BS 228 / 1 gennaio 2023

Avanziamo con coraggio verso kosen-rufu continuando a progredire nella nostra vita

 

PRESENTAZIONE DELLO STUDIO MENSILE 2023

Studiamo insieme le lezioni più recenti del nostro maestro dalla serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”

Dopo una parentesi di due anni e mezzo, a partire da questo numero il materiale per il consueto studio del mese sarà nuovamente costituito dalle lezioni più recenti della serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, a cui il maestro Daisaku Ikeda sta tuttora dedicando le sue energie. Concentrarci ora su questa serie è per noi discepoli l’occasione per rimanere al passo con Sensei, approfondendo insieme a lui gli svariati argomenti che ne sono oggetto.
Come esemplificato dallo schema riportato nelle pagine successive (pp. 27-29), il percorso di lezioni di Gosho che il nostro maestro ha seguito per decenni, secondo un filo conduttore ben preciso che garantisse uno studio esaustivo dei principali trattati del Daishonin e di innumerevoli altri suoi scritti, ha condotto all’attuale serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, che possiamo senza esagerazione definire l’insieme di lezioni che indirizzeranno il futuro del movimento di kosen-rufu. I temi trattati, che affrontano tutti gli aspetti e le implicazioni della nostra fede, hanno sempre come fondamento il Gosho, gli scritti di Nichiren Daishonin, che rappresentano il solido riferimento per tutti i membri della Soka Gakkai fin dagli albori del nostro movimento. È stato infatti grazie alla preziosa guida dei tre presidenti della Soka Gakkai che abbiamo potuto approfondire, comprendere e mettere in pratica i concetti espressi nel Gosho; Daisaku Ikeda, in perfetta unità di intenti con il suo maestro, ha più di ogni altro reso possibile la comprensione e l’applicazione in termini moderni dei princìpi del Buddismo.
Questa serie includerà anche un’ampia trattazione de La raccolta degli insegnamenti orali, una trascrizione delle lezioni sul Sutra del Loto che il Daishonin tenne quando si trovava a Minobu redatta dal suo discepolo e successore Nikko. Daisaku Ikeda ha attinto in numerose occasioni da questa Raccolta citandone brani in tanti suoi scritti, ma non vi ha mai dedicato specifici approfondimenti. Crediamo che queste lezioni rappresentino un ulteriore, meraviglioso impegno del nostro maestro, che dà completezza alla sua immensa opera di analisi di ogni parola riconducibile a Nichiren Daishonin, che si aggiunge a quella da lui già svolta per rendere accessibile e comprensibile il Sutra del Loto, il testo di riferimento del Buddismo di Nichiren.
Per sottolineare come gli scritti di Nichiren Daishonin continuino a essere il fulcro del nostro studio mensile, nella nuova impaginazione della lezione (vedi pp. 32-41) sono ben evidenziati i passi dei Gosho studiati e inseriti alcuni brevi approfondimenti necessari a comprendere il contesto in cui sono stati redatti. (Il Comitato nazionale di studio)

ELEMENTI UTILI PER LO STUDIO DI QUESTA LEZIONE

(a cura del Comitato nazionale di studio)

«Quale è la maniera corretta di vivere?». In questa lezione Sensei, attraverso lo studio di due brani dagli scritti Persecuzione con spade e bastoni e I vestiti e il cibo, risponde a questa domanda indicando quale stile di vita adottare per ottenere la felicità indistruttibile di un’esistenza dedicata al grande voto di kosen-rufu.

FILO CONDUTTORE

Prendendo esempio dalla passione e dal potere della gioventù, dobbiamo alzarci con lo spirito dei Bodhisattva della Terra, da veri campioni di kosen-rufu. Chiediamoci sempre se abbiamo il coraggio e la passione per dedicarci all’impresa di realizzare kosen-rufu. (pp. 32-33)

Mantenere una pratica coraggiosa è l’essenza della fede e il tratto caratteristico delle persone giovani nel cuore, che mettono personalmente alla prova il Buddismo di Nichiren. La felicità nostra si costruisce insieme alla felicità degli altri. (p. 35)

Per manifestare la nostra missione unica e progredire nella fede dobbiamo basarci sempre sul Gosho e percorrere “le due vie della pratica e dello studio”. (p. 36)

Sostenere la vita in tutti i modi è la paramita della donazione, che contribuisce alla fioritura del Buddismo nel mondo. Donare, in questo senso, porta al grande beneficio di “prolungare la vita con la fede”. (p. 37)

Non c’è separazione tra fare bene agli altri e farlo a sé; questo è lo stile di vita che ci insegna il Gosho, che ci permette di superare l’egoismo e manifestare compassione e saggezza. (pp. 38-39)

