Lezione di Daisaku Ikeda | Pubblicata sul mensile Daibyakurenge di ottobre 2021
Ho ereditato dal mio maestro Josei Toda il desiderio di liberare il mondo dalla sofferenza e dall’infelicità: per questo ho sempre considerato i miei viaggi per kosen-rufu mondiale come una sfida finalizzata a realizzare una società globale in cui tutte le persone possano vivere in pace e sicurezza.
Partii per l’estero la prima volta il 2 ottobre 1960 con il cuore indissolubilmente unito a quello del mio maestro, di cui portavo la fotografia nel taschino della giacca. Il mio impegno a tutto campo per kosen-rufu mondiale iniziò da quel viaggio di 24 giorni che toccò nove città degli Stati Uniti, del Canada e del Brasile. L’anno dopo visitai cinque paesi e un territorio dell’Asia, e altre cinque nazioni in Europa. Poi, dal 1962 al 1967, e ancora dal 1972 al 1975, mi recai oltreoceano quasi ogni anno per aprire la strada di kosen-rufu.
Per diffondere una filosofia basata sul rispetto della dignità della vita
In ogni città e in ogni nazione che ho visitato ho recitato Daimoku con la determinazione di impregnare il suolo con Nam-myoho-renge-kyo. Parlando con ogni persona che incontravo e incoraggiandola ho piantato i semi della Legge mistica, facendo emergere Bodhisattva della Terra dedicati ad adempiere il voto di realizzare la propria missione per kosen-rufu.
La guerra fredda perdurava, la minaccia nucleare cresceva e in molte regioni c’erano dissidi e conflitti armati. In questo scenario aspettai, anzi creai il tempo giusto, costruendo nel contempo una rete di cittadini e cittadine globali impegnati nel realizzare la pace abbracciando una filosofia basata sul rispetto della dignità della vita.
Tutti questi sforzi culminarono in una riunione che ebbe luogo a Guam all’inizio del 1975 – al termine della mia visita di tre settimane negli Stati Uniti – a cui parteciparono membri di 51 paesi e territori nel corso della quale, il 26 gennaio, fondammo la Soka Gakkai Internazionale (Sgi).
A quel tempo avevo già formulato varie proposte per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche fra Giappone e Cina e per la fine della Guerra del Vietnam. Avevo visitato la Cina, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, facendo tutto ciò che era in mio potere, da privato cittadino, per contribuire ad alleviare le tensioni fra Cina e Unione Sovietica e trovare un modo di porre fine alla guerra fredda. Mi ero impegnato anche a realizzare dialoghi per la pace a beneficio del XXI secolo con noti intellettuali come il Conte Richard Coudenhove-Kalergi, uno dei primi fautori dell’unificazione europea, e lo storico britannico Arnold J. Toynbee.
Nel mio discorso in occasione della fondazione della Sgi feci notare come la persistente priorità che l’umanità attribuiva alla logica della forza militare, del potere politico e del profitto economico fosse un ostacolo alla pace che teneva il mondo in uno stato di costante tensione. E sottolineai come la religione potesse svolgere un ruolo essenziale per superare questa situazione e aprire una strada per una pace duratura.
Tutti i membri presenti, che avevano avuto la fortuna di incontrare questa meravigliosa Legge mistica, condivisero questa convinzione e determinazione. Conclusi dicendo: «Come coraggiosi discepoli di Nichiren Daishonin, pieni di compassione e di totale dedizione alla causa della verità e della giustizia, vi prego di vivere fino in fondo con spirito positivo, impegnandovi per la prosperità dei vostri paesi, per la felicità delle persone e la preziosa esistenza dell’umanità».
Adesso, più di quarant’anni dopo, il sole del Buddismo di Nichiren che illumina ogni cosa è sorto alto nel cielo e la sua luce compassionevole risplende ovunque. I membri della Sgi, profondamente orgogliosi del loro voto di Bodhisattva della Terra, stanno lavorando intensamente mentre la nostra rete di creazione di valore per la pace, la cultura e l’educazione continua a diffondere speranza in tutto il mondo.
