la culla del Buddismo. Oggi, secondo la profezia del Daishonin della trasmissione del Buddismo verso occidente, i preziosi Bodhisattva della Terra indiani stanno illuminando i loro connazionali con lo splendore del Buddismo del sole di Nichiren.
Una volta Neelakanta Radakrishnan, studioso e filosofo indiano che ha agito nel solco dello spirito nonviolento del Mahatma Gandhi (1869-1948), mi raccontò un aneddoto sul grande leader dell’indipendenza indiana che non dimenticherò mai. Negli ultimi anni di vita Gandhi viaggiava per città e villaggi allo scopo di trasmettere il suo messaggio di armonia e riconciliazione durante gli aspri conflitti che seguirono all’indipendenza dell’India [nel 1947]. In questi viaggi canticchiava piano la canzone Walk Alone (Cammina solo) il cui testo si basa su una poesia di Rabindranath Tagore: «Se nessuno ti risponde, cammina solo [...] con la fiamma ruggente del dolore accendi il tuo cuore/ e lascialo ardere da solo».

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Con questa canzone nel cuore Gandhi andava incontro alle persone, fiero della sua lotta solitaria e senza paura di venire perseguitato o isolato.

Il cammino dei maestri e dei discepoli soka
Quando udii questa storia, mi venne subito in mente la figura eroica del mio maestro Josei Toda che, come fedele discepolo di Makiguchi, dopo la seconda guerra mondiale si alzò da solo per tenere alto il vessillo di kosen-rufu. Il coraggioso sentiero dei maestri e dei discepoli Soka si basa su questa determinazione di agire con uno spirito autonomo e indipendente.
Il nostro presidente fondatore Tsunesaburo Makiguchi diceva spesso: «Datemi un unico leone invece di mille pecore!». Insegnava che «un’unica persona coraggiosa che persegue un grande bene potrà realizzare grandi cose». Anche un solo individuo con questo spirito è assolutamente cruciale.

Una lotta solitaria senza sosta
Frasi come “Nichiren è il solo”, “solo Nichiren”, “io, Nichiren, sono l’unica persona”, si ritrovano spesso negli scritti del Daishonin. Sono l’espressione della sua lotta senza sosta, come Budda dell’Ultimo giorno della Legge, per alleviare le sofferenze di tutte le persone e condurle all’Illuminazione. Ma, in aggiunta alla volontà di andare comunque avanti da solo, trasmettono anche la sua consapevolezza di essere il pioniere, il precursore, il punto di partenza di uno sviluppo senza limiti, come illustra il seguente passo: «Nichiren è il solo che abbia iniziato a realizzare la missione dei Bodhisattva della Terra. [...] Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-renge-kyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri. La propagazione si svilupperà così anche in futuro» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341).
In altre parole non si ferma a “solo Nichiren”, ma dichiara di aver tracciato una strada come precursore e che appariranno discepoli sempre più numerosi a portare avanti la sua opera. Se prendiamo il Daishonin come nostro maestro e modello, sia per kosen-rufu sia per la vita, percorreremo sicuramente il cammino che conduce alla vittoria e forgeremo un invincibile spirito indipendente che niente potrà scuotere.
Iniziamo questa lezione esaminando il potente ruggito del leone che il Daishonin ha lasciato per noi ne La scelta del tempo, che esprime pienamente questo spirito.

«Anche se, poiché sono nato nel dominio del governante, sembra che io lo segua nelle azioni, non lo seguirò mai nel mio cuore» (La scelta del tempo, RSND, 1, 520).

