BS 214 / 1 novembre 2021

Il generale Tigre di Pietra

Lezioni di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin

Io non sono forte di salute come altri, inoltre vivo in questa sperduta foresta di montagna. Quest’anno è stato particolarmente difficile per le epidemie e la carestia in primavera e in estate, che sono peggiorate in autunno e in inverno. Anche la mia malattia era peggiorata di nuovo, ma tu [Shijo Kingo] mi hai prescritto diverse medicine e me le hai mandate insieme alla veste imbottita.
Grazie alle tue cure, sono rapidamente migliorato; adesso sono guarito e mi sento molto meglio di prima.
Il Trattato sugli stadi della pratica dello Yoga del bodhisattva Maitreya e il Trattato sulla grande perfezione della saggezza del bodhisattva Nagarjuna affermano che, se la malattia di una persona è causata dal karma immutabile, anche un’eccellente medicina si trasforma in veleno, ma se si crede nel Sutra del Loto anche il veleno si trasforma in medicina. Poiché, sebbene indegno, Nichiren propaga il Sutra del Loto, i demoni hanno fatto a gara per privarlo del cibo. Avendo compreso questo, non mi lamento, ma credo che questa volta io sia sopravvissuto soltanto perché il Budda Shakyamuni è entrato nel tuo corpo per aiutarmi. Questo è tutto per quanto riguarda questo argomento.
Riguardo al tuo viaggio di ritorno a casa l’ultima volta, ero estremamente preoccupato, e sono veramente felice di sapere che sei arrivato a Kamakura sano e salvo. La mia ansia era tale che ho chiesto tue notizie a chiunque venisse qui da Kamakura. Uno mi ha detto di averti incontrato a Yumoto, un altro di averti incontrato più avanti a Kozu e quando un terzo mi ha detto che ti aveva visto a Kamakura, mi sono sentito sollevato.
D’ora in avanti non devi venire a visitarmi di persona, a meno che non sia assolutamente necessario; quando devi comunicarmi qualcosa di urgente, manda un messaggero. Ero davvero molto preoccupato riguardo al tuo ultimo viaggio; un nemico cerca di farti dimenticare il pericolo per poterti attaccare. Se devi viaggiare, non risparmiare sul prezzo di un buon cavallo, porta con te i tuoi migliori soldati per difenderti da un’imboscata e scegli un cavallo che ti possa portare facilmente con tutta l’armatura. Nell’ottavo volume di Grande concentrazione e visione profonda e nell’ottavo volume di Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda” di Miao-lo si afferma: «Più forte è la fede, maggiore è la protezione degli dèi». Questo vuol dire che la protezione degli dèi dipende dalla forza della fede di una persona. Il Sutra del Loto è un’eccellente spada, ma la sua forza dipende da chi la impugna.
Tra coloro che propagano questo sutra nell’Ultimo giorno della Legge, chi potrebbe paragonarsi a Shariputra, Mahakashyapa, Percettore dei Suoni del Mondo, Suono Meraviglioso, Manjushri e Re della Medicina? Le persone dei due veicoli [come Shariputra] avevano distrutto tutte le illusioni del pensiero e del desiderio, liberandosi dai sei sentieri; i bodhisattva [come Percettore dei Suoni del Mondo] avevano estirpato quarantuno dei quarantadue livelli di ignoranza ed erano come la luna della quattordicesima notte, prima che diventi piena.
Ciò nonostante il Budda Shakyamuni si rifiutò di affidare la missione della propagazione a queste persone, affidandola invece ai Bodhisattva della Terra perché questi avevano temprato perfettamente la propria fede.
Il potente guerriero, il generale Li Kuang, la cui madre era stata divorata da una tigre, scagliò una freccia contro una pietra, scambiandola per la tigre, e la freccia vi si conficcò fino alle piume. Ma quando si rese conto che si trattava di una pietra, non riuscì più a perforarla. In seguito a ciò divenne noto come il generale Tigre di Pietra. Lo stesso è successo a te: sebbene i nemici siano in agguato, forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede più che mai. È impossibile dire tutto ciò che vorrei in una sola lettera. Con profondo rispetto,

Nichiren

(Brano scelto, testo integrale RSND, 1, 845)

[Ampio estratto riveduto e aggiornato della lezione di Daisaku Ikeda sul Gosho Il generale Tigre di Pietra, già pubblicata su Buddismo e società nel numero 157 di marzo-aprile 2013 (tradotta dal mensile Daibyakurenge di luglio 2012). Per consultare la versione integrale si rimanda a quella pubblicazione, disponibile all’indirizzo https://buddismoesocieta.org/a/il-generale-tigre-di-pietra/]

PER ORIENTARSI NELLA LETTURA

  1. La sfida della rivoluzione umana consente di costruire un io forte che permette di avanzare di fronte a qualsiasi avversità, vincendo tutte le funzioni demoniache. (p. 32)
  2. L’esempio del Daishonin nell’affrontare la malattia. (pp. 35, 36)
  3. L’importanza della prudenza e della vigilanza per la sicurezza e il benessere di tutti i membri. (pp. 37, 38)
  4. La forza della fede individuale permette di vivere un’esistenza nella quale niente può sconfiggerci. (p. 38)
  5. Noi “Bodhisattva della Terra” possiamo temprare una forte fede, dedita a kosen-rufu, usando la “strategia del Loto” prima di ogni altra. (pp. 40, 41)