Il nostro è un movimento di gente comune che realizza kosen-rufu attraverso il dialogo e l’incoraggiamento. L’intreccio di vite che si sostengono a vicenda costruisce una “terra preziosa” dove «“gioia” significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia». (pp. 39-40)

CENNI STORICI Persecuzione con spade e bastoni Nichiren scrisse questa lettera per il ventenne Nanjo Tokimitsu, sovrintendente del villaggio di Ueno, nel quarto mese del 1279. Il Daishonin all’epoca si trovava da quasi cinque anni sul monte Minobu e in quel periodo era nata una intensa attività di propagazione del suo insegnamento a opera del diretto discepolo Nikko Shonin. Il legame del Daishonin con la famiglia Nanjo era così forte che quando il padre morì nel 1265, Nichiren partì da Kamakura verso il villaggio di Ueno per offrire le sue preghiere al defunto. Fu quello il primo incontro di Tokimitsu, all’età di sei anni, con Nichiren. L’incontro successivo avvenne appena dopo il ritiro a Minobu del Daishonin nel 1274: è probabile che questo fu decisivo per il ragazzo, allora quindicenne, che da quel momento cominciò a partecipare a fianco di Nikko Shonin alle attività di propagazione, senza mai indietreggiare di fronte alle crescenti minacce delle autorità e dei signori locali. Nei momenti più difficili, culminati con la persecuzione di Atsuhara, Nanjo Tokimitsu usò la sua influenza per proteggere le persone più umili, mettendo anche a disposizione la sua abitazione come centro per le attività e come rifugio dalle autorità. Per la sua dedizione e il suo coraggio, Nichiren lo chiamò “il saggio di Ueno”, sebbene all’epoca fosse poco più che ventenne. Lo shogunato, in ritorsione per il supporto dato a Nichiren e ai suoi discepoli, gli impose pesantissime tasse che lo costrinsero a vivere in estrema povertà. Furono lunghi anni di difficoltà che Tokimitsu e la moglie Otozuru, assieme ai loro 13 figli, affrontarono con grande coraggio e senza mai abbandonare la fede, l’impegno per la propagazione e il sostegno al Daishonin. Quando il tredicesimo giorno del decimo mese del 1282 Nichiren morì, Tokimitsu era presente alla cerimonia funebre al fianco dei discepoli più vicini e amati dal Daishonin, come Shijo Kingo, Toki Jonin, i fratelli Ikegami e Ota Jomyo. In seguito Nanjo Tokimitsu donò a Nikko Shonin il terreno per costruire il tempio Dai-bo, il futuro Taiseki-ji, quando questi lasciò Minobu nel 1289 per preservare l’eredità dell’insegnamento del Daishonin. Molti anni dopo questi eventi, nel 1323, la moglie Otozuru venne a mancare e Tokimitsu, l’anno seguente, trasformò in suo onore e memoria la loro abitazione nel tempio Myoren-ji, intitolato con il nome buddista dell’amata compagna Myoren (Loto meraviglioso). Nanjo Tokimitsu morì nel 1332. A noi restano più di trenta lettere scritte per lui da Nichiren, il numero più alto tra quelle indirizzate ai discepoli. (testo integrale RSND, 1, 854)
CENNI STORICI I vestiti e il cibo Di questa lettera è giunto a noi solo un frammento, la parte iniziale. La destinataria e l’anno non sono certi, ma secondo alcune fonti la lettera è stata scritta da Minobu nel 1278 ed è indirizzata alla monaca laica Ueno-ama, madre di Nanjo Tokimitsu. Era diventata discepola di Nichiren Daishonin assieme al marito quando Tokimitsu era poco più di un neonato, e oltre a lui aveva dato alla luce altri otto figli. Dovette affrontare grandi difficoltà, come la morte del marito nel 1265, quando era in attesa dell’ultimo figlio, e quella prematura di altri due figli, tra cui il primogenito, scomparso nel 1274. A seguito di questo lutto Nanjo Tokimitsu, quindicenne, dovette assumere la guida della famiglia e del villaggio di Ueno. In questa lettera il Daishonin la ringrazia per le offerte ricevute, una testimonianza della sua fede sincera e assidua. Come l’altra lettera citata in questo saggio di Sensei, anche questa si colloca nel periodo di intensa attività di propagazione nelle regioni attorno al monte Minobu, quando si andava formando la comunità più vasta, il samgha, dei credenti dell’insegnamento di Nichiren. Una comunità che comprendeva ormai persone di tutte le estrazioni sociali, senza distinzioni di alcun tipo, concretizzando in questo modo il desiderio originale del Budda di salvare tutte le persone. (testo integrale RSND, 2, 1002)

Avanziamo con coraggio verso kosen-rufu continuando a progredire nella nostra vita

Lezione pubblicata sul mensile Daibyakurenge di gennaio 2022 nella serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”

All’inizio di un nuovo anno, con il cuore pieno di speranza e determinazione rinnovata trabocchiamo di entusiasmo e aspettative. Naturalmente ci aspettano giorni sereni e giorni di pioggia, e potremmo incontrare qualche bufera di difficoltà. Ma vista la nostra ferma decisione di andare avanti, non abbiamo niente da temere.