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Con un fermo e indomito stato vitale
Tale dichiarazione fa parte di una sezione importante di questo trattato in cui il Daishonin racconta che egli si era distinto per tre volte (cfr. RSND, 1, 519),I testi buddisti e non buddisti dicono che un santo è colui che conosce il futuro. In questo senso, il Daishonin è un grande santo perché, come egli stesso afferma: «Io mi sono distinto tre volte per questo genere di conoscenza» (RSND, 1, 519). E le predizioni che formulò nelle sue tre rimostranze alle autorità si avverarono tutte. sottolineando come le predizioni da lui formulate nelle tre rimostranze alle autorità si fossero rivelate esatte. La prima predizione fu la profezia di lotte intestine e invasione straniera che formulò in Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, che sottopose il 16 luglio 1260 al potente ex reggente Hojo Tokiyori,Hojo Tokiyori (1227-1263): ex quinto reggente del governo militare di Kamakura il quale, dopo aver abbandonato la carica, divenne un prete laico del tempio Zen Rinzai del Saimoyo-ji, che aveva fatto costruire a Kamakura. Anche se non più in carica, era allora l’esponente più potente del clan che governava il Giappone. di fatto il capo del governo militare di Kamakura.
Tale profezia fu ribadita in occasione della seconda rimostranza, rivolta a Hei no Saemon-no-jo Yoritsuna,4 vice capo dell’Ufficio degli affari militari e di polizia, quando questi venne ad arrestarlo con un drappello di soldati armati la sera del 12 settembre 1271, durante la persecuzione di Tatsunokuchi. «Sbarazzarvi di me significa far crollare il pilastro del Giappone» (RSND, 1, 520) disse il Daishonin a Hei no Saemon-no-jo in quell’occasione, prima di formulare coraggiosamente la sua predizione.

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Nella terza rimostranza, rivolta sempre a Hei no Saemon-no-jo, dichiarò severamente che ci sarebbe stata un’imminente invasione da parte dell’esercito mongolo. Ciò accadde l’8 aprile 1274, poco dopo il suo ritorno a Kamakura in seguito al condono dell’esilio di Sado.
In quest’ultima occasione, diversamente da quando due anni e mezzo prima lo aveva arrestato trattandolo in maniera arrogante e sprezzante, Hei no Saemon-no-jo accolse il Daishonin con grandi dimostrazioni di cortesia. In realtà il suo vero intento era assoggettarlo all’autorità governativa, mettendolo nella stessa posizione dei preti di alto rango delle scuole buddiste del tempo.
Il Daishonin si rivolse a Hei no Saemon-no-jo con dignità e compostezza: «Anche se, poiché sono nato nel dominio del governante, sembra che io lo segua nelle azioni, non lo seguirò mai nel mio cuore». Era il ruggito del leone di un grande campione dello spirito.

Una dichiarazione di libertà di pensiero e di coscienza
Più di cinquant’anni fa [nel 1969] l’Unesco pubblicò un libro dal titolo Birthright of Man (Diritto di nascita dell’uomo), una raccolta di aforismi e citazioni di grandi pensatori orientali e occidentali di varie epoche per celebrare il ventesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Fu scelto anche questo passo degli scritti di Nichiren Daishonin,

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che venne incluso nel terzo capitolo “Limitazioni del potere”, nella sezione “Sottomissione condizionale, supremazia della coscienza”, sotto la voce “Limiti all’autorità”. Queste parole pronunciate dal Daishonin nel tredicesimo secolo sono senza dubbio una dichiarazione imperitura della “supremazia della coscienza”, un segnale potente che le libertà di religione, di pensiero e di coscienza sono inviolabili. La sua battaglia spirituale è profondamente in sintonia con l’ideale dei diritti umani universali.

La speranza che emergano successori coraggiosi
In molti dei suoi scritti il Daishonin sottolinea ai discepoli l’importanza di agire con il suo stesso spirito indomito.
Lettera a Shimoyama

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è una petizione in cui viene esposto l’insegnamento corretto del Buddismo. Il Daishonin la scrisse per conto di un prete suo discepolo che era stato scacciato dal tempio in cui risiedeva a causa della sua fede nel Sutra del Loto, su istigazione dell’amministratore locale [che era un credente nembutsu]. Nella petizione il Daishonin dichiara così la determinazione incrollabile del discepolo: «Anche se potrei obbedire col corpo, non lo farei mai col cuore» (RSND, 2, 673).
Queste parole, che riecheggiano il ruggito del leone che il Daishonin rivolse a Hei no Saemon-no-jo, esprimono la determinazione, che egli sperava avessero i discepoli, a sopportare qualsiasi persecuzione.
«Anche se potrei obbedire col corpo, non lo farei mai col cuore». Nessuno incarnò questo spirito più dei contadini di Atsuhara, che non avevano neanche mai incontrato personalmente il Daishonin. Arrestati ingiustamente e condotti a Kamakura, Jinshiro e gli altri contadini furono torturati e forzati ad abiurare la fede nel Sutra del Loto, ma si rifiutarono tassativamente di farlo, pronti anche a perdere la vita. Quando lo venne a sapere, il Daishonin scrisse: «Ho appreso che, quando gli accusati hanno subìto l’ira dei funzionari, hanno recitato Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge- kyo. È davvero una cosa straordinaria!» (Risposta ai santi, RSND, 2, 781).
I tre martiri di Atsuhara8 diedero la vita per la loro fede, dimostrando che la coercizione dei potenti non poteva soggiogare lo spirito umano. Così facendo lasciarono un’aurea testimonianza del trionfo della dignità umana che brillerà per sempre negli annali di kosen-rufu.