Rafforzare la fede e temprare la vita: il grande cammino della rivoluzione umana

Nel giugno e nel luglio del 1957, cinquantacinque anni fa, affrontai due difficili battaglie nell’Hokkaido e nel Kansai. Mi ero affrettato a recarmi nell’Hokkaido perché il sindacato dei minatori di carbone di Yubari aveva palesemente violato la libertà religiosa dei suoi iscritti che appartenevano alla Soka Gakkai. A quel tempo il sindacato era considerato onnipotente e nessuno osava opporvisi, ma a Yubari io mi posi alla testa di una lotta per proteggere i membri e assicurarmi che la giustizia trionfasse.
Subito dopo, il 3 luglio, andai a Osaka per essere interrogato dalla polizia della Prefettura riguardo alle supposte violazioni della legge elettorale nelle elezioni che si erano svolte in quel distretto (nell’aprile precedente). Lo stesso giorno mi arrestarono sotto false accuse e mi misero in carcere. Questi due episodi, a così breve distanza l’uno dall’altro, furono entrambi occasioni per lottare contro la natura insidiosa del potere e dell’autorità. Nella primavera seguente, mentre quelle due vicende erano ancora in corso, incisi nel mio cuore e annotai nel mio diario ciò che insegna il Daishonin riguardo a “riuscire a perforare una pietra con una freccia” facendo riferimento al famoso aneddoto cinese sul generale Tigre di Pietra che appare nel Gosho. Ciò esprimeva la mia determinazione a impegnarmi sulla base della fede nella Legge mistica, fonte dell’energia per la vittoria assoluta e per trasformare l’impossibile in possibile, e rifletteva la mia disposizione ad affrontare qualsiasi difficoltà con lo spirito indomito che avevo forgiato dentro di me.
Il 3 luglio, durante il viaggio dall’Hokkaido a Osaka, mi fermai brevemente all’aeroporto Haneda di Tokyo, dove Josei Toda era giunto per incontrarmi e donarmi una copia del suo romanzo La rivoluzione umana appena stampato, che aveva già pubblicato a puntate sul Seikyo Shimbun con lo pseudonimo di Myo Goku.
Fu veramente un evento mistico! Proprio quando stavo per intraprendere un’intensa lotta contro la natura demoniaca dell’autorità tenevo in mano La rivoluzione umana, che racconta l’esperienza del risveglio del mio maestro alla missione di Bodhisattva della Terra mentre era in carcere a causa delle sue idee durante la seconda guerra mondiale.

Manteniamo una convinzione assoluta nella fede

Nella grande battaglia della propagazione della Legge mistica, i Bodhisattva della Terra sono coloro che possiedono la determinazione assoluta di non essere mai sconfitti, qualsiasi tempesta di avversità si abbatta su di loro. Vincere sulla paura e la trepidazione e continuare ad avanzare di fronte a qualsiasi cosa: la rivoluzione umana consiste in questo ritmo pulsante della vita, forte e positivo.
Toda insegnò che compiere la rivoluzione umana significa essere consapevoli dello scopo fondamentale della propria esistenza e avere una convinzione assoluta nella fede, e che ciò consiste nel trasformare un’esistenza dominata dai tre veleni di avidità, collera e stupidità in una vita che manifesta i mondi di Bodhisattva e Buddità. In questo processo si affrontano e si vincono tutte le funzioni demoniache e ci si risveglia al nobile potenziale inerente alla vita, costruendo così un forte io. È per questo che noi, grazie all’impegno quotidiano di sfidarci nella rivoluzione umana, siamo sempre capaci di far emergere il potere interiore per sfondare qualsiasi muro. Anche di fronte a temibili ostacoli, che sembrano impossibili da superare, non dobbiamo cedere al panico e alla paura o scappare, perché possiamo attingere al supremo potere del coraggio e della saggezza che risiede dentro di noi.
In questa lezione studiamo lo scritto del Daishonin Il generale Tigre di Pietra, per comprendere ancora meglio l’essenza della fede per realizzare la rivoluzione umana.

Un discepolo che sostiene il maestro mentre affronta difficoltà personali

Il Daishonin scrisse Il generale Tigre di Pietra il 22 ottobre 1278 mentre si trovava sul monte Minobu e la inviò a Shijo Kingo, che viveva a Kamakura. Desidero sottolineare due punti che riguardano le condizioni in cui fu scritta questa lettera.
Per prima cosa, a partire dall’anno precedente si era avuta una grave penuria di cibo a causa del dilagare delle epidemie e del prolungarsi della siccità, e alla fine di quell’anno lo stesso Daishonin si era ammalato. La sua vita sul monte Minobu era quindi piuttosto difficile, in termini sia di sostentamento materiale (cibo e alloggio) sia di salute.
In secondo luogo, c’era stato un drastico cambiamento anche nelle condizioni di vita di Shijo Kingo, che nel 1277 era stato vittima di un complotto ordito da Ryokan del tempio Gokuraku e da altri in occasione del dibattito di Kuwagayatsu.1 Alcuni colleghi samurai avevano sollevato false accuse nei suoi confronti per cercare di screditarlo presso il signore di Ema, che aveva creduto alle loro parole ed era andato su tutte le furie; così Kingo aveva rischiato la sorte peggiore per un samurai: la perdita della condizione di vassallo al servizio del suo signore.
Ma, seguendo i consigli del Daishonin, aveva continuato a servire fedelmente Ema, che non solo si era reso conto della sua sincerità ma aveva persino deciso di assegnargli tre nuovi feudi.