Mi torna in mente un monologo di Faust, il protagonista dell’omonima opera teatrale di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832):

Sento il potere in me di avventurarmi
via per il mondo; di portare il peso
d’ogni bene terreno e d’ogni male;
di battermi con tutte le bufere
fra schianti di naufragio, e non tremare.
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Queste parole esprimono lo spirito di affrontare con coraggio le tempeste della vita: non è forse lo stesso che pulsa nella Soka Gakkai sin dai suoi albori?

Ho il coraggio?
Mentre rinnoviamo il nostro voto all’inizio del nuovo anno dovremmo chiederci: «Ho il coraggio di agire per kosen-rufu? Ho la passione ardente per farlo? Ho lo spirito combattivo per compiere nuovi passi avanti senza farmi scoraggiare da ostacoli o difficoltà?».
Kosen-rufu è l’intento del Budda e il nostro grande voto. Ma se pensiamo che un giorno lo realizzerà qualcun altro, non succederà mai niente: le ruote di kosen-rufu cominciano a girare solo quando noi decidiamo di alzarci e iniziamo a muoverci, anche di un solo passo. Questo è vero anche oggi che la Soka Gakkai continua a dispiegare le ali, come movimento religioso globale, verso il nostro centenario [nel 2030].

La passione e il potere della gioventù sono la forza motrice del progresso dinamico
Tra le macerie del Giappone del dopoguerra il mio maestro Josei Toda fece voto di realizzare kosen-rufu e iniziò per primo la lotta per alleviare le sofferenze delle persone, animato da un profondo senso di compassione e giustizia. In vista del 1952 dichiarò che il tempo di kosen-rufu era giunto e si appellò ai membri affinché lottassero da «coraggiosi campioni della propagazione, persone che si dedicano a kosen-rufu». Era il primo capodanno dopo la sua nomina a secondo presidente della Soka Gakkai (3 maggio 1951) e Toda era determinato a farne un anno di progresso dinamico. Soprattutto nutriva immense aspirazioni e grande fede nella passione e nel potere dei giovani. Nelle sue “Guide per la gioventù” pubblicate l’anno prima ci esortava con tutto il cuore: «Giovani alzatevi con coraggio! Giovani, unitevi a me nella lotta!».

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E mentre ci accingevamo a iniziare il nuovo anno ci spronava a essere «coraggiosi campioni della propagazione».
Io, in quanto giovane, volevo rispondere alle sue aspettative e ripagare il mio debito di gratitudine nei suoi confronti. Una delle prime imprese che guidai, nel 1952, fu la Campagna di febbraio del capitolo Kamata di Tokyo.

Campagna di febbraio: nel febbraio del 1952 Daisaku Ikeda, allora consigliere del capitolo Kamata a Tokyo, diede inizio insieme ai membri della zona a una grande campagna di propagazione che portò alla conversione di 201 famiglie in un mese, superando il precedente record mensile di 100 nuove famiglie.

In quel periodo anche nei capitoli più numerosi si convertivano al massimo un centinaio di famiglie al mese. Toda mi chiese di prendere in mano la situazione e io risposi con determinazione alla sua fiducia guidando quella campagna all’età di 24 anni. Uniti come una sola persona, i membri di Kamata e io introducemmo alla pratica del Buddismo di Nichiren 201 famiglie in un mese, superando qualsiasi record precedente e sbloccando la condizione di stallo in cui versavano le attività di propagazione in tutto il paese.
La passione dei giovani ci dà la spinta per librarci verso nuove altezze; il loro impegno è la forza motrice per un fresco progresso dinamico. Questa è una regola immutabile della storia. Se leggiamo gli scritti di Nichiren Daishonin vediamo quanta fiducia e speranza egli riponesse nei suoi discepoli più giovani. In questa lezione studieremo dapprima una lettera indirizzata a uno di loro, Nanjo Tokimitsu, che si intitola Persecuzione con spade e bastoni.

