«Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si propagherà per diecimila anni e più, per tutta l’eternità, perché ha il benefico potere di aprire gli occhi ciechi di ogni essere vivente del Giappone e sbarrare la strada che conduce all’inferno di incessante sofferenza» (Ripagare i debiti di gratitudine, RSND, 1, 658).
Cosa significa compassione
La compassione, negli antichi testi sanscriti, è descritta con il termine karuna, ovvero identificarsi con la sofferenza altrui e agire per dare sollievo e gioia.
In giapponese si usa il termine jihi, con il medesimo significato: «Ji significa amore, significa guidare le persone come se fossero i propri figli – scrive Daisaku Ikeda – e hi significa dispiacersi delle loro sofferenze e condividerne il dolore come se fosse nostro» (MDG, 519).
La compassione è il potere insito nell’universo
In un passo de La raccolta degli insegnamenti orali si legge: «Di tutte le diecimila piante e i diecimila alberi nel mondo, non ce n’è uno che non sia in essenza un bodhisattva che emerge dalla terra» (citato in SSDL, 2, 189). L’universo stesso è entità della compassione: dà vita a tutte le cose, le trasforma, in unità con il tutto, attraverso il ciclo ripetuto di nascita e morte. Le infinite forme di vita sono tutte funzioni che creano valore e hanno uno scopo benefico complessivo. La Legge mistica è di per sé compassione.
La compassione è la caratteristica dei Bodhisattva della Terra
Il mondo di Bodhisattva, il nono dei dieci mondi, rappresenta la condizione vitale caratterizzata dalla compassione. In tale condizione si prova soddisfazione nel dedicarsi ad alleviare le sofferenze degli altri e a condurli alla felicità senza risparmiarsi. I bodhisattva manifestano in termini umani le stesse funzioni benefiche dell’universo. I Bodhisattva della Terra propagano la Legge mistica per la salvezza degli esseri umani, mettendo in grado le persone di trasformare il karma di illusioni e sofferenze e sviluppare, a loro volta, le funzioni compassionevoli nel carattere e nel comportamento.
Compassione e coraggio
La causa fondamentale della sofferenza, dal punto di vista del Buddismo, è non conoscere il mezzo per manifestare la propria natura di Budda. Nella nostra epoca lo spirito fondamentale della compassione buddista si concretizza quindi nel fare shakubuku, un’azione altruistica che richiede pazienza, coraggio e fiducia nella natura di Budda propria e altrui. Parlare dell’insegnamento di Nichiren a chi soffre, incoraggiare e sostenere chi abbiamo accanto, richiede coraggio ed è di per sé compassione. Di questo spirito si parla ne Il vero aspetto di tutti i fenomeni: «Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. […] Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso» (RSND, 1, 342).
Compassione e saggezza
Compassione e saggezza sono correlate. La vera compassione non ha nulla a che fare con il sentimentalismo o con la pietà: è un impulso che scaturisce da un cambiamento interiore attraverso cui si trascende il sentimento illusorio di separazione o estraniazione che si prova soprattutto verso chi non si conosce bene o è diverso da noi. Sentire l’altra persona come totalmente “simile”, tanto da potersi prendere a cuore la sua realtà, fa scaturire la saggezza di agire nel modo più appropriato, trovando l’incoraggiamento, il gesto, la cura più adatte ed efficaci per la sua specifica condizione.
La pratica della compassione
Josei Toda diceva che la compassione non è un’austerità, ma si dovrebbe esprimere in maniera naturale nelle proprie azioni e intenzioni. La compassione è l'unico modo di vivere del Budda. E Daisaku Ikeda scrive: «Il desiderio di diventare felici insieme agli altri è il puro ed eterno desiderio di tutte le persone. È lo “spirito originale” che agisce nella profondità della nostra vita» (MDG, 1, 130).
In conclusione, la pratica della compassione consiste nell’allenarsi a superare i limiti dell’egoismo che generano chiusura e discriminazione, infelicità e insoddisfazione.
È un comportamento di grande umanità che fa emergere la capacità di trasformare conflitti e dissidi creando armonia nelle relazioni.
Compassione è sentire la profonda relazione che ci unisce a ogni altro individuo e a ogni forma di vita del nostro ambiente. E agire di conseguenza.
È la consapevolezza dei legami profondi fra noi e tutto quello che ci circonda. È vedere l’invisibile connessione della vita.
Perché, anche se non si vedono, esistono milioni di fili fra noi.
Non c'è niente e nessuno, nell’universo, che sia davvero separato dal resto. Al contrario, ognuno e ognuna di noi si manifesta solo grazie alla sua relazione con altri, altre.
Si tratta di dire sì a questa meravigliosa realtà e percepirla nel profondo della nostra vita.
Significa trasformare il modo di concepire noi stessi.