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Al tempo stesso però questa dimostrazione di favore da parte di Ema aveva alimentato la gelosia dei rivali di Shijo Kingo, ponendolo in una situazione ancora più pericolosa di prima.
Fu questo il contesto in cui Shijo Kingo aveva inviato da Kamakura una lettera e delle offerte al Daishonin, che si trovava sul monte Minobu. Il generale Tigre di Pietra è la risposta a questa lettera, che Nichiren inizia con un elenco delle offerte che il discepolo gli aveva inviato dalla sua tenuta nella provincia di Shinano.
Nella parte iniziale dello scritto, prima del brano che studieremo, il Daishonin nomina alcune delle offerte – tremila monete, riso brillato, dolci di riso, sakè, cachi secchi, melograni – e fa notare come i vestiti proteggano dal freddo e il cibo sostenga la vita; esprimendo la sua gratitudine scrive: «Nessun tesoro posseduto dall’uomo è più prezioso del cibo e delle bevande, dei vestiti e delle medicine» (RSND, 1, 845).
Nichiren comunicava sempre il suo profondo apprezzamento per il soste- gno che riceveva dai seguaci, li trattava con il massimo rispetto e lottava fianco a fianco con loro per kosen-rufu. Questo era il suo spirito. Come possiamo vedere, rispondere alla sincerità con la sincerità è il cuore dell’insegnamento umanistico del Buddismo del Daishonin.

«Io non sono forte di salute come altri,3 inoltre vivo in questa sperduta foresta di montagna. Quest’anno è stato particolarmente difficile per le epidemie e la carestia in primavera e in estate, che sono peggiorate in autunno e in inverno. Anche la mia malattia era peggiorata di nuovo, ma tu [Shijo Kingo] mi hai prescritto diverse medicine e me le hai mandate insieme alla veste imbottita. Grazie alle tue cure, sono rapidamente migliorato; adesso sono guarito e mi sento molto meglio di prima. Il Trattato sugli stadi della pratica dello Yoga del bodhisattva Maitreya e il Trattato sulla grande perfezione della saggezza del bodhisattva Nagarjuna affermano che, se la malattia di una persona è causata dal karma immutabile, anche un’eccellente medicina si trasforma in veleno, ma se si crede nel Sutra del Loto anche il veleno si trasforma in medicina. Poiché, sebbene indegno, Nichiren propaga il Sutra del Loto, i demoni hanno fatto a gara per privarlo del cibo. Avendo compreso questo, non mi lamento, ma credo che questa volta io sia sopravvissuto soltanto perché il Budda Shakyamuni è entrato nel tuo corpo per aiutarmi».

Superare tranquillamente i tre ostacoli e i quattro demoni

In questo brano il Daishonin sottolinea nuovamente la sua profonda gratitudine per il sostegno da parte del discepolo dicendogli che, per aver agito così, sicuramente le funzioni del Budda si erano attivate nella sua vita. Il contesto in cui si inserisce questa osservazione è che kosen-rufu è una battaglia continua e senza tregua fra le forze del Budda e le funzioni demoniache.
Nel corso dell’ardua lotta per kosen-rufu, che durante i due anni e mezzo di esilio a Sado e poi sul monte Minobu lo vide vivere in condizioni proibitive, la salute del Daishonin si era compromessa seriamente, come dimostra la malattia che lo colpì alla fine del 1277 insieme a una diarrea cronica assai debilitante che peggiorò all’inizio dell’estate, nella prima metà di luglio del 1278. Sembra però che le medicine inviate da Shijo Kingo avessero alleviato la sua sofferenza, e che la sua salute fosse migliorata, al punto di scrivere al discepolo: «I disturbi sono diminuiti giorno dopo giorno e mese dopo mese, e adesso sono un centesimo della loro intensità originale»

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(I due tipi di malattia, RSND, 1, 818).
Diversi mesi dopo, poco prima della stesura di Il generale Tigre di Pietra, Shijo Kingo gli aveva fatto visita sul monte Minobu. Probabilmente gli aveva riferito dell’aumento dei suoi feudi, ma di certo sarà stato anche preoccupato delle condizioni fisiche del suo maestro all’approssimarsi dell’inverno. Qui il Daishonin esprime gratitudine al discepolo per aver abilmente curato la sua malattia: «Grazie alle tue cure sono rapidamente migliorato; adesso sono guarito e mi sento molto meglio di prima».
Pur lottando con la malattia come qualsiasi persona comune, il Daishonin continuava a dare tutto se stesso per incoraggiare i discepoli, e con il suo esempio di guarigione dimostra il grande potere benefico della fede nella Legge mistica che può trasformare il veleno in medicina e prolungare la durata della vita, considerata un esempio di karma immutabile.

