BS 205 / 1 febbraio 2021

Condividere il Buddismo di Nichiren: una pratica piena di compassione per la felicità propria e altrui

Lezioni di Daisaku Ikeda sugli scritti di Nichiren Daishonin

L’11 febbraio 2020 era il centoventesimo anniversario della nascita del mio maestro Josei Toda, un grande leader della propagazione che rivolse ai suoi discepoli il seguente appello: «Compagni Bodhisattva della Terra, affrontiamo questa sfida [di rendere kosen-rufu realtà]!». Condividere la Legge mistica con gli altri è la fiera missione della Soka Gakkai, l’organizzazione che sta realizzando l’intento del Budda, l’assemblea di Bodhisattva della Terra ai quali il Daishonin affidò la realizzazione di kosen-rufu nell’Ultimo giorno della Legge. Questa missione è l’essenza, la linfa vitale del Buddismo di Nichiren che ci permette di diventare felici e aiutare gli altri a fare lo stesso.

La lotta di maestro e discepolo per diffondere la Legge mistica

Nell’inverno del 1952 esortai i miei compagni di fede del capitolo Kamata di Tokyo a celebrare il mese di febbraio – in cui nacquero sia il Daishonin (il 16) sia Toda (l’11) – con un nuovo obiettivo riguardo alla propagazione.
Come discepolo di quel grande maestro di kosen-rufu che fu Toda, ero deciso a ripagare il mio debito di gratitudine verso di lui con una crescita significativa del numero di membri della Soka Gakkai. Quell’impresa, che in seguito fu chiamata la Campagna di febbraio,1rappresentò una svolta impressionante nell’espansione del nostro movimento.
Il modo migliore di ripagare il debito di gratitudine verso il proprio maestro è contribuire al progresso di kosen-rufu. Scrive il Daishonin: «Recita Nam-myoho- renge-kyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano» (Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 58). La pratica di recitare e diffondere Nam-myoho-renge-kyo non solo permette agli altri di intraprendere il cammino verso la felicità, ma colma anche la nostra vita di fortuna e benefici. È la via maestra per la felicità. I nostri sforzi per diffondere la Legge mistica abbracciano ogni aspetto della pratica buddista e sono la massima espressione della fede.
In questa lezione esamineremo la missione e ciò in cui crede la Soka Gakkai, i cui membri stanno gioiosamente conducendo dialoghi sul Buddismo in ogni parte del mondo per realizzare la felicità di tutte le persone.

«Punto terzo, sul brano: “Se dopo la mia morte uno fra questi uomini o donne devoti sarà in grado di trasmettere segretamente il Sutra del Loto a una sola persona, anche solo una frase, allora sap- pi che egli o ella è l’inviato del Tathagata. È stato inviato dal Tathagata a proseguire la sua opera” (SDLPE, 232).
La Raccolta degli insegnamenti orali dice: Il praticante del Sutra del Loto agisce come “l’inviato del Tathagata”. Il Tathagata è Shakyamuni e “l’opera del Tathagata” è Nam-myoho-renge-kyo. “Tathagata” si riferisce anche agli esseri viventi dei dieci mondi e dei tremila regni. Nichiren e i suoi seguaci, che ora recitano Nam-myoho-renge-kyo, sono i veri inviati» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 113, 48).

Come inviati e inviate del Budda

Tutti e tutte noi nasciamo in un particolare tempo e luogo in qualità di inviati e inviate del Budda. Come maestro e discepoli, come compagni e compagne di fede uniti da profondi legami karmici, viviamo insieme dedicandoci a una nobile missione comune. Questo passo della Raccolta degli insegnamenti orali afferma che, alla luce del Su- tra del Loto, i veri inviati del Budda sono il Daishonin e i suoi seguaci che stanno diffondendo la Legge mistica nell’Ultimo giorno della Legge. Vi si legge inoltre che «“Tathagata” si riferisce anche agli esseri viventi dei dieci mondi e dei tremila regni», vale a dire che noi esseri viventi siamo originariamente Tathagata, ovvero Budda. Quindi «l’inviato del Tathagata» non è un esse- re speciale. Chiunque abbia fede nel Gohonzon, reciti Nam-myoho-renge-kyo e incoraggi altre persone a farlo sta svolgendo «l’opera del Tathagata» come autentico emissario del Budda.