Nichiren loda chi mantiene un irriducibile coraggio
La strada per la realizzazione di kosen-rufu mondiale è tutt’altro che facile. Abbiamo subìto critiche, attacchi, insulti e persino persecuzioni dovute a pregiudizi o scarsa comprensione. Ma i miei compagni di questa lotta condivisa sono sempre rimasti uniti a me nello spirito e senza farsi intimorire da nessuna difficoltà hanno dedicato coraggiosamente la vita a kosen-rufu con perseveranza e forza d’animo.
Il mio maestro diceva: «Non si può realizzare kosen-rufu senza un irriducibile coraggio» e «Coloro che avanzano con determinazione coraggiosa e impavida otterranno le più alte lodi di Nichiren Daishonin e meriteranno benefici illimitati».
In questa lezione studieremo alcuni passi degli scritti di Nichiren Daishonin che mettono in luce come un coraggio tenace e incrollabile sia la forza trainante di kosen-rufu mondiale.
«Poiché io ho esposto questo insegnamento, sono stato esiliato e quasi ucciso. Come dice il proverbio: “Un buon consiglio irrita l’orecchio”. E tuttavia non sono scoraggiato. Il Sutra del Loto è il seme, il Budda il seminatore e la gente il campo» (Gli elementi essenziali per conseguire la Buddità, RSND, 1, 664).
1Parole che incarnano la grande compassione del Daishonin
«E tuttavia non sono scoraggiato». Queste parole mi riempiono di emozione ogni volta che le leggo. Incarnano la grande compassione e l’incrollabile coraggio del Daishonin.
Nella parte del capitolo del Sutra del Loto Espedienti che recitiamo mattina e sera troviamo la frase «esercitarsi con coraggio e diligenza» (giapp. yumyo shojin)
(cfr. SDLPE, 65). Si potrebbe tradurre anche con «avanzare con coraggio e diligenza», un atteggiamento considerato come uno dei motivi per cui il Budda stesso è stato in grado di ottenere l’Illuminazione.
“Coraggio” (yumyo) significa affrontare coraggiosamente le difficoltà e raccogliere tutta la propria saggezza e creatività per raggiungere l’impossibile. Il Gran maestro Miao-lo
spiega shojin (diligenza) così: «Sho (puro) significa inalterato e immacolato; jin (sforzo) significa sforzo incessante». Vuol dire andare avanti diretti, senza farsi distrarre da altre cose. Il Sutra del Loto dichiara che il Budda stesso ha ottenuto l’Illuminazione tramite “coraggio e diligenza”, ovvero “esercitandosi con coraggio e diligenza” nel corso di molte vite.
Poi, nel capitolo Durata della vita, quando rivela la sua Illuminazione originale, Shakyamuni spiega che in realtà ha continuato incessantemente a impegnarsi compassionevolmente come Budda da un passato infinitamente remoto: «Io non ho tralasciato l’opera del Budda nemmeno per un solo istante» (SDLPE, 314).
«E tuttavia non sono scoraggiato» è lo spirito della Soka Gakkai
Il Daishonin condusse un’esistenza di continua lotta in cui sopportò persecuzioni e avversità di ogni sorta, l’incarnazione dello spirito di «esercitarsi con coraggio e diligenza» e di «non tralasciare l’opera del Budda nemmeno per un solo istante» affinché tutte le persone potessero godere di pace e felicità. Non vi è esempio di compassione più incoraggiante.
Ne Gli elementi essenziali per conseguire la Buddità il Daishonin afferma che il Bodhisattva Pratiche Superiori [guida dei Bodhisattva della Terra], al quale Shakyamuni affidò i cinque caratteri di Nam-myoho-renge-kyo,3 avrebbe guidato all’Illuminazione le persone dell’Ultimo giorno della Legge; e osserva che è proprio lui, Nichiren, che sta concretamente propagando la Legge mistica. Allo stesso tempo fa notare che la maggioranza delle persone, sviate dai “cattivi amici” o influenze negative, stava seguendo preti buddisti ostili al Sutra del Loto.