Trasformare il veleno in medicina: è il principio secondo cui i desideri e le sofferenze si possono trasformare in benefici e Illuminazione in virtù del potere della Legge mistica. La frase si trova nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza di Nagarjuna, che parla di «un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina». Questa frase è spesso citata per indicare che qualsiasi problema o sofferenza si può trasformare nella più grande felicità o realizzazione.
Karma immutabile: contrapposto al karma mutabile, il karma immutabile è quello che produce inevitabilmente un risultato prefissato, negativo o positivo, i cui effetti sono destinati ad apparire in un tempo determinato. Per esempio la durata della vita era considerata un karma immutabile.

Il Daishonin afferma poi che la sua malattia è una battaglia contro i demoni: poiché aveva ingaggiato la grande lotta per propagare la Legge mistica come devoto del Sutra del Loto, tali forze negative stavano facendo a gara per privarlo del sostentamento e derubarlo della vita.
Il fatto che, a causa dei suoi sforzi per kosen-rufu, i tre ostacoli e i quattro demoni fossero sorti ad assalirlo, corrispondeva esattamente a ciò che insegna il sutra; e poiché aveva mantenuto la salda determinazione di propagare la Legge mistica era certo – sempre in base al sutra – che sarebbe stato protetto dai Budda e dalle divinità celesti, le forze benevole dell’universo. «Avendo compreso questo, non mi lamento» scrive il Daishonin, trasmettendoci il suo spirito indomito di fronte a tali ostacoli.

La battaglia tra le forze demoniache e quelle del Budda

In uno scritto successivo, La conferma del Sutra del Loto, il Daishonin offre una guida al suo giovane discepolo Nanjo Tokimitsu per combattere la malattia causata dalle funzioni demoniache: «Poiché sembra ormai sicuro che conseguirai la Buddità, il demone celeste e gli spiriti maligni

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stanno cercando di intimidirti per mezzo della malattia. Ma la vita in questo mondo è limitata, non farti minimamente spaventare!» (RSND, 1, 984).
«Non farti minimamente spaventare!» dice il Daishonin, esortando il discepolo a non farsi sconfiggere da questo ostacolo, spiegandogli che la sua malattia è causata dalle funzioni demoniache che cercano di impedirgli di ottenere l’Illuminazione grazie ai suoi energici sforzi per kosen-rufu. E rimprovera aspramente le funzioni negative che lo stavano attaccando: «E voi, demoni, facendo soffrire quest’uomo state cercando di ingoiare una spada dalla punta o di abbracciare un gran fuoco, o di diventare acerrimi nemici dei Budda delle dieci direzioni e delle tre esistenze?» (Ibidem).
Nessuna persona può evitare le sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte. Anche se pratichiamo il Buddismo del Daishonin, ci ammaliamo e un giorno alla fine moriremo.
Ma grazie alla nostra pratica buddista possiamo considerare la malattia come una parte della vita

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e affrontarla da questo punto di vista più elevato. Il Daishonin, con il suo comportamento imperturbabile e la sua vittoria sui tre ostacoli e i quattro demoni, è d’esempio ai discepoli.
Toda diceva: «Con il potere della fede nel Gohonzon ho conquistato i demoni della malattia e della morte contro i quali sono stato costretto a combattere», incarnando quello stato vitale da impavido re leone espresso dalle parole: «Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» (Risposta a Kyo’o, RSND, 1, 365).
Kosen-rufu è una battaglia tra le forze del Budda e le funzioni demoniache che pervadono l’universo; la fede nella Legge mistica ci permette di sconfiggere i demoni della malattia e della morte. Perciò il Daishonin descrive le cure mediche ricevute da Shijo Kingo, le cui azioni erano servite a proteggere il devoto del Sutra del Loto, come le funzioni del Budda Shakyamuni, e spiega chiaramente il principio per trionfare assolutamente su tutti gli ostacoli e le funzioni negative.

«Questo è tutto per quanto riguarda questo argomento. Riguardo al tuo viaggio di ritorno a casa l’ultima volta, ero estremamente preoccupato, e sono veramente felice di sapere che sei arrivato a Kamakura sano e salvo. La mia ansia era tale che ho chiesto tue notizie a chiunque venisse qui da Kamakura. Uno mi ha detto di averti incontrato a Yumoto, un altro di averti incontrato più avanti a Kozu e quando un terzo mi ha detto che ti aveva visto a Kamakura, mi sono sentito sollevato. D’ora in avanti non devi venire a visitarmi di persona, a meno che non sia assolutamente necessario; quando devi comunicarmi qualcosa di urgente, manda un messaggero. Ero davvero molto preoccupato riguardo al tuo ultimo viaggio; un nemico cerca di farti dimenticare il pericolo per poterti attaccare. Se devi viaggiare, non risparmiare sul prezzo di un buon cavallo, porta con te i tuoi migliori soldati per difenderti da un’imboscata e scegli un cavallo che ti possa portare facilmente con tutta l’armatura».