Condividere il Buddismo è lo spirito del Budda

Toda lodava moltissimo i membri che facevano conoscere il Buddismo agli altri. Diceva: «Onorate sempre coloro che diffondono la Legge mistica e partecipano alle attività della Soka Gakkai, perché stanno mettendo in pratica l’essenza del Buddismo di Nichiren». E incoraggiando affettuosamente le persone che avevano difficoltà a introdurre altri alla pratica, diceva: «Non vi preoccupate. Che cominci o meno a praticare, i benefici che ottenete parlando a qualcuno del Buddismo sono gli stessi. Verrà il momento in cui i vostri sforzi daranno i loro frutti, quindi continuate a piantare i semi».
Condividere il Buddismo indipendentemente dai risultati immediati è lo spirito del Budda. Questi sforzi costituiscono la sacra impresa di mettere in grado tutte le persone di diventare felici, che è il desiderio del Budda. Facendo così otterremo sicuramente benefici incommensurabili. Anche se i vostri tentativi dovessero incontrare critiche, perché le persone non vi capiscono, il solo fatto di averci provato pianterà radici di fortuna nella vostra vita. Mantenete il cuore aperto e continuate a fare del vostro meglio, pregando affinché la vostra sincerità arrivi agli altri e possiate adempiere la vostra missione in questa vita come inviati e inviate del Budda. Ogni vostro sforzo aiuterà le persone a creare un legame con il Buddismo, tutto ciò che dovete fare è condividere la fede con gioia. Sia la persona che parla sia quella che ascolta riceveranno benefici. Vi prego di tenere a mente che «la voce compie il lavoro del Budda» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 109, 41).

Permettere a tutti di ottenere uno stato di felicità assoluta

Durante la seconda guerra mondiale Toda fu incarcerato per le sue idee e privato della libertà materiale dalle autorità militariste. Fu in quelle circostanze che giunse a comprendere di essere un Bodhisattva della Terra che aveva preso parte alla Cerimonia nell’aria descritta nel Sutra del Loto. Da quel momento ebbe inizio il cammino dell’attuale movimento di kosen-rufu mondiale. Decise che si sarebbe adoperato per aiutare tutte le persone a risvegliarsi alla propria missione di Bodhisattva della Terra, all’orgoglio di essere inviate del Budda, proprio come era successo a lui in quella cella di prigione. Toda non chiedeva a chi lo seguiva di propagare il Buddismo, ma si impegnava anima e corpo affinché ogni discepolo e ogni discepola conseguisse uno stato di felicità assoluta in cui lo stesso fatto di vivere fosse una gioia. Per questo li esortava a vivere fino in fondo come inviati e inviate del Budda.

Una vita basata sul Daimoku

Una volta chiesi a Toda se insegnare il Buddismo di Nichiren agli altri in fin dei conti equivalesse a insegnarlo a sé stessi. Rispose toccando l’essenza della fede, affermando che quando insegniamo il Buddismo di Nichiren agli altri stiamo basando la nostra vita su Nam-myoho- renge-kyo. Non c’è altro da sapere, non ci sono tecniche né trucchi particolari.

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È meraviglioso vivere basandosi su Nam-myoho-renge-kyo! Significa dedicarsi alla propria missione di Bodhisattva della Terra mantenendo al centro della vita il desiderio di condividere la Legge mistica con gli altri. In questo modo la grandezza del Buddismo sarà visibile nel nostro comportamento quotidiano e nella nostra visione della vita e della morte. Se abbiamo questa convinzione ci verrà naturale comunicare agli altri la meraviglia della pratica buddista e allo stesso tempo potremo dimostrare la verità del Buddismo con il nostro esempio. Allineare la vita al ritmo di Nam-myoho-renge-kyo consiste in questo.
La condizione vitale di Buddità non è distante, è sempre presente nella nostra vita, è un tutt’uno con noi. La Raccolta degli insegnamenti orali afferma: «La natura di Budda e il corpo del Budda non sono altro che i corpi e le menti che costituiscono gli esseri viventi» (BS, 125, 50). Perciò conseguiremo di certo una condizione vitale in cui potremo liberamente impiegare la saggezza, il potere e il coraggio del Budda. Toda disse che «propagare la Legge mistica nell’Ultimo giorno della Legge significa semplicemente decidere che “la mia vita non è altro che Nam-myoho-renge-kyo!”».

