È facile essere gentili?
Dipende. Dal carattere, dal contesto, dalla cultura.
Di sicuro disporsi alla gentilezza apre porte. Dentro e fuori. Mentre sintonizzarsi sulla malagrazia procura a lungo andare amarezza e chiude i contatti. Con gli altri e all’interno di noi.
Se per spuntarla su qualcuno che reputiamo responsabile di un torto nei nostri confronti ci poniamo con fare denigratorio, giudicante o anche solo con sufficienza facciamo intanto un torto a noi stessi, chiudendo spazi e possibilità di contatto, soprattutto al nostro interno. Come se indossassimo un vestito scomodo, stretto e pesante, un’armatura che a noi per primi accorcia il respiro e accelera i battiti.
Inoltre questo rispondere per le rime di fatto non produce nessuno spostamento, tutto continua a muoversi sullo stesso piano, duro e ottuso. E noi, troviamo davvero ristoro?
Come queste pagine hanno raccontato estesamente, la gentilezza ha la forza di trasformare il mondo in un luogo migliore. Ma ha anche un’altra prerogativa: ci fa sentire bene.
Sui suoi vantaggi psicologici e fisici la scienza ha scritto molto: contrasta la depressione e rafforza il sistema immunitario, riequilibra la pressione sanguigna e riduce l’infiammazione, migliora la qualità del sonno e allunga la vita.
Anche smettere di fumare e adottare una dieta sana sono attitudini benefiche, che però spesso adottiamo con riluttanza perché ci sottraggono al piacere. Per la gentilezza è diverso: oltre a farci bene, è proprio nel momento in cui la mettiamo in atto che ci sentiamo bene. (Marina Marrazzi)