Il Daishonin si preoccupa del ritorno a Kamakura di Shijo Kingo

In questa lettera il Daishonin esprime la sua profonda preoccupazione per la sicurezza di Shijo Kingo durante il viaggio di ritorno a cavallo da Minobu a Kamakura, che a quell’epoca durava due o tre giorni, e racconta di come avesse chiesto a chiunque provenisse da Kamakura se lo avesse incontrato lungo la strada. C’era chi diceva di averlo visto a Yumoto o a Kozu, e infine qualcuno si imbatté in lui a Kamakura. A quest’ultima notizia il Daishonin finalmente si sentì rassicurato e poté tirare un respiro di sollievo.
Il Daishonin era davvero un maestro meraviglioso e premuroso. Ma la considerazione nei confronti di Shijo Kingo non si ferma qui: gli raccomanda di non ripetere il pericoloso viaggio fino a Minobu a meno che non fosse assolutamente necessario, aggiungendo che, se avesse dovuto comunicargli qualcosa di urgente, avrebbe dovuto inviargli un messaggero.
Perché il Daishonin era così preoccupato? Per andare da Kamakura a Minobu si doveva prima percorrere il sentiero che costeggia il fiume Fuji7 per poi proseguire verso est attraverso la provincia di Suruga, in mezzo alle montagne di Hakone. Nella provincia di Suruga vi erano molti feudi controllati direttamente dai membri del clan Hojo, la maggioranza dei quali aderiva alle scuole buddiste tradizionali ed era quindi ostile ai discepoli del Daishonin. Vi erano anche molti altri pericoli in quella zona montuosa, e il Daishonin non poteva fare a meno di preoccuparsi per la sicurezza del suo discepolo.
Oltre a ciò, malgrado l’atteggiamento del signore Ema fosse notevolmente cambiato in meglio, Shijo Kingo doveva rimanere costantemente vigile nei confronti dei samurai invidiosi e pieni di rancore che lo avevano calunniato e che avrebbero colto qualsiasi opportunità per sbarazzarsi di lui.
La prudenza è particolarmente importante nei viaggi di ritorno: quando abbiamo realizzato qualche obiettivo tendiamo a essere maggiormente rilassati e quindi è più facile abbassare la guardia; inoltre spesso siamo più stanchi di quanto pensiamo. Sebbene Shijo Kingo fosse un abile spadaccino, in un momento del genere l’attacco improvviso da parte di un nemico avrebbe potuto essergli fatale.

La vigilanza è la chiave della vittoria

Il Daishonin osserva: «Un nemico cerca di farti dimenticare il pericolo per poterti attaccare». Dovremmo tutti imprimere profondamente nel cuore queste parole; per attraversare un torrente impetuoso e realizzare i propri obiettivi si deve usare la massima cautela.
Alla fine delle riunioni esortiamo i membri a fare attenzione agli incidenti d’auto e ricordiamo loro che la riunione non è finita fino a quando non sono giunti a casa sani e salvi. Fare uno sforzo cosciente per stare attenti può evitarci di cadere vittime delle funzioni demoniache.
Il Daishonin consiglia a Shijo Kingo persino il tipo di cavallo da scegliere: in termini moderni, ciò potrebbe corrispondere a un suggerimento sul mezzo di trasporto da preferire: automobile, motocicletta, bicicletta e così via. Quando ci muoviamo, anche a piedi, per svolgere le attività della Sgi dobbiamo stare all’erta.
Noi membri della Sgi abbiamo tutti una nobile missione per kosen-rufu. Vi prego di non prendere scorciatoie quando è in gioco la sicurezza e di fare sempre attenzione alle minime avvisaglie di contrattempi o di pericolo. Portate a compimento ogni attività con successo e senza incidenti, ma se una persona dovesse avere un incidente vi prego di incoraggiarla con calore.
Quali che siano le difficoltà che incontriamo, facendo emergere la fede nella Legge mistica possiamo alleggerire la nostra retribuzione karmica e trasformare il veleno in medicina. Naturalmente la cosa migliore è non avere nessun incidente.

Alleggerire la retribuzione karmica: è un’espressione che si trova nel Sutra del Nirvana e letteralmente significa “trasformare il pesante e riceverlo in modo leggero”. “Pesante” indica il karma negativo accumulato nel corso di innumerevoli vite passate. Come beneficio di proteggere il corretto insegnamento del Buddismo possiamo sperimentare una retribuzione karmica più leggera in questa vita, espiando così il karma pesante che altrimenti ci avrebbe afflitto non solo in questa vita, ma anche in quelle future.

Mia moglie e io recitiamo sempre assiduamente per la sicurezza e il benessere di tutti i membri. Siete preziosi e preziose seguaci del Budda, perciò ricordatevi vicendevolmente di essere prudenti e fate voto di tenere le funzioni demoniache lontane dalla vostra strada.
Come scrive il Daishonin: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se la vostra determinazione cala anche solo un po’, i demoni prenderanno il sopravvento» (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 885). Prego affinché ognuno e ognuna di voi, senza eccezioni, vi sforziate con diligenza nella vostra pratica buddista in accordo con questa intramontabile direttiva, sconfiggendo così le funzioni negative e conducendo una vita caratterizzata da grandi vittorie.