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Noi siamo persone comuni subissate da problemi di ogni genere, che si impegnano sinceramente per farsi strada in mezzo alle difficoltà del mondo. Ma quando il desiderio del Daishonin di propagare con compassione la Legge mistica diventa la nostra missione personale, sprigioniamo una forza vitale enorme che ci permette di superare anche i più feroci assalti del karma. E momento per momento sgorga in noi lo stato vitale della Buddità. Tsunesaburo Makiguchi amava molto questo passo della Raccolta degli insegnamenti orali: «Il Budda del vero aspetto della realtà risiede in mezzo al fango e alla melma dei desideri terreni. Ciò si riferisce a noi esseri viventi» (BS, 114, 46). Il Daishonin ci promette che potremo superare ogni ostacolo e realizzare una condizione di suprema felicità che durerà per l’eternità e che anche le nostre famiglie godranno di fortuna per le generazioni a venire. Non esiste maggiore fonte di gioia e orgoglio.

«Il termine “Daimoku” ha due significati: uno indica il Daimoku del Primo e del Medio giorno della Legge e l’altro indica quello dell’Ultimo giorno della Legge. Durante il Primo giorno della legge, il Bodhisattva Vasubandhu e il Bodhisattva Nagarjuna recitavano il Daimoku, ma lo facevano unicamente come pratica per sé, senza andare oltre a questo.
Nel Medio giorno della Legge anche Nan-yüeh4 e T’ien-t’ai recitavano Nam-myoho-renge-kyo; lo facevano soltanto come pratica per il loro beneficio personale, ma non lo esponevano ampiamente agli altri. Questi esempi si possono chiamare il Daimoku della pratica meditativa. Adesso però siamo entrati nell’Ultimo giorno della Legge e il Daimoku che io, Nichiren, recito, è differente da quello delle epoche precedenti. Questo Nam-myoho-ren- ge-kyo comprende sia la pratica per sé sia l’insegnamento agli altri. I suoi cinque caratteri sono i cinque princìpi maggiori di nome, essenza, fondamento, funzione e insegnamento.

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.» (Sul ricevimento delle Tre grandi Leggi segrete, RSND, 2, 925).6

La pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo nell’Ultimo giorno della Legge è per sé e per gli altri

Questo passo spiega qual è la natura del Daimoku, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, nell’Ultimo giorno della Legge.
I maestri buddisti che abbracciarono il Sutra del Loto nel Primo e nel Medio giorno recitavano il Daimoku per il proprio beneficio personale, ma non lo insegnavano agli altri. Al contrario, il Daimoku del Daishonin non è solo una pratica per sé; si recita Nam-myoho-renge-kyo per sé e per gli altri, per alleviare le sofferenze di tutta l’umanità nell’Ultimo giorno della Legge. L’unico modo per liberare radicalmente le persone dalla sofferenza in questa epoca malvagia è attivare la loro intrinseca natura di Budda insegnando Nam-myoho-renge-kyo e piantando direttamente il seme dell’Illuminazione nella loro vita. In altre parole, l’insegnamento da diffondere nell’Ultimo giorno è la Legge di Nam-myoho-renge-kyo, e la pratica consiste nel recitare personalmente Nam-myoho-renge-kyo e insegnare agli altri a farlo.
Il Daishonin afferma che Nam-myoho-renge-kyo abbraccia i cinque princìpi maggiori di nome, essenza, fondamento, funzione e insegnamento. Ciò significa che Nam-myoho-renge-kyo è la cristallizzazione della saggezza e della compassione del Budda che desidera liberare ogni persona dalla sofferenza, e inoltre contiene tutta la fortuna e i benefici possibili.

