BS 121 / 1 marzo 2007

Dall'atomica al disarmo

Joseph Rotblat

Fisico nucleare, premio Nobel per la pace nel 1995, è morto nel 2005 a novantasei anni. Durante la seconda guerra mondiale ha partecipato al progetto Manhattan, finalizzato alla costruzione delle prime bombe atomiche, per poi dissociarvisi con coraggio e dedicare da allora il suo talento di scienziato al disarmo e alla pace

Fisico nucleare, premio Nobel per la pace

di Riccardo Antonini

Se è vero che la storia non si fa con i "se", è altrettanto vero che a volte, nel corso degli eventi, vi è un momento in cui una decisione può essere gravida di conseguenze al punto che, se si fosse scelto diversamente, la storia dell'umanità sarebbe potuta essere profondamente diversa.
Joseph Rotblat si è trovato in uno di questi grandi crocevia della storia, e non ha avuto dubbi su quale sentiero percorrere e quale abbandonare.
Fisico nucleare, premio Nobel per la pace nel 1995 insieme al movimento Pugwash (dal nome della cittadina canadese che ospitò i ricercatori per la prima volta) per il disarmo nucleare fondato nel 1957 con Bertrand Russell e Albert Einstein, è morto a novantasei anni, nel 2005, pochi giorni dopo il 60mo anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki (su di lui vedi anche la recensione del libro di dialoghi con Daisaku Ikeda, a p. 64).
Durante la seconda guerra mondiale Rotblat ha partecipato al progetto Manhattan, finalizzato alla costruzione delle prime bombe atomiche, per poi dissociarvisi con coraggio e dedicare il resto della vita al disarmo e alla pace. Rotblat proveniva da una famiglia ebrea, originariamente benestante ma che aveva perso tutto a causa delle requisizioni militari durante la prima guerra mondiale. Aveva iniziato a lavorare come scienziato in Polonia, paese natale anche di Maria Curie, dove pertanto già esisteva una grande tradizione scientifica proprio in quei settori che si sarebbero poi rivelati cruciali per lo sviluppo dell'arma atomica. Fin da bambino, durante il primo conflitto mondiale, aveva provato su di sé le sofferenze provocate dalla guerra: miseria, mancanza di medicine, fame estrema. Lo scoppio del secondo conflitto mondiale lo colse in Inghilterra, dove era andato a lavorare presso il laboratorio di James Chadwick, scopritore del neutrone, la particella elementare che risulterà poi fondamentale per lo studio del nucleo atomico. Purtroppo non riuscì a farsi seguire dalla amatissima moglie, all'inizio per mancanza di risorse economiche - la sua borsa di studio bastava appena a sostenerlo - e poi per l'invasione nazista del suo paese natale. Nonostante i suoi drammatici tentativi per salvarla, sua moglie morì in un campo di sterminio.
Un mondo libero da armi nucleari è desiderabile? È possibile?
Con la testimonianza della sua vita Rotblat risponde affermativamente a queste due domande fondamentali. Con il rigore e la semplicità dei grandi scienziati ci conduce verso la convinzione che le affermazioni a favore del disarmo nucleare totale, contro l'imbroglio ideologico della dottrina della deterrenza e per una scienza non dedita alla sola acquisizione di conoscenza sono solidamente fondate non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello logico.
Per lui l'acquisizione di nuova conoscenza è solo uno dei tanti scopi della scienza: quello principale è di contribuire a migliorare la condizione umana. Inoltre ha sempre ribadito di credere che l'essere umano sia intrinsecamente buono, e che siano le circostanze a renderlo aggressivo e a fargli commettere mostruosità [come la costruzione di ordigni nucleari].
