BS / 22 luglio 2026

      Dignità

      Episodio 1

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      La dignità non viene concessa dagli altri, ma è un tesoro innato. È il fondamento dei diritti, della politica e del nostro vivere insieme. È il criterio per misurare le nostre scelte, il principio universale per trasformare i conflitti e avviare una rivoluzione umana nella società.
      In questo primo episodio vogliamo esplorare la parola dignità da diversi punti di vista: dai diritti umani alla salute, dal lavoro alla violenza di genere, fino alla pena di morte. Arricchendo le nostre riflessioni con i preziosi approfondimenti del maestro Daisaku Ikeda. 
      Parlare di dignità della vita significa riconoscere che ogni esistenza possiede un valore assoluto e inviolabile e come sottolinea Daisaku Ikeda: «Ogni persona possiede un potenziale infinito e ha la capacità di far emergere la propria unica ed essenziale dignità». È da questa consapevolezza che partiamo verso nuovi scenari.

      TRASCRIZIONE DEL PODCAST

      Osservando le guerre fra le nazioni, il terrorismo o i crimini individuali, ci rendiamo conto di quanto la società sia pervasa da una violenza estrema che disprezza totalmente il valore della vita.
      Oggi c'è un urgente bisogno di una società e di una religione votate alla dignità umana.
      Il Buddismo insegna la suprema dignità degli esseri umani e ne rivela la grandezza cosmica, così come sono. E non si limita semplicemente a spiegarlo, ma ci esorta a vivere concretamente sulla base di questo insegnamento (Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, Esperia, p. 713)

      ROSSELLA: Ciao e tutte e tutti! È un piacere darvi il benvenuto su SCENARI, un podcast di Buddismo e Società, la rivista bimestrale della Soka Gakkai italiana. Io sono Rossella…

      FEDERICO: E io sono Federico! Un caloroso benvenuto anche da parte mia! SCENARI è un podcast in cui approfondiremo insieme la visione dell’Umanesimo buddista legata ai temi dell’attualità, con letture, riflessioni e speciali interviste a cura della nostra redazione.

      ROSSELLA: Partiamo subito. In questa prima puntata parleremo di “dignità”, osservando questa parola da diversi punti di vista. Vogliamo affrontare una riflessione sul valore assoluto della vita come tesoro insostituibile: dalla filosofia di Kant al Buddismo di Nichiren Daishonin, la dignità di ogni esistenza è il fondamento dei diritti, della politica e del nostro vivere insieme. È il criterio per misurare le nostre scelte, il principio universale per trasformare i conflitti e avviare una rivoluzione umana nella società. 

      LETTORE: Agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre insieme come fine, mai semplicemente come mezzo. (Immanuel Kant, La fondazione della metafisica dei costumi)

      FEDERICO: Queste parole di Kant che troviamo in La fondazione della metafisica dei costumi esprimono un principio tanto essenziale quanto irrinunciabile che corrisponde anche all’asse spirituale che ispira tutte le attività della Soka Gakkai: porre il rispetto per la dignità, a fondamento di tutte le azioni quotidiane.
      Parlare di dignità della vita significa riconoscere che ogni esistenza possiede un valore assoluto e inviolabile. Per il Buddismo di Nichiren Daishonin tale dignità è una virtù intrinseca della vita. Infatti, in termini buddisti ogni essere umano, qualunque sia la sua condizione, possiede la natura di Budda. Possiede cioè la forza suprema, assoluta e indistruttibile, che è propria della vita ed è vasta quanto l’universo, e può manifestarla anche nei momenti di massima oscurità. È questo il cuore della pratica del Buddismo che, in termini laici, può essere espresso come “il rispetto per la dignità della vita”.

      ROSSELLA: Daisaku Ikeda scrive: Ogni persona possiede un potenziale infinito e ha la capacità di far emergere la propria unica ed essenziale dignità. Risvegliarsi a tale dignità può riaccendere la fiamma della speranza in una persona immersa nella più profonda disperazione, la quale, a sua volta, può accendere la speranza in un’altra persona. L’impeto di rinnovamento umano che ne risulta ha il potere di disperdere la confusione e l’oscurità che avvolgono la società (Buddismo e Società n. 152).