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La Soka Gakkai ha ereditato lo spirito del Buddismo di Nichiren
Oggi i maestri e i discepoli della Soka Gakkai sono gli eredi di questa grande vittoria dello spirito umano.
Durante la seconda guerra mondiale il governo militarista giapponese utilizzò lo Shintoismo di Stato nel suo programma di controllo ideologico, cercando di dominare persino i pensieri e le convinzioni più intime delle persone. Per compiacere il governo la Nichiren Shoshu accettò un compromesso riguardante la correttezza delle dottrine e dell’insegnamento del Buddismo di Nichiren.
Ma Makiguchi respinse il culto obbligatorio dello Shintoismo e rifiutò categoricamente di esporre il talismano shintoista come il governo imponeva. Le autorità considerarono tale posizione come un alto tradimento e una violazione della famigerata Legge per la preservazione della pace,10 e di conseguenza perseguitarono aspramente la Soka Gakkai. Sia Makiguchi sia Toda furono imprigionati; solo loro rimasero saldi nella fede mentre gli altri responsabili che erano stati arrestati cedettero uno dopo l’altro alle pressioni e rinunciarono alla fede. L’anziano Makiguchi morì in carcere il 18 novembre 1944, l’anniversario della fondazione della Soka Gakkai. Toda uscì di prigione ereditando le speranze e gli ideali del suo maestro e da solo si accinse ad adempiere il grande voto di diffondere la Legge mistica. Fu un nobile grido di vittoria dello spirito umano, un toccante esempio di trasmissione della fiaccola spirituale da una vita all’altra.
Nel Makiguchi Memorial Hall di Tokyo, ad Hachioji, è collocata una scultura di Makiguchi in posizione seduta, che fu presentata al pubblico il 2 gennaio 1995. Lo scultore Ryusei Imazato (1907-1999), nonostante l’età avanzata, si impegnò con tutte le forze per ultimare quest’opera imponente, e sul retro iscrisse a grandi caratteri la parola futai (incrollabile). «Anche se, [...] sembra che io lo segua nelle azioni, non lo seguirò mai nel mio cuore». Manteniamo sempre vivo e ardente questo incrollabile spirito della Soka Gakkai di non piegarsi davanti a nessuna forma di oppressione e di non dipendere mai dalle autorità.

A trent'anni dal giorno della nostra indipendenza spirituale
Il 28 novembre di quest’anno (2021) cadrà il trentesimo anniversario dell’indipendenza spirituale della Soka Gakkai dal clero corrotto della Nichiren Shoshu.
Solo la nostra organizzazione ha diffuso nel mondo il Buddismo di Nichiren, il grande insegnamento dell’Illuminazione universale, realizzando le parole del Daishonin: «Il “grande voto” si riferisce alla propagazione del Sutra del Loto» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 113, 48).
Con coraggio e pazienza abbiamo ampiamente diffuso il messaggio secondo cui tutte le persone incarnano la Legge mistica e possiedono la condizione vitale infinitamente nobile della Buddità: ognuno e ognuna, senza eccezione, può far fiorire il proprio potenziale illimitato, realizzare la propria rivoluzione umana e costruire senza alcun dubbio uno stato vitale di solida felicità.
La fede e la pratica dei maestri e dei discepoli Soka è autentica e corretta, direttamente legata a Nichiren Daishonin, il Budda dell’Ultimo giorno della Legge. Perciò abbiamo subìto gli attacchi dei falsi santi arroganti