Da vero scienziato, Rotblat comprese la globalità del fenomeno nucleare e non solo i suoi aspetti tecnici. Fra i fisici che parteciparono al progetto Manhattan fu l'unico ad agire coerentemente con i suoi convincimenti etici. Nel marzo del '44, dopo aver saputo da rapporti dell'intelligence alleata che i nazisti non avevano nessun ordigno nucleare e che non erano assolutamente in condizioni di averlo, chiese a James Chadwick, direttore del gruppo britannico, di avere il permesso di lasciare immediatamente il progetto. Le conseguenze, sul piano della carriera scientifica e della vita personale, furono pesantissime. In realtà già da qualche tempo Rotblat meditava di lasciare il progetto poiché durante una cena con Chadwick aveva saputo, dallo stesso capo del progetto Manhattan generale Leslie Groves, che il vero scopo dell'impresa era quello di "sottomettere i Russi". Inizialmente, come molti altri, aveva fatto sua la motivazione di lavorare al progetto di un'arma "così demoniaca come quella nucleare" tremedamente a malincuore, e solo per contrastare un'altra realtà, almeno altrettanto demoniaca: "la diabolica dottrina del nazismo", per usare le sue parole. Ma le interviste da lui rilasciate ci mostrano la nascita e lo sviluppo della tecnologia atomica e della sua "dottrina" sotto una luce completamente diversa da quella divulgata.
Il concetto originale di deterrenza nucleare - contrastare il potenziale vantaggio militare del "nemico" derivante dal possesso di ordigni di distruzione di massa con il possesso di un arsenale almeno altrettanto distruttivo e minacciare di usarlo in ritorsione a un attacco - era stato proposto dallo stesso Rotblat nei confronti del nazismo. Poiché, si argomentava al tempo, non si poteva essere certi che Hitler non avesse, o non potesse avere in tempi brevi, ordigni atomici, si era deciso di costruirne per poterne minacciare l'uso contro la Germania e i suoi alleati qualora questi ne avessero paventato per primi l'uso. Ma la storia della seconda guerra mondiale, in cui questi ordigni vennero usati solamente contro popolazioni civili di nazioni che certamente non ne possedevano, dimostra quanto la dottrina della deterrenza (in base alla quale il mondo intero è stato tenuto sotto l'incubo nucleare) sia un grottesco imbroglio fondato su falsità.
Gli eventi che portarono all'esplosione di ordigni nucleari su popolazioni inermi appaiono dunque non già come l'indesiderata ma ineluttabile conseguenza del lavoro di uomini e donne impegnati a contrastare con l'orrore un male maggiore, ma il frutto dell'asservimento, acritico e spesso dettato da meschine ambizioni, del genio scientifico a un potere politico estremamente cinico, che aveva fin dall'inizio come unico scopo quello di ottenere un vantaggio militare. La prospettiva di un disarmo nucleare completo, ben lungi dall'essere una soluzione semplicistica, si basa del resto su studi tecnici qualificatissimi condotti, tra gli altri, dallo stesso Rotblat.
Il cui lascito non potrebbe essere più chiaro: la fine dell'epoca della deterrenza - che altro non è che un eufemismo della parola ricatto - deve cedere il passo a una nuova epoca aperta e coraggiosa. Perché un mondo senza barbarie non può prescindere dall'eliminazione del ricatto nucleare, sotto la minaccia del quale troppi "mali minori" sono stati contrabbandati come necessità inderogabili. (Per citare solo le spese militari in tempo di pace, che sottraggono risorse a quel "miglioramento della condizione umana" che tanto stava a cuore a Rotblat).
L'incubo atomico potrebbe avere termine a patto di disfarsi definitivamente di ogni arma nucleare perché, come ha cercato in tutti i modi di trasmettere alle future generazioni il grande scienziato, questa scelta è l'unica possibilità che abbiamo per allontanare una volta per sempre lo spettro di una catastrofe di dimensioni apocalittiche. Del resto, anche se la storia non si fa con i se, il futuro dipende da quanti "se" noi ci poniamo prima di compiere le nostre azioni.

 

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