La compassione è la sostanza dell’universo ed è la funzione propria del mondo di Budda e di Bodhisattva, e dei Bodhisattva della Terra. Perciò tutti gli esseri viventi dell’universo sono sacri Bodhisattva della Terra mentre, in senso stretto, lo è chi si risveglia a questa Legge della vita. La via del bodhisattva consiste dunque nell’agire in sintonia con questa compassione universale.
Per esempio quando preghiamo, parliamo e agiamo per la felicità di una persona che soffre, la sostanza dell’universo si manifesta nei nostri pensieri, parole e azioni. Così possiamo godere dello stato vitale dei Bodhisattva della Terra, che indirizzano sé e la società verso la pace, la solidarietà e il rispetto dei diritti umani.
Possiamo definire la compassione una trasformazione dello stato vitale fondamentale delle persone. Così come possiamo definire kosen-rufu una battaglia per trasformare la tendenza che governa la società, dall’egocentrismo all’altruismo.
I buoni sentimenti non bastano a cambiare il mondo se non sono accompagnati dalla convinzione profonda del legame fra tutti i fenomeni, come insegna il Buddismo. Aver fede nel Sutra del Loto significa aver fede nell’essenza dell’umanità.
Non si tratta di un convincimento intellettuale, ma è la pratica concreta della compassione.
Di ogni fatto, di ogni situazione, di ogni persona si può pensare e dire bene o male. Ecco: l’azione più compassionevole è scegliere sempre il pensiero migliore. La parola più incoraggiante. Il gesto più attento alla natura di Budda inerente a ogni singola particella dell’universo.
Noi abbiamo la capacità di cambiare le cose, questo ci ha insegnato Nichiren.
Il Daishonin ha attribuito particolare importanza all'atteggiamento del Bodhisattva Mai Sprezzante, la cui storia viene narrata nel Sutra del Loto. Convinto che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di Budda, egli mostrava verso chiunque incontrasse un incrollabile rispetto, anche quando veniva oltraggiato o attaccato. Rispettando gli altri in questo modo, faceva risplendere la propria natura di Budda.
La fede in Nam-myoho-renge-kyo, l'essenza del Sutra del Loto, è la chiave per aprire la natura di Budda inerente a tutte le persone. Recitare Nam-myoho-renge-kyo è la forma di compassione più nobile, così come insegnare agli altri a fare lo stesso.
La compassione è la strada per la felicità, una felicità condivisa, quella forza autentica, contagiosa e benevola capace di trasformare tutto.
Bibliografia
Il dizionario del Buddismo, Esperia.
Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, Esperia.
Daisaku Ikeda, La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2.
Cosa significa compassione
La compassione, negli antichi testi sanscriti, è descritta con il termine karuna, ovvero identificarsi con la sofferenza altrui e agire per dare sollievo e gioia.
In giapponese si usa il termine jihi, con il medesimo significato: «Ji significa amore, significa guidare le persone come se fossero i propri figli – scrive Daisaku Ikeda – e hi significa dispiacersi delle loro sofferenze e condividerne il dolore come se fosse nostro» (MDG, 519).
La compassione è il potere insito nell’universo
In un passo de La raccolta degli insegnamenti orali si legge: «Di tutte le diecimila piante e i diecimila alberi nel mondo, non ce n’è uno che non sia in essenza un bodhisattva che emerge dalla terra» (citato in SSDL, 2, 189). L’universo stesso è entità della compassione: dà vita a tutte le cose, le trasforma, in unità con il tutto, attraverso il ciclo ripetuto di nascita e morte. Le infinite forme di vita sono tutte funzioni che creano valore e hanno uno scopo benefico complessivo. La Legge mistica è di per sé compassione.
La compassione è la caratteristica dei Bodhisattva della Terra
Il mondo di Bodhisattva, il nono dei dieci mondi, rappresenta la condizione vitale caratterizzata dalla compassione. In tale condizione si prova soddisfazione nel dedicarsi ad alleviare le sofferenze degli altri e a condurli alla felicità senza risparmiarsi. I bodhisattva manifestano in termini umani le stesse funzioni benefiche dell’universo. I Bodhisattva della Terra propagano la Legge mistica per la salvezza degli esseri umani, mettendo in grado le persone di trasformare il karma di illusioni e sofferenze e sviluppare, a loro volta, le funzioni compassionevoli nel carattere e nel comportamento.
Compassione e coraggio
La causa fondamentale della sofferenza, dal punto di vista del Buddismo, è non conoscere il mezzo per manifestare la propria natura di Budda. Nella nostra epoca lo spirito fondamentale della compassione buddista si concretizza quindi nel fare shakubuku, un’azione altruistica che richiede pazienza, coraggio e fiducia nella natura di Budda propria e altrui. Parlare dell’insegnamento di Nichiren a chi soffre, incoraggiare e sostenere chi abbiamo accanto, richiede coraggio ed è di per sé compassione. Di questo spirito si parla ne Il vero aspetto di tutti i fenomeni: «Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. […] Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso» (RSND, 1, 342).