      Capitolo 1 – Diritti umani 

      ROSSELLA: Facciamo subito un primo “passo” trattando il tema della dignità nell’ambito dei diritti umani con Chiara Cardoletti, rappresentante per l’Italia, la Santa Sede e San Marino dell’agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR), che abbiamo intervistato lo scorso novembre.
      Dalle sue parole appassionate si percepisce l’impegno, personale e quello dell’organizzazione che rappresenta, nella difficile impresa di accogliere le persone che arrivano nel nostro Paese e aiutarle a ritrovare il loro posto nel mondo. A tal proposito ci ha parlato nello specifico del Community Matching, un progetto finanziato dai fondi 8xmille della Soka Gakkai. Sentiamo insieme un piccolo estratto.

      Chiara Cardoletti: Ovviamente ci si deve lavorare all’ integrazione, non avviene da sola, noi quello che vediamo è la capacità da una parte dei rifugiati di integrarsi quando aiutati e supportati nel farlo, la loro capacità di portare talento e voglia di fare, energia e diversità che ha tante sfaccettature alcune di queste molto molto importanti; dall’altra parte è un’opportunità per chi accoglie perché sicuramente è un confronto importante e lo vediamo appunto attraverso il community matching. Quello che stiamo vedendo è che è un confronto in positivo che trasforma le persone, le trasforma in persone in grado di capire, di concettualizzare l’altro. Queste sono cose molto importanti in tutte le società. 
      Quindi la paura fa parte di noi e bisogna capirla; dall’altra parte però bisogna trasformare questa paura nella possibilità di creare un mondo che sia diverso, capace di accettare le persone che hanno bisogno, ma che possono anche portare, come dicevo prima, molto talento, desiderio di arrivare è un grande drive per poter trasformare la propria vita in maniera positiva e ovviamente poter contribuire alla società e al futuro della propria famiglia.

      Capitolo 2 – Salute 

      FEDERICO: Dai diritti umani passiamo al tema della salute in relazione alla dignità. Ne abbiamo discusso insieme a Teresa Petrangolini. 
      Promotrice e attivista a favore di politiche di partecipazione civica, fondatrice di Cittadinanzattiva e del Tribunale per i diritti del malato, Teresa Petrangolini è sempre stata in prima linea nella lotta per la salvaguardia della dignità delle persone e in particolare nella tutela dei diritti dei pazienti. È stata eletta Consigliera regionale del Lazio nel 2013, ed è entrata nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio. Attualmente dirige il Patient Advocacy Lab promosso dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In occasione del nostro incontro, le abbiamo chiesto come affrontare il tema dignità in relazione alla salute. 

      Teresa Petrangolini: Il tema della dignità è il tema più importante legato alla malattia, è il tema più importante in assoluto, perché quando tanti anni fa nacque il famoso tribunale per i diritti del malato, il primo diritto era il diritto alla dignità. Perché la dignità di una persona che sta male viene continuamente messa in discussione, c’è un problema a partire dal diritto al nome e non al nome della malattia, dal diritto alla riservatezza, sono tutti i diritti legati alla dignità dell’essere umano. Perché quando se sei malato e entri in ospedale, non sei più un ingegnere, un chimico ma sei un malato; è come se entrassi in un altro status completamente diverso da quello che avevi. Anche l’uso dei gabinetti può essere un problema che ti toglie dignità, perché non hai più quella privacy a cui sei abituato.  Il problema di stare in piedi, perché magari nella sala d’aspetto non ci sono posti a sedere; quindi, tu vedi queste persone anziane che stanno lì con una folla di persone… cioè sono tutti aspetti che noi non leghiamo mai al problema della dignità della vita, ma invece sono tutti legati al problema della dignità della vita, perché poi tutti ci fidiamo delle cure mediche, io non ho niente da dire su come in Italia, ma anche in altri paesi va avanti l’innovazione sulla cura delle malattie. Quindi non è quello di cui parliamo, noi parliamo di un’altra cosa, cioè di come le persone nel momento in cui entrano in una struttura sanitaria, in un ambulatorio, nel rapporto con un medico, cominciano a perdere via via pezzi di dignità.