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e del Re demone del sesto cielo. La seconda questione con il clero ne è un chiaro esempio.
I preti della Nichiren Shoshu, contravvenendo allo spirito del Daishonin, hanno cercato di imporre una vergognosa discriminazione nei confronti dei credenti laici, disprezzando la gente comune. Hanno rifiutato una religione per il bene delle persone e hanno cercato di sfruttare la loro condizione clericale mostrando così la natura demoniaca di una religione autoritaria che costringe i credenti laici a una servile sottomissione al clero, l’apice della corruzione e della depravazione.
La Legge buddista di causa ed effetto è severa. Come sapete, negli anni successivi la Nichiren Shoshu è caduta in declino mentre la Soka Gakkai ha realizzato una crescita e uno sviluppo dinamico diffondendosi in 192 paesi e territori. In questo processo la Soka Gakkai ha sempre lottato con lo spirito di Nichiren Daishonin espresso nelle dichiarazioni: «Non lo seguirò mai nel mio cuore» e «A meno che uomini sapienti non provino che i miei insegnamenti sono falsi, io non accetterò mai! Tutti gli altri problemi per me non sono altro che polvere al vento» (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 254). Finché continuiamo a procedere con una fede corretta, niente può distruggere il nostro movimento. I membri della Soka Gakkai lo sanno bene e per questo sono forti, mai sconfitti o influenzati, sempre brillanti e ottimisti. È su queste potenti ali spirituali che la Soka Gakkai si è librata fino a diventare un’organizzazione religiosa globale.
Tutti coloro che, vivendo coraggiosamente nei difficili tempi dell’Ultimo giorno della Legge, aprono attivamente la strada alla propria e all’altrui felicità attraverso la fede nel Buddismo di Nichiren, un solido insegnamento per la vittoria umana, sono Bodhisattva della Terra. Siete voi, amati compagni e compagne di fede Soka.

«La differenza fra l’insegnamento transitorio e quello originale [del Sutra del Loto] è che nel primo si afferma che il Budda ottenne l’Illuminazione per la prima volta durante la sua vita [in India], mentre nel secondo egli è il Budda che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato. Fra i due vi è la stessa differenza che passa fra un vecchio di cento anni e un bambino di un anno. Anche i discepoli di questi due Budda differiscono come il fuoco dall’acqua, per non parlare della differenza fra le sue terre.

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In sostanza, T’ien-t’ai e Dengyo lo percepirono nei loro cuori, ma non lo rivelarono per tre ragioni: non era il tempo giusto, la gente non aveva la capacità di accettarlo e non era stata affidata loro la missione di rivelarlo. È oggi, nell’Ultimo giorno della Legge, che i Bodhisattva della Terra appariranno e lo propagheranno» (Curare la malattia, RSND, 1, 986-987).

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Alleviare le sofferenze delle persone nel mondo di saha
Lo scritto Curare la malattia mostra come il Daishonin continui a portare avanti con decisione la sua battaglia solitaria di devoto del Sutra del Loto in un periodo assai pericoloso, caratterizzato da continue epidemie che decimavano la popolazione.
La lettera inizia spiegando che esistono due tipi di malattie: quella fisica, esemplificata dalle diffuse epidemie dell’epoca, e quella della mente, causata dalle convinzioni errate che fanno smarrire le persone. Nell’epoca corrotta dell’Ultimo giorno della Legge, in cui verità e falsità sono confuse e ribaltate, il Sutra del Loto è l’insegnamento supremo per curare questa seconda forma di malattia.
Prosegue poi sottolineando, nel passo che stiamo considerando, che anche nel Sutra del Loto bisogna distinguere nettamente l’insegnamento transitorio (primi 14 capitoli) dall’insegnamento originale (ultimi 14 capitoli).
Per questa ragione il Daishonin afferma che l’identità del signore degli insegnamenti (il Budda), la missione dei discepoli e l’interpretazione della terra differiscono fra i due insegnamenti «come il fuoco dall’acqua o il cielo dalla terra».
Il Budda dell’insegnamento transitorio è Shakyamuni che ottenne l’Illuminazione per la prima volta sotto l’albero della bodhi in India, mentre il Budda dell’insegnamento originale è Shakyamuni che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato.
I discepoli dell’insegnamento transitorio sono i discepoli dei due veicoli (ascoltatori della voce e risvegliati all’origine dipendente) e i bodhisattva seguaci di Shakyamuni come Budda provvisorio,14
mentre i discepoli dell’insegnamento originale sono i Bodhisattva della Terra, discepoli del Budda nella sua vera identità. Anche le terre di cui si parla nell’insegnamento transitorio e in quello originale «differiscono come il fuoco dall’acqua».
I sutra precedenti e l’insegnamento transitorio del Sutra del Loto considerano negativamente il mondo di saha: disprezzano la realtà piena di sofferenza dove vivono le persone comuni come una terra impura, mentre credono che le pure terre del Budda, come la Pura Terra di Perfetta Beatitudine a ovest, siano regni separati ed estremamente distanti da questo mondo. Ma per quanto meravigliose, quelle pure terre sono staccate dalla realtà e quindi non hanno alcuna rilevanza per le persone che vivono qui e ora.

