BS 214 / 1 novembre 2021

Aiutiamo una persona dopo l’altra a creare un legame con il Buddismo

In questo momento storico dobbiamo riappropriarci del nostro legame personale con Nichiren Daishonin, con il Gohonzon e con il maestro, cercando di capire attraverso il Daimoku quel che possiamo fare per migliorare la nostra vita e la nostra amata organizzazione

di Rosanna Sorelli, responsabile nazionale del Gruppo donne

Il 18 novembre, anniversario della fondazione della Soka Gakkai, è alle porte. Da sempre questo giorno, per tutti noi, è motivo di ripartenza e ci dà l’opportunità di rinnovare il nostro voto per kosen-rufu.
Il nostro desiderio è ricominciare a svolgere le attività buddiste in presenza, per poterci riabbracciare e recitare Daimoku insieme.
Ma non dovremmo sentirci impotenti o passivi di fronte all’attuale impossibilità di fare tutto ciò, né arrenderci davanti alle circostanze negative. Bisogna dare un senso a quello che ci sta succedendo e cercare di capire attraverso il Daimoku quel che possiamo fare per migliorare la nostra vita e la nostra amata organizzazione.
In questo momento storico dobbiamo riappropriarci del nostro legame personale con Nichiren Daishonin, con il Gohonzon, con il maestro, e tirar fuori dalla nostra vita una grande forza.
Questa forza scaturisce dal Daimoku del ruggito del leone. Il nostro Daimoku può essere debole, recitato con un filo di voce, oppure forte come un tuono che scuote la terra.
In questo periodo di “solitudine”, preghiamo profondamente pensando a Nichiren Daishonin, a Sensei, ai nostri compagni e compagne di fede che ci sono “virtualmente” accanto.
Anche se siamo soli davanti al Gohonzon, questa condizione deve spingerci a far emergere una determinazione ancora più forte per realizzare una vittoria completa nella nostra vita.
Nella lezione del presidente Ikeda sul Gosho Il tamburo alla Porta del Tuono si legge: «Il Daishonin scrive: “Benché tu sia rimasta a Sado, il tuo cuore è giunto in questa provincia”. Sta dicendo a Sennichi che sebbene lei non abbia mai messo piede fuori da Sado, che si trova al di là delle montagne e del mare, il suo cuore ha raggiunto il monte Minobu. Forse Sennichi provava una profonda tristezza all’idea che non avrebbe mai più rivisto il Daishonin, ed è probabile che il Daishonin ne fosse consapevole. Ma nella pratica buddista non c’è motivo di lamentarsi. Basandosi sulla fede nella Legge mistica il nostro cuore può superare qualunque distanza nello spazio di un istante» (BS, 202, 50).
Recitando Daimoku con la consapevolezza che «basandosi sulla fede nella Legge mistica il nostro cuore può superare qualunque distanza nello spazio di un istante», sentiremo tra noi un’unità ancora più forte di quella che pensavamo di sentire dentro una sala piena di persone.
Quanto siamo fortunati ad aver incontrato un maestro come Daisaku Ikeda! Quanto ci ha sostenuto in questo periodo di grandi difficoltà e con quanta forza ci ha spinto a recitare un Daimoku potente!
Egli scrive: «Una pratica buddista in cui tutto va liscio e non si incontrano difficoltà non può aiutarci a lucidare le nostre vite e forgiarle. Solo quando resistiamo all’intenso calore e alla pressione delle avversità possiamo risplendere come “campioni e campionesse di vita” scintillanti come il più perfetto dei diamanti. Uno stato vitale come il diamante risplende di una luce pura, bella e imperitura. Rimane solido e indistruttibile quando viene colpito dalle correnti turbolente della società e dagli ostacoli delle forze corrotte e malvagie. Possiamo raggiungere questo stato vitale recitando sinceramente Nam-myoho-renge-kyo e dedicandoci a kosen-rufu» (Cos’è la felicità, Esperia, p. 80).
Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare il Buddismo e di far parte di un sangha che mette al primo posto la felicità di ogni essere umano. Proprio per questo, in un periodo in cui tante persone soffrono per molteplici motivi, non possiamo far altro che ascoltare i loro problemi, condividere gli insegnamenti buddisti e dialogare insieme.
Nel messaggio per il sessantesimo anniversario di kosen-rufu in Europa, Sensei ci incoraggia con queste parole: «Qualsiasi cosa accada, vi prego di continuare ad avanzare recitando il Daimoku del ruggito del leone e, con i giovani nella prima linea della vostra rete armoniosa, di aiutare un amico dopo l’altro a creare un legame con il Buddismo» (NR, 727, 2).
Questo è l’anno della speranza e della vittoria. Viviamo ogni giorno con speranza e gratitudine verso Ikeda Sensei e la signora Kaneko, mentre realizziamo grandi vittorie insieme ai compagni e alle compagne di fede, superando ogni avversità.

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