      Capitolo 3 – Lavoro 

      ROSSELLA: Parliamo adesso di lavoro. Lo immaginiamo, lo cerchiamo, lo viviamo, a volte lo perdiamo e non sempre lo ritroviamo, ma in ognuna di queste fasi il lavoro merita di essere vissuto con piena dignità.
      Purtroppo, come sappiamo, non sempre è così. L’Italia, nonostante una crescita tendenziale, è tra i paesi europei con il tasso di occupazione più basso. In cui si evidenzia un importante divario di genere, poiché mentre il tasso di occupazione maschile è più vicino alla media europea, quello femminile è significativamente più basso (53,1% a fronte di una media europea del 66,3%). Il divario con la media europea si fa sentire anche in merito alla fascia più giovane della popolazione, che è al 34,8% in Europa e al 19,2% in Italia. E anche quando il lavoro c’è, le condizioni possono essere incredibilmente difficili e addirittura nefaste. Nei primi nove mesi del 2025 le denunce di infortuni mortali presentate all’Inail sono state 777, registrando un aumento dei decessi in occasione di lavoro (570 casi). 
      Dati così crudi parlano chiaro, aiutandoci a mappare la realtà. (Fonte dati: ANSA)

      FEDERICO: Quando la parola dignità si allontana dall’ambito del lavoro, questo diventa qualcosa di diverso, un ingranaggio disumano in cui si presta attenzione solamente all’espansione economica, all’efficienza e all’utile, tralasciando ciò che è davvero essenziale: il valore e la singolare preziosità che ogni persona può consegnare alla società tramite il lavoro.
      Gaia Dionisi, una giovane professionista e neo mamma, ci ha raccontato la sua grande esperienza di vittoria sul lavoro. Grazie alla profonda decisione di sentire la grandezza della sua vita sotto ogni aspetto, è riuscita a prendere il coraggio di dire a se stessa: «Basta. Adesso cerco un nuovo lavoro!» e a trovarne uno nuovo fatto su misura per lei, che rispettasse le sue nuove esigenze. Sentite cosa ci ha raccontato Parlando della difficoltà di essere una mamma e una lavoratrice:

      Gaia Dionisi: È una lotta pazzesca, riservata alle donne, perché la sensazione che spesso hanno le mamme quando tornano a lavoro è di non essere abbastanza brave né come mamme né lavoratrici e quindi perdono di vista il proprio valore e si ritrovano a dire, “non faccio niente bene”, vorrebbero clonarsi. Vorrebbero essere due, una che lavora e una che sta sempre con il proprio figlio o comunque che è sempre disponibile. L’esperienza che sto facendo è di percepire profondamente il valore della mia vita e come questo valore se lo faccio brillare si manifesta in ogni ambito e in ogni relazione: nella relazione con mia figlia nella relazione con i colleghi e nella mia relazione con il lavoro. 

      Io vi assicuro che il momento in cui sono tornata a lavoro è stato il momento più sconvolgente ed è stato davanti a quella sofferenza che la mia decisione è stata “adesso io veramente posso far risplendere la mia vita e diventare una donna che è un esempio non soltanto per mia figlia ma anche tanti altri giovani e giovani mamme che sono esattamente nella stessa situazione”. Questa profonda decisione di sentire quanto è grande la vita, sono convinta che mi ha permesso di trovare questo equilibrio per cui adesso ho un lavoro manageriale, ma ci sono per mia figlia sempre, perché mi posso permettere di gestire tutto da casa.

      Capitolo 4 – Identità 

      LETTRICE: Potremmo non esserne completamente consapevoli, ma il potere delle nostre parole si esprime chiaramente nel riverbero che hanno su di noi e sugli altri.
      Magari una semplice parola di cura diversa dal solito può far nascere nell’altro una nuova percezione di sé, il rispetto chiama la dignità, al di là degli stereotipi, dei confini, delle culture, delle categorie, delle etichette.
      Decidere di usare parole per riconoscere il valore e la relazione con l’interlocutore è un atto di trasformazione, un’azione potente che cambia il contesto e promuove la dignità in senso universale. 