Dal Gosho Persecuzione con spade e bastoni (testo integrale RSND, 1, 854) «Anche il capitolo Emergere dalla terra fa qualche riferimento a me, perché afferma che il Bodhisattva Pratiche Superiori e i suoi seguaci appariranno nell’Ultimo giorno della Legge per propagare i cinque caratteri di Nam-myoho-renge-kyo. Io, Nichiren, sono apparso prima di chiunque altro. Quanto mi rassicura pensare che sarò certamente lodato da tanti bodhisattva quanti sono i granelli di sabbia di sessantamila fiumi Gange! Comunque sia, credi e dedicati al Sutra del Loto; non devi credervi solo tu, ma devi anche incoraggiare gli altri a farlo. Così potrai salvare coloro che furono i tuoi genitori nelle vite passate» (RSND, 1, 857).3

Per trasmettere la via dei campioni e delle campionesse dello spirito
Il Daishonin scrisse questa lettera poco dopo che uno dei suoi discepoli della zona di Atsuhara, vicino al monte Fuji, era stato ferito con un colpo di spada in un agguato, mentre la stessa persecuzione di Atsuhara si stava intensificando. A causa del pericolo crescente voleva far comprendere bene l’essenza della fede a Nanjo Tokimitsu, una figura importante fra i discepoli del luogo.

Persecuzione di Atsuhara: una serie di minacce e atti di violenza contro i seguaci del Daishonin del villaggio di Atsuhara, nel distretto di Fuji, che ebbero inizio nel 1275 e perdurarono fino al 1283 circa. Nel 1279 venti contadini credenti furono arrestati sulla base di false accuse. Interrogati da Hei no Saemon, vice capo degli affari militari e di polizia, che chiese loro di rinunciare alla fede, essi non cedettero e alla fine Hei no Saemon fece decapitare tre di loro.

Nella lettera il Daishonin afferma di essere stato attaccato ripetute volte e osserva che, in particolare, la persecuzione di Komatsubara e quella di Tatsunokuchi erano esempi delle “persecuzioni con spade e bastoni” (cfr. RSND, 1, 856) citate nel Sutra del Loto,

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intendendo dire che egli aveva incontrato questi attacchi potenzialmente mortali ed era sopravvissuto.

Persecuzione di Komatsubara: l’11 novembre 1264 il Daishonin si stava recando a visitare un suo seguace di nome Kudo nella provincia di Awa insieme a un gruppo di discepoli. Al crepuscolo Tojo Kagenobu, signore del luogo e fervente credente della Pura terra, tese loro un’imboscata nella quale il Daishonin riportò una ferita di spada alla fronte e la frattura della mano sinistra, mentre uno dei suoi seguaci fu ucciso e un altro morì in seguito per le ferite riportate.
Persecuzione di Tatsunokuchi: tentativo fallito, su istigazione di potenti esponenti del governo, di decapitare il Daishonin col favore della notte sulla spiaggia di Tatsunokuchi, alla periferia di Kamakura, il 12 settembre 1271. Poco dopo il Daishonin, in base a false accuse, fu esiliato sull’isola di Sado fino al marzo 1274.

Raccontando delle sue aspre lotte voleva trasmettere al giovane Tokimitsu quale fosse la via di un campione dello spirito che ha una salda fede nel Sutra del Loto. In questo suo atteggiamento possiamo ravvisare quale compassione e attenzione nutrisse per il discepolo.
Prosegue poi esprimendo il suo profondo legame personale con il quindicesimo capitolo del Sutra del Loto Emergere dalla terra, nel quale viene posta la questione di chi avrebbe propagato il Sutra del Loto in questo travagliato mondo di saha nel malvagio Ultimo giorno della Legge dopo la morte di Shakyamuni.

Mondo di saha: questo mondo, pieno di sofferenza. Spesso tradotto con mondo di sopportazione. In sanscrito saha significa “terra” e deriva dalla radice che significa “portare” o “sopportare”. In questo contesto indica un mondo in cui le persone devono sopportare la sofferenza.

E si afferma che a farlo saranno i Bodhisattva della Terra guidati dal Bodhisattva Pratiche Superiori, i quali appariranno in quest’ultima epoca allo scopo di propagare «i cinque caratteri di Nam-myoho-renge-kyo». I Bodhisattva della Terra sono davvero i campioni di kosen-rufu.

Bodhisattva della Terra: innumerevoli bodhisattva, guidati dal Bodhisattva Pratiche Superiori, che appaiono nel quindicesimo capitolo del Sutra del Loto, Emergere dalla terra, ai quali Shakyamuni affida il compito di propagare la Legge dopo la sua morte. Nel ventunesimo capitolo, Poteri sovrannaturali, fanno voto di diffondere l’insegnamento del Budda nel mondo di saha nell’epoca malvagia dell’Ultimo giorno della Legge.