Un'attenzione costante sul mondo reale
Tuttavia nel capitolo Durata della vita, che fa parte dell’insegnamento originale del Sutra del Loto, Shakyamuni afferma: «Da allora ho sempre dimorato qui nel mondo di saha, predicando la Legge, istruendo e convertendo» (SDLPE, 312). Dichiara di aver sempre continuato a predicare la Legge per condurre le persone all’Illuminazione in questo travagliato mondo di saha e non altrove.
Il punto essenziale nell’insegnamento originale del Sutra del Loto, basato sull’aspetto eterno della vita, è rimanere sempre uniti alle persone che si sforzano nel mondo reale e che vivono in mezzo alle difficoltà della società, senza mai separarsene.
Ma chi dunque diffonderà concretamente la Legge mistica nel mondo di saha nell’Ultimo giorno della Legge?Nel passo che stiamo studiando il Daishonin scrive che sebbene T’ien-t’ai e Dengyo15 fossero consapevoli della Legge implicita nell’insegnamento originale del Sutra del Loto, non la propagarono perché, fra le altre ragioni, «non era il tempo giusto». Ma essendo ora nell’Ultimo giorno della Legge, egli individua chiaramente coloro che propagheranno il Sutra del Loto in quest’epoca: «I Bodhisattva della Terra appariranno e lo propagheranno». Questi Bodhisattva della Terra sono i veri discepoli del Budda dell’insegnamento originale. Tuttavia chi propaga l’insegnamento corretto nell’Ultimo giorno della Legge ha la certezza di incontrare una serie di ostacoli. Come afferma il Daishonin in questo scritto: «Poiché ciò che pratico è superiore, anche le difficoltà che lo accompagnano sono molto maggiori» (Curare la malattia, RSND, 1, 989). Nonostante ciò, i praticanti del Sutra del Loto si alzano in modo autonomo e indipendente e continuano con pazienza a condividere l’insegnamento corretto con una persona dopo l’altra, rifiutando di farsi intimidire, scoraggiare o sconfiggere. In realtà, dunque, questa non è la missione del Budda dell’insegnamento originale Shakyamuni bensì dei suoi discepoli, i Bodhisattva della Terra.

Adempiere il nostro grande voto di Bodhisattva della terra
Ma a questo punto chiediamoci: chi sono in realtà i Bodhisattva della Terra?
Il Daishonin dichiara che egli sta portando avanti la pratica concreta dei Bodhisattva della Terra e che di conseguenza viene perseguitato. Anche i suoi discepoli, contemporanei e futuri, legati a lui attraverso l’«assemblea sul sacro Picco dell’Aquila che continua solennemente e non si è ancora sciolta» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 117, 50), sono Bodhisattva della Terra apparsi per realizzare il grande voto di diffondere la Legge mistica, il grande voto di kosen-rufu.
Nei tempi moderni solo i membri della Soka Gakkai, uniti dal legame di maestro e discepolo, hanno diffuso la Legge mistica in tutto il mondo confermando la dichiarazione del Daishonin: «I Bodhisattva della Terra appariranno e lo propagheranno». Mentre era in carcere Toda si risvegliò alla sua identità di Bodhisattva della Terra e insegnò che ognuno e ognuna di noi condivide questa stessa identità. Abbiamo davvero una nobile missione, come afferma il Daishonin: «La Legge non si diffonde da sola; poiché sono le persone a propagarla, sia le persone sia la Legge sono degne di rispetto» (GZ, nuova ed., p. 2200 [GZ, 856]).16
Il Sutra del Loto descrive così i Bodhisattva della Terra: «Abili nel rispondere a difficili domande, le loro menti non conoscono la paura. Hanno coltivato con assiduità la perseveranza» (SDLPE, 307).
Impegniamoci dunque instancabilmente per diffondere la Legge mistica in questo mondo pieno di conflitti, costruendo relazioni con tante persone. Sfidiamoci a piantare i semi della pace, della felicità e della fiducia nel loro cuore, trasmettendo speranza in un futuro migliore e più umano e illuminando la società.