Compassione e saggezza
Compassione e saggezza sono correlate. La vera compassione non ha nulla a che fare con il sentimentalismo o con la pietà: è un impulso che scaturisce da un cambiamento interiore attraverso cui si trascende il sentimento illusorio di separazione o estraniazione che si prova soprattutto verso chi non si conosce bene o è diverso da noi. Sentire l’altra persona come totalmente “simile”, tanto da potersi prendere a cuore la sua realtà, fa scaturire la saggezza di agire nel modo più appropriato, trovando l’incoraggiamento, il gesto, la cura più adatte ed efficaci per la sua specifica condizione.
La pratica della compassione
Josei Toda diceva che la compassione non è un’austerità, ma si dovrebbe esprimere in maniera naturale nelle proprie azioni e intenzioni. La compassione è l'unico modo di vivere del Budda. E Daisaku Ikeda scrive: «Il desiderio di diventare felici insieme agli altri è il puro ed eterno desiderio di tutte le persone. È lo “spirito originale” che agisce nella profondità della nostra vita» (MDG, 1, 130).
In conclusione, la pratica della compassione consiste nell’allenarsi a superare i limiti dell’egoismo che generano chiusura e discriminazione, infelicità e insoddisfazione.
È un comportamento di grande umanità che fa emergere la capacità di trasformare conflitti e dissidi creando armonia nelle relazioni.
Sentire la vita
Compassione è sentire la profonda relazione che ci unisce a ogni altro individuo e a ogni forma di vita del nostro ambiente. E agire di conseguenza.
È la consapevolezza dei legami profondi fra noi e tutto quello che ci circonda. È vedere l’invisibile connessione della vita.
Perché, anche se non si vedono, esistono milioni di fili fra noi.
Non c'è niente e nessuno, nell’universo, che sia davvero separato dal resto. Al contrario, ognuno e ognuna di noi si manifesta solo grazie alla sua relazione con altri, altre.
Si tratta di dire sì a questa meravigliosa realtà e percepirla nel profondo della nostra vita.
Significa trasformare il modo di concepire noi stessi.
La compassione è la sostanza dell’universo ed è la funzione propria del mondo di Budda e di Bodhisattva, e dei Bodhisattva della Terra. Perciò tutti gli esseri viventi dell’universo sono sacri Bodhisattva della Terra mentre, in senso stretto, lo è chi si risveglia a questa Legge della vita. La via del bodhisattva consiste dunque nell’agire in sintonia con questa compassione universale.
Per esempio quando preghiamo, parliamo e agiamo per la felicità di una persona che soffre, la sostanza dell’universo si manifesta nei nostri pensieri, parole e azioni. Così possiamo godere dello stato vitale dei Bodhisattva della Terra, che indirizzano sé e la società verso la pace, la solidarietà e il rispetto dei diritti umani.
Possiamo definire la compassione una trasformazione dello stato vitale fondamentale delle persone. Così come possiamo definire kosen-rufu una battaglia per trasformare la tendenza che governa la società, dall’egocentrismo all’altruismo.
I buoni sentimenti non bastano a cambiare il mondo se non sono accompagnati dalla convinzione profonda del legame fra tutti i fenomeni, come insegna il Buddismo. Aver fede nel Sutra del Loto significa aver fede nell’essenza dell’umanità.
Non si tratta di un convincimento intellettuale, ma è la pratica concreta della compassione.
Di ogni fatto, di ogni situazione, di ogni persona si può pensare e dire bene o male. Ecco: l’azione più compassionevole è scegliere sempre il pensiero migliore. La parola più incoraggiante. Il gesto più attento alla natura di Budda inerente a ogni singola particella dell’universo.
Noi abbiamo la capacità di cambiare le cose, questo ci ha insegnato Nichiren.
Il Daishonin ha attribuito particolare importanza all'atteggiamento del Bodhisattva Mai Sprezzante, la cui storia viene narrata nel Sutra del Loto. Convinto che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di Budda, egli mostrava verso chiunque incontrasse un incrollabile rispetto, anche quando veniva oltraggiato o attaccato. Rispettando gli altri in questo modo, faceva risplendere la propria natura di Budda.
La fede in Nam-myoho-renge-kyo, l'essenza del Sutra del Loto, è la chiave per aprire la natura di Budda inerente a tutte le persone. Recitare Nam-myoho-renge-kyo è la forma di compassione più nobile, così come insegnare agli altri a fare lo stesso.
La compassione è la strada per la felicità, una felicità condivisa, quella forza autentica, contagiosa e benevola capace di trasformare tutto.
Bibliografia
Il dizionario del Buddismo, Esperia.
Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, Esperia.
Daisaku Ikeda, La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2.