      Capitolo 5 – Violenza contro le donne 

      ROSSELLA: Continuando il nostro percorso di approfondimento abbiamo pensato vogliamo trattare ora il tema della violenza di genere, con un omaggio a Tina Lagostena Bassi, una delle prime avvocate italiane impegnate nella lotta per il riconoscimento della dignità delle donne, in particolare nei processi per stupro. In questo omaggio leggiamo:
      Le donne mi hanno aiutato a capire una cosa molto importante per un avvocato: che la legge non è sufficiente. Può contribuire a modificare un atteggiamento culturale, ma è necessario che fuori dalle aule dei tribunali, nella società, nella mentalità di uomini e donne si modifichino comportamenti e pensiero.  (Tina Lagostena Bassi)

      FEDERICO: A cent’anni dalla sua nascita, avvenuta a Milano nel 1926, il messaggio di Augusta – Tina – Lagostena Bassi conserva intatta la sua forza. Il suo nome ha lasciato un segno profondo nella storia civile italiana, quello di un’avvocata che ha scardinato la cultura patriarcale dei tribunali, trasformando il modo in cui il Paese vede, racconta e giudica la violenza sulle donne.

      ROSSELLA: Ed è nelle aule dei tribunali che l’avvocata comprende quanto maschilismo permei la giustizia: «Le donne dovrebbero stare a casa a fare la calzetta», le disse un collega durante un’udienza. La frase non la ferì, anzi la convinse a combattere. Il primo caso capace di smuovere l’opinione pubblica arriva nel 1976 con il massacro del Circeo. 

      FEDERICO: Tina difende Donatella Colasanti, unica sopravvissuta alle torture e allo stupro di gruppo. Da avvocata di parte civile, Lagostena Bassi affronta un’aula ostile, in cui – allora ancora più che oggi – le vittime venivano sistematicamente screditate.
      Ma qualcosa da quel crimine era cambiato: per la prima volta le donne entrarono in massa in tribunale, come parte civile, pubblico, opinione collettiva. Quel processo diventò un simbolo. E Tina, la sua voce.

      ROSSELLA: Nel 1994 Tina entra in Parlamento. È membro della Commissione Giustizia e coautrice della legge 66/1996, che per la prima volta riconosce la violenza sessuale come un reato contro la persona, non più come un’offesa alla moralità. Una rivoluzione epocale, frutto di vent’anni di mobilitazioni femminili e della tenacia di chi ha avuto il coraggio di pronunciare la parola “stupro” nelle aule giudiziarie.

      Capitolo 6 – Pena di morte 

      FEDERICO: Non possiamo parlare di dignità senza menzionare la pena di morte. 

      LETTORE Perché abolire la pena di morte con tanti problemi che ci stanno? Perché è la forma estrema di distruzione della cultura della vita ed è la negazione del potere riabilitativo della pena e della sanzione. Perché nega la ragione stessa per cui esistono i sistemi giudiziari e le leggi, che nascono sempre per ridurre la violenza, per difendere la società e la vita. Per questo la pena di morte è contro l’essenza stessa della legge e va messa, per sempre, fuori legge. 

      FEDERICO: Con queste parole Mario Marazziti, membro della Comunità di Sant'Egidio e moderatore dell’evento, ha concluso la sua introduzione al forum sulla pena di morte che si è tenuto nell’ambito degli Incontri Internazionali per la Pace organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio dal 26 al 28 ottobre 2025 a Roma, il cui titolo coraggioso quest’anno è stato “Osare la pace”. 
      Abbiamo partecipato anche noi all’evento come redazione e nella rubrica DOCU EVENTI, dedicata a eventi della cultura e della società che vedono protagonista, tra gli altri, la Soka Gakkai italiana, abbiamo riportato alcuni estratti di interventi per noi particolarmente significativi.

      LETTRICE La dignità della vita è una qualità intrinseca, un valore intangibile che dimora in ogni essere umano, anche in chi ha compiuto crimini orrendi. Negarla in qualcuno significa, in ultima analisi, diminuirla in tutti. Quando una società accetta la pena di morte, manda un messaggio devastante: che alcune vite valgono meno di altre. È una forma di violenza istituzionalizzata che distrugge la speranza e alimenta una cultura della vendetta. Ikeda la definisce “la tendenza a sottovalutare la vita”.
      Abolire la pena di morte significa scegliere la fiducia invece della paura, la compassione invece della vendetta. È una sfida che riguarda tutti noi — governi, religioni, società civile — perché non si tratta solo di cambiare una legge, ma di cambiare la coscienza dell’essere umano.

      FEDERICO: Sono state queste le parole della relatrice per la Soka Gakkai International Enza Pellecchia (Giurista e accademica italiana, professoressa ordinaria di Diritto privato all’Università di Pisa e coordinatrice della Rete delle Università italiane per la Pace).