Lo stato vitale riflette ciò per cui stiamo pregando

Mentre stava affrontando gravi persecuzioni il Daishonin continuava a pregare per la felicità di tutte le persone, come egli stesso afferma: «La mente del Budda è una mente di grande pietà e compassione» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 120, 52). L’essenza del Daimoku dell’Ultimo giorno è «una grande pietà e compassione» che cerca di alleviare le sofferenze dell’umanità. Quando si incontrano problemi e difficoltà è facile finire per pregare solo per se stessi. Ma il nostro stato vitale riflette ciò per cui stiamo pregando. Quando ampliamo la portata della nostra preghiera e recitiamo per la nobile causa di kosen-rufu essa includerà anche le nostre preoccupazioni personali. Grazie al benefico potere della Legge mistica possiamo espandere il nostro stato vitale, cambiare il karma e trasformare i problemi in tesori inestimabili. Le preghiere basate sul voto per kosen-rufu ci permettono di spezzare il guscio del piccolo io dominato dalla sofferenza e condurre una vita basata sul grande io. Sono preghiere piene di compassione che ci rendono persone capaci di aiutare gli altri a diventare felici e di contribuire alla pace mondiale. Sono preghiere piene di coraggio che fanno emergere dentro di noi il cuore del re leone. Sono preghiere piene di gioia che ci permettono di andare avanti con fiducia sul cammino della nostra rivoluzione umana. Allo stesso tempo le preghiere per arrivare a condividere il Buddismo di Nichiren con gli altri attivano una profonda trasformazione interiore. Sconfiggono l’ignoranza fondamentale che costituisce la causa di ogni sofferenza e rivelano la nostra natura fondamentale illuminata o natura del Dharma.
Come afferma il Daishonin: «L’elemento ku [che significa “merito”] nella parola kudoku [beneficio] [...] si riferisce ai meriti ottenuti eliminando il male, mentre l’elemento toku o doku [che significa “virtù”] si riferisce alla virtù che si acquisisce operando il bene» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 52).
Far conoscere il Buddismo di Nichiren agli altri è una sfida per sconfiggere l’ignoranza intrinseca nella vita nostra e altrui, elevare insieme lo stato vitale e rivelare la nostra innata natura illuminata. Il termine shakubuku, che viene spesso impiegato per indicare la propagazione nel Buddismo di Nichiren, in origine significava “severa confutazione”. In realtà rappresenta l’intensa lotta spirituale per vincere l’ignoranza fondamentale che è la fonte ultima di ogni infelicità. Shakubuku è un altro nome per indicare un dialogo basato sulla compassione e l’amicizia. Toda diceva: «Anche se personalmente stiamo soffrendo, ci sforziamo di andare dagli altri per incoraggiarli e aiutarli a diventare felici. È così che diventiamo Budda e creiamo un’immensa fortuna per le nostre famiglie e le persone a noi care».
La preoccupazione di un Budda, la preoccupazione più nobile di tutte, è come alleviare le sofferenze altrui. E in base al principio secondo il quale le illusioni e i desideri conducono all’Illuminazione, preoccuparci degli altri ci permette di temprare e purificare la vita, di accumulare cause per il conseguimento della Buddità e di godere di una fortuna incommensurabile. Toda disse anche: «Quando parliamo del Buddismo di Nichiren a qualcuno, [anche se non comincia a praticare] rimane la fiducia». Con i nostri pazienti e tenaci sforzi di recitare Nam-myoho-renge-kyo e parlarne agli altri sconfiggiamo l’oscurità fondamentale e conseguiamo una condizione di assoluta felicità guidata dalla nostra natura illuminata, piantando i semi della felicità e della speranza nel cuore delle persone.

Un debito di gratitudine verso tutti gli esseri viventi

Il primo dei quattro voti universali 7che i bodhisattva formulano all’inizio della pratica buddista è salvare innumerevoli esseri viventi. L’impegno di alleviare le sofferenze altrui e di dedicarsi alla felicità dell’umanità mantenendo saldamente nel cuore questo spirito compassionevole è il primo passo verso il conseguimento della Buddità. Diventare persone capaci di pregare per la felicità degli altri ci pone sul cammino sicuro verso l’Illuminazione, sulla via della crescita personale e della vittoria eterna.
Il Daishonin scrive anche: «Se non fosse per loro [tutti gli esseri viventi], non sarebbe possibile fare il voto di salvare innumerevoli esseri viventi» (I quattro debiti di gratitudine, RSND, 1, 38). E afferma che abbiamo un profondo debito di gratitudine verso tutte le persone che stanno soffrendo, perché sono la ragione per cui formuliamo il voto di condurre gli altri all’Illuminazione e facciamo del nostro meglio per realizzarlo.
Il principio di “non lasciare indietro nessuno” è alla base degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che la comunità internazionale sta cercando di realizzare. In esso risuona lo spirito compassionevole che caratterizza il voto del bodhisattva di liberare tutte le persone dalla sofferenza. In quest’epoca il nostro movimento per kosen-rufu mondiale risplenderà ancora di più come un faro di speranza per l’umanità.

