Immaginando di presentare la pratica di Nam-myoho-renge-kyo a chi non ne sa, abbiamo pensato subito: è il regalo più grande. Che si riceve. Che si può fare. E che ci si fa, ogni giorno.
Ti cambia la vita.
Una volta che ne hai sperimentato le potenzialità diventa uno strumento irrinunciabile, pronto a funzionare in modo sempre nuovo e sempre incredibilmente efficace per cambiare un cattivo stato d’animo, per trovare la risposta che stai cercando, per realizzare un sogno, per fare strada alla speranza, schiacciata e offesa, che puoi cambiare le regole di questo mondo feroce. E cominciare a farlo insieme ad altri.
Ogni volta riparti da ora, ogni volta un nuovo inizio che però porta con sé tutto ciò che già sai e sei. Per questo assomiglia a un esperimento permanente, quotidiano, che dà migliori risultati se lo fai con assiduità, perseveranza, magari spirito di sfida.
È una pratica semplice, quasi elementare, ma è incredibilmente profonda: «Praticare solamente i sette caratteri di Nam-myoho-renge-kyo può apparire limitato tuttavia, poiché essi sono il maestro di tutti i Budda delle tre esistenze, la guida di tutti i bodhisattva delle dieci direzioni e l’insegnamento che permette a tutti gli esseri viventi di raggiungere la via del Budda, in realtà è profondo» (Le illusioni e i desideri sono Illuminazione, RSND, 1, 281).
Si basa su princìpi teorici antichi di millenni ma sempre vivi, come il “mutuo possesso dei dieci mondi” secondo cui, in qualsiasi condizione vitale ti trovi, puoi uscire dal nero e accendere in te la luce della Buddità. Cioè incontrare la tua parte più libera, forte, intuitiva, piena di compassione per la vita, più capace di comprendere e trovare connessioni…
Difficile definirla a parole, la Buddità. Volendo spiegare in cosa consistesse lo stato esistenziale al quale si era risvegliato, nel Sutra del Loto il Budda elenca “trentaquattro negazioni”1 per far capire quanto ineffabile fosse tale condizione, proprio come la vita.
Un regalo grande, talmente grande che non entra in alcuna definizione. Ma di un tipo che puoi portare sempre con te, e ti resiste dentro anche dopo la morte: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano. Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo (Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 58).
La pratica di Nam-myoho-renge-kyo, con profonda semplicità, ti mette al timone e dentro la vita nella sua accezione più completa: concreta, quotidiana, condivisa, profonda, eterna. [Marina Marrazzi]
Ti cambia la vita.
Una volta che ne hai sperimentato le potenzialità diventa uno strumento irrinunciabile, pronto a funzionare in modo sempre nuovo e sempre incredibilmente efficace per cambiare un cattivo stato d’animo, per trovare la risposta che stai cercando, per realizzare un sogno, per fare strada alla speranza, schiacciata e offesa, che puoi cambiare le regole di questo mondo feroce. E cominciare a farlo insieme ad altri.
Ogni volta riparti da ora, ogni volta un nuovo inizio che però porta con sé tutto ciò che già sai e sei. Per questo assomiglia a un esperimento permanente, quotidiano, che dà migliori risultati se lo fai con assiduità, perseveranza, magari spirito di sfida.
È una pratica semplice, quasi elementare, ma è incredibilmente profonda: «Praticare solamente i sette caratteri di Nam-myoho-renge-kyo può apparire limitato tuttavia, poiché essi sono il maestro di tutti i Budda delle tre esistenze, la guida di tutti i bodhisattva delle dieci direzioni e l’insegnamento che permette a tutti gli esseri viventi di raggiungere la via del Budda, in realtà è profondo» (Le illusioni e i desideri sono Illuminazione, RSND, 1, 281).
Si basa su princìpi teorici antichi di millenni ma sempre vivi, come il “mutuo possesso dei dieci mondi” secondo cui, in qualsiasi condizione vitale ti trovi, puoi uscire dal nero e accendere in te la luce della Buddità. Cioè incontrare la tua parte più libera, forte, intuitiva, piena di compassione per la vita, più capace di comprendere e trovare connessioni…
Difficile definirla a parole, la Buddità. Volendo spiegare in cosa consistesse lo stato esistenziale al quale si era risvegliato, nel Sutra del Loto il Budda elenca “trentaquattro negazioni”1 per far capire quanto ineffabile fosse tale condizione, proprio come la vita.
Un regalo grande, talmente grande che non entra in alcuna definizione. Ma di un tipo che puoi portare sempre con te, e ti resiste dentro anche dopo la morte: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano. Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo (Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 58).
La pratica di Nam-myoho-renge-kyo, con profonda semplicità, ti mette al timone e dentro la vita nella sua accezione più completa: concreta, quotidiana, condivisa, profonda, eterna. [Marina Marrazzi]