BS 268 / 1 settembre 2026

Futuro

Questo numero segna il quarantesimo anniversario di Buddismo e Società, che – all’epoca con il nome DuemilaUno – ha visto la sua nascita nell’ottobre 1986.
268 numeri in cui la rivista, grazie all’apporto delle numerosissime persone che vi si sono dedicate (quasi la totalità volontarie), si è impegnata passo dopo passo nell’adempiere la missione che il maestro Daisaku Ikeda fin dall'inizio le ha affidato: «Infondere in tutta la popolazione la luce della speranza basata sulla filosofia del rispetto della dignità della vita» (BS 179, 3). Queste parole sono tratte dal messaggio che egli inviò dieci anni fa, in occasione del trentennale di Buddismo e Società. Un messaggio che rappresenta per ognuno e ognuna di noi un incoraggiamento a far emergere il potere trasformativo di cui la vita è intrinsecamente dotata: «Grazie alle parole e alle frasi che si basano sulla compassione buddista le persone gioiscono, decidono, si risvegliano e creano reti di solidarietà. Le nostre riviste hanno il ruolo di trasformare la disperazione in speranza, il dolore in gioia, il senso di impotenza in coraggio, per passare da “una vita in cui si piange per il proprio karma” a “una vita in cui si vive per realizzare la propria missione” rivitalizzando se stessi e gli altri» (Ibidem). Un messaggio che invita a interrogarci sui tempi che viviamo oggi e a volgere lo sguardo sul futuro che stiamo costruendo: «Mirando al quarantesimo e al cinquantesimo anniversario, sto pregando profondamente affinché la rivista Buddismo e Società possa continuare ad arricchirsi sempre di più» (Ibidem).
Siamo arrivati al quarantesimo anniversario, e non possiamo allora che rivolgere lo sguardo al cinquantesimo. Per questo abbiamo dedicato questo numero al “futuro”, dando voce a chi oggi ne è già protagonista – i giovani delle nuove generazioni – e parlando di alcune delle tante sfide che ci attendono. Sempre cercando di offrire una prospettiva di speranza, di gioia e di coraggio, con la convinzione che sono le azioni apparentemente invisibili che ognuno e ognuna di noi compie ogni giorno a costruire la corrente fondamentale che plasma il tempo e costruisce la società: «L’essenza risiede sempre nei legami cuore a cuore fra le persone, che ci permettono di entrare in contatto con coloro che stanno soffrendo e aiutarli ad andare avanti. Occorre anche una incrollabile fiducia nel futuro, unita all’ottimismo di pensare che possiamo plasmare il nostro destino. In altre parole, l’ingrediente fondamentale è la volontà invisibile e la forza vitale delle persone comuni che sorreggono la società dal basso»
(Daisaku Ikeda, Verso un secolo di pace, Esperia, p. 86).

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