Il Daishonin rimproverava severamente l’atteggiamento delle scuole buddiste ufficiali, che ignoravano gli insegnamenti di Shakyamuni e avevano perso lo spirito fondamentale di aiutare le persone a ottenere l’Illuminazione. La sua era una battaglia per rivelare la verità, animata dal grande e compassionevole desiderio della felicità degli esseri umani. Ma, poiché «un buon consiglio irrita l’orecchio», fu aspramente perseguitato e, come egli osserva, «esiliato e quasi ucciso».
A quel tempo molti dei suoi discepoli, fra cui Shijo Kingo, i fratelli Munenaka e Munenaga Ikegami e Nanjo Tokimitsu, stavano affrontando persecuzioni a causa della loro fede. Possiamo considerare la frase: «E tuttavia non sono scoraggiato» non solo come espressione della sua ferma determinazione, ma anche come incoraggiamento ai discepoli a non darsi mai per vinti.
Toda tenne una lezione su Gli elementi essenziali per conseguire la Buddità nell’ambito di alcune sessioni di studio aperte a tutti i membri presso la Sala civica Toshima di Ikebukuro, a Tokyo. «“E tuttavia non sono scoraggiato”, questa è la chiave!» disse. Tutti i presenti si sporsero in avanti in attesa delle parole successive, ed egli proseguì: «Siamo incredibilmente fortunati a essere discepoli di Nichiren Daishonin. Noi siamo Bodhisattva della Terra e questo è il nucleo essenziale dello spirito della Soka Gakkai. Anch’io, per quanto indegno possa essere, sto lottando per kosen-rufu con lo spirito espresso dalla frase: “E tuttavia non sono scoraggiato”. Poiché agiamo nel solco degli insegnamenti del Daishonin siamo naturalmente preparati ad affrontare una serie infinita di difficoltà. Dobbiamo avere coraggio e perseveranza». Mi sembra di udire ancora chiaramente la sua voce mentre pronunciava queste parole.
La passione e l’impegno di condurre tutta l’umanità all’Illuminazione
Nella stessa lettera il Daishonin scrive: «Sia il maestro che il discepolo cadranno sicuramente nell’inferno di incessante sofferenza se, vedendo dei nemici del Sutra del Loto, non se ne curano e mancano di rimproverarli» (RSND, 1, 663). Si rifiutava di stare in silenzio quando vedeva «nemici del Sutra del Loto» che provocavano sofferenza alle persone.
Sin da quando decise di proclamare il suo insegnamento (nel 1253), il Daishonin era ben conscio che avrebbe subìto persecuzioni se si fosse battuto contro gli errori e le falsità, e che l’atto di recitare pubblicamente Nam-myoho-renge-kyo per la felicità di tutte le persone avrebbe sicuramente suscitato una dura opposizione.
Ma sapeva anche che queste erano le conseguenze inevitabili del propagare il Sutra del Loto nell’epoca malvagia dell’Ultimo giorno, come viene spiegato in vari passi del sutra stesso, fra cui il brano relativo alle sei azioni difficili e alle nove azioni facili.
Cominciò quindi la sua tenace battaglia spirituale animato da una ferrea determinazione.
Il punto di partenza fu questa promessa: «Io feci il voto di risvegliare in me il potente cuore dell’Illuminazione
e di non retrocedere mai» (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 212-213). Il fondatore della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi attribuiva un’enorme importanza a queste parole, che aveva sottolineato nella sua copia degli scritti di Nichiren Daishonin.
Quella ferrea promessa è il voto del bodhisattva di propagare il Sutra del Loto per condurre le persone all’Illuminazione nella malvagia ultima epoca successiva alla morte del Budda, di cui si parla specificamente nei capitoli L’apparizione della Torre preziosa, Esortazione alla devozione, Il Bodhisattva Mai Sprezzante e altri.