Ispiriamo gli altri con la nostra vita
Nel 1975, trent’anni dopo le atrocità dei bombardamenti atomici, visitai Hiroshima e presentai una proposta per l’eliminazione delle armi nucleari che minacciavano la sopravvivenza stessa della specie umana. Dichiarai: «Il ruolo sociale e la missione della Soka Gakkai consistono nell’impegnarsi in una lotta spirituale, che scaturisce dal profondo del nostro essere, contro forze esterne come la violenza e l’oppressione politica ed economica che violano la dignità della vita umana».17
Questa lotta spirituale contro la natura demoniaca dell’autorità è uno sforzo concreto che dobbiamo condurre insieme agli altri.
In quella proposta dicevo anche: «Il compito di far giungere questo messaggio a ogni individuo è, a prima vista, tutt’altro che esaltante; necessita di sforzi costanti e tenaci. Le grandi imprese richiedono sempre tempo. L’opera di coltivare il nostro massimo potenziale e aiutare gli altri a fare lo stesso, ispirandoli individualmente, non si può realizzare dall’oggi al domani. Ma, proprio per questo, l’effetto di tali sforzi si rifletterà nella vita delle persone come luce indistruttibile che nemmeno le prove più dure potranno offuscare». L’ispirazione individuale e l’opera di coltivare il nostro massimo potenziale aiutando gli altri a fare lo stesso definiscono l’essenza della pratica dei Bodhisattva della Terra.
Toda insegnò che l’unico modo per cambiare la società è cambiare le persone. Diceva che la società migliorerà solo se miglioreranno le persone. La diffusione globale del nostro movimento per la rivoluzione umana eleverà lo stato vitale di tutta l’umanità.

Una religione per la felicità delle persone
Il Buddismo di Nichiren è una religione per la felicità delle persone. È una religione che ci permette di scoprire il valore supremo che abbiamo dentro, l’infinita vastità del nostro essere che abbraccia l’universo e la forza di non cedere all’autoritarismo. È una religione della rivoluzione umana che rende le persone forti, buone e sagge. L’umanesimo buddista che abbracciamo si basa su una sana filosofia di trasformazione interiore. Nur Yalman, professore emerito di Antropologia sociale e studi mediorientali ad Harvard, con il quale ho pubblicato un dialogo, definì la nostra filosofia «un umanesimo superiore».

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Per dare speranza a tutta l'umanità
Sono passati trent’anni da quando la Soka Gakkai ha realizzato la sua indipendenza spirituale [dal clero della Nichiren Shoshu, il 28 novembre 1991].
Mai come ora l’umanità anela a un’epoca di umanesimo buddista, di rispetto per la dignità della vita e di trionfo dei valori umani. Facciamo risuonare in tutto il mondo un grande canto di rispetto per tutte le persone! I nostri progressi come campioni e campionesse Soka, uniti dal legame di maestro e discepolo, cambieranno sicuramente le correnti sotterranee della storia umana e apriranno la strada a un futuro di speranza.
Compagni e compagne Bodhisattva della Terra! Amati e amate giovani, luminosi tesori dell’umanità! Alzatevi coraggiosamente nel luogo della vostra missione, ripartite ancora una volta con vigore e allegria, insieme ai compagni e alle compagne dall’eterno passato!