Scrive il Daishonin: «Io, Nichiren, sono apparso prima di chiunque altro». Era nato nell’Ultimo giorno della Legge per prendere l’iniziativa in quest’epoca malvagia, proprio come aveva promesso nella Cerimonia nell’aria. Perciò, dichiara, sarà «lodato da tanti bodhisattva quanti sono i granelli di sabbia di sessantamila fiumi Gange!».

Cerimonia nell’aria: una delle tre assemblee descritte nel Sutra del Loto, durante la quale tutti i presenti sono elevati e sospesi nello spazio sopra il mondo di saha. Descritta nella seconda metà del capitolo L’apparizione della Torre preziosa (undicesimo) del Sutra del Loto, prosegue fino al capitolo Affidamento (ventiduesimo). Il nucleo della cerimonia è la rivelazione dell’Illuminazione originale del Budda nel remoto passato e l’affidamento dell’essenza del sutra ai Bodhisattva della Terra.

In questo passo sta esprimendo la speranza che Tokimitsu si alzi coraggiosamente al suo fianco per portare avanti questa impresa pionieristica. Dovremmo tenere bene a mente la sua esortazione a “credere e dedicarsi al Sutra del Loto” promettendo solennemente di impegnarci nella lotta condivisa di maestro e discepolo.

Una pratica coraggiosa è il tratto caratteristico delle persone giovani e l’essenza della fede
Il 14 agosto 1947 partecipai a una riunione di discussione nel quartiere Ota di Tokyo, dove incontrai per la prima volta il signor Toda, al quale chiesi: «Qual è la maniera corretta di vivere? Più ci penso, più la risposta mi sfugge». Con un sorriso egli mi rispose che avevo posto la domanda più difficile di tutte e proseguì spiegandomi ampiamente che la risposta fondamentale si trova nel Buddismo di Nichiren.
Poi aggiunse con forte convinzione: «Va benissimo riflettere su quale sia la maniera corretta di vivere, ma credo che impiegheresti meglio il tuo tempo se provassi a praticare il Buddismo del Daishonin. Sei giovane: se farai così, un giorno ti ritroverai naturalmente a seguire il cammino corretto nella vita».
“Cogli l’occasione e prova a praticare il Buddismo di Nichiren. Sei ancora giovane”. La fede che nutriva in me fu come un raggio di speranza che illuminò la mia vita di diciannovenne.
Quando poi seppi che durante la seconda guerra mondiale aveva trascorso due anni in carcere perseguitato dalle autorità militariste a causa delle sue idee, sentii che potevo fidarmi di lui e decisi di iniziare a praticare il Buddismo di Nichiren.
Ripensandoci adesso, mi rendo conto che nel suo incoraggiamento era racchiuso lo spirito delle parole del Daishonin: «Comunque sia, credi e dedicati al Sutra del Loto».
La pratica è la vita della fede. Praticare con tutto il proprio essere e agire con coraggio è l’essenza di una fede viva. Per quanto si possa conoscere il Buddismo, non si potrà mai comprendere la fede senza metterla in pratica.
Una pratica coraggiosa è il tratto caratteristico delle persone giovani, la via diretta per rompere il guscio del proprio ego e scalare la vetta suprema della missione; è il trampolino per una condizione vitale più alta e più vasta.
Il presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, esortava così le persone: «Abbiate il coraggio di mettere personalmente alla prova il Buddismo di Nichiren!».

Il Buddismo per costruire la propria e l’altrui felicità
Il Daishonin prosegue: «Non devi credervi solo tu». Sta dicendo a Tokimitsu che non basta che sia solo lui a praticare ma che, mentre approfondisce la sua fede, deve anche parlarne agli altri e aiutarli a praticare per diventare felici.
Quando attraverso la pratica ci convinciamo che il Buddismo di Nichiren è veramente meraviglioso, proviamo naturalmente una grande gioia che ci spinge a condividere questo insegnamento con gli altri. La pratica buddista è per la nostra felicità e per quella degli altri, questo è ciò che intende il Daishonin quando scrive: «Non devi credervi solo tu, ma devi anche incoraggiare gli altri a farlo». Agiamo per il benessere degli altri, per la nostra e la loro felicità! Lo scopo del Buddismo di Nichiren è permettere a tutte le persone di diventare felici.