Continuare a proclamare la verità mentre si affrontano difficoltà significa avere lo spirito del Daishonin di diffondere l’insegnamento corretto del Buddismo e confutare gli insegnamenti errati.
Attraverso tale pratica risoluta si può cambiare la consapevolezza delle persone e trasformare la società.
Sin da quel primo passo nella propagazione della Legge mistica il Daishonin comprese appieno che sarebbe stato colpito da ogni sorta di difficoltà e persecuzioni. Infatti afferma più volte: «Da tempo mi aspettavo che saremmo arrivati a questo» (Le azioni del devoto del Sutra del Loto, RSND, 1, 678); «Nemmeno una volta ho pensato di ritirarmi» (La grande battaglia, RSND, 2, 438); «La battaglia continua ancora oggi» (La pratica dell’insegnamento del Budda, RSND, 1 347); «In questi vent’anni e più non ho mai conosciuto un’ora, anzi, un istante, di pace e sicurezza» (Sulla veste sfoderata, RSND, 2, 565).
Questo era il suo nobile spirito.
Ed esorta anche i discepoli in tal senso: «Voi tutti dovete essere interiormente preparati a ciò che potrà accadere [essere condannati all’esilio o a morte]. […] Non abbiate paura delle autorità» (Lettera ai miei discepoli e sostenitori laici, RSND, 2, 312); «Si è destinati ad affrontare i tre tipi di nemici. […] Non avete perciò motivo di impaurirvi» (La pratica dell’insegnamento del Budda, RSND, 1, 346); «Dovete alzare la voce ancor di più e ammonire [coloro che offendono la Legge]. Anche se la vostra vita fosse in pericolo, non dovrete minimamente vacillare» (Kamatari suggerisce di foggiare un’immagine del Budda, RSND, 2, 564); «Per quanti terribili nemici possiate incontrare, scacciate ogni paura e non pensate mai di retrocedere» (La pratica dell’insegnamento del Budda, RSND, 1, 351).
Naturalmente una dedizione altruistica e sincera non equivale a trascurare la propria vita. Come rivoluzionari e rivoluzionarie della Legge mistica viviamo pienamente e il più a lungo possibile, dedicandoci a kosen-rufu.
La determinazione coraggiosa di continuare a lottare tra le avversità
Il Daishonin afferma: «E tuttavia non sono scoraggiato». Questo significa che davanti a grandi avversità noi determiniamo di lottare con risolutezza, senza paura e senza cedere alla sconfitta.
Continuiamo a sfidarci nonostante tutto senza arretrare di un solo passo. Questo è lo spirito della Soka Gakkai che abbiamo imparato dai presidenti Makiguchi e Toda.
Lo stesso atteggiamento è indispensabile per trasformare il karma, coscienti che i tre ostacoli e i quattro demoni si manifesteranno e decisi ad affrontarli con il ruggito del leone di Nam-myoho-renge-kyo senza farci sviare o intimidire.
Questa è la chiave per “alleggerire la retribuzione karmica”
e condurre un’esistenza vittoriosa trasformando il veleno in medicina, come moltissimi membri hanno dimostrato sin dagli albori della Soka Gakkai.
Ci sono momenti in cui occorre una risposta prudente e flessibile; proprio come faceva il Bodhisattva Mai Sprezzante, che si metteva al riparo quando veniva attaccato con pietre e bastoni, ma dopo aver interposto una certa distanza si voltava e recitava ad alta voce il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri6 esprimendo il suo rispetto per tutte le persone.
Come mostra questo esempio, una convinzione incrollabile e una fede costante nel potenziale universale della Buddità sono l’essenza del comportamento dei bodhisattva che hanno fatto voto di condurre tutte le persone all’Illuminazione. Gli autentici bodhisattva non si arrendono mai e continuano a provare fino a quando hanno successo, impegnandosi ad adempiere la propria missione e decisi a creare un mondo in cui tutte le persone possano condurre una vita vittoriosa.