      ROSSELLA: è poi intervenuto Joaquín José Martinez, un testimone diretto, che ci ha raccontato la sua esperienza. 

      LETTORE Crescendo negli Stati Uniti ero un forte sostenitore della pena di morte. Come molti, credevo che le famiglie delle vittime avrebbero almeno avuto la possibilità di vedere finalmente perseguito l’assassino del loro figlio o figlia, fratello o sorella, madre o padre, e che questo avrebbe messo fine al loro dolore. Mai in un milione di anni avrei immaginato che sarei finito nel braccio della morte. «Soltanto le persone cattive ci vanno», pensavo. Credevo nella giustizia.
      Ho passato cinque anni e mezzo in prigione, tre dei quali nel braccio della morte. Sono stato arrestato erroneamente ma persone di tutte le religioni hanno lavorato insieme per riportarmi a casa. Alla fine mi è stato garantito un nuovo processo, è stata riconosciuta la mia innocenza e sono ritornato a casa dalla mia famiglia. Famiglia: che bella parola. Parlo a voi per quello che la pena di morte rappresenta nella nostra società: odio, vendetta, mancanza di compassione e di umanità. Parlo contro la pena di morte perché credo davvero nella giustizia. Credo davvero nell’umanità. Credo pienamente nella pace, nel perdono e nell’amore.

      FEDERICO: All’interno del forum è stato menzionato il film del 1996 Dead Man Walking, diretto da Tim Robbins e tratto dall’omonima biografia di Sister Helen Prejean.

      LETTORE: Credo che uccidere sia sbagliato, chiunque sia a farlo, che si tratti di me, di voi o del vostro governo. 
      Ci troviamo in Luisiana, anni Novanta, e queste sono le limpide parole del detenuto Matthew Poncelet, condannato alla pena capitale per un terribile delitto.
      Dopo sei anni di reclusione Poncelet, interpretato da un camaleontico Sean Penn, contatta la suora Helen Prejean per avere assistenza in carcere. Lei con diversi dubbi accetta di fargli da “consigliere spirituale”, missione insolita per una femmina.
      A vestirne su misura i panni è una magnifica Susan Sarandon, magistrale nel raccontare tramite la postura, i gesti, gli sguardi spaesati ma mai persi, il suo viaggio dentro la vita per riuscire a far valere ciò che reputa giusto: aiutare un condannato, il cui destino appare ormai sigillato, a morire con dignità.

      Capitolo 7 – Una prospettiva buddista sulla dignità  

      ROSSELLA: Passiamo ora a vedere più nel dettaglio l’importanza e la centralità della parola dignità nel Buddismo di Nichiren Daishonin.
      Daisaku Ikeda scrive: Nella tradizione buddista mahayana il Budda è considerato una persona comune degna di supremo rispetto; dunque non è in alcun modo separata dal resto dell’umanità. Attraverso gli sforzi umani per risvegliarci alla nostra dignità e assaporarla, e nello stesso tempo apprezzando e avendo cura delle persone intorno a noi, la nostra vita inizia a risplendere della luce sublime della Buddità. (Daisaku Ikeda, Proposta di pace 2018, Buddismo e Società 188)
      La natura di Budda, o Buddità innata, è un principio peculiare del Buddismo mahayana da cui si possono trarre molti elementi relativi al concetto di dignità.

      FEDERICO: Ma per una mentalità occidentale, che ha come riferimento l’idea di Dio, un essere trascendente sovraumano a cui conferire supremo rispetto, è difficile comprendere tale punto di vista, perché si considera l’obiettivo di diventare Budda come una sorta di desiderio impossibile - e anche arrogante. Per il Buddismo, invece, ciò che è assoluto e degno di supremo rispetto è la vita, in ogni forma questa si manifesti, e in tale comprensione consiste il risveglio o Illuminazione del Budda. Tale capacità di risveglio, definita Buddità innata o natura di Budda, è prerogativa di ogni individuo. La dignità non si merita, è innata, è di per sé. Usare la Buddità innata significa metterla in azione, agire questa capacità per riuscire a percepire la vera natura della vita e conferirle rispetto supremo.