Progrediamo con il Gosho e le “due vie della pratica e dello studio”
Nel 2021 la Soka Gakkai ha celebrato l’ottocentesimo anniversario della nascita di Nichiren DaishoninSecondo il conteggio tradizionale giapponese una persona al momento della nascita ha un anno. Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222. e nel 2022 il 770esimo anniversario della proclamazione dei suoi insegnamenti.Secondo il conteggio tradizionale giapponese Nichiren Daishonin fondò il suo insegnamento il 28 aprile 1253. È [stato] anche il settantesimo anniversario della pubblicazione dell’edizione originale della Soka Gakkai del Nichiren Daishonin Gosho Zenshu (Raccolta delle opere di Nichiren Daishonin) realizzata nel 1952 su iniziativa di Toda. Da allora la Soka Gakkai ha stabilito saldamente la tradizione di basarsi sugli scritti del Daishonin e impegnarsi nelle «due vie della pratica e dello studio» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 342).
In concomitanza con queste due tappe così significative, è stata ultimata la nuova edizione riveduta del Gosho Zenshu: per noi discepoli che abbiamo un legame diretto con il Daishonin questa è una fonte di gioia impareggiabile.
Studiamo ora un passo della lettera I vestiti e il cibo, che nella nuova edizione giapponese contiene una parte inedita. [Questa parte inedita in giapponese era già contenuta nella traduzione dello scritto in lingua inglese e nel corrispondente volume 2 della Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, n.d.t.].

Dal Gosho I vestiti e il cibo (testo integrale RSND, 2, 1002) «Quando si accende una torcia per qualcuno di notte si fa luce non solo a quella persona, ma anche a se stessi. Così, quando si ravviva la carnagione degli altri si ravviva anche la propria, quando si dà loro forza se ne dà anche a se stessi, quando si prolunga la loro vita si prolunga anche la propria» (RSND, 2, 1002).6

Ognuno e ognuna di noi ha una missione unica
Non sono noti né la data di stesura né ulteriori dettagli, ma la lettera all’inizio riporta la dedica “Alla monaca laica”: si ritiene che il Daishonin l’avesse scritta per ringraziare una discepola che gli aveva inviato un’offerta di mille monete.
Nella prima metà il Daishonin sottolinea l’importanza del cibo e dei vestiti per sostenere la vita e aggiunge che «quando si donano cose agli altri si ravviva la loro carnagione, si dà loro forza e se ne prolunga la vita» (RSND, 2, 1002).
La donazione, o elemosina, è una delle sei paramita, le sei pratiche dei bodhisattva mahayana per ottenere l’Illuminazione. È un atto nobile che sostiene la vita dei praticanti del Sutra del Loto e contribuisce alla fioritura del Buddismo nel mondo.

Sei paramita: sei pratiche richieste ai bodhisattva per poter conseguire la Buddità. Sono: la donazione, l’osservanza dei precetti, la tolleranza, l’assiduità, la meditazione e l’ottenimento della saggezza.

Questo passo riguarda il compiere azioni per gli altri, dimostrare attenzione e considerazione per le persone con le quali veniamo in contatto, per chi abbiamo di fronte, chiunque sia. Il punto di partenza è apprezzare i nostri legami con le persone che ci circondano. Il Daishonin scrive: «Quando si accende una torcia per qualcuno di notte si fa luce non solo a quella persona, ma anche a se stessi». E ciò è perfettamente sensato.
In Sulle tre virtù del cibo impiega un paragone simile: «Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (RSND, 2, 996).
Supponiamo che ci sia una persona in ansia, ferma di notte sul ciglio di una strada buia. Passano in molti ma nessuno l’aiuta, finché qualcuno si ferma, solleva una torcia per farle luce e dice: «Ti devi essere spaventata, ma adesso sei al sicuro, camminiamo insieme»; e l’accompagna lungo la strada. Questa scena rappresenta lo spirito e le azioni del bodhisattva.
Non c’è niente di speciale in questo comportamento, significa semplicemente dimostrare empatia e considerazione per le persone sofferenti che incontriamo, tendendo loro una mano per aiutarle. Significa ascoltare i loro problemi e incoraggiarle con tutto il cuore. Questo caldo comportamento umano è l’essenza profonda di un bodhisattva.
Oggi i membri della Soka Gakkai del Giappone e del mondo, orgogliosi di essere Bodhisattva della Terra, si stanno adoperando attivamente per la felicità propria e degli altri.
In particolare le donne Soka di ogni paese e regione, soli radiosi del nostro movimento, rischiarano il cuore delle persone con la luce della compassione e della saggezza. Hanno costruito una meravigliosa rete in cui ogni donna risplende della sua missione unica, in accordo con il principio del «ciliegio, susino, pesco e prugno selvatico» (cfr. La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 124, 47). Si impegnano intensamente fra la gente come grandi Bodhisattva della Terra, con uno spirito compassionevole pari a quello del Budda che cerca di liberare tutte le persone dalla sofferenza.
Penso di poter dire che queste azioni ispirate dal desiderio di aiutare gli altri costituiscono di per sé la pratica buddista per espandere il proprio stato vitale.

Il grande beneficio di “prolungare la vita con la fede”
Il Daishonin continua: «Così, quando si ravviva la carnagione degli altri si ravviva anche la propria, quando si dà loro forza se ne dà anche a se stessi, quando si prolunga la loro vita si prolunga anche la propria».