I Bodhisattva della Terra sono campioni e campionesse che hanno scelto di nascere in quest’epoca malvagia con la ferma decisione di portare avanti la loro intrepida lotta spirituale. Quando compiamo azioni per kosen-rufu risvegliamo il nostro voto dal remoto passato. La chiave per far questo è la relazione maestro-discepolo. Quando allineiamo il cuore al voto del maestro, un senso di missione innato sgorgherà dalle profondità del nostro essere.
Portando avanti l’indomita lotta del Daishonin per kosen-rufu, i membri della Sgi hanno tenuto testa a una serie infinita di ostacoli, tra cui opposizioni, maltrattamenti e persecuzioni, affrontando e trionfando su ogni sfida grazie a una fede basata sulla non dualità di maestro e discepolo e sull’unità di “diversi corpi, stessa mente”.
Dopo la sua dichiarazione: «E tuttavia non sono scoraggiato», il Daishonin rivela il principio di piantare il seme dell’Illuminazione: «Il Sutra del Loto è il seme, il Budda il seminatore e la gente il campo».
Piantare il seme del Sutra del Loto (Nam-myoho-renge-kyo) nella vita delle persone attiva la loro innata natura di Budda. I nostri sforzi per condurre dialoghi sul Buddismo si collegano direttamente all’atto del Budda di piantare i semi della Buddità affinché tutti e tutte possano ottenere l’Illuminazione. Noi stiamo mettendo in grado innumerevoli persone di formare un prezioso legame con il Buddismo grazie alla ferma determinazione espressa dalle parole: «E tuttavia non sono scoraggiato».
«Se vi dedicate completamente alla fede, non lo rimpiangerete mai»
Facendo notare come la società sia complessa e piena di contraddizioni, Toda concluse: «Solo il Buddismo del Daishonin ha esposto il mezzo per trasformare radicalmente il karma, insegnando il sentiero di eternità, felicità, vero io e purezza al fine di sperimentare un senso di realizzazione e soddisfazione duraturo. Nella vita non esiste sentiero migliore. Perciò, se vi dedicate completamente alla fede, non lo rimpiangerete mai».
Questa è la ragione per cui ci impegniamo a concretizzare l’ideale del Daishonin di “adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese”. In quest’epoca corrotta dell’Ultimo giorno della Legge il Buddismo ci insegna a elevare il nostro stato vitale, costruire una felicità solida e contribuire alla realizzazione di una società sicura e prospera.
Mentre perseveriamo tenacemente nella pratica buddista e nell’espansione della rete dei Bodhisattva della Terra ci avviciniamo, un passo dopo l’altro, alla creazione di un mondo di pace e felicità.
Continuiamo a progredire sul grande cammino di kosen-rufu con fede incrollabile per tutta la vita, mantenendo salde nel cuore le auree parole che rappresentano l’essenza dello spirito della Soka Gakkai: «E tuttavia non sono scoraggiato».
«Anche se sono una persona di scarsa abilità, mi sono riverentemente dedicato allo studio del Mahayana. Una mosca blu, se si posa sulla coda di un buon cavallo, può viaggiare diecimila miglia, e la verde edera che si abbarbica intorno al possente pino può crescere fino a mille piedi. Io sono nato come figlio dell’unico Budda, Shakyamuni, e servo il re delle scritture, il Sutra del Loto. Come potrei osservare il declino della Legge buddista e non essere colmo di pietà e rammarico?» (Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, RSND, 1, 18).
7Abbracciare con fierezza il Sutra del Loto, il re delle scritture
Studiamo ora un famoso passo di Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, trattato scritto in forma di dialogo fra un padrone di casa e il suo ospite.