      Capitolo 8 – Rispetto 

      ROSSELLA: E infine con Federico e la redazione ci siamo voluti confrontare con un’altra parola strettamente legata alla dignità: “rispetto”. Ne parliamo all’interno della rubrica “Chiavi di (S)volta” che trovate sia online sul nostro sito che sulla versione cartacea della nostra rivista. 
      Questa rubrica, curata da giovani e basata su incoraggiamenti di Daisaku Ikeda, vuole proporre alcuni spunti che possano essere delle vere e proprie “chiavi di (s)volta”. Ogni puntata è dedicata a un tema caro al periodo della gioventù, ma che in realtà è fondamentale in tutte le fasi della vita.

      FEDERICO: il maestro buddista Daisaku Ikeda ci incoraggia a interagire con gli altri sempre con sincerità, per allenarci al sentiero del rispetto reciproco, riconoscendo la preziosità della vita di chi abbiamo di fronte. Scrive:
      Rispetto significa considerare gli altri come un tesoro, riconoscendo i loro punti di forza, le loro qualità, a prescindere da chi sono. (Daisaku Ikeda, Nuovo Rinascimento n. 640) 

      In un altro scritto afferma:
      Quando riusciremo ad apprezzare la nostra stessa vita acquisiremo in modo naturale il rispetto per quella altrui. (Daisaku Ikeda, In cammino con i giovani, p.110)

      ROSSELLA: Sempre il maestro Ikeda scrive: Ogni persona, senza dubbio, ha un suo speciale punto di forza. Se impari a vedere i lati positivi delle persone intorno a te, anche loro inizieranno a vedere i tuoi. Coloro che rispettano gli altri saranno a loro volta rispettati. (Daisaku Ikeda, Nuovo Rinascimento n. 640) 

      LETTRICE: Nichiren Daishonin afferma: È come il caso in cui ci si inchini rispettosamente davanti a uno specchio: l’immagine nello specchio allo stesso modo si inchina rispettosamente davanti a noi. Se crediamo nella natura di Budda degli altri, li rispettiamo e li valorizziamo dal profondo del cuore.  
      Apriamo il sentiero del rispetto reciproco e della coesistenza armoniosa così da mettere fine al circolo vizioso che ha fatto a lungo parte del destino dell’umanità. (Daisaku Ikeda, Cos’è la felicità, Esperia, p.96)

      FEDERICO: Per continuare a riflettere sul tema della puntata ogni mese proponiamo un suggerimento in ambito culturale. 

      ROSSELLA: Esatto, e visto il tema di questo episodio oggi parliamo di un altro film: Il diritto di contare, pellicola del 2017 diretto da Theodore Melfi, che racconta la potente storia vera della matematica e fisica della NASA Katherine Johnson che, insieme alle sue colleghe, è riuscita a far valere, sfidando ogni tipo di discriminazione, il valore del rispetto per contribuire in modo fondamentale al successo delle prime missioni spaziali americane.

      FEDERICO: Prima di concludere vorrei leggere queste splendide parole di Emily Dickinson:

      Non conosciamo mai la nostra altezza

      finché non siamo chiamati ad alzarci.

      E se siamo fedeli al nostro compito

      arriva al cielo la nostra statura.

      L’eroismo che allora recitiamo

      sarebbe quotidiano, se noi stessi

      non c’incurvassimo di cubiti

      per la paura di essere dei re

      ROSSELLA: E così siamo in dirittura di arrivo. 

      FEDERICO: E già Ross! Chiaramente riuscire ad esaurire nel tempo di un episodio le sfumature e le implicazioni di una parola come dignità, così ricca di significato sappiamo che non è possibile; 

      ROSSELLA: Quindi il nostro invito è quello di continuare a leggere tutti gli approfondimenti direttamente sul nostro sito buddismoesocieta.org. in particolare, sul numero 264 di gennaio- febbraio 2026. 

      FEDERCIO: E a seguirci sui nostri canali social per rimanere sempre in contatto! 

      ROSSELLA: Allora Grazie per averci ascoltato!  E grazie anche a te Federico!

      FEDERICO: ma grazie a te Rossella, e a tutte e tutti voi per l’ascolto!
      Mi raccomando iscrivetevi al podcast per non perdere i prossimi episodi!

      A presto, verso nuovi SCENARI! 


      buddismoesocieta.org