Prolungare la vita con la fede: principio che si basa su un passo del sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita: «Ti preghiamo di curarci e di farci vivere ancora!» (SDLPE, 315). Si trova nella sezione che espone la parabola dell’abile medico che dà una eccellente medicina ai figli che avevano bevuto veleno (cioè avevano ceduto alle illusioni) e che lo implorano di curare la loro malattia. Prendendo questa buona medicina, cioè abbracciando la fede nella Legge meravigliosa del Sutra del Loto, essi vengono curati e possono godere ancora di molti anni di vita.

Posso confermare queste parole per esperienza personale. Io avevo una costituzione debole e mi ero ammalato di tubercolosi, disturbo che spesso mi lasciava molto stanco e febbricitante. Da giovane pregavo ardentemente di avere una salute di ferro e anche mia moglie era molto preoccupata per me.
Nonostante ciò, passavo le mie giornate viaggiando ovunque in Giappone e nel mondo per incoraggiare i membri che aspettavano una mia visita.
Di certo era sfiancante ma, mirabilmente, quanto più mi sforzavo con tenacia, tanta più forza scaturiva da me e mi sentivo rinvigorito. I responsabili che mi accompagnavano spesso mi chiedevano dove trovassi tutta quell’energia.
Mi rifiutavo di cedere alla malattia, determinato a portare avanti la mia missione e adempiere alle mie responsabilità. Sapevo che più ci si impegna nelle attività della Soka Gakkai più ci si sente energici. Gli sforzi sinceri per incoraggiare e ispirare gli altri ci permettono di tirare fuori coraggio e saggezza, e vedere gli altri rivitalizzati ci infonde nuova speranza e ispirazione.
Sin dalla gioventù mi sono dedicato totalmente a sostenere e assistere Toda. Ho lavorato alacremente ogni giorno, determinato a fare il massimo per non avere alcun ripianto. Oggi sono qui grazie ai benefici che ho ottenuto con questi sforzi e sono convinto che è grazie a Toda se ho potuto dimostrare il principio buddista di “prolungare la vita con la fede”.

La convergenza dei benefici per noi e per gli altri
La frase del Daishonin: «Quando si dà loro forza se ne dà anche a se stessi» descrive benissimo il fatto che recare beneficio a sé e recarlo agli altri sono esattamente la stessa cosa. Con queste poche parole egli ci illustra un impareggiabile modo di vivere in cui non c’è separazione tra far del bene agli altri e farlo a sé, anzi sono azioni che coincidono con naturalezza.
Si tratta di un modo di vivere scevro da quell’egoismo preoccupato esclusivamente del proprio benessere e incurante di quello altrui, lontano da quella mentalità ristretta ed egocentrica che pone confini rigidi fra sé e gli altri. Ciò che interessa e motiva, in questo stile di vita, non sono i doveri sociali o il profitto bensì la compassione, il desiderio spontaneo di aiutare gli altri.
Se concentrarsi unilateralmente sull’aiutare gli altri può facilmente trasformarsi in paternalismo o spirito di sacrificio, noi proviamo riconoscenza e gioia proprio perché agire a beneficio degli altri giova anche a noi.
Senza cercare di fuggire da questo sofferente mondo di saha, coloro che così come sono si sforzano con sincerità e saggezza per il benessere e la felicità degli altri stanno già vivendo da autentici bodhisattva, come afferma il Daishonin nel famoso passo: «Il vero significato dell’apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 756). Dimostrare rispetto per tutte le persone – il comportamento dei Bodhisattva della Terra – è la vera sostanza dell’insegnamento del Budda.
Nelle sue Guide per la gioventù Toda scrisse: «L’essenza della rivoluzione umana è lo sforzo di superare la freddezza e l’indifferenza nella nostra vita e raggiungere lo stesso stato vitale di compassione del Budda».

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Tutto comincia da un coraggioso primo passo. In accordo con questa guida eterna i membri della Soka Gakkai sono emersi come Bodhisattva della Terra per realizzare il loro voto per kosen-rufu. Recitando Nam-myoho-renge-kyo per sé e per gli altri e impegnandosi coraggiosamente nel realizzare la propria rivoluzione umana hanno costruito un castello della gente che risplende di felicità per tutti.

Una “terra preziosa” che unisce una vita all’altra
Lo storico francese Jules Michelet (1798-1874) affermava: «La vita è illuminata e accesa dalla vita, e si estingue in isolamento. Quanto più la vita si mescola a vite diverse e si unisce ad altre esistenze, tanto più forte, felice e feconda è la sua stessa esistenza».