Quando a un certo punto l’ospite, offeso, si alza arrabbiato deciso ad andarsene, il padrone di casa sorride e lo esorta a restare, poi continua con calma a spiegare l’insegnamento corretto. Ma l’ospite, ancora un po’ irritato, dice: «Voi, persona di umile posizione, vomitate accuse offensive come se niente fosse» (Ibidem). Queste parole sono il segno della sua innata arroganza che lo induce a disprezzare il suo saggio interlocutore. Il passo che studiamo è la risposta gentile e piena di compassione del padrone di casa, che inizia affermando: «Anche se sono una persona di scarsa abilità, mi sono riverentemente dedicato allo studio del Mahayana», suggerendo che anche l’individuo più umile può migliorarsi illimitatamente e condurre una vita meravigliosa abbracciando un grande insegnamento e dedicandosi a una grande missione. Poi impiega l’esempio della mosca blu e dell’edera. In tal modo sottolinea come il criterio per giudicare il valore degli altri non deve essere la posizione sociale bensì la filosofia o l’insegnamento che abbracciano.
Abbracciare il Sutra del Loto, «il re delle scritture», è fonte di grande onore e orgoglio, come afferma il Daishonin in altri scritti: «Poiché la Legge è meravigliosa, la persona è degna di rispetto»
(La persona e la Legge, RSND, 1, 972) e «Se la Legge che una persona abbraccia è suprema, ne consegue che la persona che l’abbraccia deve essere la prima tra tutte le altre» (Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto, RSND, 1, 55).
Per praticare il grande insegnamento del Buddismo abbiamo bisogno sia di un maestro che ci guidi lungo il sentiero corretto per la Buddità, sia di “buoni amici”, cioè compagni e compagne di fede che ci sostengano e incoraggino sul cammino della fede e della pratica.
Migliorarci e svilupparci nella Soka Gakkai – una meravigliosa organizzazione di “buoni amici” – è fondamentale per elevare il nostro stato vitale, portare avanti la rivoluzione umana e trasformare il karma.
La gioia di trascorrere la vita insieme alla Soka Gakkai
Molti membri si sono profondamente resi conto di quanto sia vero questo passo di Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese. Se dapprima erano totalmente assorbiti da problemi e sofferenze, abbracciando il grande insegnamento della Legge mistica e vivendo insieme alla Soka Gakkai, ai compagni e alle compagne di fede, hanno iniziato a godere di uno stato vitale di felicità inimmaginabile.
Questo passo riflette l’esperienza di chi si adopera per adempiere il grande voto di kosen-rufu insieme alla Soka Gakkai, l’organizzazione che porta avanti l’intento del Budda, ed esprime la grande gioia di raggiungere la propria felicità aiutando gli altri a fare lo stesso.
Lo spirito di proteggere il Buddismo
In questo passo il padrone di casa dice di essersi impegnato nello studio del Buddismo mahayana, caratterizzato dalla pratica del bodhisattva per alleviare le sofferenze di tutti gli esseri viventi. L’essenza di questa pratica risiede nel Sutra del Loto, che espone i princìpi dell’Illuminazione universale e dell’apparizione dei Bodhisattva della Terra.
Il padrone di casa afferma di essere «il figlio dell’unico Budda, Shakyamuni», cioè un discepolo del Budda che ha fede «nel re delle scritture, il Sutra del Loto». È significativo che egli parli dalla posizione di una persona che studia il Buddismo.
Nella parte iniziale di Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese il padrone di casa dice all’ospite: «Ora che voi siete qui possiamo lamentarci insieme e discutere a fondo questi problemi», e in tutta l’opera gli si rivolge da pari a pari, argomentando e impiegando passi di sutra per correggere le sue visioni errate riguardo al Buddismo; alla fine lo incoraggia ad abbracciare la pratica corretta per la felicità propria e altrui. Questa è la meravigliosa essenza del dialogo buddista.