NOTE
  1. 1. Rabindranath Tagore, The English Writings of Rabindranath Tagore, vol. 1 (Poems), a c. di Sisir Kumar Das, Sahitya Akademi, New Delhi, 1994, pp. 341-342.
  2. 2. La scelta del tempo è un trattato composto dal Daishonin sul monte Minobu nel 1275 ed è considerato uno dei suoi cinque maggiori scritti. In esso egli spiega che nell’Ultimo giorno della Legge, descritto dai sutra buddisti come un’epoca in cui «la pura Legge sarà oscurata e perduta», la grande pura Legge di Nam-myoho-renge-kyo, l’essenza del Sutra del Loto, si diffonderà in Giappone e in tutto il mondo (cfr. RSND, 1, 491). Inoltre afferma che egli sarà colui che guiderà quest’impresa: «Io, Nichiren, sono il più importante devoto del Sutra del Loto dell’intero continente di Jambudvipa» (RSND, 1, 492).
  3. 3. I testi buddisti e non buddisti dicono che un santo è colui che conosce il futuro. In questo senso, il Daishonin è un grande santo perché, come egli stesso afferma: «Io mi sono distinto tre volte per questo genere di conoscenza» (RSND, 1, 519). E le predizioni che formulò nelle sue tre rimostranze alle autorità si avverarono tutte. sottolineando come le predizioni da lui formulate nelle tre rimostranze alle autorità si fossero rivelate esatte. La prima predizione fu la profezia di lotte intestine e invasione straniera che formulò in Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, che sottopose il 16 luglio 1260 al potente ex reggente Hojo Tokiyori,Hojo Tokiyori (1227-1263): ex quinto reggente del governo militare di Kamakura il quale, dopo aver abbandonato la carica, divenne un prete laico del tempio Zen Rinzai del Saimoyo-ji, che aveva fatto costruire a Kamakura. Anche se non più in carica, era allora l’esponente più potente del clan che governava il Giappone.
  4. 4. Hei no Saemon-no-jo Yoritsuna (m. 1293): importante funzionario della reggenza Hojo che di fatto governava il Giappone nel periodo Kamakura. Fu al servizio di due reggenti successivi, Hojo Tokimune e Hojo Sadatoki, e godette di grande potere come vice capo dell’Ufficio degli affari militari e di polizia (il capo era il reggente stesso). Perseguitò il Daishonin e i suoi discepoli.
  5. 5. Ne Le azioni del devoto del Sutra del Loto il Daishonin scrive: «Il destino del Giappone dipende esclusivamente da Nichiren. Una casa senza pilastri crolla, una persona senz’anima è morta. Nichiren è l’anima del popolo di questo paese. Hei no Saemon ha abbattuto il pilastro del Giappone e nel paese cresce il malumore mentre voci infondate appaiono come fantasmi per creare conflitti all’interno del clan reggente. Inoltre, il Giappone verrà presto attaccato da un paese straniero, com’è descritto in Adottare l’ insegnamento corretto per la pace nel paese» (RSND, 1, 687).
  6. 6. Cfr. Birthright of Man: A Selection of Texts, a c. di Jeanne Hersch, United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, Paris, 1969, p. 127. Il libro contiene una traduzione precedente della citazione: «Poiché ho avuto l’onore di nascere nel vostro regno, il mio corpo deve obbedire a vostra Eccellenza, ma la mia anima non lo farà mai».
  7. 7. Lettera a Shimoyama, uno dei dieci maggiori scritti di Nichiren Daishonin, è una petizione rivolta a Shimoyama Hyogo Goro Mitsumoto, amministratore del distretto di Shimoyama vicino al monte Minobu, nella provincia di Kai. Il Daishonin la scrisse a nome del prete Inaba-bo Nichiei nel giugno 1277, mentre si trovava sul monte Minobu. Inaba-bo, prete del tempio Heisen-ji, di proprietà della famiglia Shimoyama, era stato convertito da Nikko agli insegnamenti del Daishonin e aveva iniziato a recitare la parte in versi del capitolo Durata della vita del Sutra del Loto. Ciò aveva suscitato l’ira di Shimoyama Mitsumoto, patrono del tempio e ardente credente nembutsu, che lo aveva espulso dall’Heisen-ji. Il Daishonin compose questa lettera di petizione per conto di Nichiei da sottoporre all’amministratore.
  8. 8. Tre martiri di Atsuhara: tre fratelli, Jinshiro, Yagoro e Yarokuro, che furono arrestati e decapitati durante la persecuzione di Atsuhara.