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Le vite si influenzano reciprocamente spesso in modi impalpabili. Incoraggiare le persone intorno a noi può apparire una cosa da poco e non degna di nota, ma senza dubbio previene l’isolamento e la divisione e contribuisce allo sviluppo gioioso e vivace di una “terra preziosa” dove vite diverse possono incontrarsi e collegarsi.
Ne La raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin afferma: «“Gioia” significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia. […] sia se stessi che gli altri insieme troveranno gioia nel possesso della saggezza e della compassione» (BS, 118, 50).
Quando riconosciamo in ogni persona la nobiltà della natura di Budda e costruiamo legami basati sul desiderio di far del bene a noi e agli altri, sviluppiamo una saggezza suprema in grado di generare felicità e pace. Questo è il messaggio essenziale del Buddismo.
I bodhisattva sono coloro che considerano l’azione a beneficio proprio e degli altri come il loro principio guida e lavorano tra le persone, in mezzo all’umanità, per infondere incoraggiamento e ispirazione attraverso la pratica instancabile della compassione.
La nostra missione consiste nell’iniziare da dove siamo e portare con fiducia la grande luce di speranza del Buddismo del sole alle nostre famiglie, agli amici, alle persone care, ai vicini e a tutti coloro che ci circondano. Quella luce può dare il coraggio di vivere pienamente la propria esistenza, può fornire un’energia illimitata, accrescere la forza vitale e costituire una fonte di saggezza e forza per superare qualsiasi crisi.

Espandiamo il nostro movimento di dialogo e incoraggiamento
Kosen-rufu mondiale è davvero un movimento globale di base dedicato al dialogo e all’incoraggiamento.
Giovani successori, amati compagni e compagne Bodhisattva della Terra che state percorrendo questo sentiero di cambiamento epocale: mi rivolgo a ognuno e ognuna di voi, senza eccezioni, affinché celebriate la vittoria del progresso dinamico nella vostra vita attraverso la rivoluzione umana, danziate con coraggio e fierezza come pionieri e pioniere di kosen-rufu mondiale e scriviate una luminosa storia della magnifica vittoria della gente comune!

NOTE
  1. 1. Johann Wolfgang Goethe, Faust, Firenze, Sansoni, 1973, p. 27.
  2. 2. Josei Toda, “Seinen-kun” (Guide per la gioventù), in Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), vol. 1, Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1981, p. 59. È un articolo rivolto ai giovani datato 28 settembre 1951, uscito sul Seikyo Shimbun con il titolo “Bollettino per i responsabili di gruppo della divisione giovani”, e sul Daibyakurenge con il titolo “Guide per la gioventù” il primo novembre 1951. Nell’articolo Toda sottolinea la missione dei giovani di alleviare le sofferenze dell’umanità e creare un’autentica felicità e pace per tutti attraverso una rivoluzione religiosa.
  3. 3. In questa lettera, datata aprile 1279, il Daishonin istruisce Nanjo Tokimitsu, il destinatario, riguardo alla fede, spiegandogli il legame fra il quinto volume o rotolo del Sutra del Loto e la sua stessa vita alla luce delle persecuzioni che aveva sperimentato propagando il sutra; inoltre dichiara che la sua missione è condurre le persone dell’Ultimo giorno della Legge all’Illuminazione.
  4. 4. Nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione, a proposito del comportamento dei laici arroganti si legge: «Ci saranno molte persone ignoranti che ci malediranno e parleranno male di noi; ci attaccheranno con spade e bastoni, ma noi sopporteremo tutte queste offese» (SDLPE, 270).
  5. 5. Secondo il conteggio tradizionale giapponese una persona al momento della nascita ha un anno. Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222. e nel 2022 il 770esimo anniversario della proclamazione dei suoi insegnamenti.Secondo il conteggio tradizionale giapponese Nichiren Daishonin fondò il suo insegnamento il 28 aprile 1253.
  6. 6. La lettera è indirizzata a una monaca laica che aveva abbracciato gli insegnamenti del Daishonin, della cui identità, però, non si hanno notizie sicure. Si ritiene che la lettera sia stata scritta dopo il trasferimento del Daishonin sul monte Minobu, ma anche la data è incerta. Dopo aver espresso la sua gratitudine per il dono di monete ricevuto, il Daishonin spiega l’importanza vitale del cibo e dei vestiti per rimanere in vita e i benefici che si ricevono facendo tali offerte.
  7. 7. Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), vol. 1, Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1981, p. 60.
  8. 8. Jules Michelet, The People, trad. di John P. McKay, University of Illinois Press, Urbana, Illinois, 1973, p. 89. Ed. italiana: Il popolo. Quelli che non sanno nemmeno se hanno un diritto al mondo, Asterios, 2020.

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