BS 219 / 1 aprile 2022

Affrontando la sfida davanti a noi, trasformiamo la società e costruiamo la pace

a cura delle coordinatrici nazionali delle giovani mamme

È davvero straordinario pensare che qualunque sia la circostanza in cui ci troviamo adesso, questa è, senz’altro, la condizione ideale per assolvere la missione unica e preziosa che ci appartiene. Tuttavia a volte accade che le difficoltà della vita ci spingano a desiderare di essere altrove, di rinunciare e ricominciare daccapo, arrivando perfino a rinnegare quanto abbiamo potuto realizzare fino a oggi.
Avanzare senza perdere mai la convinzione profonda che “il palcoscenico della nostra rivoluzione umana è esattamente nel luogo in cui ci troviamo adesso” ci dà la spinta necessaria per attingere a tutta la forza, il coraggio e la perseveranza indispensabili per aprire un varco nelle frustrazioni della vita. Ampliare lo sguardo oltre il proprio sé è il salto necessario verso il grande io affinché il veleno si trasformi in medicina, il karma in missione e la nostra vita riveli tutto il suo gioioso potenziale. Il maestro Ikeda afferma: «Quando dedicate la vostra vita a kosen-rufu non c’è karma che non possiate trasformare, nel modo più assoluto. Siete tutti Bodhisattva della Terra e avete il diritto di diventare felici» (NR, 746, 2).
Potremmo a volte pensare che le imprese per costruire una pace profonda e duratura debbano essere eclatanti. Il Buddismo ci insegna invece, a partire dall’esempio di Shakyamuni, che le azioni quotidiane, lontane dalla ribalta ma indirizzate a prendersi cura delle persone, costituiscono la via diretta per un cambiamento profondo.
«Una persona che raggiunge la Buddità è simile all’atomo che scatena una reazione nucleare. Il suo flusso vitale è puro e abbondante e causa notevoli cambiamenti nella profondità della vita delle altre persone. Questa reazione a catena può propagarsi in ogni tipo di ambiente. Credo che questo tipo di reazione a catena sia l’unica speranza di salvare l’umanità» (D. Ikeda, La vita mistero prezioso, Bompiani, p. 191). Così come ci insegna il nostro maestro, per sostenere e incoraggiare le persone intorno a noi è fondamentale ricercare nella profondità della nostra preghiera la determinazione per fare di ogni incontro il punto di partenza per una trasformazione profonda. Anche se per pochi minuti, anche se si tratta di un dialogo veloce, quel momento può contenere tutta la potenza e la compassione necessarie ad arrivare al cuore della persona che abbiamo di fronte. Ne La nuova rivoluzione umana Sensei scrive: «Voglio sforzarmi di fare tutto ciò che è possibile, quando è possibile» (vol. 27, cap. 2, puntate 63, 64).
Talvolta potremmo pensare che la difficoltà che stiamo affrontando è troppo grande e la sofferenza così forte da non riuscire a prenderci cura delle altre persone. Da questa sensazione potrebbe nascere un senso di profonda frustrazione. Sensei però ci incoraggia in questo modo: «Quando recitiamo Daimoku per le nostre grandi preoccupazioni e per i nostri desideri, il nostro stato vitale si apre naturalmente, e gradualmente sviluppiamo il desiderio di pregare non solo per noi stessi, ma anche per le felicità dei nostri amici e per kosen-rufu» (SSDL, 3, 316).
Ogni giorno possiamo ripartire proprio da quella difficoltà personale e da ciò che scatena in noi, per alzarci da dove siamo e sederci davanti al Gohonzon. Naturalmente il Daimoku ammorbidisce le distanze tra noi e gli altri e rende reale e sincero il desiderio di una felicità universale. Non ha importanza il punto dal quale partiamo, possiamo provare rabbia, paura o insoddisfazione. Piuttosto dobbiamo credere che il solo fatto di aprire il butsudan in quel momento è la causa della vittoria. Davanti al Gohonzon abbiamo una sorta di “licenza di umanità e imperfezione” e questo ci fa avvicinare agli altri rendendo accessibile a tutti la pratica buddista. Un ambito in cui molti e molte di noi si stanno sfidando, e dove talvolta sembra che il cambiamento sia quasi impossibile, è la famiglia, che possiamo immaginare come una piccola società. Proprio con i nostri cari possiamo sperimentare in prima persona le parole del maestro: «Quando il sole sorge, tutto ciò che esiste ne assorbe l’energia. Allo stesso modo, diventando il sole della famiglia, sarete in grado di illuminare tutto ciò che vi circonda» (La mappa della felicità, 27 marzo). Quando Sensei parla del cuore di una madre che prova compassione per tutti gli esseri viventi, lo avvicina a quello del Budda. Nella realtà di tutti i giorni, però, quando sono proprio i nostri figli a soffrire ci sentiamo inermi, proviamo quasi un senso di paralisi.
In questi casi, ricordarci che tutti gli esseri umani sono Budda dall’infinito passato, che hanno la capacità di compiere la loro unica missione, permette al nostro cuore di trovare il centro e alla nostra determinazione di rinvigorirsi. Proprio davanti al Gohonzon facciamo un salto, vinciamo sulle nostre paure e, grazie a un indissolubile legame karmico, simultaneamente vincono anche loro. Sono tante le esperienze in cui anche i figli hanno provato ciò sostenendo i propri genitori!
La vittoria nel Buddismo è assoluta, se vinciamo noi vincono tutte le persone intorno a noi, i nostri figli, le nostre figlie, la nostra famiglia, la società.
In questi giorni, alla luce degli ultimi avvenimenti, la realizzazione di un mondo pacifico potrebbe sembrare un miraggio ancora più lontano. È proprio in momenti come questo, in cui proviamo un senso di smarrimento e disorientamento, che possiamo approfondire ancora di più il significato dell’umanesimo buddista.
Proprio in quest’anno così significativo, e mirando al 2030, decidiamo di manifestare nella vita di tutti i giorni la nostra missione di Bodhisattva della Terra e di credere con tutto il cuore che ogni nostro sforzo, anche quello apparentemente più piccolo, è una causa profonda per trasformare il nostro karma e quello di tutta l’umanità. Concentriamoci sul desiderio originale del Budda e, attraverso la nostra rivoluzione umana, schiudiamo il forziere del profondo potenziale insito in ogni persona che incontriamo, creando quella potente reazione a catena di persone felici che realizzano loro stesse, ciascuna a suo modo.

GIOVANI MAMME, CON UN POTENTE DAIMOKU E UN SORRISO RADIOSO ILLUMINIAMO OGNI AMBITO DELLA SOCIETÀ

Con questo slogan, lanciato alla riunione nazionale delle coordinatrici delle giovani mamme di dicembre 2021, anche quest’anno celebriamo il Giorno delle giovani mamme che ricorre l’11 aprile.

Come? Organizzando riunioni locali per capitolo o hombu.

Quando? Sabato 9 e domenica 10 aprile.

Dove? Su piattaforma zoom.

Per chi? Per tutte le giovani mamme, comprese le simpatizzanti e le persone nuove.

Prepariamoci per questa gioiosa attività studiando il messaggio della signora Kaneko e il volume 30 de La nuova rivoluzione umana, mettendo il Daimoku al primo posto e impegnandoci nello shakubuku e nell’incoraggiamento cuore a cuore.


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