  9. 9. Per contro Hei no Saemon-no-jo, nonostante avesse raggiunto i vertici del potere, quindici anni dopo la persecuzione di Atsuhara fu implicato in un complotto contro il governo e condannato a morte insieme al secondogenito Sukemune, mentre il figlio maggiore Munetsuna fu esiliato a Sado. In Deshibun Honzon Mokuroku (Resoconto dei Gohonzon affidati ai discepoli di Nikko), Nikko Shonin attribuì questo destino alle conseguenze negative della sua ostilità nei confronti del Sutra del Loto.
  10. 10. Legge per la preservazione della pace: promulgata nel 1925 e completamente revisionata nel 1941, fu impiegata per sopprimere la libertà di pensiero in nome della protezione del “sistema di governo” giapponese e della preservazione della pace. La legge prevedeva severe punizioni per le persone che la avessero violata, compresa la pena di morte.
  11. 11. Falsi santi arroganti: uno dei tre potenti nemici, persone arroganti che perseguitano coloro che propagano il Sutra del Loto nell’epoca malvagia dopo la morte del Budda Shakyamuni, descritti nella sezione conclusiva in versi del tredicesimo capitolo del sutra, Esortazione alla devozione. Il termine indica preti buddisti d’alto rango che si spacciano per saggi o santi e usano la loro carica e influenza per perseguitare i praticanti del Sutra del Loto.
  12. 12. Sono il Budda dell’insegnamento transitorio e dell’insegnamento originale. Sebbene entrambi si riferiscano a Shakyamuni, esprimono i due differenti ruoli che egli assume nell’insegnamento transitorio e in quello originale, come viene esposto in questo paragrafo. Si ritiene che la terra del Budda dell’insegnamento transitorio sia separata dal mondo di saha e che il Budda appaia temporaneamente nel mondo di saha per predicare la Legge e salvare la gente. L’insegnamento originale invece rivela che il mondo di saha è la terra ove il Budda ha sempre dimorato sin dal tempo della sua Illuminazione originale.
  13. 13. Curare la malattia, la cui presunta data di stesura è il 1278, è una risposta a Toki Jonin, il quale aveva scritto al maestro preoccupato per le epidemie che stavano infuriando. In essa il Daishonin afferma che solo il Sutra del Loto può curare la grave malattia causata dall’offesa all’insegnamento corretto del Buddismo e porre fine alle calamità e ai disastri naturali che devastavano il paese.
  14. 14. Budda provvisorio: un Budda che, per salvare la gente, assume un’identità transitoria che si accorda con le capacità delle persone, senza rivelare la sua vera identità. Negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto e nell’insegnamento transitorio (primi 14 capitoli del sutra) Shakyamuni non rivelò la sua vera identità, cioè non disse che era un Budda che aveva ottenuto l’Illuminazione nel remoto passato, ma assunse l’identità provvisoria di un Budda che aveva ottenuto per la prima volta l’Illuminazione in quella vita in India.
  15. 15. T’ien-t’ai (538-597), detto anche Chih-i, diffuse il Sutra del Loto in Cina ed elaborò la dottrina dei “tremila regni in un singolo istante di vita”. Dengyo (767-822), detto anche Saicho, fu il fondatore della scuola Tendai (T’ien-t’ai) in Giappone. Si recò in Cina dove studiò a fondo gli insegnamenti di T’ien-t’ai.
  16. 16. Da “Hyaku Rokka Sho” (Le centosei comparazioni), non incluso in RSND 1 e 2.
  17. 17. Da un discorso alla riunione generale dei responsabili di Centro della Soka Gakkai, tenutasi a Hiroshima il 9 novembre 1975. In quella occasione il presidente Ikeda esortò i membri a diffondere in tutto il mondo il messaggio contenuto nella Dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari di Josei Toda come guida fondamentale per eliminare queste armi di distruzione di massa. Propose anche di convocare riunioni di leader internazionali su questo tema e assicurare un monitoraggio dell’uso delle tecnologie nucleari per scopi pacifici.
  18. 18. Nur Yulman, “On Civil Society and the Dialogue of Civilizations: Humanism and Human Rights” (Sulla società civile e il dialogo fra civiltà: umanesimo e diritti umani), discorso tenuto alla Soka University of America, 25 maggio 2012 (https://www.soka.edu/about/ our-stories/commencement-address-nur-yulman) (ultimo accesso 17 giugno 2022).

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