«Nell’ottavo volume di Grande concentrazione e visione profonda e nell’ottavo volume di Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda” di Miao-lo si afferma: “Più forte è la fede, maggiore è la protezione degli dèi”. Questo vuol dire che la protezione degli dèi dipende dalla forza della fede di una persona. Il Sutra del Loto è un’eccellente spada, ma la sua forza dipende da chi la impugna».

L’importanza di una fede forte

Le divinità celesti proteggeranno sicuramente coloro che praticano il Sutra del Loto, lo sostengono e lo propagano nell’Ultimo giorno della Legge: avranno la lode dei Budda e dei bodhisattva, e gli dèi del sole e della luna illumineranno la loro strada, davanti e dietro.
Ma è la fede individuale che attiva queste funzioni protettrici dell’universo. 4 La realizzazione delle nostre preghiere dipende da un impegno totale e da una determinazione sincera, come insegna il Gran Maestro Miao-lo: «Più forte è la fede, maggiore è la protezione degli dèi». Una forte fede, una forte determinazione, è la chiave per la vittoria. La forza sprigionata dalla potente spada del Sutra del Loto dipende dalla fede di chi la impugna.
Il Daishonin esortava costantemente Shijo Kingo a comportarsi e a vivere da persona saggia. Si preoccupava profondamente del successo del discepolo e gli dava consigli dettagliati su aspetti della vita ai quali doveva prestare particolare attenzione, sull’atteggiamento da tenere nei confronti del suo signore e sul comportamento nelle relazioni con le persone che lo circondavano.
In un certo senso il nostro scopo, come praticanti del Buddismo del Daishonin, è costruire e vivere un’esistenza nella quale niente può sconfiggerci: la fede nella Legge mistica ci consente di stabilire questo stato vitale di vittoria assoluta, ben più profonda delle vittorie e sconfitte “relative” (dipendenti dagli eventi esterni, n.d.r.) che possiamo sperimentare nel corso della vita quotidiana. Sforzandoci costantemente nella pratica buddista, e coltivando gradualmente la nostra forza interiore un giorno dopo l’altro, possiamo sviluppare quella potente convinzione nella fede che ci permette di sfidare fino in fondo qualsiasi difficoltà quando infuriano i venti del karma e ci assalgono i tre ostacoli e i quattro demoni.
I “tesori del cuore” si accumulano lentamente nel tempo. Gli sforzi costanti per lucidare ogni giorno la vita e rafforzare la nostra fede e la nostra determinazione sono i mezzi con i quali costruiamo uno stato vitale incrollabile nel quale essere «felici e a proprio agio» (SDLPE, 318).
La fede consiste in una rivoluzione umana continua e lo scopo della pratica buddista è realizzare il nostro pieno potenziale come esseri umani. Per questo il Daishonin esortava il suo amato discepolo a vivere da persona saggia e come un modello per gli altri seguaci, insegnandogli a superare con la pratica buddista i problemi concreti che incontrava.
In Il generale Tigre di Pietra gli offre numerosi consigli per la sua sicurezza futura e sottolinea che è di vitale importanza rafforzare la fede e temprare la propria determinazione, sottolineando che la protezione delle divinità celesti «dipende dalla forza della fede di una persona».
Il Daishonin insegna che «è il cuore che è importante» (La strategia del Sutra del Loto, RSND, 1, 889); non è eccessivo affermare che la vittoria o la sconfitta dipendono da quanto la nostra determinazione e il nostro cuore sono forti e saldi.

«È il cuore che è importante»

Il Daishonin insegna che «è il cuore che è importante»; la vittoria o la sconfitta dipendono da quanto la nostra determinazione e il nostro cuore sono forti e saldi.
A proposito di persone dotate di una forte determinazione, ebbi occasione di dialogare con Aurelio Peccei (1908-1984), cofondatore e primo presidente del Club di Roma, un’organizzazione che riuniva una serie di esperti a livello globale. Dietro il suo caldo sorriso c’era un uomo di indomita convinzione. Eroe della resistenza antifascista italiana, fu arrestato dalla milizia fascista nel febbraio del 1944 e trascorse quasi un anno dietro le sbarre, proprio nello stesso periodo in cui il primo e il secondo presidente della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, furono incarcerati in Giappone. Fu sottoposto a violenti interrogatori da parte dei suoi carcerieri, ma non crollò. Peccei disse che la sua esperienza in carcere gli aveva insegnato sia la debolezza sia la forza degli esseri umani: aveva visto individui arroganti e presuntuosi capitolare vigliaccamente davanti alle autorità alla minima minaccia, mentre altre persone che nella vita quotidiana sarebbero sembrate insignificanti si erano rivelate davvero eroiche di fronte a quelle atroci persecuzioni, rifiutandosi di tradire i propri compagni.
Peccei scrisse: «Forse fu proprio in virtù delle esperienze di quel periodo [di prigionia] che iniziai a convincermi che il potenziale latente nell’essere umano è una grande forza rivolta verso il bene».