Come discepolo del Budda, il padrone di casa invita l’ospite a unirsi a lui nell’imparare, discutere e praticare il Buddismo. Per lui il dialogo è una ricerca della verità, un tentativo di toccare il cuore dell’ospite attraverso un atteggiamento e un comportamento rispettoso. Alla base c’è il desiderio compassionevole di comunicare la verità al suo interlocutore affinché diventi felice, una compassione che genera coraggio e saggezza. Questo sforzo tenace di dialogare è mosso dall’incrollabile desiderio di condurre l’ospite all’insegnamento corretto.
In particolare, nella parte che stiamo studiando, troviamo un passo importante nel quale il padrone di casa esprime i suoi sentimenti più profondi: «Come potrei osservare il declino della Legge buddista e non essere colmo di pietà e rammarico?». Il Daishonin si chiede come possa un discepolo del Budda che studia il Buddismo mahayana non essere addolorato nel vedere che l’insegnamento corretto viene offeso, gli insegnamenti falsi predominano e il Buddismo viene trascurato. Alla base dei suoi sforzi incessanti di portare avanti un dialogo c’è lo spirito di proteggere il Buddismo. Per quanto ci riguarda, ciò corrisponde all’impegno incrollabile di diffondere la Legge mistica che permea tutte le nostre attività.
In ogni campo si possono ottenere grandi realizzazioni solo grazie a un impegno assiduo. Tutto dipende da ciò a cui è rivolto questo nostro impegno.
Mentre ci sforziamo di realizzare l’impresa senza precedenti di kosen-rufu, avanziamo con coraggio basandoci sugli stati vitali di Bodhisattva e di Buddità, senza farci turbare dalle lodi o dalle critiche delle persone dominate dai sei sentieri.
Al cuore della pratica del bodhisattva per aiutare ogni individuo a ottenere l’Illuminazione c’è l’azione concreta di intraprendere dialoghi pieni di compassione, che è anche la via certa per elevare il nostro stato vitale di base e quello altrui.
Toda disse: «La Soka Gakkai deve impegnarsi proprio come insegna il Daishonin. Con la determinazione di realizzare il desiderio del Daishonin di kosen-rufu dobbiamo trionfare in ogni grande battaglia».
La Soka Gakkai, collegandosi direttamente al Daishonin e basandosi saldamente sui suoi scritti, ha vinto in ogni impresa con la fede e la convinzione che «nessuna preghiera rimarrà senza risposta» (Sulle preghiere, RSND, 1, 306).
Una vita nobile dedicata a piantare i semi della pace
Per concludere vorrei condividere con voi il voto che formulai insieme ai miei compagni di fede Bodhisattva della Terra quando fu fondata la Sgi: «Il sole del Buddismo di Nichiren ha iniziato a sorgere all’orizzonte. Invece di ricercare lodi e gloria a livello personale, spero che dedichiate la vostra nobile vita a piantare i semi della pace della Legge mistica nel mondo intero. Io farò lo stesso».
Dalla grandiosa prospettiva dei diecimila anni e più dell’Ultimo giorno della Legge noi siamo solo all’inizio del nostro movimento. Mentre ci impegniamo ad adempiere il voto dei Bodhisattva della Terra, con la consapevolezza di essere discepoli del Budda, compiamo sforzi tenaci nel dialogo per realizzare un mondo pacifico e prospero attraverso l’insegnamento umanistico della Legge mistica. Così facendo pianteremo i semi, coltiveremo i germogli e alimenteremo la crescita di magnifici alberi di pace in tutto il mondo.
L’oggi è prezioso
«Abbiate il coraggio di piantare oggi i semi del domani».10 Questo è stato il messaggio ai giovani di Adolfo Pérez Esquivel, attivista dei diritti umani e premio Nobel per la pace.
Con un ardente spirito indomito, continuiamo i nostri sforzi per diffondere anche oggi la Legge mistica, e con gli occhi puntati sulla vetta lontana di kosen-rufu mondiale tracciamo con gioia la strada verso la vittoria insieme alla Soka Gakkai e ai compagni e alle compagne di fede, mantenendo sempre lo spirito contenuto nella frase: «E tuttavia non sono scoraggiato».