Amore e considerazione per gli altri

In un’intervista pubblicata sul Mainichi Shimbun (uno dei principali quotidiani del Giappone) lo storico britannico Arnold J. Toynbee (1889- 1975) rispose ad alcune domande di lettori giapponesi. L’intervista risale ad alcuni anni prima del mio dialogo con lui (che si svolse dal 1972 al 1973). Un lettore chiese dove i bambini che soffrivano nel mondo avrebbero potuto trovare sostegno e conforto spirituale; Toynbee rispose che tutti gli esseri umani, ricchi e poveri, affrontano le stesse sofferenze, cioè il dolore mentale e fisico, l’inevitabilità della morte, la perdita di persone care e così via. Queste sofferenze fanno parte dell’esistenza umana e, a suo avviso, la religione poteva alleviarle. Aggiunse che con “religione” non intendeva riferirsi a particolari dottrine o rituali, ma all’amore e alla considerazione per gli esseri umani nostri simili. E concluse che, se non si crede in una qualche forma di religione che aiuti le persone a liberarsi dalle catene dell’io, la vita diventa difficile da sopportare per chiunque.

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Nel nostro dialogo Toynbee sottolineò l’importanza di far valere il rispetto per la dignità umana, e ciò accade solo quando le azioni delle persone sono governate dalla compassione e dall’amore.

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Abbiamo l’incredibile fortuna di praticare gli insegnamenti umanistici del Buddismo di Nichiren, che afferma la dignità e il valore di ogni persona, e di dedicarci al grande voto di kosen-rufu. Gli sforzi quotidiani nella pratica buddista sono una fonte di compassione indispensabile che ci permette di lavorare per la felicità degli altri portando pace e sicurezza alla società. Toda disse: «Stiamo mettendo in atto una grande rivoluzione, che non si combatte con la forza militare o il potere politico. Una rivoluzione nonviolenta, una rivoluzione umana. Questa è la vera rivoluzione». La realizzazione del grande scopo di kosen-rufu mondiale inizia dal dialogo con chi abbiamo di fronte. Gli sforzi per condividere il Buddismo di Nichiren con gli altri brilleranno per l’eternità come eredità luminosa della lotta di maestro e discepolo in accordo con la legge della vita. «Poiché siamo Bodhisattva della Terra/ abbiamo una missione da realizzare in questo mondo». Con questi versi della Canzone della rivoluzione umana della Soka Gakkai che risuonano nel cuore continuiamo a progredire allegramente danzando con gioia verso la realizzazione della nostra missione di Bodhisattva della Terra!

NOTE
  1. 1. Campagna di febbraio: nel febbraio del 1952 Daisaku Ikeda, allora consigliere del capitolo Kamata di Tokyo, diede inizio insieme ai membri a una grande campagna di propagazione che portò alla conversione di 201 famiglie in un mese, superando il precedente record mensile di 100 nuove famiglie.
  2. 2. Josei Toda: Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), vol 2, Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1982, p. 466.
  3. 3. Ibidem, pp. 466-67.
  4. 4. Nan-yüeh: il maestro di T'ien-t'ai
  5. 5. Cinque princìpi maggiori di nome, essenza, fondamento, funzione e insegnamento: cinque prospettive dalle quali T’ien-t’ai interpretò il Sutra del Loto nel suo trattato Il significato profondo del Sutra del Loto. “Nome” indica il significato del titolo di un sutra; “essenza” indica il principio fondamentale di un sutra; “fondamento” indica le principali dottrine di un sutra; “funzione” indica il beneficio e il potere di un sutra; “insegnamento” indica la posizione e l’influenza di un sutra rispetto agli altri
  6. 6. Sul ricevimento delle Tre grandi Leggi segrete, indirizzato a Ota Jomyo (1222-1283), spiega le Tre grandi Leggi segrete alla base dell’insegna- mento di Nichiren Daishonin. Esse sono l’oggetto di culto dell’insegnamento originale, il Daimoku dell’insegnamento originale e il santuario dell’insegnamento originale.
  7. 7. Quattro voti universali: voti che ogni bodhisattva formula quando decide di dedicarsi alla pratica buddista: salvare innumerevoli esseri viventi; sradicare innumerevoli illusioni e desideri; conoscere un infinito numero di insegnamenti buddisti; ottenere l’Illuminazione suprema.
  8. 8. Arnold Toynbee, Toinbi to Anata no Taiwa (Dialogo fra te e Toynbee), a c. di Yoshitaka Hoshino, Mainichi Shimbun, Tokyo, 1971, pp. 186-88.
  9. 9. Arnold Toynbee, Daisaku Ikeda, Dialoghi. L’uomo deve scegliere, Bompiani, Milano, 1988, p. 359.

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