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La sua intuizione è in forte sintonia con gli insegnamenti del Buddismo. Dentro di noi possediamo «una grande forza rivolta verso il bene» che non può essere sconfitta da nessuna forma di oppressione o persecuzione. Questa forte determinazione indomita appare solo quando incontriamo direttamente le difficoltà; come dice il proverbio: «Le avversità rendono la persona saggia».
Nei suoi ultimi anni Peccei giunse alla conclusione che la rivoluzione umana era una questione vitale: «D’ora in avanti tutto dipende da come [l’uomo moderno] si comporterà e da cosa deciderà; perché è lui che, consciamente o inconsciamente, modellerà il suo destino individuale, quello collettivo e persino il destino della sua specie»;

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e anche: «Io ho fede nell’essere umano e credo nella rivoluzione umana».

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«Tra coloro che propagano questo sutra nell’Ultimo giorno della Legge, chi potrebbe paragonarsi a Shariputra, Mahakashyapa, Percettore dei Suoni del Mondo, Suono Meraviglioso, Manjushri e Re della Medicina? Le persone dei due veicoli [come Shariputra] avevano distrutto tutte le illusioni del pensiero e del desiderio, liberandosi dai sei sentieri; i bodhisattva [come Percettore dei Suoni del Mondo] avevano estirpato quarantuno dei quarantadue livelli di ignoranza ed erano come la luna della quattordicesima notte, prima che diventi piena. Ciò nonostante il Budda Shakyamuni si rifiutò di affidare la missione della propagazione a queste persone, affidandola invece ai Bodhisattva della Terra perché questi avevano temprato perfettamente la propria fede.
Il potente guerriero, il generale Li Kuang, la cui madre era stata divorata da una tigre, scagliò una freccia contro una pietra, scambiandola per la tigre, e la freccia vi si conficcò fino alle piume. Ma quando si rese conto che si trattava di una pietra, non riuscì più a perforarla. In seguito a ciò divenne noto come il generale Tigre di Pietra. Lo stesso è successo a te: sebbene i nemici siano in agguato, forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede più che mai. È impossibile dire tutto ciò che vorrei in una sola lettera. Con profondo rispetto, Nichiren».

I Bodhisattva della Terra si distinguono per la loro fede perfettamente temprata

In questo passo il Daishonin si chiede a chi verrà affidata la propagazione del Sutra del Loto nell’Ultimo giorno della Legge.
Shariputra e Mahakashyapa sono discepoli diretti di Shakyamuni e rappresentano i praticanti dei due veicoli. Percettore dei Suoni del Mondo, Suono Meraviglioso, Manjushri e Re della Medicina sono fra i bodhisattva che si radunarono in occasione della predicazione del Sutra del Loto. Sia i discepoli del Budda sia i bodhisattva avevano qualifiche di altissimo livello, ma Shakyamuni non affidò loro il difficile compito di propagare il Sutra del Loto nell’Ultimo giorno della Legge, che invece lasciò ai Bodhisattva della Terra.
Il Daishonin descrive i Bodhisattva della Terra come coloro che «avevano temprato perfettamente la propria fede». Come insegna il Sutra del Loto, le persecuzioni e le difficoltà sono inevitabili quando si cerca di propagare il sutra nell’Ultimo giorno della Legge: «Poiché odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?» (SDLPE, 235). Il Daishonin ripete spesso questa frase e la applica alla sua vita. Cosa occorre per riuscire a portare avanti questo compito difficilissimo? Una fede perfettamente temprata.
“Temprare” significa scaldare e lavorare ripetutamente il metallo per renderlo più forte. In un’altra lettera a Shijo Kingo il Daishonin spiega questo concetto: «Se messo in un fuoco ardente, il ferro non temprato fonde rapidamente [...] Ma una spada, anche se posta in un gran fuoco, resiste al calore per qualche tempo, perché è stata ben temprata» (L’eroe del mondo, RSND, 1, 745).

Una determinazione profonda rende possibile l’impossibile

Alla fine di questa lettera, poiché Shijo Kingo era un membro della classe guerriera di Kamakura, il Daishonin lo incoraggia narrandogli un aneddoto su come il generale cinese Li Kuang ricevette il nome di “generale Tigre di Pietra”.
La madre del generale era stata uccisa da una tigre. Un giorno Li Kuang, che era un arciere eccellente, scorse una tigre appostata in un cespuglio, e credendo che fosse quella che aveva ucciso sua madre, deciso a vendicarne la morte scagliò una freccia in quella direzione e colpì il bersaglio. Corse sul posto presumendo di aver ucciso l’animale, ma scoprì che si trattava di una roccia che rassomigliava a una tigre; tuttavia la sua freccia era penetrata nella pietra fino alle piume. In seguito il generale cercò di ripetere quell’impresa, ma non ci riuscì mai più.
Con questo famoso aneddoto il Daishonin voleva insegnare a Shijo Kingo l’importanza di basarsi su una fede forte e indistruttibile, spiegandogli che una fede del genere avrebbe sicuramente indotto la divinità celesti a proteggerlo: «Sebbene i nemici siano in agguato – scrive al discepolo – forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede [nel Gohonzon] più che mai».
Un anno dopo aver ricevuto questo incoraggiamento dal Daishonin, nell’ottobre 1279, effettivamente Kingo fu sorpreso in un’imboscata nella quale fu costretto a battersi in duello con un altro samurai suo nemico, e fortunatamente riuscì a respingere gli aggressori. Ricevendo la buona notizia di come fosse riuscito a sfuggire alla morte, il Daishonin loda la sua fede dicendo: «È stata una gioia per me sapere che la tua consueta prudenza e il tuo coraggio, così come la tua salda fede nel Sutra del Loto, ti hanno permesso di uscirne illeso» (La strategia del Sutra del Loto, RSND, 1, 888). E aggiunge queste parole, diventate una guida eterna per chi pratica il suo insegnamento: «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra» (Ibidem, 889).
La gioia e il sollievo del Daishonin nell’udire che il discepolo era salvo sono evidenti. La vittoria di Shijo Kingo era una vera e propria vittoria della fede, per aver lottato sinceramente per kosen-rufu con lo stesso impegno del maestro e per aver messo fedelmente in pratica i suoi insegnamenti. E fu anche una vittoria della rivoluzione umana.

È giunto il secolo della vittoria della gente e della rivoluzione umana

[...] Il nostro coraggioso impegno, come membri della Sgi, per fare del XXI secolo l’epoca della vittoria della gente e della rivoluzione umana, diventa sempre più evidente.
In questo mondo corrotto e travagliato, pervaso dai tre veleni, dobbiamo agire con coraggio, saggezza e compassione, brandendo la potente spada della fede nella Legge mistica. Continuiamo ad avanzare con indomita fiducia in noi e con l’orgoglio dei Bodhisattva della Terra, adottando fermamente lo spirito della rivoluzione umana nella nostra vita.

NOTE
  1. 1. Il dibattito di Kuwagayatsu vide come protagonisti il discepolo del Daishonin Sammbo e il prete tendai Ryuzo-bo, un protetto di Ryokan, capo dei preti del tempio Gokuraku di Kamakura, ostile al Daishonin. Ryuzo-bo fu clamorosamente sconfitto di fronte a un vasto pubblico fra cui vi era anche Shijo Kingo. I compagni di quest’ultimo, seguaci di Ryokan e gelosi di Kingo, colsero l’occasione per metterlo in cattiva luce agli occhi del signore Ema, riferendo che Kingo aveva interrotto il dibattito con la forza dimostrando disprezzo non solo per Ryuzo-bo, ma anche per Ryokan, che Ema stimava molto. Di conseguenza Ema minacciò Kingo di confiscare le sue proprietà se non avesse abiurato la sua fede nel Sutra del Loto.
  2. 2. Scrive il Daishonin: «Dici che i tuoi nuovi possedimenti occupano un’area tre volte più grande di quella di Tono’oka. Un uomo della provincia di Sado, che ora si trova qui e che conosce bene la località, mi dice che, dei tre villaggi, quello di Ikada è il migliore e, benché i campi e le risaie non siano molto estesi, i profitti sono incalcolabili. Due delle tenute danno ognuna un reddito annuo di mille kan, la terza di trecento kan. Ha riferito che tale è il valore delle tue terre» (Il ricevimento di nuovi feudi, RSND, 1, 839).
  3. 3. Il testo originale giapponese si potrebbe tradurre letteralmente: «La mia situazione è differente da quella degli altri». Secondo alcuni si riferisce alla scarsa salute del Daishonin, mentre per altri riguarda i pericoli e le difficoltà causate dalle autorità di governo.
  4. 4. In I due tipi di malattia il Daishonin scrive: «Io, Nichiren, fui colpito dalla diarrea il trentesimo giorno del dodicesimo mese dell’anno scorso e, fino al terzo o quarto giorno del sesto mese di quest’anno, gli episodi sono aumentati di frequenza giorno dopo giorno e si sono aggravati mese dopo mese. Proprio quando pensavo che si trattasse del mio karma immutabile, mi hai inviato le tue buone medicine e, dopo averle prese, i disturbi sono diminuiti giorno dopo giorno e mese dopo mese, e adesso sono un centesimo della loro intensità originale. Mi chiedo se il Budda Shakyamuni non abbia preso possesso del tuo corpo per aiutarmi, o se i Bodhisattva della Terra mi abbiano elargito la buona medicina di Myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 818). E, in Risposta a Hyoe no Sakan, racconta: «La medicina che mi ha mandato Saemon [Shijo Kingo] ha curato la mia diarrea» (RSND, 2, 709)
  5. 5. Spiriti maligni: (giapp. gedo) significa letteralmente “fuori dalla via” e di solito indica gli eretici e i non buddisti. Qui significa qualcosa o qualcuno che reca disgrazia.
  6. 6. Ne La raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin afferma: «Se guardiamo con gli occhi della saggezza aperti dal capitolo Durata della vita del Tathagata dell’insegnamento essenziale, ci illumineremo alla verità che i disagi, le malattie e le sofferenze sono, e sono sempre stati, una parte innata della vita. Tale è la saggezza del Budda di gioia illimitata» (BS, 121, 56).
  7. 7. Un fiume a ovest del monte Fuji che sfocia nella baia di Suruga.
  8. 8. Aurelio Peccei, The Human Quality, Pergamon Press, Oxford, 1977, p. 8.
  9. 9. Ibidem, p. 29.
  10. 10. Ibidem, p. 205.

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